Massimo Cacciari: filosofia. Voto 6+ Il filosofo dice che Beppe Grillo è “come Borghezio. La demagogia scatenata ha le sue regole e le sue leggi. Grillo si arruffiana il popolo, ma la demagogia segue il popolo non lo guida. Un demagogo come lui può anche partire dall’estrema sinistra ma finisce con l’assecondare i peggiori istinti”. Già.
Beppe Grillo: psicologia. Voto 4- Mentre la polizia arresta 26 no Tav tra cui due ex terroristi, uno di Prima Linea e uno delle Brigate Rosse, il comico-politico protesta citando il leader di Potere Operaio Franco Piperno che definì la strage di via Fani un’operazione di “geometrica potenza”. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Già.
Umberto Bossi: patrono. Voto 3- Il leader della Lega annuncia ai suoi fedeli dal pulpito di Venezia la lieta novella: “Paese non più democratico: la soluzione è la secessione!”. Dalla brigate nere alle brigate rosse alle brigate verdi. Stessa fine?
Antonio Di Pietro: padrino. Voto 4- Il leader dell’Idv candida il figlio Cristiano alle elezioni regionali del Molise. La base in rivolta e il circolo di Termoli chiude per protesta. Dal Trota al Cristiano, dal Senatur all’ex pm: partiti al guinzaglio.
Giorgio Napolitano prende carta e penna e scrive al vice presidente del CSM Michele Vietti annunciando la decisione di dedicare la celebrazione della Giornata delle vittime del terrorismo e delle stragi, prevista il 9 maggio prossimo al Quirinale, “in particolare ai servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro lealtà alle istituzioni repubblicane.
Tra loro - sottolinea Napolitano -, si collocano in primo luogo i dieci magistrati che, per difendere la legalità democratica, sono caduti per mano delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche”.
Ma il capo dello Stato affronta con decisione l’attualità: “La scelta che oggi annunciamo per il prossimo Giorno della Memoria costituisce anche una risposta all’ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano con la sigla di una cosiddetta «Associazione dalla parte della democrazia», per dichiarata iniziativa di un candidato alle imminenti elezioni comunali nel capoluogo lombardo. Quel manifesto rappresenta, infatti, innanzitutto una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle BR, magistrati e non”.
C’è, infine, un durissimo monito politico, un vero e proprio ultimatum: “Essa indica - scrive Napolitano - come nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull’amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni. Di qui il mio costante richiamo al senso della misura e della responsabilità da parte di tutti”.
Mai, il presidente della Repubblica si è pronunciato con toni tanto decisi e allarmati. L’autorevolezza del Presidente è una garanzia e la sua credibilità una risposta che sostiene quanti sono disorientati di fronte al degrado della situazione. Sarà sufficiente questo monito? Certamente no. Non sappiamo se aveva ragione Montanelli quando scriveva che “lui” (il Cavaliere ndr) non mente, lui è la bugia. Sappiamo però che è “lui” per primo ad esasperare ogni giorno il clima politico.
Mai, nella storia repubblicana, si era arrivati a tanto. Ancora un passo e l’articolo 88 (il potere del presidente della Repubblica di sciogliere le Camere) non deve essere agitato come spauracchio ma applicato per la salvezza delle Istituzioni e dell’Italia. Spetta poi agli italiani, nelle urne, decidere.
Verrebbe voglia di definire questo spazio “la vergogna della settimana”. Ce n’è di materiale.
Prendete il “niet” della messa in onda tv del filmato su Vittorio Bachelet, splendido personaggio della cultura italiana, cittadino integerrimo e cattolico martire del terrorismo brigatista.
Ebbene, la Rai ha posto il veto, annullando la trasmissione sul primo canale “A sua immagine” sul professor Bachelet, nel trentennale dell’assassinio (colpito da un commando Br il 12 febbraio 1980 sulle scale della facoltà di Scienze Politiche alla Sapienza mentre parlava con la sua assistente Rosy Bindi) perché il figlio Giovanni è … deputato del … Pd.
Quindi, il filmato turberebbe la par condicio elettorale. Meglio rinviare tutto a dopo le elezioni regionali. Fontapolitica? No, politica Made in Italy. Insorgono, inutilmente, Pd, Udc, Idv, Fnsi.
Non è solo un atto di inspiegabile miopia nell’attuazione di una norma. Forse non si tratta di ottusità burocratica ma di scelta politica. E’ un’offesa alla memoria, uno sfregio al buon senso. Due pesi e due misure: meglio lasciare scorrazzare nei vari talk show i delinquenti e assassini degli anni ’70 che pontificano liberamente, novelli maestri ancora grondanti del sangue degli innocenti.
Non si macchia solo la figura di un grande personaggio stroncato dalla furia dell’odio. Si offende la memoria collettiva e si prende per i fondelli, oltre la storia, un popolo intero.

Oggi vogliamo occuparci di una vicenda non strettamente attuale, ma da sempre al centro del dibattito storico per la sua importanza nel periodo dei cosiddetti anni di piombo. L’occasione ci è data dalla lettera di risposta inviata oggi al Corriere della Sera dall’ex-direttore di Lotta Continua Adriano Sofri, che come si sa è stato condannato in via definitiva per concorso morale nell’omicidio Calabresi.
Il tutto nasce dalle dichiarazioni di Andrea Casalegno, figlio di una delle vittime di quei tristi anni, Carlo Casalegno. Andrea era stato anche lui militante di Lc, addirittura arrestato per aver distribuito manifestini di approvazione per l’uccisione di Calabresi. Eppure qualche anno dopo, nel 1977, sarebbe stato il padre, giornalista della Stampa e tenutario della rubrica Il nostro stato, a cadere vittima delle Brigate Rosse.
La questione verte tuttavia sul ruolo di Marino e di Sofri nel caso Calabresi, e in generale sul fiancheggiamento di LC alla lotta armata già da prima della strage di Piazza Fontana, nel 1969. L’accusa di Casalegno è che Sofri abbia dato del denaro a Marino per comprare il suo silenzio.
Si torna, da destra e da sinistra, a strumentalizzare questioni delicate e orribili quali la violenza e il terrorismo.
Le ultime due tappe (le minacce a Berlusconi, Bossi e Fini, via lettera, da fantomatiche brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente e le minacce firmate Brigate Rosse, con scritta murale, a un delegato Fiom a Torino) diventano, trasversalmente, utili strumenti di becera propaganda e di faziosa lotta politica.
Da destra, e anche dal … premier, si sostiene che è il clima dell’opposizione con il suo conflitto sociale, il brodo di cultura della sinistra, ad alimentare “la sparata di un folle” e ad attizzare l’ideologia del terrorismo. Da sinistra, che è Berlusconi, con la sua volontà di usare il potere politico a proprio uso e consumo e stravolgere la Costituzione, a “provocare”, dando di fatto via libera alla violenza e alla fin fine al terrorismo.
Perché questa contrapposizione, questo urto frontale? Perché si vuole mantenere una spaccatura, una vera e propria scissione in due del paese: un rischio mortale per le basi stesse della sopravvivenza dello Stato democratico. E’ questa politica di divisione, artatamente alimentata, che tiene nella tenaglia l’alternanza e non permette di avviare a soluzione i gravi problemi economici, sociali e civili dell’Itali. Si continua ad accendere zolfanelli in una polveriera.
Intanto, la scorsa notte, solo per miracolo, è fallito un attentato incendiario al coordinatore del Pd di Fondi, città che è tutto dire. E la barca va a picco, con l’allarmante crollo degli ordini (-27,5% su base annuale) e del fatturato (-21%) dell’Industria, giunti ai minimi storici.
Lega Nord: immigrati e giardini . Voto + 9. A Milano la Lega dice “no” ai bivacchi degli immigrati nei parchi pubblici. Razzismo? No, regole da rispettare. Per tutti.
Lega Nord: democrat e br. Voto – 9. Il ministro Maroni accosta irresponsabilmente Massimo D’Alema alle Br. L’ex premier, ex Pci, combattè il terrorismo. E Maroni?
La stretta di mano tra le vedove dell’anarchico Pinelli e del commissario Calabresi è un fatto positivo.
L’avvenimento può assurgere a simbolo di una nuova stagione di ricomposizione e addirittura consentire l’amnistia per i terroristi?
L’ex presidente Francesco Cossiga adesso sollecita la grazia a Sofri, l’amnistia per tutti i terroristi, la riappacificazione tra i familiari di Moro e i suoi carnefici.
I morti ammazzati non parlano. Ma non parlano nemmeno coloro che tali delitti li hanno commessi in nome di deliri ammantati di false ideologie.
Riappacificazione non può voler dire cancellare le motivazioni di quei delitti e sollevare dall’infamia chi quei delitti li ha compiuti. Quel sangue ha indelebilmente macchiato il Paese e non si può lasciar passare l’idea che si può uccidere perché poi si passerà sopra una spugna che cancellerà tutto e tutti, mettendo insieme e sullo stesso piano carnefici e vittime.
Proprio per questo serve la massima cautela nelle proposte e nella polemica politica attuale.
Si può (e si deve) criticare le scelte economiche del governo ma Antonio Di Pietro cede alla demagogia e alla strumentalizzazione quando afferma che “così si creano le premesse di una spaccatura sociale creando le basi per una rivolta anche di tipo illegale”.
Come altre volte, un atto positivo (la stretta di mano) invece di favorire la ricomposizione storica apre nuove discussioni che alimentano nuovi scontri.
Lo Stato non deve essere “buono”. Deve essere “giusto”. Quei (pochi) terroristi ancora in galera, non hanno niente da dire?
Il “professor terrorista” Valerio Morucci non potrà salire in cattedra. Almeno stavolta.
Il rettore dell’Università la Sapienza di Roma Luigi Frati, dopo le proteste di insegnanti e studenti, ha detto un inequivocabile “no”: “Morucci venga a parlare a via Fani”.
Morucci, ex brigatista rosso (pentito?!), la sua lezione l’ha già consegnata alla storia con il sangue di innocenti, quel tragico mattino del 16 marzo 1978 in Via Fani e con l’epilogo dell’assassinio di Aldo Moro.
Il Prof. Ordinario Giorgio Mariani aveva invitato Morucci lunedì 12 gennaio per un incontro con gli studenti, con questa motivazione: “Le autorità di polizia e di giustizia vedono con favore questi incontri che possono avere un contenuto educativo perché aiutano le nuove generazioni a scansare le tentazioni di ripetere scelte sbagliate, in particolare in un momento in cui la protesta legittima di studenti e giovani si fa sentire nuovamente”.
Evidentemente Morucci è più “istruttivo” del Prof. Ratzinger (Papa Benedetto XVI), cui un anno fa si impedì di parlare alla Sapienza.
Alle risibili motivazioni relative all’invito di Morucci rispondiamo con quanto scrisse Giorgio Bocca su Il Giorno del 23 febbraio 1975: “A me queste Brigate Rosse fanno un curioso effetto di favola per bambini scemi e insonnoliti e quando i magistrati, gli ufficiali dei carabinieri e i prefetti ricominciano a narrarla mi viene come un’ondata di tenerezza perché la favola è vecchia, sgangherata, puerile”.
Il “bello” delle favole è che continuano ad essere raccontate. Perché c’è sempre chi le vuole ascoltare.

Marina Petrella, anni 54, membro storico della colonna romana delle Brigate Rosse, nota come colonna Balzerani. Nel ‘78 partecipa al rapimento Moro, per la quale è condannata nel 1988. Assassina di un agente di polizia, per l’omicidio del quale viene condannata nel ‘92, fugge in Francia per evitare la cattura e beneficiare della dottrina Mitterrand.
Venuta meno quest’ultima, in seguito a richiesta di estradizione italiana datata 2002, viene arrestata dalla polizia francese nel 2007. Nonostante la Corte d’appello francese abbia confermato l’estradizione, questa viene continuamente rimandata dal governo d’Oltralpe, finché la Petrella non piomba in uno stato di “gravissima depressione”, risultando gravemente malata. Con questa scusa (testualmente “ragioni umanitarie”) il presidente Sarkozy, notizia di ieri, rifiuta per l’ennesima volta di consegnare la terrorista. Decisione personale e umanitaria, dunque, almeno fino a oggi quando, colpo di scena, non è spuntata una dichiarazione di Madame Carlà Bruni.
«Sì, me ne sono occupata e ne ho parlato sia con mia sorella che con suo marito, il presidente della Repubblica. Il quale, a sua volta, s’è informato direttamente presso i medici che hanno in cura questa signora, ha incontrato i suoi avvocati e ha studiato personalmente tutti i dossier sul suo stato di salute».
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