Nichi Vendola: miope. Voto 5- Il leader di Sel cerca spazio e “linea” attaccando Monti: “Non vedo l’elemento di discontinuità da Tremonti”. E chiama Gino Strada e Don Ciotti a scendere in campo al suo fianco. Anno nuovo, “minestrone” nuovo?
Angelino Alfano: astigmatico. Voto 4- Il segretario del Pdl, senza linea politica, sposta i birilli nel partito con nuovi incarichi a Brunetta, Frattini, Fitto, Romani. I congressi? Rinviati. Il Cavaliere pronto a cancellare tutti gli “eredi” dal libro paga?
Solo a pensare che servirà, pare, una manovra da 20 miliardi, vengono i brividi. Con l’ipotesi di un calo del Pil dello 0,5% servirebbe infatti una correzione di 20 miliardi comprensiva di 4 miliardi della delega fiscale. Altrimenti, addio pareggio di bilancio nel 2013.
Chi stringe ancora la cinta? Si parla di blocco totale del recupero dell’inflazione per le pensioni per il 2012. L’intervento, varrebbe 5-6 miliardi compreso il blocco della perequazione già previsto per le pensioni più alte. Non basta: per accedere alla pensione di anzianità, indipendentemente dall’età anagrafica, bisognerà maturare tra i 41 e i 43 anni di contributi contro gli attuali 40. Questa insistenza sulla priorità assoluta di torchiare sempre le pensioni non puzza un po’?
Il premier è ottimista: “Faremo un buon lavoro e aiuteremo l’Italia a uscire da questa situazione difficile”. Il governo aiuterà “le forze politiche a ritrovare un clima più sereno e una riconciliazione con l’opinione pubblica”, ha rassicurato Monti. Ora la squadra di governo è completa, gente competente anche se non tutti a … prova di bomba.
Gli italiani sono di memoria corta. Il neo ministro della funzione pubblica era il capo di gabinetto di Brunetta, e il viceministro del lavoro è un sacconiano doc. Quale linea seguiranno in due campi decisivi come il pubblico impiego e il lavoro, già messi ko dal governo di Berlusconi? Ai posteri l’ardua sentenza.
Tocchiamo ferro.
Giorgio Napolitano: strafreddo. Voto 5- Il capo dello Stato ha offerto l’ultima chance al premier di un passaggio d’Aula, per ritrovare i numeri. Ma la “sfiducia” c’è stata, politica e numerica: perché non è stata staccata la spina?
Silvio Berlusconi: stracotto. Voto 3- Il Pdl si sfilaccia, la maggioranza si squaglia, il governo ibernato, il premier fuso. Oggi il Cav impone il rito della fiducia con un bla bla scritto dal ministro tascabile Brunetta: l’ultima beffa.
Statisti, o anche leader, cercasi. Per una volta lasciamo stare il numero uno del governo (il Cav) e limitiamoci al numero due (il Senatur).
Il capo della Lega, al di là delle sua giravolte e dei suoi contorsionismi, è noto per dire “pane al pane e vino al vino”, magari in canotta. Soprattutto davanti alla sua base, il padre del Trota, spesso “sbiella”, anche perché non è facile mantenersi in equilibrio, con un piede sul pratone di Pontida (o limitrofi) e il posteriore incollato nei palazzi del governo.
In queste ore Bossi si arrampica sugli specchi per far digerire ai suoi la manovra bis, tutto un lavorio teso a dimostrare l’indimostrabile: sì alla manovra ma no alla stangata, come se la Lega non centrasse niente e subisse i dictat di premier e ministri. Per sostenere la tesi di un Carroccio “Robin Hood” Bossi, nel comizio ferragostano, racconta gli scontri nel Cdm, in particolare sul capitolo pensioni, che la Lega vuole difendere, arrivando a offendere un collega di governo con termini da curva sud.
“Abbiamo litigato tutto il giorno. Prima del Consiglio dei ministri e durante il Consiglio. Col ministro Brunetta per poco non passiamo alle vie di fatto. Brunetta, nano di Venezia, non romperci i coglioni”. Quando si dice, l’arte della diplomazia, la stoffa del leader. Chissà quali frasi avrebbe usato Bossi … il 10 agosto 1945 a Parigi nel plenum mondiale sui trattati di pace, con l’Italia sconfitta e sotto il tiro degli stati vincitori.
Con l’aria che tira, anche il “buon” e “piccolo” Brunetta … trema.
Il barcone dell’esecutivo ricolmo di ministri e sottosegretari scelti, imposti, nominati da Silvio Berlusconi si sfoltisce a suon di dimissioni … forzate. Di fronte agli scandali di ogni tipo, anche le maschere di cera si sciolgono sotto i colpi della vergogna.
L’ultimo (in ordine di tempo) a fuggire è Cosentino, prima c’erano stati Brancher e Scajola.
In poche settimane, due ministri e un sottosegretario “costretti” a fare le valige, dopo una difesa coi denti, convinti di essere protetti, “costi quel che costi”, dal premier.
E invece il premier, sotto l’onda di sondaggi negativi e sotto la protesta finiana, è costretto a “liberarli” al loro destino, zavorra nociva, pesi morti che rischiano di trascinare tutti in uno storico patatrak.
Il letamaio del “berlusconismo” emana un fetido olezzo che trapassa i confini del Belpaese. Ovunque c’è disgusto e … ironia per le vicende di un premier e di un esecutivo che, oltre il buonsenso, oltrepassano anche il limite della decenza. In qualsiasi altro Paese occidentale premier e governo avrebbero rassegnato le dimissioni.
L’Unto del Signore no: sempre più “solo” e inacidito, si rinchiude nella casamatta per l’ultima “crociata”. Sa bene che il “berlusconismo”, mala pianta e volano del fallimento del Paese, è alla fine.
Altri, 65 anni fa, protagonisti di ben diverse tragedie, tentarono l’ultima carta. Anche allora, un manipolo di sciagurati irresponsabili li osannò e li difese a oltranza. Cui prodest?
Ha ragione, per una volta, il triumviro del Pdl Bondi, testa “lucida” del partito del “predellino”, quando afferma che l’Italia è un paese “incivile”. Ma è sulle cause che non concordiamo. Perché incivile?
Per le intercettazioni che incastrano le varie “cricche” degli amici e degli amici degli amici? No!
Il Belpaese è incivile per molti motivi: anche perché lo Stato truffa i cittadini onesti.
Migliaia di giovani, dopo essersi fatto il “mazzo”, aver dato e vinto concorsi, non ottengono l’agognato posto di lavoro. Più di 70 mila sono quelli “cancellati” a causa del “decreto Brunetta” e del “mille proroghe”. C’è chi muore in attesa del posto.
La crisi continua a mordere e sta per calare la nuova tagliola con la manovra correttiva da 28 miliardi. Bloccheranno gli stipendi degli statali e di assunzioni se ne parlerà più avanti. Molto più avanti.
Di taglio in taglio. Di promessa in promessa. Di truffa in truffa. E i veri truffatori gongolano. Anche Bondi.

In occasione della festa dei lavoratori Silvio Berlusconi ha rilasciato un’inaspettata dichiarazione di buone intenzioni nei confronti delle nuove generazioni:
“il primo maggio è l’occasione per confermare l’impegno del governo per la tutela dei diritti dei lavoratori, in particolare dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro senza più le garanzie, le certezze e le opportunità dei loro padri, in un tempo di crisi e di epocali trasformazioni dell’economia e della società”
Un’uscita curiosa, che segue a qualche mese di distanza quella di Giulio Tremonti sul posto fisso come “obiettivo fondamentale” dell’esecutivo e ci offre l’occasione di esaminare il bilancio dei governi Berlusconi sul fronte “giovani & lavoro”, a due anni dalle ultime elezioni legislative.
Continua a leggere: Berlusconi e i giovani: bilancio di un governo

Il vespaio sollevato dal mini ministro Brunetta sui “fannulloni” della PA è stato poco più (o poco meno) di un sasso lanciato in una palude.
L’ “inviolabile” popolo della pubblica amministrazione, dopo un primo momento di sconcerto, ha ripreso il ritmo di sempre: i pochi onesti, coscienziosi e preparati tirano la carretta e i tanti disonesti e furbi fanno i … “furbetti”.
La riforma dello stato, la riforma della funzione pubblica,amministrazioni locali comprese, è, con la sanità, la scuola, la giustizia, quella sempre promessa da tutti i governi e mai realizzata. Tutti hanno sempre promesso di cambiare tutto e tutto è sempre rimasto come prima, o addirittura peggio di prima.
Sul tema torna nientemeno che il compassatissimo sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta il quale getta (inconsapevolmente?) altra benzina sul fuoco … sopito. “Nella pubblica amministrazione ‘il numero dei fannulloni e’ grande ma e’ molto piu’ grande quello dei nullafacenti, cioe’ di coloro che vorrebbero ma non possono fare, non per colpa propria ma per ragioni altrui’. Letta dixit.
Tradotto, più o meno, significa che una parte non fa niente e l’altra parte … pure. Ad maiora.
Mentre il Presidente del consiglio Silvio Berlusconi si balocca con le solite invettive contro la magistratura, girando il paese senza mai affrontare davvero le tematiche locali. Mentre il finto leader dell’opposizione Pier Luigi Bersani gareggia in antiberlusconismo con quello reale (Di Pietro). E mentre, infine, lo stesso Bersani parla di “Cavaliere al tramonto” e lamenta la mancanza di un confronto diretto in Tv (ma in che regione si scontrano i due, di grazia?) la Lega sta passando al setaccio tutte le sue aree storiche, più o meno forti.
Ieri a Mestre Bossi ha tuonato con forza che gli uomini della Lega sono quelli che cambiano il paese, sottintendendo una chiara differenza con i propri alleati. Certo, il Senatùr non ha alcun interesse a rompere col Cavaliere, ma a lanciare la volata per il sorpasso, questo sì. E non basteranno certo i piccoli favori, tipo Brunetta che annuncia che in caso di vittoria a Venezia il suo secondo sarà leghista, per affievolire la portata del confronto.
Un segnale chiaro lo hanno dato gli ultimi due comizi regionali in ordine temporale. Quant’era mesto il volto del leghista Cota mentre Berlusconi parlava di magistrati in Piemonte. Sembrava proprio che non vedesse l’ora della fine per prendere lui stesso la parola, come se la costrizione a presenziare al discorso - teoricamente di lancio della sua candidatura - fosse quasi insopportabile.
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“Noi concentriamo la flessibilità sui figli, l’articolo 18 garantisce i padri, che sono ipergarantiti”
Renato Brunetta
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