
La puntata di ieri di Annozero è stata condotta con la solita maestria da Michele Santoro nei più oscuri meandri della politica italiana, non disdegnando le consuete incursioni nelle aree grigie del sospetto e della dietrologia. D’altronde è questo l’ingrediente che ne ha fatto un programma di successo e il presentatore lo sa, dunque perché cambiare? Le cosiddette inchieste o servizi esterni sono tutti iperfaziosi e privi di significato politico. Se voglio vedere un’inchiesta fatta bene mi guardo Report o Presa Diretta, non certo le funamboliche evoluzioni di Sandro Ruotolo in mezzo a qualche folla vociante.
Alfiere di questa ricetta vincente, si sa, è “l’indipendente” Marco Travaglio. L’uomo che ha fatto del cosiddetto giornalismo scomodo una bandiera e che non guarda in faccia a nessuno. Nessuno tranne i suoi padrini politici, chiaramente, i quali sono bravi bravissimi e intoccabili. E se qualcuno li tocca, come ha fatto il Corriere nel caso della foto di Di Pietro in compagnia dell’agente dei servizi Bruno Contrada, si tratta solo di un complotto.
Come poteva sapere Tonino nostro che al suo fianco (sì, proprio alla sua destra) sedeva uno degli uomini più potenti d’Italia, almeno fino alla condanna avvenuta pochissimo tempo dopo. L’uomo dei misteri irrisolti della Prima repubblica, l’uomo del quale si mormorava “chi lo tocca muore”. Non lo conosceva - dice - e non si può fargliene una colpa, anche se era considerato il più grande segugio della Procura, un uomo di celebre scaltrezza cui non sfuggiva nulla di nulla.
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Alla fine il dossier che Antonio Di Pietro aveva anticipato, passando per una volta da accusatore a presunta vittima, è arrivato. Il leader dell’Idv era intervenuto nei giorni scorsi, paventando l’ipotesi di un complottone che lo avrebbe messo in cattiva luce, accostandolo addirittura ai servizi segreti. Secondo l’ex Pm i soliti noti (probabilmente Il Giornale e/o Libero) sarebbero intervenuti per gettargli fango addosso
Il copione è il solito. Questa volta il ‘bidone’ che il solito giornale sta costruendo è davvero sporco e squallido: quello di voler far credere, utilizzando alcune foto del tutto neutre, che io sia o sia stato al soldo dei servizi segreti deviati e della CIA per abbattere la Prima Repubblica perché così volevano gli americani e la mafia. Siccome c’erano anche dei funzionari dei servizi segreti vuol dire che Di Pietro stava macchinando con qualche potenza straniera, se non addirittura con la mafia
In realtà, a sorpresa, le foto accompagnate da un corposo articolo, anche allusivo in alcune parti, sono arrivate in edicola con il Corriere della Sera dando una luce meno di parte all’intera vicenda. Riassumiamo la questione: è il 15 dicembre 1992 e Di Pietro è a cena con gli attuali colonnelli Gargiulo, Conforti e Del Vecchio per la presenza a Roma dello 007 Rocco Modiati, presentato a tutti come il responsabile della “Cia di Wall street” cioè l’agenzia d’investigazione Kroll. Ma è un altro invitato (a posteriori) che fa scalpore: Bruno Contrada, numero 3 del Sisde, ai tempi già sott’occhio dei magistrati dopo l’attentato a Borsellino e che solo 9 giorni dopo questa cena sarebbe stato arrestato. Le coincidenze temporali non riguardano solo questo particolare ma anche quello in riferimento all’avviso di garanzia a Bettino Craxi, inviato proprio quel giorno dalla Procura di Milano.
Il cosiddetto caso Contrada è tornato ancora una volta alla ribalta, dopo la richiesta della sorella di autorizzare l’eutanasia a favore del fratello, già capo della Criminalpol e numero 3 del SISDE, condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
Chi è Bruno Contrada? Ma soprattutto, perchè è stato condannato? La sua vicenda si intreccia con quella di Totò Riina, Stefano Bontate, ma soprattutto di via D’Amelio. Ed ora vi spieghiamo come.