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Tutti gli articoli con tag bruno tabacci

Milano, casse vuote a Palazzo Marino. Pisapia: "La Moratti ha mentito sul bilancio"

pubblicato da il passator cortese

E chi ne dubitava? Come recitava l’antico adagio, tutti i nodi vengono al pettine. Letizia Moratti aveva stragiurato di lasciare il comune di Milano con le casse a posto, un avanzo di 48 milioni di euro. Invece mentiva.

Il bilancio di Palazzo Marino è in profondo rosso, con un disavanzo potenziale di 186 milioni di euro di spesa corrente nel 2011 destinato a salire a 452 milioni in caso di rispetto dei vincoli imposti dal patto di stabilità.

A togliere il coperchio dal pentolone a secco è stato il sindaco di Milano insieme all’assessore al bilancio Bruno Tabacci, che ha attaccato l’ex sindaco: “Le polemiche non mi interessano, i conti parlano da soli. La Moratti ci aveva parlato di un avanzo di 48 milioni che io non ho trovato». Un buco che, secondo Tabacci, “la Moratti non poteva ignorare”. E adesso?

Pisapia e Tabacci escludono l’ipotesi di chiedere normative speciali come fatto, negli anni scorsi, il comune di Catania: “Milano - hanno assicurato il sindaco e l’assessore centrista – non ha bisogno di leggi speciali sul bilancio. Milano ce la farà da sola se ci sarà una buona amministrazione”.

Ore 12 - Ballottaggi: Terzo Polo, "indispensabili" o "inutili"?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroAlla prima tornata di queste amministrative ha vinto l’opposizione a Berlusconi. Sarà così anche ai ballottaggi, in primis a Milano?

In queste ore di caccia all’ultimo voto, si sfoglia la margherita del Terzo Polo, ufficialmente “non schierato”, cioè, come nel capoluogo lombardo, nessun appoggio né a Pisapia, né alla Moratti. Scelta “saggia” o antico vizio di tenere il “piede in due scarpe” per saltare alla fine sul carro del vincitore e accaparrarsi comunque le poltrone?

Bruno Tabacci cerca di fare chiarezza: “In queste amministrative il Terzo Polo ha rotto con la destra. Lo strappo c’è stato, indietro non si torna”. Sarà così?

Fini è in un vicolo cieco: se continua ad allontanarsi dalla sponda “destra”, non gli rimane che un pugno di foglie secche. Pure l’elettorato di Casini (Udc) è moderato, piazzato nel centro-destra, come tutto il gruppo dirigente, bramoso di potere. L’Api di Rutelli, poi, una pattuglia di ex Pd e Ulivisti delusi, nonché drappelli dell’ex Margherita, è alla ricerca della “terra di mezzo”.

Su tutto, al di là delle ottimistiche dichiarazioni ufficiali, pesa il risultato del primo turno, non certo esaltante (con l’eccezione di Napoli), anzi, molto preoccupante per tenere in piedi un partito capace di fare saltare il bipolarismo Made in Italy.

La politica dei due forni non è questa del Terzo Polo, perché Craxi, uno che la praticava ovunque, diceva “prima”, dopo avere trattato con tutti, con chi si alleava il Psi.

Oggi, di certo, il Terzo Polo non ha un elettorato “definito” anche perché Fini, Casini, Rutelli si sono mossi sempre con troppe lentezze, troppe incertezze, poche chiarezze, sia sull’identità e sul progetto politico che sulle alleanze. La scelta di non dare indicazioni di voto è quindi dettata solo dal timore di nuove divisioni e fratture, esiziali per un movimento tutt’altro che formato e stabilizzato.

Ecco perché si è scelto di non scegliere. Il rischio è che, dal prossimo lunedì, il Terzo Polo trovi poi tutte le porte chiuse. Invece di diventare indispensabili, Casini, Fini, Rutelli, diventerebbero “inutili”.

E Pierferdy Casini predica bene ma ... razzola male

pubblicato da il passator cortese

La notizia non provocherà di certo la crisi di governo. Anzi, a dirla tutta, non provocherà un bel niente. Di chi e di che si parla?

Savino Pezzotta, ex segretario generale della Cisl, attuale presidente della Rosa Bianca e presidente nazionale della Costituente di Centro (cioè le varie componenti impegnate nella costruzione del nuovo partito dei moderati), nonchè deputato eletto nelle file dell’Udc, è stato nominato coordinatore dell’UdC della Lombardia .

Come è possibile conciliare la segreteria di un partito (UdC) e la presidenza di un altro partito (Rosa Bianca) e soprattutto mantenere il ruolo … super partes della Costituente di Centro?

Quando Bruno Tabacci chiese la convocazione del consiglio nazionale della Rosa Bianca ed era in procinto di passare all’API (il partito di Rutelli),il romantico e sempre incredulo Pezzotta rispose di no (alto tradimento!).

Nessuno adesso sente la “vergogna” e la “spudoratezza” di avallare un “tradimento” per tutti quei piccoli comitati della Rosa Bianca che si sono costituiti sul territorio nazionale?

E nessuno della Costituente di Centro ha niente da dire?

Casini ha accettato di togliere il proprio nome dal simbolo del futuro nuovo partito della Nazione, ma non pare voler cambiare i metodi da padre/padrone.

E anche il buon Pezzotta dice “signorsì”. Se questo è il nuovo …

Ore 12 - L'accetta del Governo si abbatte sulle "autonomie locali". E' questo il federalismo della Lega?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroC’è il governo dell’”amore” che nel 21010, tra balzelli e rincari, toglie 600 euro a famiglia e c’è il governo del “fare”, con l’assalto alle autonomie locali.

Le forbici dell’esecutivo, con un vero e proprio atto d’imperio, tagliano la democrazia: taglio di risorse, taglio di consiglieri, taglio di assessori. Per risparmiare 13 milioni nel 2010, si sferra un duro colpo alla democrazia.

I comuni più colpiti dall’accetta del ministro “centralista” leghista Roberto Calderoli sono tremila ( ma almeno ottomila subiranno conseguenze): un colpo secco al numero dei consiglieri comunali, decapitate le circoscrizioni (quando furono introdotte negli anni ’70 si parlò della democrazia dei … “soviet”!) e i difensori civici. Per le comunità montane sarà la fine.

Un risparmio risibile che colpisce i cittadini, i quali perdono i principali e più vicini punti di riferimento istituzionale. Il falso federalismo smantella in modo centralistico, da Roma, le maglie di base che formano la catena della democrazia, il cardine della partecipazione dei cittadini alla vita politica e sociale.

Una nuova “porcata” che inciderà pesantemente sulla rappresentanza democratica: i consigli con 40 componenti, scenderanno a 32, quelli con 30 a 24, togliendo ogni spazio ai gruppi minori (per lo più a sinistra) e alle liste locali.

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Ore 12 - l'Api di Rutelli, partito del "pungiglione" o zattera per riciclati?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCon Api si vola! Negli anni ’70 era lo slogan pubblicitario della nota Casa petrolifera italiana, con testimonial il 15 volte iridato di motociclismo Giacomo Agostini.

Stavolta Api (Alleanza per l’Italia) è diventato un partito, quello di Francesco Rutelli, che ieri ha presentato a Roma il nuovo simbolo. Si gioca sull’acronimo e vede in campo sia le api tricolori (operose ma con il pungiglione …), che un fiore d’arancio. Volerà?

I fondatori giurano che Api non sarà una meteora. “Andrà in profondità – garantisce Bruno Tabacci - e, forse, incrocerà un big bang molto probabile che trasformerà radicalmente il sistema politico italiano”.

Gli scettici sentono puzza di bruciato: c’è odore di Margherita due. In scala minore e con l’aggiunta dei soliti “rottami” della politica.

Già si parla di una zattera per “delusi” provenienti dal Pd (Rutelli è il primo), dall’Udc (Tabacci è il primo), dall’Udeur (Bicchielli, già capo dell’organizzazione del partito di Mastella, dopo un passaggio nel Pd, è anche qui il deus ex machina), Linda Lanzillotta e Franco Bruno (ex Pd), Pino Pisicchio (ex Dc, Udeur. Idv).

Idem nel territorio, dove si stanno raccogliendo “transfughi” in una accozzaglia multicolore di “brodo e acini”.

Rispunta il tarlo che aggredì la Margherita, quel partito dei “vice” del tutto subalterno, che già si disperde per i rivoli di discussioni marginali, il partito delle cricchette, per spartirsi, oggi i posti negli organismi dirigenti e da lì, domani, per accaparrarsi le poltrone nelle istituzioni. Rispuntano sul nascere i capobastone e i capicordata per rifare quello che hanno sempre fatto: il partito delle tessere e prendersi il … miele.

Rutelli vola alto, pensa in grande, disegna strategia. Come ai tempi della Margherita. Ci sarà la stessa conclusione?

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Rutelli e l'illusione della prima forza politica

pubblicato da Christian De Mattia


Francesco Rutelli dopo la sconfitta alle comunali a Roma sembrava politicamente finito. In queste settimane, da quando ha lasciato il Pd, è persino più protagonista e più coperto mediaticamente degli ex colleghi di partito. Il problema è che già dopo poco tempo ha incominciato a sopravvalutarsi in maniera esagerata; l’ultima sua uscita prevede che la sua creatura, alleata con l’Udc, possa diventare il primo partito italiano

Far nascere un nuovo polo che, nel giro di alcuni anni, incontrandosi con l’Udc di Casini, che in questi anni ha avuto coraggio, resistendo a molte correnti avverse, e unendosi con le forze che condividono con noi valori e progetti, diventi la prima forza politica italiana. Saremo umili, perché ambiziosi

E meno male che è umile. Ma vuol veramente diventare primo partito con quella platea di attempati che si porta dietro? Con riciclati come Pisicchio (ex Idv) e Tabacci (Udc)? Proprio quest’ultimo infiamma la folla ultrasessantenne presente agli incontri dell’Api facendo intravedere una forza politica enorme del nuovo progetto

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Satira: non spariamo "castate"

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

La metamorfosi politica di Cicciobello Rutelli resta un fulgido esempio di ‘democristianizzazione’ dell’individuo. Dai radicali ai clericali, dalla protesta alla preghiera, dalla Bonino a San Crispino, dal preservativo al cero votivo, dai picchetti alla Binetti, dalla canna all’Osanna. Bacco, Tabacci e Venere

Non saranno ancora le nuove Br, ma i Nuclei di azione territoriale (Nat) preoccupano gli investigatori per il loro spessore ideologico. E qualcuno già sta tremando. Buon Nat-ale

Nella maggioranza siamo ormai ai Feltri corti…ehm…pardon…ai ferri corti. Fini lavora per il futuro del Pdl. Alcuni dei suoi lo seguono, altri lo hanno abbandonato da tempo. Sono questi ultimi che lo irritano e che quasi vorrebbe prendere a pugni. Gasparring partner

Il Superpremier non teme solo i processi milanesi. Da tempo ha paura che qualche brutta sorpresa arrivi anche da Palermo sul fronte delle indagini di mafia. I pentiti potrebbero mettere nei guai il Cavaliere. E si aprirebbe un nuovo duello dal sapore epico. La Spatuzza nella roccia

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Rutelli fonda Alleanza per l'Italia. Il partito ipotizzato da Fini nel 2007...

pubblicato da paganini


Francesco Rutelli, uscito da quel covo di estremisti che è diventato il Partito democratico, lancia il suo partito politico. Un soggetto centrista cucito su misura per le sue esigenze, dato che dopo aver fatto di tutto, dal sindaco al ministro, non se la sente proprio di iniziare a fare un lavoro normale. Insieme al transfugo Bruno Tabacci, uscito dal quel covo di berluscones che è diventata l’Udc, daranno quindi vita ad Alleanza per l’Italia. Bel nome: la parola Alleanza evoca positivi richiami all’unità e all’azione comune e costruttiva; l’Italia poi ci riporta al senso di unità nazionale, al bene comune, al senso dello Stato.

L’unica piccola pecca è che Alleanza per l’Italia è un’idea di Gianfranco Fini, che nel gennaio 2008 (ma già nel dicembre 2007 c’erano delle avvisaglie) lanciò l’idea di creare una grande Alleanza per l’Italia, che agisca nell’immediato ma guardi al futuro, per ridare speranza, per uscire dalla sindrome di chi pensa a un’Italia priva di prospettive e relegata ai margini della Storia. In vista della Conferenza nazionale di Milano del marzo 2008 il presidente Gianfranco Fini ha raccomandato di estendere il confronto anche al di fuori di An, sia ai partiti del centrodestra sia ad associazioni, parti sociali, movimenti, categorie, con l’obiettivo di coinvolgere la più ampia parte possibile della società nella definizione del manifesto per “Un’Alleanza per l’Italia”.

Repubblica (dicembre 2007) riporta interessanti dichiarazioni di Italo Bocchino “…Altrimenti l’Alleanza per l’Italia sarà il contenitore per aprire An a mondi diversi dal nostro”. Un cammino che presuppone una interlocuzione forte anche con quei “mondi”, da Pezzotta a Montezemolo, che sono in marcia verso la politica” e Ignazio La Russa “Fini non esclude in futuro una federazione tra il Pdl, l’Alleanza per l’Italia e la Cosa bianca di Casini. Non è più la Cdl? Vorrà dire che la chiameremo il Castello delle libertà”. Alleanza per l’Italia, sorride comunque sibillino, “sarebbe un bel nome se An dovesse cambiare nome”.

Tabacci lascia (di nuovo!) l'Udc: "Casini si sta riavvicinando a Berlusconi"

pubblicato da Christian De Mattia


Proprio quando l’Udc sembrava essere tornata importante, grazie all’uscita di Rutelli dal Pd, tornano i problemi tra i centristi. A sorpresa Bruno Tabacci lascia l’Udc (per la seconda volta in un anno e mezzo!) avvicinandosi alle posizioni dell’ex sindaco di Roma e contestando il riavvicinamento tra Casini e Berlusconi

Il leader udc si è riavvicinato a Berlusconi, io non ho nulla a che fare con Arcore. C’è stata un’accelerazione, di fronte a cui non si può restare indifferenti. Non ho alcun intento polemico verso Casini: credo che il suo riavvicinamento a Berlusconi sia tattico, non strategico; ma ovviamente non è questa la mia posizione.

Fa piuttosto sorridere quest’ennesimo distinguo che provoca una fuoriuscita dal centro per fare un nuovo centro. Tra l’altro nessuno capisce il senso di abbracciare il progetto di Rutelli uscendo dall’Udc quando l’ex sindaco di Roma in realtà vorrebbe proprio costruire con Casini un nuovo partito. Senza contare che nei fatti questa nuova vicinanza tra Casini e Berlusconi non si è rivelata nè pienamente nè in parte.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Bruno Tabacci: centro xxl . Voto + 8. Il cofondatore della Rosa Bianca alza il tiro: “Bersani? Segna il fallimento della fusione fra ex Pci e ex Dc e lo schema bipartitico. Il nuovo centro? Casini non basta. Rutelli e altri, indispensabili per ricongiungere la diaspora centrista e creare l’alternativa col Pd”. Aria nuova?

Romano Prodi: pulpito stonato. Voto – 8. L’ex premier liquida l’addio di Rutelli dal Pd a fatto personale e ininfluente: “Se Francesco se ne va, non succede niente”. Il Prof, ancora, è ingeneroso e miope politicamente. Al Pd di Bersani, per tornare al governo, serve il centro. Romano, altra occasione persa per tacere.