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Tutti gli articoli con tag bunga bunga

Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: ombre nere. Voto 3- Dopo la debacle del Pdl alle amministrative il “Ghe pensi mi” liquida Alfano e si rilancia come leader del centrodestra: “Guiderò io il nuovo partito”. Scaricabarile del bunga bunga.

Nichi Vendola: ombre rosse. Voto 4- Il governatore pugliese vanta fra “I magnifici sette” di Sel il rieletto sindaco di Taranto Stefano Ippazio che festeggia la vittoria con la pistola infilata nella cintura dei pantaloni. Sceriffi.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pier Ferdinando Casini: casini. Voto 4- Il leader centrista annuncia: “Faccio il Partito della Nazione con i tecnici di Monti”. Domanda: “Anche con il ministro Passera?”. Risposta: “E chi lo sa…”. E il Pdl minaccia di fare saltare l’esecutivo dei prof. Intanto alle amministrative l’Udc si allea in 35 comuni con il PDL e in 36 col PD. Non si sa mai.

Silvio Berlusconi: casino. Voto 3- L’ex ministro Scajola rivela: “Berlusconi regista di un partito nuovo”. L’idea del Cav è quella di ripensare il Pdl in un partito nuovo e vivo che possa portare in parlamento quella spinta modernizzatrice di cui il Paese ha seriamente bisogno. Il “ghe pensi mi” vuole “Ricominciare dalla politica”. Sì, quella del bunga bunga.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pier Luigi Bersani: (ex)rosso. Voto 5- Il segretario del Pd replica a Monti: “Quando sento la parola partiti non mi trovo. Io ho un nome e un cognome e mi chiamo Pd”. Vero. Ma la diversità va dimostrata coi fatti. Altrimenti “cazzotti per tutti”. Anche per il pidì. Si raccoglie ciò che si semina.

Michela Vittoria Brambilla (ex)rossa. Voto 3- Dure contestazioni per l’ex scosciata berlusconiana doc ministro dell’Ambiente intervenuta all’inaugurazione del canile di Donnici, a Cosenza: i cittadini l’hanno accolta al grido di “Bunga bunga” e “vergognati”. Si raccoglie ciò che si semina.

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Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: cartellino rosso. Voto 4. Il Cav teme il peggio per la sentenza del processo Mills: “Sabato mi condanneranno. Il Paese è in mano ai giudici”. Dal bunga bunga di Arcore alle sbarre di San Vittore?

Umberto Bossi: cartellino giallo. Voto 4 Il leader della Lega esce dal letargo e spara l’ultima cartuccia contro Silvio Berlusconi: “O lascia Monti o sarà rottura totale”. E il “Trota” attende il disgelo di primavera.

Ore 12 - Da Berlusconi-Bossi a Monti-Draghi: miserie e miracoli della politica Made in Italy

pubblicato da Massimo Falcioni

altroFino a poche settimane addietro, all’estero, il binomio rappresentativo della politica Made in Italy corrispondeva a Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, anche se sul ponte di comando, insieme al Cav, c’era Umberto Bossi.

Di fatto l’Italia era in mano a B&B, un “duo” da “gatto e la volpe” che, oltre ad avere negato la realtà della crisi e aver operato solo per se stessi (leggi ad personam ecc.) e per le cricche amiche, ha tolto al Paese ogni credibilità e “peso” politico a livello internazionale. Insomma, con B&B, l’Italia era ridotta alla canna del gas, una nazione spolpata e da evitare, l’ultimo vagone del treno Europa, protagonista per le barzellette, i bunga bunga e i processi del premier e per le volgarità e le minacce bofonchiate dal Senatur.

Su Ore 12 non mancano tirate d’orecchie a Mario Monti e ai suoi ministri: forti con i deboli e deboli con i forti. Ma come non riconoscere la differenza abissale fra oggi e prima? E non è solo una questione di stile e di linguaggio.

A dire il vero, il nuovo binomio è … anomalo, formato dal premier Mario Monti e dal presidente della BCE Mario Draghi.

Due italiani “autorevoli” che non raccontano barzellette o volgarità ma che, per come stanno affrontando (pur su piani diversi) la crisi – con l’azione pur durissima di risanamento e l’impostazione pur non lineare della ripresa – stanno riportando l’Italia nella prima fila, non solo in Europa, come dimostrano i riconoscimenti a Monti del presidente Usa Barack Obama: “Mai così forte il legame con l’Italia. Il vostro premier ha avuto una partenza poderosa. Roma è una diga per l’Euro, aiuterà la ripresa americana”. E’ poco? Forse.

Ma sono tasselli decisivi – limitati dalla latitanza dei partiti sostanzialmente storditi e rinchiusi nei propri guai e nei propri privilegi - per la premessa di una vera svolta per uscire dal tunnel.

“Monti e Draghi – dice il direttore di Radio 24 Fabio Tamburini – sono diventati i simboli della ripresa, stanno dimostrando che si può battere la crisi e il cupo pessimismo dilagante”. Ottimismo esagerato? Vedremo.

D’altronde Monti non è, per fortuna, l’emulo di Lenin. Tanto meno il replay “presentabile” di Berlusconi.

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Il "Prof" Monti boccia la prima Repubblica. Ma si scorda della seconda Repubblica e di ... Berlinguer

pubblicato da Massimo Falcioni

Pur nel suo stile “austero”, Mario Monti non perde occasione per bacchettare a destra e a manca tranciando giudizi “politici” a dir poco discutibili. A parte la gaffe sulla “noia” del posto fisso, il premier fuori dai partiti e fuori dalle ideologie, si è invece espresso “ideologicamente” sulle responsabilità della attuale crisi.

“Perché l’Italia è ridotta un po’ male? - si chiede il Prof - Perché per decenni i governi italiani hanno avuto troppo cuore e hanno profuso troppo buonismo sociale”. Monti si riferisce alla prima Repubblica e elimina così con una sterile battuta i primi 50 anni della storia repubblicana, storia non certo priva di magagne e lati oscuri ma anche di scelte e fatti positivi, tant’è che l’Italia aveva fatti passi da gigante sul piano economico e sociale consolidando libertà e democrazia.

Insomma anche Monti, così come Berlusconi, Bossi & soci di vari colori, sembra nascondersi dietro l’eredita della “prima Repubblica”, dimenticandosi ciò che è accaduto in questi ultimi venti anni della seconda Repubblica. Indubbiamente non si può ripercorrere la strada del primo mezzo secolo dal post fascismo in avanti ma peggio ancora sarebbe tornare sul sentiero tracciato dal berlusconismo e dall’anti berlusconismo che ha portato il Paese sull’orlo del baratro.

E non solo in economia: dal bipolarismo coatto al liberismo esasperato, dai partiti padronali acchiappatutto al parlamento dei nominati con il Porcellum, dalle cricche al bunga bunga, dalla disgregazione del senso morale e della cosa pubblica ecc. In Italia c’è il più alto tasso di evasione fiscale e il welfare più scadente in Europa. In ogni settore della spesa pubblica ci sono ruberie, clientelismo ed incompetenza.

Lo dimostra anche il nevone di questi giorni. E anche di fronte all’emergenza maltempo di queste ore il Prof non può lavarsene le mani con esortazioni ecumeniche, usando i verbi al condizionale e, di fatto, non muovendo un dito.

“Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi”. Parole di Enrico Berlinguer, prima Repubblica. Perché Mario Monti non prova a rispondere?

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Ratzinger e Napolitano, parole come pietre

pubblicato da Massimo Falcioni

Dall’Italia, due voci, alte e chiare, si fanno sentire. La prima è quella del Papa, nella messa di Natale a San Pietro. La seconda è quella del presidente della Repubblica, in una intervista al Corriere della Sera.

L’omelia di Ratzinger scuote le coscienze: “Questa non è la festa del consumismo. Dobbiamo ritrovare l’umiltà. E pregare per chi vive nella povertà, nel dolore e nella condizione di migranti”. E poi: “In questo nostro tempo, in questo nostro mondo, fà che i mantelli intrisi di sangue e gli stivali rimbombanti dei soldati vengano bruciati”.

E’ il grido di un uomo inascoltato, non solo l’appello Urbi et Orbi del capo delle Gerarchie che troppe volte hanno predicato bene e razzolato male. Non si può non cogliere e non fare proprio, credenti e non, il senso profondo al “ritrovarsi”.

Di qua dal Tevere, dal Colle, l’eco, più “terreno” ma altrettanto perentorio di Giorgio Napolitano. Il capo dello Stato, italiano fra italiani, resta ai remi del barcone Italia nel mezzo dei marosi e non si arrende alla sfiducia.

Le sfide e i rischi che ci stanno davanti sono superabili, dice in un colloquio con il Corriere della Sera “con l’arma vincente della coesione sociale e nazionale”. Un’arma che, nei momenti difficili, gli italiani hanno sempre dimostrato di saper ritrovare. Quindi, “ce la faremo, usciremo dal tunnel”, aggiunge il presidente della Repubblica in un colloquio in cui traccia un bilancio dei 150anni d’Italia.

“C’era un bisogno di recupero dell’orgoglio nazionale in reazione a stati d’animo di disagio, di incertezza e anche di frustrazione - dice il capo dello Stato - si avvertiva che il Paese aveva perduto terreno, aveva visto offuscarsi la propria immagine, il proprio prestigio, la propria dignità… E la gente ha reagito”, prosegue, sottolineando il successo di partecipazione che “ha superato le più positive previsione, una lezione secca per gli scettici”. E riconoscendo che “tra le maggiori incompiutezze del processo d’unificazione c’è la questione meridionale”.

Non c’è solo l’Italia del Bunga bunga e delle cricche, del “Ghe pensi mi”, della malapolitica e del malaffare. Altre volte gli italiani sono stati capaci di rimettersi insieme e, con umiltà e orgoglio, riparare i cocci. Il “sol dell’avvenire” è consegnato all’implacabile giudizio della storia, all’illusione e all’utopia. Ma una nuova Italia è possibile. Anche un mondo migliore.

Ore 12 - Berlusconi e i "berluscones", ma dove sono finiti?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroE i responsabili (irresponsabili) dello sfascio dell’Italia che fanno, mentre Monti rema (e mena fendenti non sempre in modo equo e utile…) per non fare affogare il Paese?

Lasciando stare Scilipoti, nullità da Carnevale, e lasciando stare Bossi, maschera di un separatismo padano estremistico, è utile seguire le orme del cuore e del volano della ex maggioranza, il Pdl e i berlusconiani. Non sono estinti come i mammuth. Privati delle leve decisive del potere ma non privi di potentissime bocche da tiro, sono solo delusi e smarriti.

Anticomunisti come sono (anche se adesso Bossi accusa l’ex alleato di stare con i comunisti) non sanno che Lenin potrebbe tornare loro utile con i suoi “Che fare?” e “Un passo avanti due passi indietro”. Più modestamente i pidiellini si affidano ai giornali di famiglia del capo-padrone del partito, in primis Il Giornale. Altro che Lenin: Sallusti, Feltri e la solita compagnia di giro minano il terreno, non si risparmiano contro il governo dei “professori” ma, come accecati, sparano a vuoto, privi di un orientamento politico capace di preparare il contrattacco e riprendersi quel che hanno perduto.

Già, l’orientamento! Dove va il Pdl? Dove va Berlusconi? Dopo la fuoriuscita da Palazzo Chigi, dopo qualche mortaretto, vista la malaparata, il Cavaliere si è afflosciato, nascondendosi dietro le persiane della sua Villa di Arcore, silenziosa come non mai per le assenze di Bossi e delle ragazze del Bunga bunga.

La faccia, per ora, ce la mette, dietro comando e … compenso, Angelino Alfano. Il segretario del Pdl si arrampica sugli specchi, sta in bilico sul trapezio, lancia timidi richiami a Monti (no alla patrimoniale) e lo incita a usare la scure sulle pensioni d’oro, proteso a mettere paletti a difesa di determinate classi sociali (con dentro i furbetti del quartierino e i furboni dei quartieri alti) e soprattutto a fare il “cane da guardia” della “roba” del suo padrone. Ma il Pdl è corretto e voterà la manovra di Monti, si dirà.

Sì, perché è “costretto”, sapendo bene che seguire Bossi nel “tanto peggio tanto meglio” significa la fine del Pdl e la fuga al centro o nell’astensionismo dell’elettorato. Allora? Forse chiedere al Pdl di definire una nuova identità e una nuova strategia è chiedere troppo. Ancora una volta si aspetta che sia Berlusconi a tirare fuori l’ennesimo coniglio dal cappello, magari solo una nuova alleanza tappabuchi.

Quella del Pdl resta una forza (elettorale e non solo …) reale e pesa politicamente, socialmente ed economicamente nel Paese. Va rimessa in “circolo”. E’ fondamentale per il dopo Monti, per la riorganizzazione del sistema politica, per la salvaguardia democratica e il futuro dell’Italia.

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Monti, ecco la"stangata". Salvare l'Italia ma anche gli italiani ...

pubblicato da Massimo Falcioni

Oggi è Eugenio Scalfari su Repubblica a battere sul concetto caro a Giorgio Amendola nel Pci di Enrico Berlinguer: il peggior nemico dell’equità è la recessione. E’ vero, perché quando la tenaglia della crisi si stringe, ad esserne stritolati sono le fasce sociali più deboli e meno protette.

Il premier Mario Monti ribadisce che il pacchetto anti crisi porta il segno dell’equità. Ma l’equità, al pari del chewingum, può essere masticata e rimasticata in mille modi e non ha lo stesso effetto per tutti. Insomma, la manovra in arrivo da 20 miliardi e passa, è una “stangata” che scontenterà tutti perché colpirà tutti gli italiani ma con effetti profondamente diversi fra loro.

Orbene, Monti, svincolato da esigenze di ricerca del consenso elettorale che grava sui partiti anche se mai come adesso serve l’appoggio degli italiani, fa bene a dire la verità al Paese. La crisi qui pesa di più perché il precedente governo del bunga bunga e delle leggi ad personam ha detto solo menzogne e le stesse opposizioni non si sono distinte se non per ipocrisie, mezze misure, avvitati sui propri interessi. Ecco, gli italiani sono stufi di menzogne e ipocrisie, di mezze verità, di toppe che sono peggio del buco.

Monti non può e non deve dire sì a tutti, bisogna scegliere. Va sconfitto il sempre presente “partito dell’inflazione”, nonché quello della “corruzione” (frutto della partitocrazia), contrari a ogni risanamento e a vere riforme. Così come non si possono sostenere le richieste massimalistiche e corporative delle categorie più forti, che con le dovute differenze, sono trasversali: anche fra i più deboli c’è chi è “garantito” e chi no.

C’è oggi un’alternativa alla stangata? No, è una medicina amara, senza la quale la malattia degenera. La sola contropartita che deve interessare gli italiani per essere indotti ad accettare i sacrifici necessari per la salvezza del Paese, è l’avvenire dell’Italia.

Si tratta di condurre, contestualmente, nel corso dell’opera di risanamento (con sacrifici, con rigore), l’azione rinnovatrice delle riforme indispensabili per lo sviluppo e la salvezza dell’Italia. Non c’è un primo e un secondo tempo: prima la salvezza del Paese e poi la sua trasformazione.

Fra poche ore, nel Parlamento e nel Paese, si vedrà se la formula del governo “tecnico” (nato a causa della crisi della politica e dei partiti) è valida per farci uscire dal pantano. L’alternativa è sprofondare nelle sabbie mobili di elezioni e contro elezioni fino alla disintegrazione economica e democratica del Paese.

Governo Monti, duro monito di Cgil e Cisl: "Basta di colpire i più deboli!"

pubblicato da il passator cortese

Non è un “siluro” ma una secchiata d’acqua fredda, sì. I sindacati, Cgil e Cisl, escono dal letargo delle loro beghe interne e mandano un chiaro e duro segnale a Monti: un vero e proprio monito, controcorrente rispetto al coro (quasi) unanime levatosi in questi giorni a favore del nuovo esecutivo “tecnico”.

Tuona la Cgil: “Sono il lavoro ed il fisco i temi centrali della piattaforma Cgil, che riproponiamo al Governo, con la certezza che senza interventi sulla crescita e senza una vera svolta sull’equità, il Paese non esce dalla condizione difficile che si è determinata. Se fossero vere le notizie anticipate dalla stampa riguardo alle misure sulle pensioni, ci troveremmo di fronte a provvedimenti inaccettabili”.

Incalza la segreteria della Cgil:“Il ventilato blocco dell’adeguamento all’inflazione delle pensioni in essere è esattamente il contrario dell’equità perchè colpisce le fasce più deboli, già impoverite dalla caduta del potere d’acquisto di salari e pensioni, e non in grado di reggere ulteriori colpi a condizioni di vita che si sono fatte sempre più difficili, con effetti anche sulle condizioni generali del Paese segnate dalla caduta dei consumi e delle dinamiche recessive in atto”.

Siamo alle solite anche con il governo Monti? “Se sono vere le anticipazioni - dice la segretaria confederale Vera Lamonica - l’approccio ai temi più generali della previdenza sarebbe ancora una volta basato sulla volontà di fare esclusivamente cassa con le pensioni, e sarebbe anche la dimostrazione che il tema giovani viene usato solo strumentalmente, e non per dare risposte effettive”. Forte e chiaro.

Torna in campo anche la Cisl con il segretario generale Raffaele Bonanni: “Basta con queste notizie di stampa sulle pensioni. E’ arrivato il momento di un confronto trasparente e pubblico sul tema”.

Monti, adesso basta viaggi fra Roma e Bruxelles! La luna di miele è finita. E’ giunta l’ora di dire esattamente chi deve tirare di più la cinta, chi deve pagare di più i costi della crisi. Guai tornare al bunga bunga ma guai restare sopra le nuvole. Non siamo a una “partita di giro” contabile ma a decisive scelte politiche. Giusto fare in fretta, ma fare bene, nella direzione che chi più ha, più deve dare.