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Daniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà

pubblicato da Luca Landoni

L’ex-parlamentare Daniela Santanchè è stata aggredita davanti al cinema Ciak di Milano dove si svolgeva la festa per la fine del Ramadan. L’intento del leader del Movimento per l’Italia era di protestare contro la condizione delle donne musulmane costrette a portare il burqa o velo integrale, e la provocazione non è piaciuta a qualche membro della comunità islamica che, sempre secondo la Santanchè, l’avrebbe assalita.

A suffragio della sua tesi l’ex-deputata ha presentato un certificato dell’ospedale Fatebenefratelli riportante varie escoriazioni e la possibile rottura di una costola. Al di là di questo, che non appare eccessivamente rilevante giacché sappiamo che in questi casi la prassi è esagerare i danni subiti, rimane il contenuto della protesta.

La Santanchè chiede semplicemente l’applicazione da parte delle forze dell’ordine di una legge del nostro ordinamento. Si tratta della legge 152 del 1975 che vieta di aggirarsi a volto coperto e non ammette alcuna deroga, che sia di carattere religioso o altro. È comprensibile la ritrosia della nostra polizia a far applicare un punto così impegnativo, nella previsione delle evidenti conseguenze sociali e materiali, ed è pertanto la politica a dover mandare un segnale preciso a favore della legge.

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In Italia girare a volto coperto non è più vietato. Basta essere mussulmani

pubblicato da Luca Landoni

La notizia è grossa e tutti gli aspiranti terroristi si staranno fregando le mani. Pare infatti che una nuova consuetudine voglia che in Italia ci si possa aggirare per luoghi pubblici a volto coperto, in deroga alla legge. Il Testo Unico di pubblica sicurezza prevederebbe in effetti il divieto di comparire mascherati in luogo pubblico, integrato dalla legge 152 del 1975 (è vietato ogni mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo) ma udite udite, ora il giustificato motivo c’è. Basta essere di religione islamica.

In questo caso infatti il burqa, o nel caso specifico il niqab (la velatura che lascia scoperti solo gli occhi della persona) è assolutamente consentito, almeno secondo il responsabile e conservatore del museo di Ca’ Rezzonico a Venezia Filippo Pedrocco, che prenderà seri provvedimenti nei confronti della guardia razzista rea di aver applicato il regolamento, allontanando una signora che durante la visita al palazzo si era categoricamente rifiutata di scoprire il viso.

“Un fatto sgradevole, discriminatorio e stupido, non condiviso né da me né dal resto della direzione dei Musei civici”, ha dichiarato perentoriamente il Pedrocco al Gazzettino, aggiungendo con tono minaccioso che “prenderemo i provvedimenti necessari nei confronti del guardiasala.” Certo, giusto, peccato però che il regolamento del museo, molto adeguatamente riportato sul sito ufficiale, affermi espressamente che “non è consentito l’accesso a viso coperto“.

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