
Il bello di un blog come polis è - senza inutile ruffianeria - la possibilità che dai commenti dei lettori ai nostri post nascano nuovi spunti interessanti di informazione. E’ quanto è successo ad esempio ieri: il nostro affezionato Mr. Lorenz ci ha segnalato infatti un articolo degno di nota del The National, quotidiano degli Emirati Arabi Uniti.
Il tema dell’articolo è la crescente ostilità che il burkini sta incontrando in vari angoli d’Europa, dalle valli piemontesi alla cosmopolita Parigi. The National ha deciso di scendere per strada e chiedere ai cittadini degli Emirati la loro opinione sulla vicenda. Tra tutte, la risposta di un bagnino di Abu Dhabi è stata quella che mi ha colpito di più:
“Nella nostra cultura e nella nostra religione il bikini non è accettabile, e tuttavia le donne straniere lo portano nei nostri paesi e noi non ci opponiamo, anche se non vogliamo che i nostri bambini lo vedano. Se (gli europei) non permettono alle nostre donne di portare costumi da bagno che coprono tutto il corpo nei loro paesi, allora non dovremmo permettere alle loro donne di portare il bikini nei nostri paesi”

Alla Lega va riconosciuta una certa coerenza. Condivisibile o meno. A differenza infatti di molti partiti, spesso non fedeli a se stessi, tra le idee espresse dagli esponenti nazionali e quelli territoriali esiste un collegamento.
Mentre i leader reclamano lo sviluppo di un federalismo culturale i sindaci locali proseguono i loro provvedimenti contro gli immigrati. O qualcosa che comunque rimarchi la loro condizione di cittadini extracomunitari.
Il sindaco di Capriate ha vietato l’apertura di strutture nelle quali produrre e consumare il kebab. Ufficialmente il provvedimento è stato preso per esigenze urbanistiche anche se tale divieto non è stato poi esteso ad attività analoghe avviate da imprenditori italiani.