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Tutti gli articoli con tag burocrazia

Internet: Paolo Romani propone un filtro sicuro per i minori

pubblicato da Giovanni Molaschi



Durante una trasmissione televisiva il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani ha annunciato che il suo team di collaboratori starebbe studiando un ulteriore filtro da aggiungere alla rete che avvisi, tramite sms, i genitori di un minore delle navigazioni poco lecite del figlio.

“Sono – ha dichiarato l’esponente politico - allo studio altri strumenti per la tutela dei giovani su Internet . Ad esempio il click sicuro, che si potrà scaricare a breve dal sito del ministero”.

Contrario al progetto di Paolo Romani si è già detto Corrado Calabrò, Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, secondo il quale la soluzione proposta dall’esponente politico è fallimentare per via delle ripercussioni che avrebbe sulla gestione del media.

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La pubblica amministrazione digitale non decolla, i dati del ministro Brunetta certificano un “semifallimento”

pubblicato da G.L. Barone


La Pubblica Amministrazione Digitale non decolla. Il cosiddetto e-government, che dovrebbe contribuire ad aumentare l’efficienza della P.A., diminuendo gli sprechi e favorendo l’interazione con i cittadini, non riesce a farsi spazio tra le fitte maglie della nostra burocrazia.

A dirlo è il rapporto sullo stato di informatizzazione della PA illustrato nello scorso ottobre dal ministro Renato Brunetta.

La situazione, a dispetto di roboanti annunci del super ministro, che solo pochi giorni fa aveva promesso “2 mega di banda per tutti” (salvo poi essere smentito ieri da Gianni Letta) non è per nulla rosea.

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Intervista - Marco Cappato a polisblog "i radicali sono stati cancellati dai mass media"

pubblicato da Giovanni Molaschi



Finirà, la prossima settimana, il VII Congresso dell’associazione Luca Coscioni a cui è legato da diversi anni Marco Cappato. Intervistato da polisblog l’esponente dei Radicali, oltre ad analizzare l’assenza in video del proprio partito, ci ha spiegato perché l’attuale opposizione non può essere definita tale.

Stando a quanto documentato dai mass media sembrerebbe che i radicali siano scomparsi. È davvero così? Perché, secondo lei, il partito a cui appartiene non cattura l’attenzione della televisione?

Parlano i dati, che ci danno sotto l’1% di presenza media sulle televisioni nazionali. Se fossero ponderati con l’audience effettiva saremmo ancora più vicini allo zero. Si può anche ricorrere a un metodo più empirico: chi c’ha visto in tv dopo le elezioni europee? Siamo cancellati perché non possiamo dire quello che pensiamo, cioè che è ora che il Sessantennio di questo regime anti-democratico si chiuda, e che ci candidiamo, come Radicali, a governare questo Paese in sintonia con l’opinione pubblica sui temi più importanti.

L’attuale Governo tace sulle politiche sociali. Tra i vari diritti non concessi agli italiani, quali sono i tre che secondo lei prima di altri andrebbero concessi?

La prima cosa sarebbe quella di rispettare i diritti che già esistono, a partire da quelli civili e politici. La più grande questione sociale è oggi quella della giustizia: 10 milioni di processi pendenti e 150.000 reati che vanno in prescrizione ogni anno. Da una parte il calvario di imputati e detenuti, dall’altra l’impunità garantita a chi è in grado di ritardare la giustizia.

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