Gianfranco Fini: deciso e preciso. Voto 8+. Il presidente della Camera concorda con la legge francese che vieta alle donne di indossare il burqa nei luoghi pubblici: “Giusto per la dignità delle donne”. Giusto.
Pierluigi Bersani: indeciso e impreciso. Voto 4-. Il Pd si divide anche sul burqa, con Bersani pesce in barile: “Non è una priorità”. Sì al divieto della Pollastrini, no della Melandri. Ma la legge c’è già: basta applicarla!

Lo scorso venerdì, a Novara, è stata multata con un ammenda di 500 euro una donna che passeggiava con il marito coperta dal burqa. Secondo quanto riportato dal Giornale, che della vicenda se ne occupa come buona parte dei quotidiani questa mattina, l’ordinanza contro il velo islamico decisa dal sindaco in poco più di tre mesi è già stata applicata ben 36 volte.
Una donna, ogni tre giorni, viene fermata dai responsabili dell’ordine perché vestita con degli abiti che non ne consentono il riconoscimento.
“L’applicazione di questa ordinanza - ha dichiarato il sindaco Massimo Giordano - è l’unico modo a nostra disposizione per ovviare a comportamenti che rendono ancora più complesso il già difficile percorso d’integrazione.
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La Francia si appresta a diventare il primo paese occidentale che vieta il burqa in tutti i luoghi pubblici, confinandolo nei soli spazi personali (in pratica a casa propria e basta). Il Premier Sarkozy prosegue così nella sua linea dura contro il copricapo integrale islamico, portando alle estreme conseguenze tutte le iniziative precedenti, come il divieto di portarlo a scuola.
Il disegno di legge è già pronto e andrà al voto a maggio, ma va subito detto che nonostante Sarkò goda di una confortevole maggioranza, non sarà una passeggiata. Molti nel paese temono infatti una levata di scudi da parte della fortissima comunità mussulmana e l’ondata di disordini che ne potrebbe derivare.
La determinazione del Premier tuttavia è tale da poter superare anche i dissidi interni, portando a una compattezza della maggioranza intorno a un provvedimento divenuto uno dei simboli del suo corso politico.
Continua a leggere: La Francia vieta il burqa. Il voto a maggio
Ecco la punizione che il Silvio furioso sta escogitando per Berto-laser. Spostarlo da Haiti al Perù, Paese che in questi giorni fronteggia un’emergenza pioggia e fango capace di isolare persino i turisti a Machu Picchu. Inca-zzato
Sarkozy annuncia una legge anti-burqa e subito l’Italia a ruota: “La facciamo pure noi”. In realtà esiste già la norma che obbliga a girare per strada a volto scoperto, basterebbe una modifica per introdurre lo specifico elemento religioso. Raccontar una b-allah
Pdl in allarme sul caso Puglia. Il Cav rimescola le carte e per certi colonnelli del partito si preannuncia uno smacco imbarazzante. Lo sconFitto
Un appello: aiutiamo la ricerca, salviamo il premier dal cancro della magistratura politicizzata. Con il lavoro degli avvocati del SuperCav possiamo batterlo, tutti insieme. Basta un piccolo sforzo, dai una mano anche tu. Cinque per Mills
La sentenza della Corte costituzionale è come un detonatore che fa deflagrare la rabbia del SuperCav. Quando in serata esce allo scoperto e si avvicina a passo rapido ai cronisti che lo attendono per strada, pare quasi di sentire in sottofondo la musica di Rocky Balboa. E l’attacco più pesante è per Ivan Drago-Napolitano: “Il capo dello Stato? Voi sapete da che parte sta“. Una furia. Esp-lodo Alfano
Quando si sparge la voce che il Lodo è stato bocciato, nella redazione del Tg1 è subito panico: come dare la notizia senza DARLA troppo? Alla fine si opta per il solito “panino” che stavolta, però, risulta alquanto indigesto alla direzione. Forse il ketchup portato da Gasparri era andato a male? Succede solo da McNzolini’s
Dopo la tragedia di Giampilieri, con i morti ancora da ritrovare, le strade ancora invase di melma ormai dura e i camion della mafia che si fanno sotto per smaltire i detriti a modo loro, il sindaco di Messina pensa bene di soffermarsi su questioni non esattamente sostanziali: “Anche noi vogliamo il lutto nazionale. I nostri non sono morti di serie B“. Fango della gelosia
La Lega: “No al burqa in pubblico“. I finiani dietro le quinte: “Copriamo solo le escort, in modo da non indurre più il Cav in tentazione. Così evitiamo altri danni“. Un velo…pietoso

Non è una novità assoluta, e ce ne siamo già occupati più volte in passato, ma la proposta di legge presentata dal deputato della Lega Nord Roberto Cota vale a riportare l’attenzione su uno degli aspetti più controversi dell’integrazione degli immigrati di religione islamica nel nostro paese. Il tutto a pochi giorni dalla clamorosa iniziativa di Daniela Santanchè contro il velo integrale; “provocazione” che le è valsa una denuncia ancora pendente.
Posto che esiste una legge della Repubblica del 1975, meglio nota come Legge Reale, che in qualche modo già disciplina la materia, qual è la vera novità della proposta Cota? Su questo, o meglio sul fatto che basti applicare le normative esistenti, si basano gran parte delle reazioni negative venute dal centro-sinistra. In particolare citiamo la senatrice Baio (Pd): “Stendiamo un velo pietoso. La Lega usa un linguaggio strumentale che non risolve nè il problema culturale nè quelo della sicurezza” e Ferranti (Pd): “È una norma incostituzionale che lede la libertà religiosa.”
Ma in realtà la proposta contiene la seguente specifica: “…che non venga ammesso il giustificato motivo nel caso di indumenti indossati in ragione della propria affiliazione religiosa”. Non si tratta di un rilievo da poco, in considerazione delle numerose eccezioni sollevate da singoli magistrati chiamati a decidere a riguardo. La vecchia legge infatti è estremamente lacunosa in materia, permettendo pressoché qualunque tipo di interpretazione. Ciò paradossalmente porta a una diversità di trattamento dei cittadini in base alla propria appartenenza religiosa, fatto vietato dalla nostra Costituzione.
L’ex-parlamentare Daniela Santanchè è stata aggredita davanti al cinema Ciak di Milano dove si svolgeva la festa per la fine del Ramadan. L’intento del leader del Movimento per l’Italia era di protestare contro la condizione delle donne musulmane costrette a portare il burqa o velo integrale, e la provocazione non è piaciuta a qualche membro della comunità islamica che, sempre secondo la Santanchè, l’avrebbe assalita.
A suffragio della sua tesi l’ex-deputata ha presentato un certificato dell’ospedale Fatebenefratelli riportante varie escoriazioni e la possibile rottura di una costola. Al di là di questo, che non appare eccessivamente rilevante giacché sappiamo che in questi casi la prassi è esagerare i danni subiti, rimane il contenuto della protesta.
La Santanchè chiede semplicemente l’applicazione da parte delle forze dell’ordine di una legge del nostro ordinamento. Si tratta della legge 152 del 1975 che vieta di aggirarsi a volto coperto e non ammette alcuna deroga, che sia di carattere religioso o altro. È comprensibile la ritrosia della nostra polizia a far applicare un punto così impegnativo, nella previsione delle evidenti conseguenze sociali e materiali, ed è pertanto la politica a dover mandare un segnale preciso a favore della legge.
Continua a leggere: Daniela Santanchè aggredita a Milano. Sul burqa è scontro di civiltà
L’intervista di Obama ad Al Arabiya (che potete vedere qui sopra) ha scatenato l’entusiasmo degli ascoltatori delle emittente araba, che hanno inondato il suo sito di messaggi di giubilo per il nuovo corso nei rapporti con l’Islam che il nuovo presidente USA sembra voler inaugurare.
Non si respira proprio lo stesso clima se si vanno a leggere, invece, i commenti dei lettori de ilgiornale.it, ottimo termometro degli umori dell’elettorato del centrodestra nostrano (come abbiamo visto per la vicenda Alitalia). Dominano infatti lo sconforto, la paura di una resa incondizionata al “nemico islamico” e la sensazione generale che di Obama ci sia poco da fidarsi.
Gcf48 apre le danze rispolverando il sospetto che Obama stesso sia un musulmano nascosto, e gianmariax gli va dietro dichiarando, tra il serio e il faceto che Barack “sicuramente fa il ramadan e in privato mette il burqa a Michelle…”.
Continua a leggere: L'apertura di Obama all'Islam non piace ai lettori de "Il Giornale"
La notizia è grossa e tutti gli aspiranti terroristi si staranno fregando le mani. Pare infatti che una nuova consuetudine voglia che in Italia ci si possa aggirare per luoghi pubblici a volto coperto, in deroga alla legge. Il Testo Unico di pubblica sicurezza prevederebbe in effetti il divieto di comparire mascherati in luogo pubblico, integrato dalla legge 152 del 1975 (è vietato ogni mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo) ma udite udite, ora il giustificato motivo c’è. Basta essere di religione islamica.
In questo caso infatti il burqa, o nel caso specifico il niqab (la velatura che lascia scoperti solo gli occhi della persona) è assolutamente consentito, almeno secondo il responsabile e conservatore del museo di Ca’ Rezzonico a Venezia Filippo Pedrocco, che prenderà seri provvedimenti nei confronti della guardia razzista rea di aver applicato il regolamento, allontanando una signora che durante la visita al palazzo si era categoricamente rifiutata di scoprire il viso.
“Un fatto sgradevole, discriminatorio e stupido, non condiviso né da me né dal resto della direzione dei Musei civici”, ha dichiarato perentoriamente il Pedrocco al Gazzettino, aggiungendo con tono minaccioso che “prenderemo i provvedimenti necessari nei confronti del guardiasala.” Certo, giusto, peccato però che il regolamento del museo, molto adeguatamente riportato sul sito ufficiale, affermi espressamente che “non è consentito l’accesso a viso coperto“.
Continua a leggere: In Italia girare a volto coperto non è più vietato. Basta essere mussulmani