Tg1 filo-governativo come mai prima, pressioni dirette del Presidente del Consiglio su Minzolini e sui dirigenti Rai per la cancellazione dei programmi “scomodi”, sospensione dei talk-show politici in campagna elettorale (nonostante la sentenza del TAR)…
Le notizie degli ultimi giorni lo indicano chiaramente: il grado di controllo del centro-destra sulle televisioni sta toccando il suo apice –a 16 anni di distanza dalla famosa promessa del Cavaliere: “In Rai non sposterò nemmeno una pianta”.
Eppure i media – come le società – sono un qualcosa di estremamente dinamico, e ogni tentativo di reprimere le opinioni critiche da una parte (la Tv) porta ad una sua espressione con maggiore forza da un’altra (Internet). Lo abbiamo visto con la nascita del Popolo Viola, ed è quanto sta succedendo in questi giorni sui siti dei principali quotidiani italiani, che si sono improvvisamente messi a produrre talk show in streaming.
Quelli del Partito Democratico, e non solo loro, si scandalizzano (ingenuamente) e protestano (giustamente) per la Rai che “spegne la luce” sulla campagna elettorale, lasciando sotto i riflettori il Re Sole Silvio Berlusconi.
Oscurati i programmi politici che contano, che fanno opinione, che spostano voti, la Rai pubblica si … “consegna” al Premier, protagonista unico del circus mediatico, pur con l’ultimo carico della procura di Trani che conferma che il presidente del Consiglio è indagato per concussione e minacce. Mica bruscolini.
Con l’aria che tira, (scandali personali-crisi che non passa-pdl a pezzi-Fini con un piede fuori-Bossi pronto a “fare i conti dopo il voto-astensionismo da ko) Berlusconi fa quello che sa fare meglio: la vittima, “eliminando” tutti gli altri competitors, privando il 30% degli indecisi di una Tv che conserva uno straccio di confronto e di democrazia.
Scandalizzarsi? No! Indignarsi? Sì. Contro Berlusconi ma anche contro gli … “altri”, tutti gli “altri”, corresponsabili di aver ridotto così il Paese.
La televisione è diventata la nostra cultura della apparenza. La televisione è diventata la nostra politica della banalità.
Via i ferrivecchi dei partiti. Via i professionisti della politica. Basta analisi, basta contraddittori, basta riflessioni, basta collegamento fra fatti. Tutto diventa “intrattenimento”, “spettacolo”, liquido, i collant della rossa Brambilla.
Berlusconi commette un grave errore: esagera. Il Cavaliere non ha bisogno della censura. Perché con questa politica, con questa tv, con questi media (e con italiani ammaestrati all’indifferenza), la censura non serve: perché tutta la politica è diventata una barzelletta. E, in questo, nessuno eguaglia Berlusconi.
Ma ci sarà sempre chi non si adatta all’incoerenza e non si crogiola nell’indifferenza.
Continua a leggere: Ore 12 - A che (e a chi) serve "spegnere" la Tv

Il fenomeno Berlusconi è solo un sintomo della storica “anomalia italiana”? Oppure il belpaese è solo un laboratorio avanzato per quella che sarà la politica del XXI secolo? Recenti sviluppi dalla vicina Germania farebbero propendere per la seconda ipotesi.
Stiamo parlando di Guido Westerwelle, ministro degli esteri e capo dei liberali della FDP, che dallo scorso anno (qui un commento ai risultati delle elezioni tedesche 2009) sono partner di coalizione della CDU di Angela Merkel.
Da quando è entrato in carica infatti il buon Guido non fa che far parlare di sè per le sue uscite provocatorie, roboanti e fuori dagli schemi della politica tedesca, ancora legata ad uno stile compassato paragonabile a quello della Prima Repubblica Italiana (basti pensare all’insipida Angela Merkel).
Continua a leggere: Guido Westerwelle: piccoli Berlusconi crescono (in Germania)?
E’ una campagna elettorale che più vergognosa non si può, con aria fritta, risse, odio, piazzate, slogan da villaggio tribale.
L’ultima (in ordine di tempo) ciliegina sulla torta ai vermi riguarda Berlusconi (il premier), Minzolini (il direttore del TG 1), Innocenzi (commissario Agcom, Autority Rai)) indagati per concussione dalla procura di Trani.
Le intercettazioni rilevano pressioni per bloccare i programmi Rai più sgraditi (Santoro in primis).
Peggio dei fiumi che esondano. Una questione di democrazia.
Berlusconi gridava al telefono; “Basta con i processi che si tengono in Tv, fermare quei pollai”.
L’Italia è a oramai a pezzi. E’il Paese con le pezze al “culo”. Persino nello Zimbawe tre personaggi così avrebbero rassegnato subito le dimissioni.

In queste ore di crescente tensione, non sarà facile per il Pd dimostrare agli italiani di non essere un’accozzaglia di fischiatori di professione, ma una opposizione responsabile e pronta per l’alternativa a Berlusconi.
La manifestazione (o le manifestazioni?) di sabato prossimo contro il decreto della vergogna salva liste, invece che dare una spallata al governo, rischia di destabilizzare l’opposizione, un boomerang per i promotori.
Se Antonio Di Pietro insiste nel mettere sotto accusa il capo dello Stato e porterà in Parlamento la sua richiesta di impeachment a Napolitano, il tenue filo unitario riallacciato col Partito democratico, si strapperà.
Quella di sabato prossimo rischia di trasformarsi nella piazza “contro” Napolitano. In tal modo, davvero Berlusconi prenderebbe più “piccioni” con una sola fava.
La forzatura del governo che lede i principi di civiltà democratica passerebbe in secondo piano. E il Cavaliere dimostrerebbe ancora una volta di saper tirar fuori il coniglio dal cilindro, capace di ribaltare la frittata e di scatenare la rissa in casa altrui. Il premier, con i sondaggi in picchiata, riaccende le polveri per rianimare una campagna elettorale oramai compromessa.
La via d’uscita di Berlusconi è una sola: ricacciare Pd e opposizione nella trincea dell’antiberlusconismo. In questo il Cavaliere è maestro.
Anche il Pd e gli altri “alleati” sono insuperabili: ma nel cadere nelle trappole. Si saprà presto se il partito di “lotta e di governo” è solo uno slogan dell’albo dei ricordi.
Continua a leggere: Ore 12 - Il Cavaliere "diabolico" intrappola il Pd di "lotta e di governo"
Si raccoglie ciò che si semina. La comparsa sul gruppo Facebook della Lega Nord di Marcheno di un indegno post con l’immagine di una mitragliatrice titolata ‘Giudice non mi vuoi far votare? E io comincio a sparare’ e’ la spia del clima perverso di queste ore. Si raccoglie ciò che si semina. Non ha niente da dire il ministro dell’Interno Maroni?
Più di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi “fiuta” l’aria e sente odore di tempesta.
Il Senatur fa accantonare la Spa sulla Protezione civile, dimostrando che è lui a tirare i fili di un governo sotto pressione per la bufera giudiziaria che si è abbattuta su Bertolaso (difficilmente resterà al suo posto) e si frega le mani nel vedere il Premier impantanato, prendere sberle e non reagire.
Di questo passo, Bossi sa bene che sarà la Lega a raccogliere i frutti alle prossime Regionali. Frutti che matureranno oltremodo in seguito, dando al leader del Carroccio non più solo il diritto di veto ma quello di marcare il cammino del governo. Insomma, i classici due piccioni (Berlusconi e Fini) con una fava.
La patata bollente Bertolaso, la “bombetta” Verdini, le tangenti di Pennisi (iceberg di una nuova “Duomo connection”?), tutte le inchieste in corso e altre annunciate, rischiano di fare degenerare la situazione, fino a condizionare la campagna elettorale e il risultato delle urne, a danno del Pdl.
Si allarga a macchia d’olio l’idea che il “berlusconismo” ha alimentato la illegalità “gelatinosa”, è un sistema per i “liberali” avidi, più “furbi” dei “furbi”, al di fuori di regole e leggi, retto sulle bustarelle, sulle leggi ad personam, sui commissari straordinari, sulle emergenze senza fine, un sistema basato sui deputati nominati, sul populismo e sulla ricerca spregiudicata e demagogica del consenso, tutto ad uso e consumo del padre/padrone e della sua corte.
Basta che un anello (Bertolaso) ceda e salta l’intera catena.
Come forse avrete già notato dalle affissioni nelle vostre città, il Partito democratico (dopo mesi sprecati in faide non ancora del tutto risolte) ha pensato bene di iniziare la campagna elettorale per le elezioni regionali del marzo prossimo.
Ecco dunque il Pd proporci In poche parole, un’altra Italia, con manifestoni 6 x 3 dedicati alla scuola, alle imprese e al lavoro. Assegni per i precari, fondi e qualità per la scuola pubblica, facilitazioni per il credito sono gli slogan scelti per tentare una (purtroppo) improbabile rimonta contro le orde del Popolo della libertà che, appena terminata la costruzione della piramide per Silvio III, rischiano pure di vincere molte delle Regioni in palio.
Che giudizio date voi di questa campagna del Pd? A me sembra un poco debole….
Ps: leggo sul sito del Pd che “i manifesti con la campagna ideata dalla Proforma di Bari, sarà visibile su 4500 poster 6×3 e 4×3, 2500 autobus, nelle metropolitane di Roma, Milano, Napoli e Torino, in 100 Stazioni ferroviarie, in 20.000 impianti speciali e di pubblica utilità: fermate bus, pensiline, fioriere, gonfaloni, cabine telefoniche e in 30 maxi impianti a Roma e Milano”. Bari… Puglia…Ci sarà mica lo zampino della volpe del Tavoliere?
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Dalle dichiarazioni poco illuminanti del Ministro dei Trasporti Altero Matteoli, secondo il quale in autostrada si poteva toccare i 150 km/h, è passato poco più di un mese. Nel mezzo una nevicata record nel Nord Italia. E qualche problema alla circolazione dei treni.
Durante quei giorni furono molti i ritardi accumulati. Trenitalia dopo aver promesso un rimborso totale ai propri passeggeri ha attivato un customer care che avrebbe dovuto garantire a queste persone il 50% del valore del biglietto preso.
Probabilmente l’ammontare di quel denaro, pari a 700mila euro, sarà devoluto in beneficenza. Pronta subito la replica di Adiconsum secondo la quale prima di dedicarsi al volontariato Trenitalia dovrebbe far bene il proprio.
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Silvio Berlusconi non è certo un eccellente statista. L’assenza di doti attribuibili a questo tipo di professione, di cui fa semplicemente la satira, riesce a mascherarle grazie alla comunicazione. Veloce. Immediata. Invidiata da buona parte dei suoi avversari politici che spesso non sono neanche dei buoni amministratori.
Silvio poco prima di ogni campagna elettorale, poco importa se sia finalizzata ad un Comune o all’Europa, propone al suo pubblico un progetto in grado di conquistare anche il compratore più diffidente.
Nel 2002, giusto per fare un esempio, inventò il poliziotto di quartiere che (come documentato ieri da La Stampa) scomparve poco dopo. Oggi. Nel 2010 alza l’asticella e ai suoi telespettatori propone un moderno reality show. Per Haiti partirà infatti Guido Bertolaso.
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