Ci sta bene Pier Ferdinando Casini sulla scia di Mario Monti. Il leader dell’Udc si è dimenticato del “suo” strombazzato Partito della Nazione e forse anche del Terzo Polo e si appresta a giocare una nuova partita su campi più aperti, dal Pd al Pdl. Trasformismo da due soldi o lungimiranza politica?
Comunque il “succhiaruote” del premier professore si mette in cattedra e dà i voti (o i numeri?): “un sei di incoraggiamento” alla politica e “un nove al governo” che ha fatto “in due mesi quello che Prodi e Berlusconi non erano riusciti a fare”.
Poi precisa: ”Il governo Monti l’ha voluto la politica, lo vota, lo sostiene. Anche quei miei colleghi che hanno i maldipancia”. Quindi la tirata d’orecchie ai partiti che devono “metterci la faccia, assumere la paternita’ di questo governo, imprimerci le impronte digitali e soprattutto promuovere una seria autoriforma della politica, senza demagogie”.
Così in una intervista al Quotidiano Nazionale, il leader dell’Udc spinge per un cambio della legge elettorale “che dia la possibilità ai cittadini di scegliere il proprio parlamentare e che non costringa ad ammucchiate innaturali che poi paralizzano ogni governo, e ben venga una intesa su questo tema tra Pd e Pdl”. L’importante “è non partire dalla coda ma dalla testa: è un nuovo bicameralismo che deve precedere le ipotesi di riforma della legge elettorale, non il contrario”.
Casini non vede il pericolo di andare a votare con il Porcellum, perche’ sarebbe “una prova di impotenza della politica. Almeno le preferenze vanno inserite”. Campagna elettorale aperta.
Antonio Di Pietro: gelata. Voto 5- Il capo Idv tuona: “La cura da cavallo del governo Monti non sta funzionando. Manovra di lacrime e sangue, ma i mercati nemmeno se ne sono accorti. Pagano sempre gli stessi”. Allarme reale o populismo elettoralistico?
Silvio Berlusconi: ghiacciata. Voto 4- Il Cavaliere non aspetta la primavera per uscire dal letargo: “Sono sempre in pista per la libertà”. La sua. Poi l’attacco contro Monti: “Manovra solo recessiva”. E sul Pdl: “Primo partito”. Aperta la campagna elettorale?
L’ex premier Silvio Berlusconi ha assicurato ieri una “leale collaborazione” al governo Monti ricordando però una apparente ovvietà: “Dovrà avere il consenso del Parlamento”. Che, con l’aggiunta che segue: “Parlamento nel quale la mia parte politica ha sempre la maggioranza”, assume tutta l’aria di un minaccioso avvertimento, se non di un ricatto.
Orbene, chi non ricorda come, proprio un anno fa, precisamente il 14 dicembre 2010, l’esecutivo del Cavaliere riuscì numericamente a sfangarla? Berlusconi si era assicurato ancora una volta la permanenza a Palazzo Chigi grazie a una scandalosa compravendita di deputati, un vero e proprio mercato delle vacche degno di una “Repubblica delle banane”.
Proprio oggi, con il decreto “Salva Italia” che approda al Senato (il via libera di Palazzo Madama è atteso per domani, giovedì), l’attuale premier Monti e l’ex premier Berlusconi si incontreranno a colazione a Palazzo Chigi. Non si discuterà di frequenze tv, ha assicurato il Cavaliere, bensì in particolare del suo “no” alla “tracciabilità” abbassata a 1000 euro: “Sono contrario – spiega il Cav – perché magari uno fa acquisti che non vuole far sapere alla moglie…”.
Sempre lui, si dirà. Ma dietro alle battute alligna lo spirito di rivincita. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Il tono basso di questa fase è “imposto” dalla realtà dei fatti: Berlusconi sa che oggi non può fare altro che “osservare” e prepararsi per tentare la rivincita. E’ l’ultima battaglia del “Ghe pensi mi”, la madre di tutte le sue battaglie dalla “discesa in campo”. Berlusconi c’è e non ha mollato la presa: è già in campagna elettorale.
Guai cadere nella trappola della mela spaccata in due, pro e contro Berlusconi. Ma sottovalutare quel che il Cavaliere ha in mente è un errore dalle conseguenze imprevedibili.
Con il breve intervento di ieri a Verona, Silvio Berlusconi ha dimostrato di essere su un crinale instabile, ma di non aver mollato l’osso e di prepararsi alla sua ultima battaglia politica.
E’ vero, i sondaggi, catastrofici per il Pdl, sconsigliano oggi di giocare la carta del ricorso anticipato alle urne. Ma sono sondaggi che riflettono il punto più basso di caduta della leadership del Cavaliere, l’inevitabile riflusso dopo la perdita di Palazzo Chigi. C’è anche una fetta enorme di astensioni dal voto e moltitudini di insoddisfatti che passano trasversalmente fra partiti e schieramenti. Le bocce non sono ferme e le prossime mosse saranno decisive.
In verità, fra i partiti non sono molti quelli che pensano che Monti possa raggiungere il traguardo di fine legislatura del 2013. Quando nei prossimi giorni il nuovo governo passerà dagli annunci ai provvedimenti, tutto può accadere. Anche il ko immediato dell’esecutivo dei professori.
E ieri a Verona Berlusconi ha giocato d’anticipo, aprendo di fatto la campagna elettorale: a lui poco importa se si vota nella prossima primavera o in quella successiva. Il rilancio, apparentemente anacronistico, della nuova crociata contro i “signori comunisti”, che riflette anche nel linguaggio la DC del 1948, sono i tre squilli di tromba del Cavaliere per prepararsi all’ultima battaglia. Il “Ghe pensi mi” sa di essere circondato da nemici, dentro e fuori, con Bossi che bombarda alle spalle e Casini che logora ai fianchi. Ma anche Berlusconi gioca allo stop and go con Monti, sul binario di un Pdl di lotta e di governo. Così il Cavaliere è in bilico sul trapezio.
La partita la vince chi riuscirà a mettere sotto un’unica bandiera il corpaccione dei moderati italiani. Un corpaccione oggi deluso, diviso, indeciso. Ma quella è la maggioranza, che difficilmente seguirà il Pd marmellata di Bersani o il Terzo Polo dei “furbetti” Casini, Fini, Rutelli sostenuti da Alfano ed ex dicì.
A Berlusconi sono rimaste poche carte in mano, ma le giocherà presto, tutte, fino all’ultima. E stavolta, con l’Italia in recessione (OCSE) nel 2102, non punterà su Scilipiti: chiamerà direttamente gli italiani al grido … “O Roma o Mosca”, come fecero i fascisti della seconda rivoluzione corporativa dopo la grande crisi economica del 1929.
Gli italiani saranno disposti a seguirlo ancora? Con l’aria che tira (e che tirerà), mai dire mai. Solo il pieno successo di Monti può cancellare definitivamente le ultime velleità politiche di Berlusconi.
Umberto Bossi: sfumature. Voto 6-. “Berlusconi ne dice… è troppo nervoso”. Così il Senatur ha replicato a chi gli ha chiesto un commento sulla definizione di “senza cervello” rivolta da Berlusconi a chi vota i candidati di centrosinistra. Solito doppio gioco o l’inizio della fuga?
Gianni Lettieri: fumato. Voto 5-. Un incendio doloso si è sviluppato al piano terra del comitato elettorale del candidato sindaco di Napoli del Pdl che accusa lo sfidante del centro-sinistra De Magistris: “moralmente colpevole”. L’ex pm: “Calunnie”. Campagna elettorale da sballati. Ultimi fuochi.
Non c’è niente da ridere. C’è solo da prendere atto di una situazione avvilente in cui è precipitata la politica, certa politica. Fra la repubblica delle banane e il sultanato, sempre più in basso.
A poche ore dal ballottaggio, a Milano ci sono persone che disturbano i cittadini nei metrò e nei quartieri dicendo di essere dei comitati del candidato di centro sinistra e altri che, travestiti da zingari, diffondono volantini a suo nome e in realtà falsi, dichiarando che in questo o quel posto sarà costruita la nuova grande moschea, la più grande d’Europa.
Così Giuliano Pisapia, il candidato a sindaco del centrosinistra che va al ballottaggio forte del 48% dei voti del primo turno, è costretto a una denuncia alla Procura della Repubblica di Milano.
“Tutto ciò - afferma Pisapia - è un reato. Sono condotte che hanno rilevanza penale, sono veri e propri reati e per questo mi è sembrato giusto nell’interesse di una campagna elettorale serena e che si confronti sulle verità e non sulle menzogne, di esporre alla Procura queste condotte e azioni ripetute soprattutto in periferia. È una campagna tutta organizzata di denigrazione della mia persona e del mio programma”.
Che dire? Che pena!
Il titolo del Fianancial Times (“Presentato dal Premier come un referendum su di sé, il voto ha mostrato che Pdl e Lega non sono più nel cuore del loro elettorato. La coalizione di Berlusconi vacilla”) è la sintesi, vista da fuori, del terremoto del primo turno delle amministrative.
Il carisma del Cavaliere subisce un duro colpo, a dimostrazione di un logoramento iniziato con l’addio di Fini e sempre più profondo per i problemi del Paese non risolti e per le note “questioni” personali.
Si può davvero dire che i nodi vengono al pettine e che il potere berlusconiano è stato fin qui un vero e proprio disastro. Ora, con l’acqua alla gola, la novità è il dietrofront del Cavaliere “dimezzato”: non parteciperà in prima persona, con la sua faccia, alla campagna elettorale per il ballottaggio a Milano.
Solo se i sondaggi “tirano” il premier si rifà vivo sui palchi, pronto a trovare in Letizia Moratti (e non solo) il capro espiatorio di una sconfitta annunciata. Berlusconi “cuor di leone” scende in campo solo se sente odore di vittoria, altrimenti spetta ai luogotenenti andare al massacro, beffati e contenti.
Una scena già vista. Peggio del 25 luglio. Siamo alla caduta degli dei. Contento Bossi, a fare da controfigura, impallinato al posto del Cavaliere? Nel Pdl c’è sbandamento, nella tenaglia del dilemma: o Berlusconi o caos. La destra rischia di seguire la sorte del Cavaliere e di frantumarsi in un dedalo di fazioni e sigle. Dal berlusconismo si raccolgono solo foglie secche.
La sinistra e il Pd già “godono”. E’ già successo con Mani pulite, nel tintinnar delle manette contro DC e PSI. Già, la storia si ripete: prima in tragedia e poi in farsa.
A poche ore da un voto amministrativo dal sapore prettamente politico molta gente si chiede perché c’è questa corsa a candidarsi, a farsi eleggere, a prendersi uno scranno.
Per spirito di servizio, per idealità, per ambizione, per brama di potere, per soldi?
A dire il vero, un consigliere comunale (anche in una grande città) percepisce quanto un insegnante di scuola media, poco più di un operaio. E un assessore, dopo cinque anni di mandato, non diventa certo miliardario con i gettoni di presenza in giunta o in consiglio.
Queste persone “elette”, poi, non percepiscono nulla, o quasi, dai rispettivi partiti, i quali hanno aggirato l’ostacolo del finanziamento pubblico incassando una montagna di soldi (nostri) attraverso il vergognoso e truffaldino (cosiddetto) rimborso elettorale.
Perché allora tanta gente vuole diventare consigliere sperando di diventare assessore, e per raggiungere tali obiettivi spendono una fortuna in campagna elettorale?
Perché i comuni (specie quelli grandi) sono diventati “affaristi”: con il loro potere istituzionale e politico mettono mano nei principali business del territorio (dalle ex municipalizzate, ai servizi di tutti i tipi) dove girano montagne di soldi.
Tutto è diventato business. E su ogni business, è fondamentale il “sì” o il “no” di una giunta e di un consiglio, dando agli assessori e anche ai consiglieri (per non parlare di sindaci e governatori) uno straordinario potere.
Tutto, o quasi, passa da lì. E’ quella la torta dorata. E una fetta non viene “negata” a nessuno. Anche all’ultimo può toccare una briciola (d’oro).
Vige solo la legge dell’insulto e dell’”aria fritta” in questa campagna elettorale per le amministrative dove i “fatti”, il governo locale, la vita quotidiana della gente non trova spazio nei candidati. Poche le eccezioni, che, ovviamente vengono oscurate dai media.
Non una parola sulla crisi economica che taglia le gambe alla maggioranza degli italiani, che sentono promesse di ripresa sempre rinviata. E nessuno cita i numeri, ad esempio quelli dell’Istat, che certificano una inflazione al 2,6%, record degli ultimi quattro anni, impensabile con una “magra” economica come questa.
Così vengono falcidiati i redditi fissi, salari e pensioni, vengono massacrati i più deboli (la disoccupazione giovanile tocca oaramai il 29%!), con la crescita del costo della vita, il taglio ai servizi, l’abbassamento della qualità della vita.
Anche l’Ocse lancia l’allarme sulle buste paga degli italiani: il salario netto medio di un single senza figli a carico è stato di 25.155 dollari nel 2010. La cifra è inferiore sia alla media Ocse (26.436 dollari), sia a quella dell’Ue a 15 membri (30.089).
In campagna elettorale c’è altro da discutere: di aria fritta. Ma le urne serviranno a qualcosa?
L’appello di Giorgio Napolitano “Basta politica come guerra, voglio rispetto reciproco” non serve a niente e a nessuno. Il clima è avvelenato e, oramai, non si sa più dov’è il fondo.
Ieri il Premier Berlusconi ha insultato i leader della sinistra che “non si lavano”, oggi la “dolce” Letizia Moratti lo ha addirittura superato accusando in un dibattito tv il suo avversario candidato del centrosinistra a sindaco di Milano Giuliano Pisapia di aver rubato un furgone negli anni ’70 e poi di essere stato amnistiato.
Così, calunniato da Letizia Moratti, Pisapia ha deciso di querelare la Moratti per diffamazione aggravata.
“È evidente che Letizia Moratti è disperata - si legge in una nota - fidandosi di qualche manina sporca che fabbrica dossier ad arte è incappata in un clamoroso errore. Ha diffamato Giuliano Pisapia alla fine della registrazione del confronto su Sky TG24, pensando di approfittare come in un agguato del diritto di parlare per ultima”.
Pisapia contesta l’accusa rivoltagli dall’avversaria: “Letizia Moratti ha accusato Giuliano Pisapia di essere responsabile di un furto, citando una sentenza della Corte d’Assise, che dichiarava il reato estinto per amnistia. Nonostante l’amnistia, Giuliano Pisapia presentò appello, accolto. La III Corte d’Assise d’Appello di Milano presieduta dal dott. Luigi Maria Guicciardi nel procedimento n.76 del 1985 ha assolto Giuliano Pisapia per non aver commesso il fatto. Tale sentenza di assoluzione con formula piena è passata in giudicato ed è quindi definitiva”.
Sferzante il commento del leader del Pd Bersani: “Il sindaco Moratti alla disperata ha estratto la pistola e si è sparata sui piedi, ma questa arroganza la pagherà, sono tentativi di colpi bassi, come un pugile che non sa più dove colpire”. Bella campagna elettorale, non c’è che dire.