Il titolo del Fianancial Times (“Presentato dal Premier come un referendum su di sé, il voto ha mostrato che Pdl e Lega non sono più nel cuore del loro elettorato. La coalizione di Berlusconi vacilla”) è la sintesi, vista da fuori, del terremoto del primo turno delle amministrative.
Il carisma del Cavaliere subisce un duro colpo, a dimostrazione di un logoramento iniziato con l’addio di Fini e sempre più profondo per i problemi del Paese non risolti e per le note “questioni” personali.
Si può davvero dire che i nodi vengono al pettine e che il potere berlusconiano è stato fin qui un vero e proprio disastro. Ora, con l’acqua alla gola, la novità è il dietrofront del Cavaliere “dimezzato”: non parteciperà in prima persona, con la sua faccia, alla campagna elettorale per il ballottaggio a Milano.
Solo se i sondaggi “tirano” il premier si rifà vivo sui palchi, pronto a trovare in Letizia Moratti (e non solo) il capro espiatorio di una sconfitta annunciata. Berlusconi “cuor di leone” scende in campo solo se sente odore di vittoria, altrimenti spetta ai luogotenenti andare al massacro, beffati e contenti.
Una scena già vista. Peggio del 25 luglio. Siamo alla caduta degli dei. Contento Bossi, a fare da controfigura, impallinato al posto del Cavaliere? Nel Pdl c’è sbandamento, nella tenaglia del dilemma: o Berlusconi o caos. La destra rischia di seguire la sorte del Cavaliere e di frantumarsi in un dedalo di fazioni e sigle. Dal berlusconismo si raccolgono solo foglie secche.
La sinistra e il Pd già “godono”. E’ già successo con Mani pulite, nel tintinnar delle manette contro DC e PSI. Già, la storia si ripete: prima in tragedia e poi in farsa.
A poche ore da un voto amministrativo dal sapore prettamente politico molta gente si chiede perché c’è questa corsa a candidarsi, a farsi eleggere, a prendersi uno scranno.
Per spirito di servizio, per idealità, per ambizione, per brama di potere, per soldi?
A dire il vero, un consigliere comunale (anche in una grande città) percepisce quanto un insegnante di scuola media, poco più di un operaio. E un assessore, dopo cinque anni di mandato, non diventa certo miliardario con i gettoni di presenza in giunta o in consiglio.
Queste persone “elette”, poi, non percepiscono nulla, o quasi, dai rispettivi partiti, i quali hanno aggirato l’ostacolo del finanziamento pubblico incassando una montagna di soldi (nostri) attraverso il vergognoso e truffaldino (cosiddetto) rimborso elettorale.
Perché allora tanta gente vuole diventare consigliere sperando di diventare assessore, e per raggiungere tali obiettivi spendono una fortuna in campagna elettorale?
Perché i comuni (specie quelli grandi) sono diventati “affaristi”: con il loro potere istituzionale e politico mettono mano nei principali business del territorio (dalle ex municipalizzate, ai servizi di tutti i tipi) dove girano montagne di soldi.
Tutto è diventato business. E su ogni business, è fondamentale il “sì” o il “no” di una giunta e di un consiglio, dando agli assessori e anche ai consiglieri (per non parlare di sindaci e governatori) uno straordinario potere.
Tutto, o quasi, passa da lì. E’ quella la torta dorata. E una fetta non viene “negata” a nessuno. Anche all’ultimo può toccare una briciola (d’oro).
Vige solo la legge dell’insulto e dell’”aria fritta” in questa campagna elettorale per le amministrative dove i “fatti”, il governo locale, la vita quotidiana della gente non trova spazio nei candidati. Poche le eccezioni, che, ovviamente vengono oscurate dai media.
Non una parola sulla crisi economica che taglia le gambe alla maggioranza degli italiani, che sentono promesse di ripresa sempre rinviata. E nessuno cita i numeri, ad esempio quelli dell’Istat, che certificano una inflazione al 2,6%, record degli ultimi quattro anni, impensabile con una “magra” economica come questa.
Così vengono falcidiati i redditi fissi, salari e pensioni, vengono massacrati i più deboli (la disoccupazione giovanile tocca oaramai il 29%!), con la crescita del costo della vita, il taglio ai servizi, l’abbassamento della qualità della vita.
Anche l’Ocse lancia l’allarme sulle buste paga degli italiani: il salario netto medio di un single senza figli a carico è stato di 25.155 dollari nel 2010. La cifra è inferiore sia alla media Ocse (26.436 dollari), sia a quella dell’Ue a 15 membri (30.089).
In campagna elettorale c’è altro da discutere: di aria fritta. Ma le urne serviranno a qualcosa?
L’appello di Giorgio Napolitano “Basta politica come guerra, voglio rispetto reciproco” non serve a niente e a nessuno. Il clima è avvelenato e, oramai, non si sa più dov’è il fondo.
Ieri il Premier Berlusconi ha insultato i leader della sinistra che “non si lavano”, oggi la “dolce” Letizia Moratti lo ha addirittura superato accusando in un dibattito tv il suo avversario candidato del centrosinistra a sindaco di Milano Giuliano Pisapia di aver rubato un furgone negli anni ’70 e poi di essere stato amnistiato.
Così, calunniato da Letizia Moratti, Pisapia ha deciso di querelare la Moratti per diffamazione aggravata.
“È evidente che Letizia Moratti è disperata - si legge in una nota - fidandosi di qualche manina sporca che fabbrica dossier ad arte è incappata in un clamoroso errore. Ha diffamato Giuliano Pisapia alla fine della registrazione del confronto su Sky TG24, pensando di approfittare come in un agguato del diritto di parlare per ultima”.
Pisapia contesta l’accusa rivoltagli dall’avversaria: “Letizia Moratti ha accusato Giuliano Pisapia di essere responsabile di un furto, citando una sentenza della Corte d’Assise, che dichiarava il reato estinto per amnistia. Nonostante l’amnistia, Giuliano Pisapia presentò appello, accolto. La III Corte d’Assise d’Appello di Milano presieduta dal dott. Luigi Maria Guicciardi nel procedimento n.76 del 1985 ha assolto Giuliano Pisapia per non aver commesso il fatto. Tale sentenza di assoluzione con formula piena è passata in giudicato ed è quindi definitiva”.
Sferzante il commento del leader del Pd Bersani: “Il sindaco Moratti alla disperata ha estratto la pistola e si è sparata sui piedi, ma questa arroganza la pagherà, sono tentativi di colpi bassi, come un pugile che non sa più dove colpire”. Bella campagna elettorale, non c’è che dire.
Non sale sui palchi ad arringare la folla ma si limita a prendere carta e penna Romano Prodi per dire dire alla fine: “C’ero anch’io”. L’ex Premier sostiene in una lettera Virginio Merola, candidato sindaco del centro sinistra alle amministrative di Bologna lanciando un appello nazionale, marcatamente politico.
Per risollevare le sorti dell’Italia si parta dal buon governo di citta’ come Bologna, Torino, Milano, Napoli: “Caro Virginio - scrive il Professore - la mia vita assai “vagabonda” mi terra’ lontano da Bologna nei giorni della chiusura della campagna elettorale. La mia lontananza e’ pero’ solo geografica perche’ non ho mai cessato, neppure un giorno di fare il tifo per la vittoria del centrosinistra e del PD, nella mia citta’ come in tutto il Paese. Pochi giorni ancora e i cittadini saranno chiamati alle urne per decidere chi dovra’ governarla per i prossimi cinque anni. Bologna vuole e deve rinascere, ricca come e’ di risorse che attendono solo di essere messe in rete. Bologna deve recuperare quel respiro internazionale che merita, lontano da derive populistiche e da paure che spingono solo a chiudersi senza peraltro risolvere i problemi. Mi auguro che i bolognesi vadano a votare numerosi e votino per una citta’ solidale e sicura, una citta’ aperta e all’avanguardia con un governo capace e autorevole.Per risollevarne le sorti, si parta allora dal buon governo di citta’ come Bologna, con Virginio Merola, come Torino, con Piero Fassino, Milano con Giuliano Pisapia, Napoli con Mario Morcone e in tutti quei paesi o citta’ dove un nostro candidato si batte per vincere”.
Bene? Benino. Prodi ha già cancellato il “pupillo” Del Bono, ex sindaco travolto dallo scandalo dei soldi alla sue ex segretaria/compagna? La solita mela bacata nel cesto di mele buone? A Bologna, e non solo lì, (e non solo a Napoli) il Pd ha dimenticato quei valori del “buon governo”, etici, programmatici e politici, che avevano onorato la sinistra riformista nel governo locale.
E lo stesso Prodi, da Premier, non è stato vittima dello stesso male che corrode il Pidì e il centro-sinistra? Che gli altri (partiti e candidati) siano anche peggiori, non cambia la … “degenerazione” del Pd e zone limitrofe.
Peccato che non si ferma (quasi) mai al momento giusto, altrimenti avrebbe spesso ragioni da vendere. Ci riferiamo ad Antonio Di Pietro, di solito lucido nella prima frase di qualsiasi suo intervento, e poi, come preso da sacro furore, sbaglia marcia, va in fuori giri, mandando tutto a carte quarantotto.
Ieri in piena campagna elettorale il leader dell’Idv si è buttato a pesce (comprensibilmente) contro Berlusconi: “ “Non si è mai visto in un Paese civile, e in uno Stato di diritto, che un imputato, mentre è in aula sotto processo per un reato grave come quello di aver corrotto un testimone, accusi coloro che lo stanno giudicando”.
Fin qui tutto nella .. norma. Poi la solita sbandata incontrollata: “È come se i nazisti sotto processo a Norimberga, - chiosa l’ex pm - una mattina fossero arrivati in aula sostituendosi ai loro giudici”. Questione di proporzioni.
Ma Tonino, lanciatissimo, non si ferma: “A me pare che, rispetto a tutto questo, chi ha il dovere, come il Presidente della Repubblica, di fermare l’attacco alle istituzioni, non si possa limitare a delle raccomandazioni e a dei rimbrotti, ma debba fare dei passi concreti, altrimenti fra poco ci penserà il popolo. Quel popolo che sta passando dalla manifestazione di piazza alla rivolta sociale”. Da 118 o da … camomilla?
Non è una novità. Ma detta da Nichi Vendola è una novità di non poca rilevanza politica. Dice il leader di Sel in una intervista pubblicata sul sito internet del Sole 24 Ore: “Il centrosinistra non può più aspettare che arrivi la spallata a Berlusconi. Dobbiamo sentirci impegnati nella costruzione di un’alternativa credibile a Berlusconi, in tutta Italia”.
“Il paradosso - aggiunge Vendola - è che tutti vedono il cappio berlusconiano, ma nessuno è ancora capace di vedere le mani che da quel cappio possono liberare l’Italia dal berlusconismo”.
Ad ogni modo, sottolinea il leader di Sel, “in questa campagna elettorale avverto un bel fermento, soprattutto a Milano e una buona aria a Torino. A Milano la sinistra esce da un lungo stato depressivo e ritrova un discorso politico forte come quello di Pisapia e Torino si conferma uno dei laboratori urbani più moderni d’Europa”.
Parole al vento? Chissà che ne dice Bersani. Scontato che il Terzo polo faccia orecchie da mercante.
A una settimana dal voto delle amministrative dalla valenza politica, Silvio Berlusconi ha innestato la “quarta”. E chi si aspetta ulteriori spinte, con la “quinta” e la “sesta” marcia, non rimarrà deluso, perché nelle prossime ore il Premier proseguirà nella sua campagna elettorale ad alzo zero.
Berlusconi, legittimamente, fa la sua campagna elettorale da capolista alle elezioni comunali di Milano e come sostenitore del sindaco Moratti. Quello che non puo’ essere consentito e’ che i telegiornali, nel darne notizia, violino palesemente i criteri della par condicio, penalizzando fortemente sia gli altri candidati a sindaco sia le altre liste che non ospitano come capolista il premier.
“A cominciare da Manfredi Palmeri e Giuliano Pisapia – rileva il capogruppo Udc in Vigilanza Rai Roberto Rao - nessuno puo’ sperare in un riequilibrio della situazione a proprio favore, ma l’Agcom non puo’ permettere una disparita’ di trattamento cosi’ evidente, come prescrivono i regolamenti emanati dalla stessa Autorita’ e dalla commissione di Vigilanza Rai per le reti private e per quelle pubbliche”.
Serve a qualcosa fissare regole rigide come quelle della par condicio, se poi viene consentito di violarle al candidato “number one” d’Italia, quello che per primo dovrebbe sottostarvi?
Il Cavaliere, come sempre, fa e disfa come gli pare e piace, a proprio uso e consumo.
Quando è lo stesso capo del governo che trasforma le prossime elezioni amministrative in un referendum su se stesso, cosa ci si può aspettare dal voto? Come ci si può poi lamentare se la gente diserta le urne?
La campagna elettorale in corso è l’esempio dello squallore in cui ai agita la politica italiana. Insulti e gossip. Chi parla dei reali problemi esistenti in ogni città? Chi propone qualcosa di concreto per migliorare la qualità della vita di ogni giorno?
Eppure, qualcosa si può fare. Intanto per ridurre i costi della burocrazia pubblica e per rendere un po’ più efficiente l’apparato dello stato a livello locale.
Non si vogliono più abolire le Province perché la Lega non vuole? Almeno favorirne l’associazione! Perché non sostituire le Comunità montane con l’Unione dei comuni e mettere insieme i comuni più piccoli? E che si aspetta a dare operatività alle “Città metropolitane”, come già previsto dalla legge? E costa qualcosa rendere trasparente, con registri pubblici, la presenza dei gruppi di pressione nelle istituzioni locali?
In tempi di crisi, ci sono mille modi per aiutare chi sta peggio. Quanti comuni hanno fondi per anziani che non riescono a pagare le utenze domestiche restando senza né luce, né gas? Qualcosa il governo sta facendo per la dilazione dei pagamenti dei mutui per la prima casa con accordi tra amministrazioni locali e istituti di credito. Anche qui, passare dalla teoria alla pratica.
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A forza di soffiare sul fuoco, il fuoco cresce. E brucia. Oggi pomeriggio a Napoli ci sono stati diverse azioni di teppismo politico, mascalzonate inqualificabili, che favoriscono chi non vuole il confronto civile e cerca lo scontro per intorbidire la campagna elettorale.
L’episodio più grave riguarda il candidato a sindaco di Napoli del Pdl, Gianni Lettieri, aggredito da numerosi giovani dei cosiddetti centri sociali davanti al complesso monumentale di San Lorenzo, nel centro antico, dove si era recato per una manifestazione elettorale. Lettieri - secondo la ricostruzione fatta dalla questura - è stato raggiunto da sputi, spintoni e invettive tanto da essere stato costretto a rifugiarsi all’interno della basilica di San Lorenzo.
In precedenza erano state spinte e accerchiate le ragazze in biciclette elettriche che trainavano i manifesti elettorali del candidato. Tensioni e tafferugli anche davanti la sede del Pdl a piazza Bovio. Non bastasse, stamane presso la facoltà di Lettere dell’università Federico II c’è stata una rissa tra universitari di opposte fazioni politiche conclusasi con il ferimento di quattro persone.
Di questo passo, si sa come finirà. Isolare e battere, senza se e senza ma, i violenti di qualsiasi colore politico.