Può essere più o meno simpatico o antipatico Pierferdinando Casini e si può condividere o rifiutare la linea dell’Udc. Ma quel che Pdl (soprattutto) e (anche) Pd sostengono, è paradossale, per non dire “ridicolo”.
In particolare Silvio Berlusconi (con il codazzo dei vari Capezzone, Bondi, Bonaiuti, Cicchitto e per fare abbassare le orecchie a Bossi)) pretende di dare gli ordini ad alleati ed avversari, come se Casini fosse un dipendente del Cavaliere e l’Udc la dependance del partito del predellino. La stessa cosa vale per le pretese del Pd.
Non da ieri l’Udc dice di voler superare questo bipolarismo (secondo Casini responsabile della crisi generale italiana) e di voler contrastare i due maggiori partiti (Pdl e Pd) su cui il bipolarismo/bipartitismo si regge.
I centristi tendono quindi a rimanere “autonomi” “, alleandosi con chi a loro conviene di più, per prendere più potere e rafforzarsi, e dopo le regionali costruire quel terzo polo pronto a dare la spallata al bipolarismo bislacco e coatto. Posizione discutibile ma legittima politicamente.
Perché Berlusconi, Bossi (e anche Bersani) si arrabbiano tanto quando vedono che l’Udc si allea un po’ di qua e un po’ di là, o corre da sola? Perché invece di sbraitare tanto non giocano l’unica carta “legittima” che hanno in mano, cioè semplicemente decidere di non allearsi con l’Udc, togliendo a Casini la possibilità di scegliere in quale dei due forni prendere il pane? Tutto qui.
Ma non possono continuare a lamentarsi per non poter comandare in casa d’altri. Saranno poi gli elettori a dire la loro. Nell’urna.
Quello che vedete nel video qui sopra è Neri Marcoré che imita piuttosto bene il portavoce del coordinatore nazionale di Forza Italia, Daniele Capezzone.
Invece le immagini che avete visto in questi giorni in tutte le edizioni dei Tg sono autentiche: era davvero Capezzone quello che, strabuzzando continuamente gli occhi per conferire maggiore gravità alle sue parole, intimava a Veltroni e agli uomini del Partito democratico di arrendersi all’evidenza che il loro partito è una sorta di associazione a delinquere e, di conseguenza, di chiedere scusa a Bettino Craxi, che sarebbe stato ingiustamente attaccato da persone che non avevano titolo per giudicarlo.
Probabilmente Capezzone non si rende nemmeno conto di quanto siano paradossali le sue parole e di quanto, a volte, il silenzio sia d’oro: ammesso e non concesso che sia ancora possibile mettere in dubbio le condotte illegali e i reati commessi da Craxi (un motivo per il quale forse sarebbe dovuto essere lui a scusarsi quando poteva farlo), ci troviamo di fronte al portavoce di un partito che ha guidato e guida un’alleanza piena zeppa di pregiudicati, alcuni per reati di mafia, che ha portato in Parlamento ogni sorta di inquisiti, che ha elevato al rango di eroe uno stalliere condannato in via definitiva anche per omicidio.
Qualcuno dovrebbe forse spiegare al Capezzone che il suo ragionamento vale in primis proprio per lui: gli amministratori del Pd non saranno dei santi, ma non è certo dal suo pulpito, sorretto da Dell’Utri, Ciarrapico, Previti e soci, che possono venire lezioni di etica della politica.