
Non è piaciuto a Massimo D’Alema il pesantissimo attacco di Carlo De Benedetti che, nel colloquio con Paolo Guzzanti nell’ultimo libro del giornalista “Guzzanti vs De Benedetti”, si era scagliato sulla dirigenza del Pd.
Almeno Silvio Berlusconi ha fatto qualcosa. D’Alema e quelli come lui non hanno fatto niente. E Bersani? Eccellente ministro e di lui come persona e uomo di governo posso soltanto dir bene, ma come leader è totalmente inadeguato. Lui e D’Alema stanno ammazzando il Pd
L’ex ministro degli Esteri non ha affatto apprezzato e infiammando la polemica e non negando la sua ormai cronica antipatia per l’editore di Repubblica ha risposto in maniera altrettanto forte
In nessun Paese del mondo si oserebbe dire a un uomo politico che siccome ha fatto politica, non ha combinato nulla nella vita. Di alti imprenditori che ambirebbero di fare i Berlusconi ce n’è anche da questa parte, anche da noi c’è un lungo elenco di persone che pretenderebbero di fare e di condizionare la politica. Di gente che fa il verso a Berlusconi ce n’è una sfilza. Sono berluschini, dei Berlusconi di serie B
Pur non nominandolo è palese il riferimento a De Benedetti e al suo tentativo di condizionare la politica tramite La Repubblica. Proprio a tal proposito l’imprenditore si era particolarmente arrabbiato, accusando la dirigenza del Pd di aver creato la leggenda del partito di Repubblica e del direttore Ezio Mauro prossimo leader dei democratici.

È iniziata da pochi minuti il live blogging di Paolo Biondani dal palazzo della Consulta dove si sta decidendo la correttezza del Lodo Alfano. Presenti in aula quasi 50 giornalisti, italiani e stranieri. Alle 9.38 sono stati fatti accomodare fuori dall’aula fotografi e cronisti televisivi.
9.59 Stando a quanto riportato in home page dal Corriere della Sera è possibile che la decisa prevista oggi dalla Consulta slitti di una settimana.
Continua a leggere: Consulta sul Lodo Alfano, si attende la decisione nel pomeriggio

Quanta confusione. Sul Lodo Alfano. Intervistato da Lilli Gruber Luigi De Magistris, europarlamentare dell’Idv e magistrato fino alla consegna (non ancora avvenuta) delle dimissioni, ha proposto l’immunità definitiva per Silvio Berlusconi. Secondo il magistrato il Premier deve essere sconfitto politicamente.
È evidente che l’idea presentata dal delfino di Antonio Di Pietro non altro che una provocazione figlia di un modo di fare politica riconducibile al berlusconismo. E, di conseguenza, ai movimenti dichiaratamente contrari.
Lecito, però chiedersi, se un rappresentante della giustizia possa mischiare anche solo per scherzo due spazi la cui salvaguardia dipende proprio dalla loro autonomia. Dichiarazioni peggiori di quelle di Luigi De Magistris erano state rilasciate da Marina Berlusconi sul Lodo Mondadori.

Dopo la sentenza che ha condannato Berlusconi e la Fininvest a pagare 750 milioni di euro di risarcimento alla Cir di De Benedetti, sarà bene fare un passo indietro per capire da dove scaturisca l’intera vicenda. Non prima però di aver chiarito che quella recente è solo l’ultima di una lunghissima catena di sentenze spesso contraddittorie. Berlusconi è stato infatti assolto in sede penale, mentre viene ora condannato in sede civile per responsabilità oggettiva. In mancanza assoluta di prove tangibili del suo coinvolgimento, il giudice Mesiano ha infatti ritenuto - non senza qualche ragione - che non potesse non sapere dello spostamento di una cifra così consistente dal conto All Iberian a quello dell’allora giudice Metta, ovvero l’estensore del primo lodo arbitrale a favore del Cavaliere.
Ma da che cosa scaturiva quel lodo? Riassumiamo brevemente la storia della cosiddetta Guerra di Segrate, ovvero il sanguinoso scontro tra i potentati di Berlusconi e De Benedetti per il controllo del più grande colosso editoriale italiano. I due mega-imprenditori erano soci in affari, detenendo entrambi quote significative della casa editrice. Ago della bilancia erano però gli eredi della famiglia Mondadori, ovvero i Formenton. Questi ultimi si piegarono a un certo punto alla volontà di De Benedetti di assumere la guida del gruppo per defenestrare lo scomodo socio Berlusconi, salvo poi cambiare idea.
Prima di proseguire nel racconto facciamo un passo indietro. Carlo De Benedetti è l’uomo che ammise davanti ai giudici di Tangentopoli di aver pagato svariati miliardi di lire di tangenti ai partiti della Prima Repubblica per ottenere commesse che gli permettessero di vendere i suoi computer obsoleti. Pur autoriconosciutosi colpevole per misteriosi motivi non andò mai a processo. Dopo un periodo di espiazione e lontananza dai riflettori l’Ingegnere fu poi riesumato dall’amico Romano Prodi, che a sorpresa lo presentò come azionista di maggioranza della Sme.
Continua a leggere: Storia del Lodo Mondadori. Le origini del "male"

Marina Berlusconi punta ad impersonificare il conflitto di interessi del padre. Silvio Berlusconi. A poche settimane dall’intervista rilasciata al Corriere della Sera, nella quale ha voluto precisare che anche lei come molti altri cittadini italiani paghe le tasse, riappare nelle cronache politiche.
Figlia, come molti, di un fraintendimento tutto italiano a causa del quale diventa politico tutto Marina Berlusconi ha voluto precisare che il risarcimento (pari a 750 milioni di euro) sul Lodo Mondatori spettante a Carlo De Benedetti (editore anche di Repubblica e L’Espresso) è il risultato di una sentenza politica.
“Non posso non rilevare – ha dichiarato Marina Berlusconi - che questa sentenza cade in momento politico molto particolare. Non posso non rilevare che da’ ragione ad un gruppo editoriale la cui linea di durissimo attacco al Presidente del Consiglio, per non dire altro, è sotto gli occhi di tutti. Sbaglia però chi canta vittoria troppo presto”.
Continua a leggere: Lodo Mondadori: per Marina Berlusconi la sentenza è politica