Non è impossibile che anche uno come Umberto Bossi dica cose sensate.
A dire il vero, il Senatur, che fiuta l’aria meglio e prima di tanti altri, sa fin dove è possibile tirare la corda: sbraita, ulula, minaccia, ma alla fine tira fuori spesso il coniglio dal cilindro.
Come non valutare con attenzione le “aperture” del leader del Carroccio sul ddl intercettazioni?
Nel bombardamento rasoterra trasversale pro e contro il decreto, nessuno pare interessato a entrare nel merito e verificare se c’è spazio per modifiche importanti.
Per decenni il Pci, con capacità di proposta e di mobilitazione, ha imposto cambiamenti sostanziali a leggi targate Democrazia Cristiana, la quale si impuntava ma non si chiudeva mai e …”accettava” le modifiche. Anche grazie a questa impostazione l’Italia procedeva e progrediva.
Oggi c’è solo il muro contro muro. Peggio dello scontro ideologico.
Va riconosciuto e apprezzato che su un tema così bollente, da Bossi sono venute parole di responsabilità. Un’occasione da non perdere per cambiare sostanzialmente il testo senza l’ennesima disfida tra maggioranza e opposizione. Un accordo è possibile. Non sarebbe un segnale positivo per tutti gli italiani?
Lo stesso Berlusconi, costretto dall’”intransigenza” di Fini, pensa di far slittare il voto della Camera a settembre.
Per la maggioranza è l’ultimo treno. Anche per l’opposizione. Altrimenti tutti a casa. E in primavera, alle urne!

Il leader della Lega Umberto Bossi non perde l’abitudine di ruotare attorno alle parti … “intime”.
Il “celodurismo” del Senatur fa parte di diritto dell’emblema ideale del Carroccio, sintetizzandone lo spessore dialettico e culturale. Ora si passa al lato “b”.
Bossi è pronto a dare “un calcio nel sedere al Sud sprecone”. Per questo onorevole e storico obiettivo, è pronto il federalismo, che prenderà (!?) il largo sin dai prossimi giorni.
“Entro il primo anno i beni dello Stato passeranno alle regioni e agli enti locali, anche le sponde dei fiumi e dei laghi”. Parola di Bossi. Trote comprese.

Il collega Christian De Mattia aveva anticipato nei giorni scorsi lo scontento del governatore veneto Giancarlo Galan per quella che molti settori interni al Pdl considerano la “svendita del Veneto alla Lega Nord”. Vediamo di aggiornare la situazione con gli sviluppi delle ultime ore.
In un primo tempo Galan aveva più o meno velatamente paventato la possibilità di correre da solo, per ripicca. Dichiarazione salutata subito con entusiasmo dall’opposizione, con l’Udc che aveva immediatamente annunciato il suo appoggio al governatore uscente, e lo stesso Pd pronto ad aprire più di una porta. Il problema è che in caso di sconfitta (praticamente certa) Galan sarebbe politicamente finito e per questo starebbe tornando sui suoi passi.
Per quanto riguarda l’uomo da candidare, la decisione spetta ormai solo ed esclusivamente alla Lega, il cui leader Umberto Bossi ha annunciato la scelta in sede di consiglio nazionale. In realtà le possibilità sono sempre solo due, come sosteniamo da tempo: il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia oppure il sindaco di Verona Flavio Tosi.
Continua a leggere: Regione Veneto: Zaia (Lega Nord) verso la candidatura ufficiale

Ieri è stato reso pubblico il rapporto “Transatlantic Trends” sull’immigrazione, curato da German Marshall Fund e Compagnia di San Paolo. I risultati, per quanto riguarda il nostro paese, raccontano in parte una situazione ben nota: gli italiani sono molto preoccupati dai clandestini, e tendono a sovrastimare brutalmente il numero di stranieri (pensano che siano il 23% della popolazione, mentre in realtà sono il 6).
Tuttavia, quando si parla di immigrati regolari, gli atteggiamenti degli italiani non corrispondono del tutto all’immagine che spesso e volentieri ne da la Lega Nord: il 57% è a favorevole a dar loro “gli stessi diritti di partecipazione politica dei cittadini”, il 53% il voto alle amministrative (come proposto a più riprese da Fini).
Guardate i grafici riportati in gallery se non ci credete. C’è addirittura un 87% (la percentuale più alta tra i paesi esaminati) che sostiene l’opportunità di estendere anche agli immigrati regolari le stesse misure di sicurezza sociale previste per gli italiani. E il contrasto non potrebbe essere più stridente con la recente proposta di Bossi&co. di ridurre la Cassa Integrazione ai lavoratori stranieri.
I grafici del rapporto Transatlantic Trends: Immigration


Continua a leggere: Italiani pro voto agli immigrati: sbugiardata la Lega Nord
Renato Brunetta: crociato. Voto +7. Sempre effervescente il ministro della Pubblica amministrazione: “Un farabutto l’imprenditore che dà lavoro in nero”. Ma non è solo “cattiva coscienza”.
Lega Nord: crociata. Voto – 7. Esultano (!?) quelli del Carroccio per il “no” ai nuovi minareti in Svizzera e per bocca dell’ex ministro Castelli ora vogliono qui “la croce sul tricolore”. Testa o croce?
Poi ci si meraviglia che all’estero ridano di noi! O restino increduli di fronte alle funamboliche trovate del premier Berlusconi e anche dei suoi ministri.
L’ultima è del leghista Luca Zaia, ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, il quale non trova niente di meglio che proporre di scrivere … in dialetto le etichette dei prodotti Made in Italy.
Il grano duro viene pagato dagli agricoltori 22 centesimi al chilo e la pasta costa mediamente un euro e cinquanta al chilo con una moltiplicazione dal campo alla tavola di oltre il 400 per cento? E chissenefrega!
La vendemmia è a rischio, gli allevatori annaspano, le speculazioni la fanno da padrona? Idem come sopra!
Zaia, ineffabile ministro, ha ben altro cui pensare: i dialetti sulle etichette. L’agricoltura rischia di andare in malora, ma il solerte Zaia sa bene come accendere la fantasia dei “celoduristi” per portare voti al Carroccio e fare contento “patron” Bossi. Berlusconi docet.

Sostenere a parole che quanto detto, sui dialetti in televisione piuttosto che sull’inno di Mameli, dai vari esponenti della Lega sia sbagliato sono bravi tutti. O quasi. Testimoniare con i fatti che le idee del Carroccio possano essere liquidati come semplici colpi di sole è più impegnativo.
Stando a quanto dichiarato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a la Stampa sarebbe stato necessario un sollecito alle autorità competenti per garantire i festeggiamenti del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia previsto per il 2011.
La richiesta di delucidazioni avanzata dalla massima autorità del Paese non sarebbe però stata accolta, e quindi appagata, tanto che lo stesso Giorgio Napolitano“>Giorgio Napolitano ha già fatto sapere di elaborare una propria proposta qualora quella del Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi non fosse all’altezza delle aspettative.
I “regali” che il governo ha fatto ai comuni di Roma e Catania, per tappare i buchi dei loro bilanci disastrati, non sono andati giù alla Lega. Questo è un fatto.
In questi giorni, così, molti comuni del nord Italia saranno chiamati ad approvare un ordine del giorno leghista che invita i sindaci ad attivarsi presso il Governo per richiedere l’esonero dal patto di stabilità, che di fatto impedisce di utilizzare i risparmi degli enti “virtuosi” per finanziare investimenti come scuole, strade, illuminazione ecc.
“È evidente” – recita il testo della mozione “che i continui sussidi finanziari per il comune di Roma, di Catania, ecc., mal si conciliano con un principio di parità di trattamento rispetto agli altri comuni d’Italia”.
Continua a leggere: Patto di Stabilità e regali al sud, la Lega alza la voce