Tutti gli articoli con tag casini

Limiti e pregi della piazza (e dintorni). E l'Italia va Ko

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

Sbaglia chi fa. Ma anche gli assenti hanno sempre torto. Dice il saggio.

Sbaglia il Pd di Bersani che ha scelto la piazza (ma non avrebbe sbagliato ugualmente, “disertandola”?) e sbagliano l’Udc di Casini e l’Api di Rutelli a “distinguersi”, stando fuori.

Dissentire è un diritto, e farlo scendendo in piazza è un’espressione importante della democrazia partecipata. Non si vive di solo tv. Il nodo è un altro.

Oggi, ovunque, in piazza e fuori dalla piazza, c’è l’assenza della “politica”.

A dominare è la propaganda, rozza, di basso profilo. La piazza non si misura solo nel numero dei partecipanti e nel colore dei loro capelli (per lo più bianchi). Si misura nella qualità di “proposta politica”, nella capacità del “messaggio” che dai partecipanti (sempre una minoranza) giunge nelle case degli italiani (la vera maggioranza del Paese).

Qual è il messaggio delle piazze di ieri? E’ un messaggio “minoritario”, “solo” di protesta, e solo di una protesta “dovuta” di una “parte”, di una parte dell’opposizione. E non è un bisticcio di parole.

Non solo il Pd di Bersani ha dimostrato ieri poca consistenza organizzativa (ben altre manifestazioni di massa si sono viste in passato, a cominciare da quella imponente di Veltroni ai Fori Imperiali) ma ha ribadito la propria inadeguatezza politica, con divisioni interne segnate dai mugugni degli ex Popolari.

Mancando di una “sua” strategia, il Pd si è dovuto accodare al popolo viola (comunque ammirevole), alle bandiere di Di Pietro (comunque solo impegnato a portar via voti al Pd), ai residui gruppi della residua sinistra (comunque fuori gioco, Vendola compreso).

Così è solo la riproposizione di una cordata (sfilacciata) legata dall’antiberlusconismo, una minestra riscaldata, l’antipasto di nuove sconfitte.

Continua a leggere: Limiti e pregi della piazza (e dintorni). E l'Italia va Ko

Sale Bossi, scende Di Pietro. Il leader dell'Idv tuona: "No al governissimo!"

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Mentre la Lega di Umberto Bossi sale nei sondaggi balzando al 12 per cento, l’Idv di Antonio Di Pietro non tiene il passo del 2008.

Così, mentre il Senatur già pregusta il gran salto apprestandosi a modificare i rapporti di potere all’interno della maggioranza, l’ex Pm difficilmente riuscirà a mettere in “riga” il Pd di Bersani, dato in leggera ripresa.

Una cosa è certa. Le due punte estreme dei due schieramenti, Lega da una parte e Idv dall’altra, “ruberanno” voti ai partiti alleati, rispettivamente Pdl e Pd. Ma una debacle del Pdl e del Pd non porterebbe fortuna né a Bossi e né a Di Pietro perché l’attuale quadro politico salterebbe, con un rimescolamento di carte, con danni per la Lega e per l’Idv.

Tant’è che il leader del Carroccio non alza (almeno per ora) la voce e “copre” (almeno per ora) Berlusconi. E il leader dell’Italia dei Valori getta acqua gelata sui bollenti spiriti di chi (Fini, Casini, Pisanu, Montezemolo, Draghi ecc.) punta sulla crisi di governo per fare il “governassimo”.

Intendiamoci, anche Di Pietro invoca le elezioni politiche anticipate, ma rifiuta ipotesi di governo di transizione o di larghe intese. “No a un’operazione posticcia e trasversale agli schieramenti, che avrebbe soltanto lo scopo di mantenere il nostro Paese in uno stato di ibernazione”.

Tonino dixit. Che ne pensa Bersani?

Continua a leggere: Sale Bossi, scende Di Pietro. Il leader dell'Idv tuona: "No al governissimo!"

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Ore 12 - Il salto della ... "quaglia" di Paola Binetti

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroHa fatto il salto della … “quaglia”, la senatrice Paola Binetti, sbattendo la porta del Pd (dopo un inutile tormentone) per approdare sulla sponda dell’Udc.

Bersani si dice particolarmente dispiaciuto e Casini particolarmente contento. Da una parte, i “viaggiatori” scendono dal Pd-tram e dall’altra, il “terminal” dell’Udc li “ricovera”. De gustibus…

Un mese fa la Binetti, inaugurando l’adesione politica a percentuale, proclamava: “Al 40% vado in Alleanza per l’Italia di Rutelli, al 60% resto nel Pd”. Qual è adesso la percentuale con la quale la senatrice cattolica ha deciso di scegliere lo Scudo crociato centrista?

Non si discute la buona fede della Binetti, brava persona, cattolica tutta d’un pezzo, cioè “integralista”, convinta di cambiare la politica (in meglio) facendo l’assistente del parroco.

Discutibile, invece, la coerenza politica della senatrice: non ha votato la fiducia al Governo Prodi (dopo essere stata candidata ed eletta condividendo programma e formula di governo) contribuendo a mandare tutti a casa; recentemente ha augurato al Pd (il suo partito) di perdere nel Lazio, dichiarando di votare per la Polverini, candidata della destra.

Nel Pd, adesso i più tirano un sospiro di sollievo perché Paola “seminava solo zizzania”. L’Udc continua ad essere la zattera dei reduci. La senatrice, che dice di essere adesso nel posto giusto, capirà presto dov’è capitata. E anche Casini maledirà Bersani di non averla tenuta stretta!

Il presidente della Costituente di Centro, Savino Pezzotta “ringrazia” la Binetti per il “bel segnale” che “allarga la possibilità di costruire un nuovo soggetto politico di ispirazione cristiana, laico, confessionale e fortemente aperto al sociale e alla tutela della vita”. Ma la Binetti che c’azzecca? Lei vuole rifare la … Dc!

Continua a leggere: Ore 12 - Il salto della ... "quaglia" di Paola Binetti

Ore 12 - Ciancimino jr, polpetta avvelenata o pillola ricostituente per Berlusconi?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroOgnuno torna al suo posto, più o meno. Basta un Ciancimino jr per rendere ancora più torbido il già fosco quadro politico, per fare gettar via alcune maschere e far riprendere ai vari attori il proprio ruolo.

Poco ore è durata la “svolta” di Tonino Di Pietro. L’ex Pm sposa i “teoremi” del figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo sui rapporti mafia-Forza Italia, accusando tout court questo “governo piduista, fascista e paramafioso”.

Pier Luigi Bersani, imbarazzato, “accusa” la giravolta del leader dell’Idv, appena abbracciato al congresso romano. Metà Pd rilancia il refrain dell’”avevamo detto che la tentazione di Di Pietro di togliersi la casacca giustizialista non è credibile”. Dalemiani, lettiani e Follini fans rilanciano la ricucitura con Casini. Mentre altri, specie i popolari con Rosy Bindi e i veltroniani, non fidandosi del leader centrista, strizzano l’occhio all’ex Pm.

Così ha buon gioco Pier Ferdinando Casini nello scompaginare la tela delle alleanze, bloccando la prospettiva strategica appena tracciata con Bersani: l’asse privilegiato Pd-Udc è (almeno per ora) naufragato prima di prendere vela. “Mai l’Udc potrà stare in una coalizione con l’ex Pm” chiosato da Casini, più che un monito, ha il sapore di un ultimatum.

Alla fin fine, di fronte alla “bomba” (o patacca?) Ciancimino, il Pd non sa che pesci pigliare, sta politicamente con un piede di qua e uno di là, affidandosi al giudizio dei … giudici.

Di fatto, è Bersani a rimanere con il cerino in mano. Ed è Berlusconi, anche stavolta, a prepararsi a incassare il … raccolto.

Continua a leggere: Ore 12 - Ciancimino jr, polpetta avvelenata o pillola ricostituente per Berlusconi?

Ore 12 - Di Pietro, "stop and go"

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroDivide, dentro e fuori, il congresso dell’Idv. E’ il solito refrain del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.

La svolta “realista” (fine dell’opposizione “solo di pancia o di piazza”, Idv e Pd uniti per mandare a casa Berlusconi, la “Vanna Marchi della politica”, nel 2013) sancita con l’abbraccio fra l’ex pm e Pier Luigi Bersani provoca più di uno scricchiolio: delude il “popolo viola” (aggrappato all’alternativa espressa dalla piazza) e la stessa “base” dipietrista, di traverso perché “così Tonino viene fagocitato dal Piddi”. Poi c’è il “rospo” De Luca, sul gozzo a tanti.

Inoltre, il nuovo asse Di Pietro-Bersani “scolla” la strategia, peraltro solo ancora abbozzata come test per le Regionali, di un nuovo centro sinistra basato sull’asse Pd e centristi dell’Udc, con l’esclusione delle ali estreme e giustizialiste.

Così Casini, ambiguo nelle alleanze per il voto di fine marzo, ma il più deciso nel menare fendenti contro la Lega (a destra) e contro l’Idv ( a sinistra), non si lascia sfuggire l’occasione per riprendere le distanze dal Pd. “L’Italia dei Valori è una zavorra, un macigno su qualsiasi alternativa credibile a Berlusconi”.

Più che un avvertimento a Bersani, il leader “crociato” vuol così dimostrare che è giusta e valida la sua linea dei “tre forni”, cioè di andare dove più conviene all’Idv.

In effetti, Di Pietro, stemperando la propria linea intransigente e favorendo l’alleanza con il Pd, ha fatto la mossa opportuna. Preoccupa il campanello dei sondaggi, in costante discesa. Quindi, meglio prepararsi al … peggio.

Tanto, il partito era e resta in mano a Tonino, che, a cominciare da uno statuto sui generis, lo ha blindato a proprio uso e consumo.

Continua a leggere: Ore 12 - Di Pietro, "stop and go"

....
condividi 5 Commenti

Di Pietro "sogna" un partito unico con il Pd. L'unione dei ... perdenti?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

Mentre l’Idv di Antonio Di Pietro celebra dopo dodici anni il suo primo congresso in cerca di “democrazia”, il Pd è in uno stato di congresso “permanente”, sempre alla ricerca di identità, progetto, leadership.

Più che sui contenuti, ci si arrovella sui contenitori. Goffredo Bettini, già deus ex machina di Walter Veltroni, torna a gettare il suo “peso” per accusare il partito di “fare solo accordi di potere e di aver santificato il correntismo”.

Ma il Pidì è da quando è nato che è via via scivolato dalla deriva correntizia alla deriva personalistica, sprofondando nei club che si formano e si disfano attorno a capi, capetti, cacicchi di ogni risma. Il tutto “santificato” da primarie, plebiscitarie quanto bluff.

La diatriba interna è sempre sul sesso degli angeli, sul partito liquido o sul partito di tessere e apparati. In effetti il Pd è impegnato a guardarsi l’ombelico: è fuori della dura e complessa realtà del Paese, sballottato in un gioco delle alleanze in mano a Di Pietro, a Casini,a Vendola e persino alla Bonino, nel cono d’ombra ingombrante di Marco Pannella.

L’ex eminenza grigia di Veltroni, Bettini, sulla scia del sindaco di Torino Chiamparino, rilancia la nascita di un “nuovo cantiere politico, un nuovo Ulivo, da Vendola alla Bonino”. E’ la solita, stantia politica da salotto. Manca solo il thè con i pasticcini.

Intanto Di Pietro “sogna” la fusione dell’Idv con il Pd. Ma la somma fra “perdenti”, (nel senso di rimanere ancorati all’antiberlusconismo tout court e quindi condannati all’opposizione) produce solamente sconfitte. E sconfitti.

Continua a leggere: Di Pietro "sogna" un partito unico con il Pd. L'unione dei ... perdenti?

PUBBLICITÀ
PUBBLICITÀ

Insieme ricuciamo l'Italia: la campagna elettorale ago e filo dell'Udc

pubblicato da m.paganini in: Campagna elettorale Mediaticamente Unione Democratici Cristiani UDC Regionali 2010


Dopo le poche parole che il Partito democratico ha affidato ai 6×3, ora arrivano l’ago e il filo dell’Udc.

Sopra lo slogan sartoriale Insieme ricuciamo l’Italia, troviamo l’invito a mettere fine a strappi e divisioni, naturalmente per il bene del Paese. L’estremista centrista Pierferdinando Casini (a proposito, ma il segretario Lorenzo Cesa, non compare mai??) lancia un’offerta politica, di governo, di partecipazione democratica del tutto nuova, che nasca dalla “rottura” del finto bipartitismo, pericolante esito del fallimento della cosiddetta Seconda Repubblica.

Per l’Udc C’è un popolo cristiano che guarda alla politica con diffidenza, ma che sa che solo attraverso la politica può ottenere risposta alle sue esigenze. C’è un popolo laico che non si riconosce più nelle posizioni laiciste e che sente giunta l’ora di intraprendere nuovi sentieri. Due popoli che, con ago e filo, possono essere cuciti insieme.. magari per rifare la Democrazia cristiana.

Continua a leggere: Insieme ricuciamo l'Italia: la campagna elettorale ago e filo dell'Udc

....
condividi 8 Commenti

Ore 12 - Berlusconi concede all'opposizione la scelta del ... "cappio"

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroQuelli della maggioranza, ligi agli ordini di patron Berlusconi, una “libertà” a quelli dell’opposizione l’hanno concessa: possono scegliere il cappio a cui impiccarsi.

Il legittimo impedimento approvato ieri alla Camera, al di là di tante fumoserie, è solo l’impunità per Berlusconi. Peraltro, una tappa pesantissima su un percorso già tracciato. Il Premier impone al suo Governo e alla sua maggioranza di andare avanti a testa bassa: con il processo breve, la stretta sulle intercettazioni, la regolazione dei conti con i pentiti.

La teorizzazione del “male minore” scelta dall’Udc per motivare politicamente la propria astensione, non regge. Perché, di fatto, Casini “aiuta” Berlusconi a tirare diritto per la sua strada, forte di uno “scudo” che lo preserva e lo rende al di sopra di tutto e di tutti.

Ancora una volta il leader dell’Udc ha guardato il suo dito e non la luna, incartandosi sulla “tattica”, senza badare al respiro strategico di un progetto politico che sembra sempre più impantanato nella palude.

L’alleanza con il Pd avanza col passo del gambero, il fossato con il Pdl s’allarga, il terzo polo attende nella terra di nessuno, il nuovo grande partito di centro pare l’araba fenice.

Basterà qualche poltrona in più delle Regionali per rilanciare i sogni di Pierferdy?

Continua a leggere: Ore 12 - Berlusconi concede all'opposizione la scelta del ... "cappio"

....
condividi 5 Commenti

Regionali: all'Udc di Casini (per ora) la palma nel balletto di poltrone e clientele

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

A due mesi dal voto delle Regionali, di fronte all’ambiguità di un bipolarismo azzoppato, i partiti hanno lasciato da parte le valutazioni dei programmi e dei candidati, puntando alla conquista del consenso.

Per lo più si assiste a un indecoroso e indecente balletto di clientele e poltrone, forse il peggiore della nostra storia repubblicana.

La partita è ancora aperta, ma ad un primo bilancio, non si può non dare all’Udc la palma del partito in cui il “gioco” (leggi poltrone) prevale sulla fisionomia valoriale.

Il partito di Casini pare sciupare una occasione unica: stando al centro e fuori dai due poli poteva alzare al massimo il suo potere di coalizione, senza essere costretta a legarsi a intese nazionali e subalterne.

Invece c’è stato uno sbandamento della linea: è fin qui prevalsa la spinta dei cacicchi del territorio, il calcolo delle poltrone a portata di mano (dopo tanto digiuno …), piuttosto che l’affermazione di un’autonomia politica basata sui valori tanto sbandierati.

Le … anomalie non si contano più, a cominciare dall’Udc schierata in Piemonte (insieme ai radicali di Pannella …) pro giunta Bresso, contro cui i centristi (su nodi quali l’aborto, l’eutanasia ecc.) avevano sempre sparato ad alzo zero. Idem nelle Marche, dove l’Udc entra nell’alleanza di centro sinistra (con comunisti vari, sinistra radicale ecc.) per ricandidare il governatore Spacca (Pd), contro cui hanno sempre fatto una dura opposizione.

Si potrebbe continuare. Ma è un discorso da riprendere a bocce ferme. Per ora, Casini rilancia lo slogan “con noi si vince”. Si vedrà.

Continua a leggere: Regionali: all'Udc di Casini (per ora) la palma nel balletto di poltrone e clientele

Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega in: Satira

Se potesse, la Lega metterebbe Casini su una nave e lo spedirebbe ad Haiti senza biglietto di ritorno. Cota Crociere

Ma qualcuno nel Pdl ancora aspetta il leader Udc all’ovile e cerca di contenere l’irritazione del SuperCav verso l’ex alleato sempre più lontano. Forno subito?

Arriva la cassa integrazione Fiat. Intanto in Sicilia si protesta per le sorti dello stabilimento di Termini e si subisce anche la beffa dei dividendi agli azionisti. Nell’Isola la dirigenza del Lingotto è leggermente impopolare. Sergio “Minchionne”

Nel sole di Puglia, invece, per il Pd sono maturati frutti dolorosi da maneggiare e in apparenza amari. Ma che il 29 marzo potrebbero riservare un succo molto dolce. Nichi d’India

Continua a leggere: Satira: non spariamo “castate”

....
condividi 0 Commenti
Network Blogo