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Tutti gli articoli con tag casini

Ore 12 - Berlusconi al G20, ultima trasferta da premier? E poi? Non cadere dalla padella alla brace ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroOggi a Cannes Silvio Berlusconi rischia di essere accolto, se va bene, come un commesso viaggiatore con la borsa piena di foglie secche.

Di fronte ai mercati che anche stamane rispondono picche, il capo del governo italiano si presenta al G20 come un “re travicello”: governo lacerato e impotente con premier e ministro dell’Economia l’uno contro l’altro, maggioranza sfilacciata e attesa alla prova del fuoco in Parlamento sul provvedimento anti crisi, primo ministro con credibilità internazionale ridotta al lumicino, se non a zero.

Con il Paese a rischio fallimento, qual è la prospettiva, c’è una via d’uscita? Il nodo è innanzi tutto politico, il “tappo” è rappresentato dalla mancanza del senso di responsabilità istituzionale di Berlusconi di non voler fare quel “passo indietro”, reclamato ieri persino da Tremonti.

Il Cavaliere, sempre più arroccato, irresponsabilmente, spara l’ultimo colpo: “Se hanno coraggio mi sfidino in Aula”. E fra poche ore in Parlamento si andrà probabilmente alla conta finale, con il ko definitivo del governo. E poi? Emanuele Macaluso sul Riformista prevede quattro opzioni:

1)Se si vuole un governo politico e con un’ampia partecipazione, può presiederlo solo un esponente del Centro: cioè Casini;
2)Se si pensa a un governo “tecnico” con una notevole valenza politica dato che dovrebbe ottenere una fiducia larga nel Parlamento, a presiederlo potrebbe essere Mario Monti;
3)Se è possibile solo un governo fondato sulla attuale maggioranza con un allargamento ai centristi, a guidarlo non può essere altri che Gianni Letta;
4)Un governo di transizione, espresso solo dal centrosinistra, non ha oggi nessuna possibilità di trovare altri voti per costruire una maggioranza.

Con l’aria che tira, solo la seconda opzione di un governo Monti, potrebbe evitare all’Italia di cadere dalla padella alla brace.

La lettera di Berlusconi promossa dalla Ue unisce nel "no" sindacati e opposizioni

pubblicato da il passator cortese

Promossa con (molta) riserva dalla Ue, la lettera del governo italiano presentata ieri a Bruxelles dal premier Berlusconi unisce sindacati e opposizioni nel muro del “no”.

Pier Luigi Bersani non usa mezzi termini per una bocciatura senza appello: “A parte le minacce inaccettabili di entrare a piè pari sul mercato del lavoro, tutto il resto è merce usata venduta come nuovo in modo anche sconcertante”.

Il segretario del Pd ha poi aggiunto: “Per carità di patria non farò l’elenco punto per punto anche delle vere e proprie prese in giro contenute in quella lettera. Berlusconi venga in Parlamento, spieghi e rispetti quel calendario. Ci faccia vedere cosa c’è di vero e cosa c’è di nuovo e come possa essere rispettata la tabella di marcia”.

Di prima mattina Bersani incontra a Montecitorio Casini e Di Pietro.”Sul progetto di alleanza tra progressisti e moderati non stiamo con le mani in mano”. I tre leader dell’opposizione discutono “della strategia parlamentare dopo la lettera che il governo ha presentato all’Ue, una serie di impegni - ha sottolineato Bersani - sui quali il governo non ha più affidabilità”.

Già questa mattina in Aula esponenti di tutti i partiti dell’opposizione hanno chiesto formalmente al presidente del Consiglio di riferire sugli impegni assunti con l’Ue.

“Bersani ed io abbiamo discusso a lungo sulla necessità che ci sia una maggioranza parlamentare, formata da persone responsabili di tutti gli schieramenti, che si assuma l’impegno di dare fiducia ad un nuovo governo, mandando a casa quello attuale - ha spiegato Di Pietro al termine del colloquio con il segretario del Pd -. Abbiamo parlato della grave situazione in cui versa il Paese e dell’ennesima presa in giro da parte dell’esecutivo”. Si fa finalmente sul serio?

Ore 12 - Berlusconi con l'acqua alla gola. E il Pd che fa?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroMai come in queste ore, con Berlusconi e il suo governo appeso a un filo, il Partito democratico ha il diritto-dovere di mettere sul tavolo le sue carte.

Bersani non può però limitarsi a ripetere che “Il Cavaliere deve andarsene”e non può pensare che, oggettivamente, le proposte presentate ieri alla stampa “per affrontare la crisi e rimettere il Paese sulla via della riscossa democratica” siano il perno del progetto politico-programmatico del Pidì e la base per l’aggregazione di una nuova coalizione di governo.

Così facendo il Pd, più che un partito, resta un luogo geometrico dove convive tutto e il suo contrario, e a dominare resta la politica del: “ma anche”. La parola d’ordine di Bersani: “Allearci con gli italiani” è, appunto, l’iceberg di questo Pd che non sa cosa vuole e con chi vuole fare l’Italia del dopo Berlusconi, se con Casini o Vendola e Di Pietro.

E’ vero, prima della leadership vengono le alleanze e prima ancora vengono i programmi.

Dice preoccupato Marco Follini:”Dobbiamo dire con chiarezza che siamo dalla parte della Bce e non di quanti la avversano. Chiarire numeri alla mano qual è la riforma delle pensioni che abbiamo in mente e come si può spostare la tassazione dai redditi ai patrimoni. Decidere se la proposta Ichino è sua o di tutti noi. E soprattutto qual è il nostro posto, e quali i nostri impegni nel nuovo contesto internazionale”.

Già. Semplice? Tutt’altro. Dietro a ogni domanda non c’è una risposta del Pd, ma ci sono due, dieci, cento posizioni diverse. La buona volontà di Bersani è ammirevole, ma politicamente sterile. Uscire dal guado delle correnti e dei personalismi si può o si sfascia quel poco di partito che c’è?

Ore 12 - Berlusconi nella morsa: dai "risolini" di Sarkozy alle minacce di Bossi

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNella riunione di mercoledì prossimo a Bruxelles il Consiglio europeo darà il voto (definitivo?) all’Italia. Merkel e Sarkozy saranno i commissari d’esame. Il che, dopo quanto accaduto l’altro ieri, cioè con il sorriso sarcastico del presidente francese rivolto a Berlusconi e all’Italia, è tutto dire.

Nel post precedente di V. c’è scritto : “Ma non è l’Italia a essere ridicolizzata. E’ Silvio Berlusconi … è il Berlusconi incapace di offrire garanzie all’Europa per la crescita. Il Berlusconi che si presenta a mani vuote al Consiglio Europeo, estenuato da fiducie parlamentari, ma impegnatissimo a presenziare al congresso dei Responsabili - era venerdì scorso - con Domenico Scilipoti”.

Non c’è dubbio che la credibilità internazionale del premier italiano è ridotta a zero. Berlusconi da mesi ci spiega le cose che farà per il paese, anche le cento idee sullo sviluppo (di cui il premier ha parlato, ndr) saranno 100 sciocchezze, perchè bisogna farle le cose, non annunciarle. Sarà quindi difficile presentarsi all’esame di mercoledì con risposte credibili e concrete.

Ma da chi viene la predica? Sarkozy e Merkel, giganti rispetto al Cavaliere, hanno le loro brutte gatte da pelare nei rispettivi Paesi. Motivo in più, una volta tanto, per concordare sulle affermazioni di Pier Ferdinando Casini: “Nessuno è autorizzato a ridicolizzare l’Italia, neanche di fronte agli evidenti e imbarazzanti ritardi con cui il Governo Berlusconi affronta la crisi”. In particolare, ha aggiunto Casini, “non mi è piaciuto il sorriso sarcastico di Sarkozy nella conferenza stampa e credo che anche per lui sia il momento di dimostrare equilibrio e serenità all’altezza delle responsabilità che ha assunto”.

Intanto oggi alle 18 è convocato il Cdm straordinario per varare le misure per la crescita. Si pensa alla cessione degli immobili pubblici. Soprattutto il premier punta all’innalzamento dell’età pensionabile, da portare a 67 anni, in linea con la Ue. Ma la Lega fa muro e Bossi minaccia: “Le pensioni non si toccano”. Siamo al dunque?

Ore 12 - Pier Ferdinando Casini, "vero" o "falso" democristiano?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroDi Pier Ferdinando, nel bene e nel male, si dice che è un “democristiano”, identificando la Dc come partito dal passo da elefante. Niente di più falso.

La Balena bianca, partito di maggioranza assoluta e/o primo partito italiano attorno al 40% dei voti (con in lizza Pci, Psi, Psdi, Pri, Pli, Msi ecc.) aveva sempre una strategia ben definita (centrismo, centro-sinistra ecc.) attorno alla quale tutto girava.

Qual è oggi la strategia dell’Udc, partito attorno al 5% ? Il Terzo polo, l’antiberlusconismo, l’antibipolarismo sono strategie politiche?

La Dc discuteva dentro e fuori, ponderava e poi andava diritto al sodo. L’Udc è Casini (con il fido Cesa), tentenna e sta sempre nella terra di mezzo, così com’è , una specie di palude, una espressione geometrica, non politica. Di fatto Casini tira a campare, facendosi corteggiare alternativamente dal Pdl e dal Pd, nella speranza della loro implosione e quindi nella speranza di una “supervalutazione” nel mercato politico dell’Udc e di se stesso.

Il recente successo in Molise porta Casini a dire che senza l’Udc il centro-destra non vince. All’opposto, il Pd s’accontenta a dire che anche senza l’Udc, c’è la … quasi vittoria del centro-sinistra.

Fallite le speranze del “governo transitorio” e i tentativi delle “spallate”, all’Udc non resta che tornare a … sonnecchiare sperando di veder passare i cadaveri dei nemici, Berlusconi in primis, lungo il fiume. Insomma, Casini vuole evitare ogni abbraccio, sia con Berlusconi sia con Bersani. Non vuole decidere da che parte stare. Fino a quando può giocare ancora su due tavoli?

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Berlusconi, caccia all'ultimo voto per la "fiducia" di domani alla Camera

pubblicato da il passator cortese

Premier sui carboni ardenti. Scajola fra l’incudine e il martello.

Da una parte strattonato da Berlusconi perché non faccia scherzi e dall’altra pressato da Casini perché compia il salto del fosso e non voti domani alla Camera la fiducia.

Sotto i 316. E’ questo il ’segnale’ minimo che gli scajoliani pensano di mandare domani al premier Berlusconi. I numeri fluttuano ma a metà pomeriggio la maggioranza può contare su 319 voti, tolti quelli di Franzoso, Papa, Gaglione, Versace e Mannino. 319 contando il voto di Filippo Ascierto, infortunato a una gamba e per il quale si starebbe pensando a un trasporto in elicottero. L’opposizione, senza Tremaglia e Buonfiglio (che è iscritto al gruppo di Fli ma ha abbandonato il partito), è a quota 305.

La fiducia salta con l’assenza di 14 deputati o il voto contrario di sette di loro. Ma anche quattro assenze nella maggioranza porterebbero al risultato di far scendere il governo sotto la maggioranza assoluta. E infatti pare che diversi voti siano ‘in bilico’.

Due o tre scajoliani potrebbero assentarsi, così come un paio di responsabili. Si fanno i nomi di Grassano e Sardelli, ma difficilmente diserteranno. Quanto agli scajoliani, i fautori della linea dura, riferiscono, sarebbero Giustina Destro e Fabio Gava. Scendere sotto quota 316 potrebbe rappresentare, per l’esecutivo, il ritorno ai tempi del 14 dicembre, quando la maggioranza si assestò a quota 314.

Tutto può ancora succedere. Sarà una lunga notte. E domani, giornata bollente.

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Angelino Alfano: il guardiano. Voto 4 Il segretario del Pdl impegnato a depotenziare la fronda interna Pisanu-Scajola e a circuire Casini avverte: “Berlusconi non si accantona”. Il galoppino del Cav pronto con la cassa in mano per nuovi “acquisti” di parlamentari?

Umberto Bossi: il guardingo. Voto 4 A Varese il Senatur impone il “suo” galoppino eletto segretario federale senza votazione. Congresso a porte chiuse con candidato unico. Bossi grida “fascisti” ai leghisti contestatori. Il Trota applaude. Bolscevico padano?

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Berlusconi e governo assenti. Italia ko. Quale via d'uscita?

pubblicato da Massimo Falcioni

Mentre premier e governo restano aggrappati alla risicata maggioranza aritmetica parlamentare il Paese va alla deriva. Chi governa oggi l’Italia? Dov’è e cosa fa Silvio Berlusconi? Il discredito internazionale e lo smarrimento degli italiani si accentua e non c’è alcun segnale di un cambio di passo, tanto meno di una inversione di tendenza. Che fare?

Si riparla di elezioni anticipate nella primavera del 2012 senza tener conto che altri sei mesi in queste condizioni potrebbero ridurre l’Italia come la Grecia.

Si riparla di una nuova maggioranza allargata per un nuovo governo di centrodestra non più guidato dal Cavaliere ma da Gianni Letta o da Alfano. Solo Casini, per soddisfare ambizioni personali e per calcoli di partito, può credere a una tale operazione. Sarebbe un governo del Cavaliere che da Arcore, fra un bungabunga e l’altro, detta ordini all’inquilino posticcio di Palazzo Chigi. Un esecutivo di tal fatta, con Udc e Lega insieme, quale programma comune gestirebbe, quali riforme potrebbe realizzare? Fantasie.

L’alternativa è il governo del Presidente? Teoricamente sì. Ma occorre uno scatto del capo dello Stato, una spinta per “convincere” Berlusconi a dimettersi permettendo a Napolitano di dare il mandato a una personalità “super partes” in grado di ricevere in Parlamento i voti, trasversalmente, per un nuovo governo di emergenza, a tempo. Con “questo” Berlusconi, l’ipotesi è irrealistica. Allora? La situazione è oggi davvero ingarbugliata.

Spetta alle opposizioni, Pd e Udc in testa indicare una via d’uscita unitaria. Sbaglia Bersani a imboccare il vicolo cieco con Idv e Sel spingendo Casini nelle braccia del centrodestra. Ma sbaglia Casini a fare il “prezioso” e ad abboccare all’amo di chi lo aveva distrutto. Riazzerare e ripartire subito con un programma minimo e chiaro per salvare l’Italia. Non c’è tempo da perdere. Bersani, Casini, Fini: basta manfrine. L’ombra del Cavaliere s’allunga verso il Colle.

Ore 12 - Vendola e Di Pietro inseguono Bersani che insegue Casini ... "sora Rosa"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroUn Silvio Berlusconi “costretto” a cedere e farsi interrogare nella procura di Napoli sull’affaire Lavitola-Tarantini dimostra il suo pessimo stato di salute politica. E gli ultimi sondaggi danno il centrosinistra sopra di sette punti!

Motivo in più per le opposizioni di sperare nel getto della spugna del premier che, pur all’angolo del ring, resiste e non fa il tanto atteso “passo indietro”. Insomma, le opposizioni, in mancanza di una alternativa politica credibile, sperano nel ko del Cavaliere, o travolto dalla manovra o travolto dai giudici.

Ciò dimostra l’inconsistenza e la miopia del Pd e del campo antiberlusconiano, dai centristi alla sinistra, tutti dediti a coltivare furbescamente i propri orticelli, abili nel gioco delle tre carte. Che succede?

Innanzi tutto c’è il Partito Democratico indeciso. Non è una novità, ma in politica i tempi contano. E chi sta fermo resta indietro e perde il treno. Bersani continua a fare la corte a Casini mentre Vendola e Di Pietro chiedono al Pd di puntare a una immediata risposta politica e di piazza della “sinistra”, escludendo i centristi. “Regalare” il Centro alla destra berlusconiana o post berlusconiana sarebbe un errore politico esiziale.

Ma lo stesso Casini non aiuta a dipanare la matassa. Nessuno sa se il Terzo Polo è un progetto politico o uno specchietto per le allodole. Nelle rispettive feste nazionali sia Fini che Rutelli hanno lanciato appelli al leader Udc: “Uniamoci per davvero”. I capi di Fli e Api temono che Casini si smarchi, interessato a giocare la carta dell’Udc e non quella del Terzo Polo. Questo perché da una parte, il Pd è interessato ad un’alleanza centrista non escludendo la leadership per Casini, ma non ad abbracciare Fini (ex Msi ex An) e Rutelli (fondatore del Pd poi fuggito), e dall’altra il Pdl (Alfano in primis) vuole Casini figliol prodigo (per il Colle?) ma chiude le porte a Fini e Rutelli. Infine, il referendum anti porcellum che potrebbe riproporre il bipolarismo puro eliminando ogni velleità terzo polista.

Ecco perché Casini tentenna e non decide rischiando di fare come sora Rosa: tutti la vogliono e nessun se la sposa. Ecco perché Berlusconi non molla.

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Ore 12 - Berlusconi e Bossi verso l'Ok Corral?

pubblicato da Massimo Falcioni

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Non si sa, fra i due, chi è il più “diabolico”, quello più capace di “fregare” l’altro. Altre volte, il battibecco fra Berlusconi e Bossi, non è andato oltre il gioco delle parti. L’uno regge l’altro e viceversa e insieme hanno fatto una macchina di potere che da molti anni detta legge.

Ma, in politica, mai dire mai. La crisi economica e le stangate mettono a dura prova la coesione e il consenso della maggioranza tant’è che i sondaggi calano come una mannaia sia sul Pdl che sulla Lega.

Così il Cavaliere e il Senatur si beccano con inusitata veemenza, passando dai minacciosi segnali di fumo alle frecciate velenose: non c’è da escludere un vero e proprio combattimento sull’arena fra i due galletti, cui i soliti “amici” metteranno artigli d’acciaio per una lotta all’ultimo sangue.

Sarà questo l’epilogo, con uno dei due contendenti definitivamente ko, o siamo al solito refrain del “gatto e la volpe”, un polverone per ripulire gli angolini di casa e illudere gli italiani con nuove promesse?

Con l’aria che tira, non sarà facile ripetere il gioco delle tre carte. Ecco perché, con i nuvoloni all’orizzonte e i Padani delusi, Bossi si mette di traverso sulla manovra e Berlusconi contrattacca al cuore del Senatur, sulla secessione: “L’Italia ci sarà sempre”.

Il premier, rinfrancato dalla scialuppa di salvataggio offerta da Casini, tasta il terreno per smarcarsi dal Senatur, sempre più in difficoltà dentro il Carroccio. Il solito inesauribile diabolico Cavaliere dalle… “sette vite”, capace di considerare oggi “nemico”, l’amico di ieri. E viceversa. Per il potere.

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