Questo agosto, nel pieno dell’offensiva mediatica contro Dino Boffo dell’Avvenire, vi ho riportato un passo de “The information age”, opera principale di Manuel Castells, tra i più importanti sociologi viventi. Si trattava di un estratto del capitolo sulla “politica degli scandali mediatici” che, alla luce degli avvenimenti di fine estate, suonava incredibilmente profetico.
La notizia di queste settimane è che Manuel Castells è tornato: con un nuova opera che - guardacaso - costituisce l’approfondimento della linea di pensiero accennata in quel capitolo. La convinzione di base dell’autore è infatti che - da sempre - “il potere è basato sul controllo della comunicazione e dell’informazione”.
Il problema si pone però oggi in maniera diversa diversa rispetto al passato, per una ragione talmente palese da sembrare banale: la comparsa delle nuove tecnologie dell’informazione. Una rivoluzione che cambia i termini della relazione tra potere e comunicazione: un’equazione che il sociologo spagnolo è determinato a risolvere.
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