Tremonti fa l’elogio del lavoro stabile, ma in tempi di crisi suona quasi come una beffa. Con la disoccupazione, infatti, sta crescendo anche la povertà delle famiglie italiane. Posto fisso? No, pasto fisso
Il ministro dell’Economia si lascia dietro una lunga scia di polemiche, colpi di gomito e risolini. I giornali di sinistra gli danno del comunista, mentre gli economisti colleghi di governo e la Confindustria lo criticano. Sarà che Tremonti vede il SuperCav all’ultima spiaggia e si sta preparando al dopo? In riva al Mar-x
Semaforo rosso di Bagnasco all’ora di Islam nelle scuole. Bocciata un’altra proposta dei finiani. Non Cei trippa per gatti
In questa tv che quasi trasforma un magistrato in un bandito per via dei suoi calzini, c’è un bandito condannato all’ergastolo dai magistrati che dopo la grazia si prepara, forse, a sbarcare sull’Isola dei famosi. Graziano Mesina sarà l’ultimo ‘beato’ alla corte di nostra signora televisione? Sardo subito
Berlusconi cambia tattica sui “farabutti” di Rai Tre: “Lunga vita a Santoro e alla Dandini. Portano voti al centrodestra“. Strada sgombra di ostacoli per il conduttore di Annozero? Caduta Masi
Il SuperCav è riuscito a farsi fotografare con il Papa a Ciampino. Tuttavia non si placa l’insofferenza di ampi strati del popolo cattolico per lo stile di vita del Mega Papi. E d’altra parte gli elettori Pdl spesso non vedono di buon occhio Bagnasco e co. Meno male che Silvio Cei
Rutelli sembra ormai più fuori che dentro il Pd. E mentre la base si straccia le vesti per il quasi addio di un leader fondamentale (e D’Alema non sa farsene una ragione), Casini già lo aspetta a braccia aperte. Pentito democratico
La baruffa Brunetta-magistrati è solo la spia di un’inquietudine più profonda che sta crescendo nel governo e che riguarda la scadenza tanto attesa, la decisione della Consulta della prossima settimana. Nel frattempo Di Pietro si sfrega le mani, spera e pregusta. Godo Alfano

Nel suo discorso al Consiglio permanente della Cei ieri il capo dei vescovi ha lanciato una vera e propria offensiva politica della Chiesa cattolica. Impossibile pensare che la sua sia un’iniziativa privata. La sua carica è troppo elevata perché non si ritenga che quella da lui espressa sia la linea di tutto il moloch ecclesiastico romano. E allora analizziamo le sue parole, ma non prima di aver rilevato come sinistra e destra abbiano immediatamente cercato di schierarlo al proprio fianco.
Repubblica infatti titola: La Cei: ‘La Chiesa non si fa intimidire’. E tramonta il feeling con il governo. Durissimo intervento (testo) di Bagnasco, presidente dei vescovi italiani: “Chi assume un mandato sia sobrio”. E su Boffo: “Colpita la Chiesa”.
Il Giornale (edizione cartacea) invece sottolinea: “Bagnasco snobba il gossip. Giudicare il governo sui fatti. Il capo dei vescovi delude l’opposizione e non attacca l’esecutivo. “La Chiesa resta amica delle istituzioni anche quando critica”.
Orbene; di fronte a questa ridicolo teatrino che interpreta esattamente all’opposto e in base alle proprie convenienze le verità di Bagnasco, proviamo a vedere cos’ha detto veramente.
Continua a leggere: Bagnasco a tutto campo. L'offensiva politica senza precedenti della Chiesa
Raramente ho letto un editoriale così duro, ironico e impietoso su un capo di stato da parte di una testata straniera. Quello del quotidiano spagnolo El Pais, dopo l’attacco di Berlusconi ad un suo giornalista, “reo” alla conferenza stampa di ieri (nel video) di avergli fatto una domanda sul giro di prostituzione che ha scatenato la reazione scomposta del presidente del consiglio.
Così scrive El Pais:
“Berlusconi è diventato una compagnia politica poco raccomandabile”
Continua a leggere: El Pais su Berlusconi: "Meglio non frequentarlo"
Il premier spara a palle incatenate contro chi mette in dubbio la sua virilità. Il presidente della Camera esprime invece timori sulla china che l’informazione italiana ha preso da qualche mese a questa parte. L’amplesso e il perplesso
Eppure questo è un Paese in cui legioni di ragazze belle, rampanti e senza scrupoli vorrebbero “arrivare” al premier per ricavarne fama, soldi e successo (sfruttandone la generosità oppure ricattandolo). Chissà quante desidererebbero entrare per una sola notte a Palazzo Grazioli. Toccare il cialis con un dito
Alla sbarra i giornali che parlano del sexygate. Adesso, improvvisamente, al Mega Papi piacciono le aule giudiziarie? Tribu(a)nale
Boffo a casa. Si è dimesso o è stato dimesso? C’è di mezzo lo zampino santo del Pontefice? Una vittoria del papi sul Papa? Misteri della fede. VatiCav
Il Superpremier risponde indignato a una sola delle domande di Repubblica: “Io malato? Io sono come Superman, anzi Superman a me mi fa ridere“. Speriamo soltanto che non sia più veloce della luce anche nel lettone di Putin. Poi il MegaPapi denuncia svariate giornaliste dell’Unità (direttore compreso) e se la prende, legalmente parlando, anche con le battute di Luciana Littizzetto che alludevano a una sua presunta impotenza sessuale. Colte in…fallo
Mentre il Giornale si difende con le unghie e con i denti e Feltri inveisce contro Repubblica, Libero di “Mr. Scucchia” Belpietro cerca di mettere in difficoltà il direttore del quotidiano romano su questioni fiscali personali. L’interessato, però, risponde dapprima in modo preciso alla festa Pd di Genova e poi si stizzisce con il premier in un editoriale al vetriolo. Scr-Ezio Mauro
Disoccupazione alle stelle, ammortizzatori sociali da riformare, fabbriche in subbuglio. E la politica che fa? Pensa a Boffo, alle escort e ai “letti puliti”. La casta integrazione
Certo è che la vicenda del direttore di “Avvenire” sta provocando una specie di terremoto sotterraneo in seno alle gerarchie ecclesiastiche. E la Cei rischia grosso. Sofferenza episcopale italiana
Si intitola L’informazione delle denunce anonime il Passaparola che Marco Travaglio, come d’abitudine, ha messo online lunedì. Come forse era inevitabile, Travaglio dedica la sua striscia settimanale allo scontro tra Vittorio Feltri e il suo Giornale e il direttore di Avvenire, Dino Boffo, capro espiatorio scelto dall’armata del Caimano per iniziare a reagire alle critiche sul suo allegro stile di vita sparando in prima pagine le pagliuzze (più o meno grandi) situate negli occhi dei suoi detrattori.
Secondo il giornalista - che presto animerà la redazione del Fatto - Feltri si è installato al Giornale e ha cominciato a fare il suo mestiere, quello di sempre: picchiare. Picchiare chi? Solo ed esclusivamente quelli che lui ritiene essere i nemici di Berlusconi. Naturalmente l’uomo ha una certa età quindi non ha una grande dimestichezza con il calendario, infatti pesta alcuni obiettivi sui quali si va sul sicuro, De Benedetti, la famiglia Agnelli – tanto gli Agnelli sono tutti morti a parte Margherita, a pestare i morti il rischio è zero.
Per Travaglio, Boffo non è certo un antiberlusconiano militante: stiamo semplicemente parlando di un tizio che, dirigendo un giornale cattolico, evidentemente era inondato di mail, lettere, telefonate di lettori che dicevano “ma non dite niente nemmeno di fronte alle puttane?” e al puttaniere soprattutto, perché le puttane fanno un mestiere nobilissimo rispetto a quello del puttaniere. Anche se in effetti, sarebbe bene se il direttore dell’Avvenire non avesse questi scheletrucci nell’armadio perché è ovvio che ci si può difendere meglio da certe aggressioni se certe aggressioni non sono vere…

La Cei si schiera a difesa del direttore dell’Avvenire Dino Boffo, ma potrebbe pentirsene amaramente. A seguito della richiesta di numerosi giornalisti il tribunale di Terni ha reso pubblico il suo decreto di condanna. Da notare che è stato rifiutato l’accesso al resto degli atti, ma ciò non basterà per salvare Boffo dalla camionata di letame che gli sta piovendo addosso.
Leggiamo testualmente dal decreto penale di condanna, il cui soggetto è Boffo:
Del reato di cui all’articolo 660 c.p. perché, effettuando ripetute chiamate sulle sue utenze telefoniche nel corso delle quali la ingiuriava anche alludendo ai rapporti sessuali con il suo compagno (condotta di reato per la quale è stata presentata remissione di querela) per petulanza e biasimevoli motivi recava molestia a omissis. In Terni dall’agosto 2001 al gennaio 2002
Vi spieghiamo come sono andate le cose. Il nostro direttore - citiamo Malpica dal Giornale di oggi - avrebbe manifestato un debole per il fidanzatino della ragazza, allora 22enne, facendola oggetto di ripetute telefonate molestatrici dall’agosto 2001 fino al gennaio 2002. Alla fine la ragazza, una studentessa del Pontificio istituto peraltro, esasperata presenta un esposto in procura.

Vittorio Zambardino è un giornalista di Repubblica (questo è il suo blog), è stato direttore di Kataweb, ha contribuito a creare Repubblica.it, sul giornale cartaceo si occupa di tecnologia e internet.
Zambardino ha scritto cose estremamente interessanti sulla vicenda Boffo-Feltri. Eccone alcuni estratti:
“Nelle carte del processo di Boffo, tutte pubblicate dal Giornale, di omosessualità non si parla. Per poterlo fare, è stato necessario pubblicare un documento anonimo - ripeto: anonimo, quindi possiamo dire: “di dubbia origine”? - recapitato nei mesi scorsi alle curie di mezza o tutta Italia. Per poter dire cosa? Che Boffo è omosessuale. Ma si può dire: ti accuso perché sei omosessuale? No, si fustiga “l’incoerenza” del giornalista. E’ un falso, chi lo fa sa bene che al suo pubblico è il sapore forte del sesso che farà effetto.”
Continua a leggere: Zambardino su la querelle Boffo - Feltri: essere omosessuali è una colpa?
Allora, dove eravamo rimasti? Ah, la cena della Perdonanza saltata fra premier e Bertone.
L’attacco di Feltri (neo direttore del Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi) al direttore di Avvenire (quotidiano della Conferenza episcopale italiana): “non ha titoli morali per giudicare il Cavaliere”.
La replica e la protesta della Cei. Il premier che si dissocia e prende le distanze dal “suo” direttore. Il Pdl che (in privato …) va in tilt. Il Pd che gode (senza meriti).
Commedia già vista. Non proprio. Perché stavolta il finale può riservare sorprese. Anche perché non di scontro giornalistico si tratta.
Si è sfiorata la crisi diplomatica fra Italia e Santa Sede. E soprattutto c’è un nodo politico (rapporti Chiesa-Premier-Governo) che può addirittura decidere le sorti di questo premier e di questo governo (il voto dei cattolici).
La questione da cui partire è una sola ed è prettamente politica: Silvio Berlusconi non ammette critiche alla sua leadership e tanto meno alla sua vita privata. Da qui deriva tutto il resto.
Solo chi sta sulla Luna può pensare che l’attacco (una vera e propria aggressione) del Giornale a Dino Boffo (cioè indirettamente alla Chiesa) sia solo una “forzatura” del “solito” Feltri. Il direttore del Giornale, giornalista di fiducia del Cav, è solo un esecutore della linea dettata dal capo padrone di tutta la baracca. Feltri è stato chiamato apposta per fare questo lavoro “sporco”.
E sotto il mirino c’è adesso la Chiesa perché la Chiesa ha messo sotto torchio Berlusconi.
In questo senso la Lega ha fatto da apripista (in modo grezzo ma almeno sul piano politico) e il Giornale ha voluto riprendersi la … primogenitura.
Anche la Chiesa (i vescovi ecc.) spesso fa il passo più lungo della gamba e … interferisce su questioni di … altrui pertinenza. Ma, stavolta, cosa hanno detto i vescovi (attraverso Avvenire e il suo direttore)?
Si sono limitati a dire che i cittadini hanno il diritto di aspettarsi dai loro governanti anche un esempio morale, uno stile di sobrietà e di responsabilità. Perché, non è giusto?