
Qualche giorno fa vi abbiamo parlato dello scontro tra Google e la Cina, una battaglia tra titani, di cui abbiamo tracciato le coordinate e ipotizzato gli sviluppi. Google ha dichiarato che cercherà un compromesso, promettendo di tenere in grande considerazione la questione della censura e delle violazioni da parte delle autorità cinesi.
Da parte sua la Cina, pur nella sua rigidità, continua ad auspicare il dialogo con l’azienda americana, per una questione di immagine ma non solo. E i concorrenti di Google? C’è chi, minimizzando quello che è successo, spera nella rottura per allargare il suo business, disinteressandosi decisamente del profilo democratico o meno della Cina.
Immagine/Flickr
In Cina si censura tutto, tanto più questo genere di filmati - come quello sopra e quello che troverete dopo il salto - soprattutto se c’è di mezzo una manifestazione probabilmente pacifica che si chiude con un body count da guerra: 180 morti e 800 feriti. Ieri a Urumqi, nella regione dello Xinjiang, è stato un massacro.
All’origine del corteo, il doppio omicidio di due uomini di etnia uigura - minoranza musulmana, nonchè uno dei 56 gruppi etnici riconosciuti nella terra di Mao - del 26 giugno scorso. Gli scontri razziali tra operai cinesi “doc”, e operai uiguri, erano terminati con due cadaveri. Adesso sono diventati centottanta.
Quella degli uiguri per l’indipendenza è una lotta che va avanti da decenni: se ne legge qualcosa a riguardo su milleorienti. Se ricordate, durante le scorse Olimpiadi, era già successo qualcosa di simile, e di quella minoranza musulmana ai confini col Turkestan si era già parlato…
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