
I lavori per la prima centrale nucleare in Italia inizieranno entro tre anni, sicuramente prima della fine della legislatura in corso. Con questa rassicurante comunicazione il presidente del Consiglio ha comunicato ieri i risultati dell’ennesimo incontro con Vladimir Putin, un tempo un graduato del Kgb sovietico ed oggi compagno di bisbocce, gite in idrovolante e importante partner economico.
Quindi l’Italia, finalmente!, avrà il nucleare. Il simpatico siparietto energetico tra Silvio e Vladimir ha però lasciato in ombra alcuni dettagli dell’operazione che un articolone di Sergio Rizzo sul Corriere di oggi riporta nella giusta luce. Intanto a forza di girare l’Italia facendo propaganda elettorale, il capo del Pdl si è lasciato andare a qualche rassicurazione di troppo, motivo per cui Puglia e Sardegna sono già escluse dalle aree dove edificare le nuove centrali. I presidente Polverini e Formigoni hanno già detto che non se ne parla nemmeno. Il presidente Caldoro, in Campania, aveva aperto le porte all’atomo per poi ritornare sui suoi passi a causa del rischio sismico, accompagnato in questa scelta dal presidente della Calabria.
Togliete poi tutte le regioni governate (ancora) dal Partito democratico e vedrete che la mappa delle possibili dislocazione delle mitiche centrali pulite, quelle di terza (o anche tersa) generazione, quelle che daranno luce ed energia al glorioso avvenire del popolo italiano della libertà, si riduce drasticamente. Mentre invece sale, e pure parecchio, il costo dell’operazione: 30 miliardi di euro in 10 - 15 anni. Tutto questo nelle mani di un Governo che non è riuscito neppure a mettere in moto 3 inceneritori in Campania (mentre condona le case abusive) e che si trova con strade ed edifici a rischio a causa del calcestruzzo alleggerito e delle opere mal realizzate.
E voi, comprereste una centrale nucleare da quest’uomo?

A qualcuno le precipitazioni, talvolta nevose, registrate negli ultimi giorni avran fatto dimenticare che l’Italia è anche il paese del sole. Fortunatamente tale amnesia non ha colpito tutti. In Europa, ad esempio, han ben presente i talenti del bel paese tanto un ultimatum.
O l’Italia inizierà a produrre più energia pulita o, per rispettare le regole comunitarie (redatte affinché in dieci anni un quinto dell’energia prodotta nel continente si verde) dovrà iniziare ad acquistarla da paesi che ne producono di più.
E’ molto probabile, come dichiarato dalla portavoce del commissario europeo per l’energia, che il nostro paese debba iniziare a trattare su questo tipo di rifornimento con la Germania che ha saputo fare un buon lavoro con le fonti rinnovabili.
Continua a leggere: Europa: l’Italia dovrà importare energia pulita
Dei vari candidati, alle varie elezioni regionali, l’unica a pronunciarsi sul ritorno del nucleare in Italia è stata Emma Bonino. Su l’Unità di ieri che sull’argomento ha confezionato uno speciale soddisfacente. La stessa Renata Polverini, sfidante della rappresentante dei Radicali nel Lazio, ha preferito glissare sull’argomento.
Lei è una sindacalista mica un’amministratrice, benché sia scesa in politica per quel ruolo. Per una poltrona che, in linea di massima, non dovrebbe regalare solo privilegi. Qualche onere dovrà pur portarlo in dote a tutti questi aspiranti primi cittadini.
Protagonisti di una scena politica al quanto bizzarra. Ciò che decide il capo, in questo caso Silvio Berlusconi, non viene poi messo in pratica a livello locale tanto che il Governatore Pdl della Regione Sicilia si è espresso negativamente, insieme ai rappresentanti locali del Pd, su una probabile costruzione di una centrale nucleare sull’isola.
Continua a leggere: Pdl. Raffaele Lombardo non vuole le centrali nucleari in Sicilia
Sul presente, meglio sorvolare, visto come metà Paese ha ceduto all’emergenza freddo, con il Nord che ha chiuso per neve.
E sulla strategia dell’Italia di domani, quella del dopo crisi, le preoccupazioni aumentano. Gli unici progetti chiari (!?) del Governo sono il ritorno alle centrali nucleari (oggi il decreto in Cdm: decine di miliardi “regalati” alle aziende) e la realizzazione del ponte sullo stretto. Di fatto, due mine vaganti.
Tutto il resto è minestra riscaldata o riverniciatura dello status quo.
All’opposto, un paese come la Francia guarda in ben altro modo al proprio immediato futuro. Nicolas Sarkozy lancia un grande piano di investimenti di 35 miliardi di euro (saranno emessi titoli di Stato da vendere ad investitori istituzionali internazionali) per modernizzare la nazione in un ventaglio di settori chiave: dai poli universitari d’eccellenza fino al cablaggio cittadino in fibra ottica, passando per i centri di ricerca applicata, la grande industria dei trasporti e lo sviluppo sostenibile.
Nel Belpaese, proprio dalla capitale viene l’esempio di come si procede all’incontrario.
La Formula uno da go-kart all’Eur è la ciliegina sulla torta preparata dal sindaco Alemanno che punta su una “Roma da bere”, con la realizzazione di parchi a tema, due o più nuovi stadi di calcio, vari casinò, la candidatura delle Olimpiadi. Insomma, si progetta il futuro come se Roma fosse in un deserto e non lo “scrigno” che tutto il mondo invidia.
E’ un esempio in cui si sommano l’indifferenza, il disprezzo, l’incapacità di chi governa.

Prima che la pubblicazione delle registrazioni delle conversazioni tra Patrizia D’Addario e Silvio Berlusconi riaccendessero l’attenzione sugli scandali riguardanti la vita privata del Presidente del Consiglio, i media stranieri avevano avuto modo di concentrarsi anche su altre vicende del nostro paese.
Ad esempio sul brasiliano O Estado de São Paulo un certo Mr.Miles, nella rubrica dei viaggi, risponde così alla lettera di un lettore che chiede consigli su una possibile visita dello stivale:
Nell’esatto momento in cui stai pianificando un viaggio verso la bella penisola, io ammetto la grave e triste convinzione di escludere l’Italia dai miei progetti di viaggio. (..) Non posso quantificare le perdite personali che questa decisione implicherà, ma, così come alcuni evitano i paesi contagiati dall’influenza A, è mio diritto allontanarmi da una nazione contaminata dall’orrore fascista della xenofobia
Nella giornata conclusiva del congresso di fondazione del Pdl, l’argomento si troverà ovviamente al centro dei dibattiti televisivi. Segnaliamo a proposito la presenza del ministro Bondi a Che tempo che fa, la trasmissione sabato/domenicale di Fabio Fazio. Avremo così una visione dall’interno dei fatti congressuali e magari un’idea più precisa delle anime che si sono fuse nel nuovo partito, a partire dalla posizione del co-leader (come lo ha definito oggi Alessandra Mussolini) Gianfranco Fini. Appuntamento su Rai3, ore 20,10.
Per tutti coloro che si siano persi la diretta del congresso offerta da PolisBlog, ci sarà comunque la possibilità di rivedere il discorso conclusivo di Berlusconi in versione integrale. La replica andrà in onda su Rete4 alle ore 23,30.
Una visione esterna e sicuramente critica sarà invece presentata dal leader Udc Pierferdinando Casini, ospite di Lucia Annunziata a In 1/2 h. Casini ha dato manforte a Franceschini nelle sue accuse di cesarismo riguardo alla nuova forza politica, e sarà interessante approfondire il suo pensiero e prospettive future su Rai3 alle 14,30.
Continua a leggere: La domenica tv: Berlusconi, Bondi, Casini e Report su energia e nucleare

Giorgio Parisi, dice Wikipedia, “è uno dei fisici più autorevoli del mondo secondo la scala h-index ed è considerato uno dei migliori scienziati italiani in assoluto”. Insegna “Teorie Quantistiche” nel Dipartimento di Fisica dell’Università di Roma “La Sapienza” ed è stato a lungo ricercatore presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Polisblog lo ha incontrato per commentare l’intesa raggiunta tra il premier Berlusconi e il presidente Sarkozy sullo sviluppo di reattori di terza generazione al fine di produrre energia grazie all’atomo.
Professore, allora accordo Italia-Francia sul nucleare …
“E’ una conferma del fatto che l’Italia non è in grado di fare le centrali nucleari e che deve comprare all’estero la tecnologia necessaria. È una pessima notizia in quanto conferma che il governo vuole andare avanti in una direzione sbagliata”.
Scajola dice: “Scelta obbligata per non restare a secco”. E davvero così?
“I politici italiani sono convinti di poter dire qualunque cosa, indipendentemente dalla verosimiglianza e di non dover pagare mai per le bugie che raccontano. Sfortunatamente spesso hanno ragione. Tornando al merito della questione, non c’è assolutamente nessun pericolo per gli italiani di restare a secco (forse alcuni industriali e maneggioni rimarrebbero a secco)”.
Continua a leggere: Nucleare, Parisi (Infn) a Polisblog: "Accordo Italia-Francia pessima notizia"
“Fantoccio di Berlusconi”, “finto sardo”… di Ugo Cappellacci, neo-governatore della Sardegna, in campagna elettorale si è detto di tutto. Gli ultrà di Renato Soru, dati in vantaggio da ogni sondaggio (persino da quelli dell’Istituto Crespi) non contenti di vincere hanno voluto stravincere, conducendo una campagna iperagressiva contro il candidato del Pdl, e alla fine proprio questa politica si è rivelata perdente, consegnando l’isola al centro-destra con esito plebiscitario.
E ora Cappellacci si prende le sue rivincite. A partire dalle sue origini. Sardissimo di Cagliari, nato il 27 novembre 1960, si è laureato all’Università degli Studi, guarda caso di Cagliari, ed è stato assessore sempre a Cagliari nella giunta Masala e nella giunta Floris (2003-2004). Chiarito questo, veniamo al primo atto politico del suo programma, che è un chiaro no all’installazione di una centrale nucleare nell’isola.
Il motivo non è ideologico - Cappellacci ha infatti chiarito di non essere pregiudizialmente contrario al nucleare - ma etico. Il Pdl ha infatti stipulato un patto elettorale con il Partito Sardo d’Azione che stabiliva di non dare l’assenso alla realizzazione di centrali in Sardegna. Nero su bianco. E un patto non si contraddice.
Continua a leggere: La Sardegna dice no alle centrali nucleari. Atto di forza di Cappellacci
Sembra una barzelletta eppure è tutto vero. Nel 2009, oggi, il governo italiano con spirito pioneristico si appresta ad “investire” sul nucleare. Come spiegato da Rubbia nel video sopra e più ironicamente da Dario Fo oggi nel quotidiano Repubblica, è follia. Perchè?
Di seguito solo alcune delle motivazioni più evidenti: innanzitutto il nucleare è costosissimo (e la crisi?) e non risolve il problema, anzi ne crea uno tanto caro agli italiani, la sicurezza. Per costruire una centrale ci vogliono almeno 10 anni, il combustibile per le centrali nucleari è esauribile come le fonti fossili, gli scarti del nucleare sono residui radioattivi con periodo di decadimento millenario. Con la tecnologia attuale non esiste un metodo di stoccaggio assolutamente sicuro delle scorie e per quanto la tecnologia sia progredita gli incidenti nelle centrali accadono con una regolarità statistica evidente (in Francia lo scorso anno almeno tre incidenti).
Continua a leggere: La follia nucleare del governo italiano: le ragioni del no

La scelta di ritornare al nucleare è uno dei cavalli di battaglia del Governo Berlusconi IV fin dalla campagna elettorale, e l’accordo di ieri con la Francia di Nicolas Sarkozy per la costruzione di 4 nuovi reattori non è che l’ultima conferma di una notizia annunciata.
Ora che le cose si fanno serie e concrete però, la questione rischia di diventare politicamente spinosa per il Cavaliere: prima o poi infatti, bisognerà individuare i siti dove le centrali nucleari dovranno essere installate. Una scelta che sembra fin da ora particolarmente difficile da operare.
L’Italia è infatti un paese in cui la maggior parte del territorio è ad alta pericolosità sismica, e energia nucleare e terremoti sembrano non andare molto d’accordo, come ci raccontano i colleghi di Ecoblog. D’altra parte, le zone dove il rischio sismico è minimo, come il Nord-Ovest o la Puglia, sono, manco a farlo apposta, quelle caratterizzate da una maggiore densità di popolazione. Date un’occhiata alle mappe nella gallery se non ci credete.
Dove mettere le nuove centrali nucleari italiane? Sismicità e densità di popolazione a confronto
Continua a leggere: Ritorno del nucleare, un dilemma per il governo: dove situare le nuove centrali?