Da “vecchio” diccì doc, Pier Ferdinando Casini conosce l’arte del depistaggio. Da settimane parla del partito della Nazione, la nuova forza politica del “grande” centro.
In effetti il “furbo” Pierferdi non vuole rifare una Dc in sedicesimo ma costruire un nuovo contenitore trasversale, dai confini molto più ampi.
Ed ecco l’idea appena lanciata del “Partito buonsenso”, in grado di gettare le basi per un nuovo esecutivo, il “governo del buonsenso”. Formato da chi?
Questa la soluzione di Casini: “Sui temi della politica estera, della cittadinanza, dell’economia, io, D’Alema, Pisanu e altri abbiamo una visione comune. Mi sembra che il partito del buonsenso stia facendo strada in Italia. Noi non abbiamo fretta ma mi sembra già tutto in movimento”.
D’Alema e i suoi (meno Franceschini e i suoi) annuiscono. Pisanu e molti ex Dc nel Pdl pure.
Berlusconi, intanto, “gioca” con i “grandi” fuori dai confini. Quando il gatto manca, i topi ballano. Ma la conta (anti Cav) è cominciata.
Governo del buonsenso o “governissimo”?
Neppure De Gasperi, che nel ’48 i numeri ce li aveva, governò da solo. Cercò e trovò alleati per la Dc piena di voti e deputati.
E quando, all’opposto, Berlusconi, nel ’96, tentò la via solitaria (senza Bossi), fu costretto a lasciare Palazzo Chigi.
Da sempre, in politica, senza alleanze non si governa. Ma nel Pd la storia non insegna.
Così Dario Franceschini ricalca l’ex segretario Walter Veltroni sul partito a “vocazione maggioritaria”. Una scelta dimostratasi sempre perdente, fino all’autolesionismo, un “regalo” a Berlusconi che vince (grazie anche agli alleati) a man bassa e può governare “a vita”.
E’ oramai evidente che nessuno dei due poli è autosufficiente. “Il Pd non basta, e da soli siamo condannati all’opposizione”, parole di Enrico Letta. Che incalza: “Dobbiamo creare una alleanza che tolga il maggior numero di voti a Berlusconi. E più forte è il centro, meglio è”.
Tradotto, significa Pd alleato con l’Udc, o nuovo centro, galvanizzato dal processo di indebolimento del Pdl. Insomma, i voti che il Pdl perderà non andranno al Pd, si fermeranno al centro.
Ecco perchè il Pd deve fare chiarezza: o insegue la luna, dimenticando che l’autosufficienza ha prodotto solo sconfitte e delusioni, o torna a fare politica sui contenuti, tessendo alleanze.
Cioè fare quello che sempre fecero nella Dc De Gasperi, Fanfani, Moro, Andreotti e sull’altra sponda, nel Pci, Togliatti, Longo, Berlinguer.
Si apre oggi all’Auditorium di Roma la manifestazione di due giorni “Vento di centro”, primo passo per la costituzione del nuovo Partito della Nazione.
Non è solo la risposta mediatica (in sedicesimo) al mega show della settimana scorsa che ha portato alla nascita del Pdl.
E’ soprattutto un atto politico nazionale per porre la prima pietra di quella nuova formazione di centro che entro l’anno prenderà vita nel nome (forse) di Partito della Nazione.
Non è l’allargamento dell’Udc, bensì il suo superamento per avviare un progetto politico alternativo al bipolarismo made in Italy e al suo sbocco bipartitico.
La realtà dimostra che c’è oggi in Italia uno spazio per il ritorno di una grande forza moderata: oltre la … Democrazia cristiana ma anche e soprattutto oltre il partito moderato-padronale-di-destra di Berlusconi.
Insomma, sono i fatti degli ultimi 15 anni (comprese le ultime elezioni politiche e i segnali delle ultime amministrative in Abruzzo e Sardegna, nonché i sondaggi per l’Election day di giugno) a dimostrare che il tentativo di fare davvero le grandi riforme con questo sistema bipolare è fallito e che è fallito anche il tentativo (del Pdl e del Pd) di “eliminare” il cosiddetto centro moderato “autonomo” (né col Pdl e né col Pd) incentrato nell’Udc ma ben più ramificato nel paese reale.
In altre parole, gli italiani vogliono la “semplificazione” del sistema politico e la “potatura” dei partiti ma restano scettici sul bipolarismo secco, temendo derive bipartitiche con possibili conseguenze istituzionali di tipo “presidenzialistico” che imbavaglierebbero l’articolazione costituzionale democratica italiana esponendo il paese, come scrive Stefano folli: “alle suggestioni di un modello plebiscitario, insofferente alle regole e propenso a considerare la legislatura una sorta di campagna elettorale permanente”.
Continua a leggere: Prima pietra del nuovo Partito della Nazione. Previsti "travasi" da Pdl e Pd
Si deve dare atto a Silvio Berlusconi della chiarezza.
Il suo discorso/fiume di ieri alla Fiera di Roma dice senza dubbi che con il Pdl nasce il più forte partito di “destra” che l’Italia abbia mai avuto. Altro che partito di “centro”! Altro che Democrazia cristiana!
Il “leit motiv” del Cavaliere è sempre lo stesso: un ripetuto assalto a “questa sinistra che non cambia mai”, un battere e ribattere sul chiodo del comunismo come la madre di tutti i mali del mondo.
Anche ai tempi della “guerra fredda”, della lotta di classe più dura e degli scontri (con morti e feriti) di piazza degli anni ’50 e ’60 i capi di governo e di opposizione cercavano “comunque” uno spiraglio per il dialogo e la riconciliazione nazionale.
Berlusconi no. Di qua (con lui) il “bene”, di là (contro di lui) il “male”.
Il suo discorso, base “ideologica” e strategica del nuovo Pdl, scava un fossato, divide l’Italia in buoni e cattivi.
Da una parte il Pdl partito “baluardo della libertà” che “punta al 51%” , che “realizza le attese di un popolo e si identifica con il popolo”, dall’altra gli altri, identificati nella sinistra e nei comunisti.
Continua a leggere: Berlusconi "show": l'Italia dei "buoni" e dei "cattivi"
Silvio Berlusconi: “Il Pdl alle prossime Europee dovrebbe raggiungere il 43%, se poi si aggiungesse il partito di Casini, salirebbe al 49%, saremmo vicini alla maggioranza assoluta. In ogni caso aspiriamo al 53%”.
Non dire gatto finch’è non è nel sacco.
Pierferdinando Casini: “Se poi al Pdl si aggiungessero tutti i partiti, Berlusconi potrebbe anche toccare il 100%. Per quel che ci riguarda diciamo no grazie, abbiamo già dato. Noi dobbiamo rispondere ai nostri elettori e al Paese, non al Cavaliere”.
Fra il canto delle sirene (berlusconiane) e il “bianco fiore” della balena bianca.
Silvio Berlusconi: “Non nascondo di nutrire molta fiducia in Gianni Alemanno, l’esponente di “destra” che più si identifica nel “centro” come lo personifico io”.
Aznar “de noantri” per tenere Fini sui carboni ardenti.
Gianni Alemanno: “I complimenti fanno sempre piacere. Il mio partito è ancora An, poi presto, molto presto sarà il Pdl. La mia identità resterà la stessa di sempre”.
Rischio “rigetto”.
L’ultimo ad averlo detto prima di lui, è stato Pierferdinando Casini. Il leader dell’Udc aveva sentenziato: “Il Pdl nasce e muore con Silvio Berlusconi”.
Lui, il direttore di Libero Vittorio Feltri, berlusconiano doc ma senza peli sulla lingua, adesso conferma: “Temo che il Pdl non sopravviverà a Berlusconi. Quando non ci sarà più la figura carismatica si rifaranno vivi tutti i galletti del pollaio”.
Anche Feltri vede il Pdl come una “monarchia anarchica” e rimpiange la Democrazia Cristiana: “Un partito mamma con nove correnti che riuscivano a convivere”.
Chissà, forse lo Scudo crociato non reggeva solo per questo.
Un partito tutt’altro che “immacolato” la Dc, ma aveva avuto intuizioni, ideali, progetti politici non nati sul “pradellino” di un’auto, dirigenti forgiati dalla storia che avevano portato l’Italia a fare la scelta giusta fra i due blocchi, garantendo la democrazia e modernizzando una nazione uscita distrutta dalla dittatura fascista, dai lutti del secondo conflitto mondiale, dalle ferite della guerra civile.
Dopo Sturzo venne De Gasperi, poi Fanfani, quindi Andreotti, Aldo Moro ecc. Chissà chi dopo il Cavaliere?
Per decenni, i governi di coalizione marcati diccì erano sempre sostenuti da un progetto politico. I voti venivano “anche” dall’azione dei governi ma il consenso profondo veniva dal riconoscimento del progetto politico.
E oggi? Il Centrodestra esprime un governo. E il “progetto” politico?

Come riferiscono i colleghi di 02blog, ieri la città di Milano si è fregiata di un nuovo record: l’(ex) capitale economica del paese è infatti la prima città in Europa ad esaurire il limite di quest’anno di 35 giorni oltre la soglia per le polveri sottili fissato dell’UE, dopo solo 55 giorni dal 1° gennaio. Si tratta della quinta volta in 5 anni che questo accade.
Diventa perciò sempre più concreta la minaccia da parte dell’Unione Europea di una multa di ben 12 milioni di euro. Brutte notizie per la città e per il suo sindaco, Letizia Moratti, che alla tassa per l’ingresso in auto in centro aveva dato un nome che è tutto un monumento alle buone intenzioni: “Ecopass“.
La verità è che, anche se Ecopass qualche risultato buono l’ha raggiunto, una misura di questo tipo è da sola assolutamente insufficiente a risolvere il problema. I polmoni dei milanesi sono perciò vittime, più di ogni altra cosa, dell’inerzia e della mancanza di coraggio politico dei loro rappresentanti.
Continua a leggere: Milano e la questione inquinamento: quando la politica è paralizzata
Sa anche governare le battute al vetriolo, Silvio Berlusconi. Nel senso che spesso le fa per esorcizzare un problema che si para all’orizzonte.
Quella di aspettare l’ottavo leader del Pd per fargli fare la fine dei sette precedenti è una battuta che ha proprio questo sapore: ridere a denti stretti. Perché il Cavaliere sa che una disfatta del Partito democratico manda a gambe all’aria l’intera impalcatura del bipolarismo all’italiana. Figurarsi, poi, la prospettiva di un bipartitismo Made in Italy che non è mai nemmeno partito.
E soprattutto il Cavaliere sa che se la “scomposizione” del Pd parte dal “centro”, in quanto è sempre più evidente che è dal centro e con il centro che si può governare il Paese, la stessa “scomposizione” può anche svilupparsi nel Pdl”.
Nel Pdl, e non solo fra gli ex diccì di Forza Italia ma anche nella destra di An, il partito unico sta stretto, molto stretto. Anzi viene rifiutato.
La fuga di Veltroni e la crisi del Pd ha riaperto il confronto fra i “moderati” dei due schieramenti. Di fatto, piaccia o no, sono gli ex democristiani dentro il Pd e dentro il Pdl, che dopo 15 anni pensano che sia giunta l’ora di smetterla di essere considerati “ospiti” nei due condomini e di ritornare a costruire una unica casa comune.
Pierferdinando Casini mostra distacco ma la costruzione del nuovo partito di centro, oltre l’Udc, prende forza. Adesso serve il coraggio. Fra i supporters di questa operazione, da “esterno” molto interessato a ricostruire un centro sinistra col trattino, c’è anche Massimo D’Alema.
Intanto oggi a Todi, sotto la regia del liberal/centrista Ferdinando Adornato discutono assieme i moderati dei due poli: ci saranno anche Rutelli, Enrico Letta, Pisanu, Formigoni, Dellai ecc. E l’ineffabile Casini chiuderà i lavori, domani, cercando la sintesi.
A qualcuno già fischiano le orecchie. E il Cavaliere le sue orecchie, le ha belle in mostra …