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Tutti gli articoli con tag centrosinistra

Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Umberto Bossi: trombone. Voto 4. Il leader del Carroccio boccia l’ottimismo del premier sul proseguimento della legislatura: “I voti scarseggiano, siamo nella palude romana”. Poi il disco rotto delle minacce eversive: “Milioni di uomini sopra il Po pronti a battersi”. Il Senatur lancia i tre squilli di tromba. Troppi brindisi? Sos 118.

Pierluigi Bersani: trombato. Voto 4. Pd diviso anche sulla vertenza Fiat. Fassino e Marini per il “sì” all’accordo. Secco “no” invece del responsabile economico del Pd Stefano Fassina. Per Vendola l’accordo di Mirafiori è “discriminante” per costruire la coalizione di centrosinistra. Pd e centrosinistra caos. Bersani pesce in barile.

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Sergio Chiamparino: stato periferico. Voto 7. Il sindaco di Torino: “Nella crisi, il rischio è che noi finiamo per fare gli spettatori di una partita tutta nel campo del centrodestra. Oggi il centrosinistra è debole, senza un profilo definito, condannato a fare lo spettatore”. Anemia totale.

Pierluigi Bersani: stato confusionale. Voto 4. Per il segretario del Pd un governo Tremonti è “un’evenienza più sensata di un confronto elettorale con un meccanismo come questo” Poi (solita) parziale smentita. Di fatto, il Pd non sa che fare e teme le elezioni. La paura fa 90.

Le pagelle del martedì

pubblicato da il passator cortese

Pier Luigi Bersani: bomber. Voto 8. Il segretario del Pd commenta il risultato delle amministrative: «Una bella vittoria per il centrosinistra. Un en plein che non lascia discussioni». Pdl sfarinato. Cav infuriato. Vincere si può.

Pier Ferdinando Casini: guardialinee. Voto 8. Il leader Udc sulle intercettazioni: “Questa legge, così, non la condividiamo e non lo votiamo. La Camera non e’ un passacarte del Senato, non e’ l’ufficio timbri”. Vincere si può.

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Ore 12 - Cade, non cade? Berlusconi resiste. Il Paese, no

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNe succedono di tutti i colori, ma Silvio Berlusconi non si dimette da premier. Perché?

Il primo a non volersene andare è proprio lui. Ovvio, si dirà, perché “il potere logora chi non ce l’ha”. Senza l’”armatura” da capo del governo, il Cavaliere sarebbe risucchiato nel vortice di tribunali e procure. Questo è l’elemento centrale, tutti gli altri sono … secondari.

Con questi chiari di luna, capita l’antifona, Berlusconi prova a giocare la carta del “moralizzatore”: “Chi sbaglia paga”. Lo stesso Benito Mussolini faceva certi rimpasti di governo, applaudito dagli italiani che così difendevano il Duce, bravo, si diceva, ma circondato da inetti e ladri.

Un Berlusconi con la ramazza, recupererebbe la fiducia evaporata in queste settimane. Inoltre, nel Pdl, il ko del Cavaliere porterebbe allo sfascio il partito, e nella maggioranza, la stessa Lega resterebbe senza “ancora”, con Bossi neppure più … “mosca cocchiera”.

Fini? Effettivamente può far crollare il Governo in parlamento. Ma gli elettori non amano i tessitori di inciuci e di trappole.

E il Pd? E’ terrorizzato di una nuova prova elettorale, possibile nuova debacle e sicuramente occasione di ulteriori fratture interne.

Al centrosinistra servono due gambe per camminare: un nuovo e forte partito socialista democratico e un nuovo forte partito popolare dei cattolici democratici. Ma per questo servirebbe la lampada di Aladino.

Allora Berlusconi può dormire fra due guanciali? Non proprio. C’è un partito del 42 % (in costante e forte crescita), quello del non voto, che non ne può più. Se quel “partito” trova uno sbocco politico, addio Berlusconi. E non solo.

Intanto il Paese ruzzola su un piano inclinato. Ancora un po’ e sarà il disastro.

Il "Senatur", novello Attila ... oltre il Rubicone

pubblicato da il passator cortese


Realismo o sproloqui? Portatori di civiltà, o barbari? Acclamati liberatori o bruti invasori?

A poche ore dal voto ogni domanda è legittima, specie sentendo le ultime dichiarazioni di Umberto Bossi. L’avanzata della Lega continuera’ e anche le regioni di centrosinistra prima o poi diventeranno ‘verdi’. Ne e’ convinto il leader della Lega Umberto Bossi.

Alla domanda su quale sara’ il futuro delle regioni rosse e del centro, il Senatur ha replicato: ‘diventeranno verdi. Tutti si scopriranno federalisti’.

Applausi e ovazioni delle famiglie con figli a carico e .. disoccupati: finalmente i loro amati “bamboccioni” troveranno un posto. In lista. Come Renzo Bossi, da trota a delfino.

Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Massimo D’Alema: in campo. Voto + 8. Baffino ci mette la faccia, difende Vendola e attacca Berlusconi il cui equilibrio “fondato sul patto con la Lega e sulla subalternità del Sud, va in tilt”. Poco? Meglio di niente.

Renata Polverini: in bilico. Voto – 8. La candidata del centrodestra a Governatore del Lazio si auto esalta (“Sarò io contro tutti) e fa la vittima (“Il centrosinistra ha tentato di delegittimarmi”). Euforia e vittimismo. Ok o ko?

Ore 12 - L' "alea iacta est" di Casini, novello Giulio Cesare ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon è Giulio Cesare, Pier Ferdinando Casini. Ma, come l’imperatore romano, anche il leader dell’Udc (fatte le debite proporzioni) lancia il suo “alea iacta est”.

Nel senso che Pierferdi passa il suo … Rubicone, annunciando che dopo le Regionali si metterà in moto per dare il placet, entro il 2010, al nuovo partito di Centro.

Casini precisa: “Dopo le amministrative chiamiamo un time out: fermiamoci un attimo e lavoriamo alle fondamenta di un partito nuovo, con regole nuove, che abbia la consapevolezza del degrado morale e dei troppi comportamenti disinvolti che ci sono soprattutto in periferia”.

Non è la prima volta, a dire il vero, che Casini lancia il sasso ma poi ritira la mano. Proprio pochi giorni addietro ha gettato un secchio d’acqua gelata sul “fidanzamento” con Rutelli perché “teniamo due famiglie”.

Stavolta l’ex presidente della Camera, capita l’antifona (l’Udc ha esaurito il proprio ruolo politico, ed elettoralmente è un limone spremuto), pare intenzionato a chiudere davvero la vecchia bottega, a togliere l’insegna dell’Udc, e costruire (con l’Api di Rutelli, segmenti in uscita dal Pd e altre forze) un soggetto politico tutto nuovo. Una casa aperta a tutti i contrari del bipolarismo Made in Italy (quindi delusi del Pdl e del Pd), per costruire con un centrosinistra di nuovo conio, l’alternativa a Berlusconi e al berlusconismo.

La scommessa è lanciata. Se sarà l’ennesimo richiamo per rifare la vecchia Dc, sarà l’ennesimo flop, una zattera per isolati e rancorosi “nostalgici” avvinghiati con lacci e lacciuoli di tipo ideologico o religioso.

A Casini, più di tutto, occorre una ramazza double face: per ripulire subito il proprio partito e per darla in testa a chi (specie nell’Udc) ancora nicchia e recalcitra per far valere false primogeniture, nascondendosi dietro lo scudo (crociato) per non mollare l’osso. Attenzione alle … idi di marzo.

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Ore 12 - Casini, "figliol prodigo" del pragmatico Berlusconi?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLe “giravolte” sono la costante della politica italiana. Ma sono quasi sempre l’effetto di qualcosa o qualcuno che le ha generate.

Adesso Pierferdinando Casini, anticipando il cambio di “linea” politica, rifà lo slogan e l’Udc si riposiziona: “contare” al Sud e “contarsi” al Nord.

In poche parole, sganciarsi da Bersani e riavvicinarsi a Berlusconi, cioè prendere il potere (alleati del Pdl) nel mezzogiorno e prendere più voti possibile sopra il Po, (correndo per lo più da soli) in funzione anti-Lega, strizzando l’occhio al Cavaliere.

La “svolta” è soprattutto il frutto di un Pd (partito “fallito”, dice il sindaco democrat di Torino Chiamparino!…) che non “tiene”, spinto verso un inseguimento miope della società civile e di un populismo privatistico, prigioniero di gruppi e gruppetti, stretto nella morsa suicida fra casta, cacicchi e primarie.

E’ il risultato del trionfo di Vendola nelle primarie pugliesi e dell’accordo Pd-Idv.

Ma è anche lo sbocco di un Casini abile tattico (“Non possiamo immolarci un giorno sull’altare del vendolismo e un altro su quello del dipeitrismo”) ma strategicamente con il fiato corto.

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Ore 12 - Pier Luigi Bersani, "santo " o "martire"?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCon barba e saio, Pier Luigi Bersani potrebbe essere scambiato anche per un “francescano”.

Ma il segretario del Partito democratico è proiettato verso altri ruoli: alle regionali di fine marzo, o diventa il salvatore da fare “santo” o diventa solo un “martire”.

Bersani non può sbagliare il colpo in canna delle Regionali. Ma non c’è dubbio che l’ ex ministro giunge al suo primo appuntamento elettorale da leader di partito con l’handicap di un Pidì tutt’altro che “in fase”.

Un partito, più che pluralista, incasinato: diviso al vertice (non solo per incompatibilità personali ma anche perché la componente cattolica si sente umiliata, costretta ad accettare una candidatura come quella della radicale Bonino, anti post comunista e anti post democristiana per eccellenza, pro aborto e pro eutanasia per ideologia); con gente in fuga (se ne è andato persino il cofondatore del Pd, Rutelli); per lo più in mano ai potenti “cacicchi” locali, una forma aggiornata di notabilato (parole del dalemiano Nicola Latorre), che si considerano insostituibili e sordi alla “linea” data da Roma.

E, soprattutto, arriva a queste elezioni con il precedente “cappotto” del 2005, quando il Pd (centrosinistra) conquistò undici regioni, lasciandone alla destra solo due. Un risultato che, sulla base delle ultime Europee e dell’aria che tira, appare del tutto irraggiungibile. Allora?

Bersani potrebbe fare comunque un miracolo: “resistere” nel voto regionale portando a casa almeno 6/7 regioni e rilanciare da lì il “nuovo” progetto di alleanze per poter costruire la vittoria alle successive elezioni politiche. Mettere insieme, (con il Pd centrale e “volano”), partiti oggi all’opposizione molto diversi e distanti tra loro (dalla sinistra, all’Idv e all’Udc) è un’impresa davvero titanica.

E’ questo il “miracolo” chiesto a Bersani. Se gliela fa, sarà “santo”. Se no sarà “martire”, immolato nel rogo funebre del Pd.

Ore 12 - Bersani "sor tentenna". Pd, allarme Regionali

pubblicato da Massimo Falcioni

altroPersino l’Unità se ne è accorta e lancia in prima pagina il titolone: “Allarme regionali”.

E’ paradossale che il Pd se la prenda con Di Pietro e De Magistris, come se l’Idv fosse una dependance del partito di Bersani. L’Italia dei Valori fa la sua politica, porta acqua al proprio mulino e, legittimamente, cerca di pescare voti ovunque, specie nelle acque “amiche” e più vicine.

Il problema è del Pd, che continua a sfogliare la margherita sulle alleanze, brancolando nel buio: è in ritardo su tutto, a cominciare dalle candidature per le regionali, elezioni/chiave per il Pd e a rischio per il centrosinistra che può andare ko addirittura in sei regioni.

Che fa Bersani? Il terzo segretario del Pd (come Veltroni e Franceschini) fa il “sor tentenna”, inchiodato nella morsa dei veti e contro veti di vecchie e nuove correnti, incapace (o impossibilitato?) a divincolarsi dalla “stretta” troppo ingombrante di Massimo D’Alema.

Si torna a parlare di resa dei conti. Stavolta sarebbe davvero l’ultima, con il definitivo sfarinamento di un partito capace di esprimersi solo nelle “primarie” e poi rotolare rovinosamente nella costruzione di programmi e leadership.

C’è fibrillazione. In molte realtà territoriali, non solo al Sud, sindaci ed esponenti del Pd, hanno già le valige in mano per nuovi lidi: è l’Api, il nuovo partito del “fuoriuscito” Rutelli, la meta più ambita.

Saranno settimane di alta tensione. Serve il colpo d’ala. Ma il volo di Bersani è troppo radente. E Berlusconi pare proprio fuori tiro.