Tutti i fari restano puntati su Chiaiano, ormai divenuta l’emblema del piano emergenza rifiuti in Campania. Dopo la giornata di scontri di ieri, in cui mille manifestanti hanno cercato in tutti i modi di ostacolare l’operato delle forze dell’ordine, stamani c’è relativa quiete, in attesa dell’esito dell’incontro di Bertolaso con gli amministratori delle zone individuate dal decreto-discariche.
Intanto c’è chi cavalca la protesta, come la sinistra che potremmo ormai definire extra-parlamentare, PRC in testa, che accusa il governo di aver mostrato il suo vero volto da paese totalitario, e di voler instaurare uno stato di polizia. A voce Gasparri («Linea dura contro chi aizza la massa») l’esecutivo replica a muso duro, mentre il ministro dell’interno Maroni si tiene più cauto, anche se ripete che non può esserci dialogo con chi usa la violenza. Casini fa registrare l’apprezzamento dell’UDC per l’opera del governo, mentre Partito Democratico e UDV richiamano ognuno alle proprie responsabilità, stando per così dire “alla finestra”.
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E’ finito il tempo della diplomazia, del voler piacere a tutti, della popolarità ad ogni costo. E’ finito. Cosa ci sono costati 16 anni di compiacenza e occhi chiusi di fronte alle scelte scomode, agli interessi di parte, alla corruzione e ai tentacoli della camorra? Quel che ci sono costati è sotto gli occhi di tutti, in un paese in cui basta che un gruppo di persone blocchi un’autostrada o i binari di una ferrovia per calare le braghe non esiste più lo stato; e dove lo stato non esiste la gente sradica gli alberi e butta gli autobus per strada perché sa che finora ciò è bastato per averla vinta.
La colpa è di tutti coloro che hanno governato Napoli, la Campania e l’Italia intera. La colpa è dei governi di destra e di sinistra che si sono alternati nel dolce far niente, puntando a mollare la patata bollente in mano ai loro successori, per poterglisi poi opporre forti di una verginità che avevano invece perduto.