Piove sul Partito democratico, anzi viene giù grandine come uova. Anche nonna Nannarella, la nota terribile (ex)comunista ottantaquattrenne trasteverina, tenta l’”assalto” al Pd e si presenta con piglio deciso al Nazareno: “Vojo parlà co’ Bersani”.
Tocca al vice Penati rabbonirla, con uno sconsolante “Oggi non è giornata”.
No, non è giornata per il Partito Democratico e per il segretario Bersani che in una Direzione “esplosiva” chiede la conta sulla sua relazione e riceve pan per focaccia.
Lo scontro si fa aperto e senza esclusione di colpi: gli ex margheritini ed ex ministri del governo Prodi, Fioroni (responsabile welfare) e Gentiloni (responsabile comunicazione) lasciano i rispettivi incarichi di partito.
Così i Modem (Veltroni in testa) - la minoranza interna - annunciano il voto contrario. Non bastasse, Chiamparino elogia Marchionne, Renzi plaude a Berlusconi.
Bersani “ingoia” il mezzo toscano e fissa per le 18,30 il voto della Direzione sulla sua relazione. E’ quasi caos? No, è caos e basta.
Eccola, la Direzione del Pd! Sarà la solita tiritera per dire tutto e il contrario di tutto e non decidere nulla? L’ennesimo inutile appuntamento che vuol cambiare tutto per non cambiare niente?
Pier Luigi Bersani giura che dirà pane al pane e vino al vino sui tanti nodi da sciogliere,a cominciare dalla FIAT e dalle alleanze: intende alzare il tiro, fare proposte politiche per ridefinire una linea fuori dai tradizionali “si ma”.
Tira aria di conta. Per i veltroniani un voto oggi in direzione sarebbe una “inutile forzatura”, ma il segretario è deciso a chiedere che la direzione voti la sua relazione. “Un modo per fare chiarezza in questo partito”.
Già. Ma quale partito? Ognuno va a ruota libera e tira acqua al proprio mulino. Sentito il sindaco di Torino, Chiamparino? Sentito il sindaco di Firenze, Renzi? E i Veltroni, Fassino, Fioroni, Follini, Cofferati e compagnia cantante? Sempre tutti a “precisare”, a rintuzzare. Bersani dice bianco, loro rispondono nero.
Ma che partito è questo? Così è un 25% “sprecato”, irrilevante sul piano politico. Un partito trasformato in un cartello di correnti e cordate, centri di potere sempre più ridotto in una spirale del tutti contro tutti.
La candela si è oramai consumata. Senza una svolta repentina e chiara, se si va al voto anticipato in primavera, il Pd si sfascia.
La Fiat fa scuola. E, come sempre, traccia la strada anche per altre aziende, come dimostra la Omsa che sposta da Faenza in Serbia il suo stabilimento di calze, con 350 nuovi disoccupati.
Marchionne, a differenza di Valletta, non fa politica. Ma la politica centra, eccome.
Stavolta non quella all’ombra del municipio o dei palazzi romani, ma quella legata alla “globalizzazione” e alle sue nuove regole (si fa per dire).
La Fiat vuole diventare una fabbrica-mondo, con le auto costruite in una sorta di “global assembly line”, linea di montaggio globale. Il Progetto Fabbrica Italia è una bufala, cui crede solo un buon “provinciale” di sinistra sbiadita come Chiamparino.
L’Italia diventa solo un satellite nella nuova dimensione mondiale della Fiat, il cui centro strategico decisionale sarà negli States, a Detroit, con la dependance a Bruxelles.
E’ vero che gli operai serbi produrranno la nuova monovolume “torinese” con un salario di 400 euro mensili. Ma è altrettanto vero che il costo del lavoro incide sul costo finale di un’auto solo per il 7-8%. Allora?
La sfida è un’altra e riguarda, da una parte, i governi e le istituzioni internazionali, dall’altra i sindacati.
Quando la casa brucia, c’è (quasi) sempre chi arriva con il … secchio d’acqua salvatore.
Ed eccolo, allenato e ritemprato, autoproclamatosi “salvatore” del Pd, Romano Prodi, pronto con la spugna (o falce e martello?) a cancellare i vertici nazionali per mettere il partito sotto la guida dei segretari regionali, novelli principi che, illuminati, eleggono il re super partes.
Applaude il Chiamparino dell’”io l’avevo detto”, tacciono i big, i più ironizzano o fanno spallucce sapendo che è solo il vecchio refrain del cambiare tutto per non cambiare niente.
Prodi vuole rivoltare il Pd come un calzino, partendo però dai .. piedi, e non dalla testa. L’ex premier pensa che rinnovando l’organizzazione si rinnovano idee e progetti.
E l’identità? E la risposta al perché il Pidì è col culo per terra? Via il “caminetto”, via i problemi. Come se i segretari regionali non fossero a loro volta frutto di altrettanti “caminetti”, non fossero i primi a chiudersi compiaciuti in posizioni di autosufficienza nella contemplazione soddisfatta dei rispettivi orticelli, inossidabili, anziani e giovani, a non mollare mai la poltrona.
Il rinnovamento di un partito non è solo una questione metodologica, né sociologica: è innanzi tutto un problema “politico”, e non lo si risolve con alchimie organizzative disegnate dall’alto.
Il Pd, stanco e anchilosato, come il pesce andato a male, puzza dalla testa. E la testa, come si sa, non contiene solo il viso.
Mentre l’Idv di Antonio Di Pietro celebra dopo dodici anni il suo primo congresso in cerca di “democrazia”, il Pd è in uno stato di congresso “permanente”, sempre alla ricerca di identità, progetto, leadership.
Più che sui contenuti, ci si arrovella sui contenitori. Goffredo Bettini, già deus ex machina di Walter Veltroni, torna a gettare il suo “peso” per accusare il partito di “fare solo accordi di potere e di aver santificato il correntismo”.
Ma il Pidì è da quando è nato che è via via scivolato dalla deriva correntizia alla deriva personalistica, sprofondando nei club che si formano e si disfano attorno a capi, capetti, cacicchi di ogni risma. Il tutto “santificato” da primarie, plebiscitarie quanto bluff.
La diatriba interna è sempre sul sesso degli angeli, sul partito liquido o sul partito di tessere e apparati. In effetti il Pd è impegnato a guardarsi l’ombelico: è fuori della dura e complessa realtà del Paese, sballottato in un gioco delle alleanze in mano a Di Pietro, a Casini,a Vendola e persino alla Bonino, nel cono d’ombra ingombrante di Marco Pannella.
L’ex eminenza grigia di Veltroni, Bettini, sulla scia del sindaco di Torino Chiamparino, rilancia la nascita di un “nuovo cantiere politico, un nuovo Ulivo, da Vendola alla Bonino”. E’ la solita, stantia politica da salotto. Manca solo il thè con i pasticcini.
Intanto Di Pietro “sogna” la fusione dell’Idv con il Pd. Ma la somma fra “perdenti”, (nel senso di rimanere ancorati all’antiberlusconismo tout court e quindi condannati all’opposizione) produce solamente sconfitte. E sconfitti.
Le “giravolte” sono la costante della politica italiana. Ma sono quasi sempre l’effetto di qualcosa o qualcuno che le ha generate.
Adesso Pierferdinando Casini, anticipando il cambio di “linea” politica, rifà lo slogan e l’Udc si riposiziona: “contare” al Sud e “contarsi” al Nord.
In poche parole, sganciarsi da Bersani e riavvicinarsi a Berlusconi, cioè prendere il potere (alleati del Pdl) nel mezzogiorno e prendere più voti possibile sopra il Po, (correndo per lo più da soli) in funzione anti-Lega, strizzando l’occhio al Cavaliere.
La “svolta” è soprattutto il frutto di un Pd (partito “fallito”, dice il sindaco democrat di Torino Chiamparino!…) che non “tiene”, spinto verso un inseguimento miope della società civile e di un populismo privatistico, prigioniero di gruppi e gruppetti, stretto nella morsa suicida fra casta, cacicchi e primarie.
E’ il risultato del trionfo di Vendola nelle primarie pugliesi e dell’accordo Pd-Idv.
Ma è anche lo sbocco di un Casini abile tattico (“Non possiamo immolarci un giorno sull’altare del vendolismo e un altro su quello del dipeitrismo”) ma strategicamente con il fiato corto.
Continua a leggere: Ore 12 - Casini, "figliol prodigo" del pragmatico Berlusconi?
Fra contenti e scontenti, dopo la “parade” del Lingotto 2, il Pd resta tale e quale a prima.
Aaa cercasi giovane: il più nuovo, il più sconosciuto, quello che meno ha fatto e meglio è.
Sono questi i “giovani leoni”? Non scherziamo! Timidi e arroganti, semplicemente out, impegnati a mettersi in mostra davanti alle telecamere, sono appena riusciti a parlarsi addosso.
La crisi del partito? I quattro milioni di voti persi? Cos’è e cosa deve essere il Partito democratico? La sinistra, il riformismo? Le alleanze? Quale progetto per l’Italia?
A queste domande solo i “vecchi” come i candidati Franceschini e Bersani e l’outsider Chiamparino hanno cercato di dare delle (confuse) risposte. I nodi da sciogliere sono tanti.
I “giovani” annunciano “idee forti” ma poi nessuno le tira fuori. Se ci sono, queste novità, restano … ben celate.
In sostanza, i primi passi di questa campagna congressuale lasciano molto perplessi: c’è un dibattito surreale, con al centro i singoli personaggi, peraltro “figuranti”, non certo primattori, tanto meno leader.
Continua a leggere: Ore 12 - Pd Lingotto 2: è questo il "ruggito" dei giovani "leoni"?

In vista delle imminenti amministrative (6-7 giugno 2009) ci occupiamo oggi del primo sondaggio di gradimento effettuato sugli amministratori italiani da parte di Ipr Marketing su commissione del Sole 24 ore. Il primo dell’anno, s’intende. La rilevazione è suddivisa per tipologia, partiamo dunque dai sindaci. Tra i primi cittadini è trionfo per Tosi (Lega Nord, Verona), Chiamparino (Pd, Torino) e Scopelliti (Pdl, Catania) tutti attestati a quote bulgare (75% di gradimento). Seguono De Luca (Pd, Salerno), Delrio (Pd, Reggio Emilia), Melogli (Pdl, Isernia), Vallone (Pd, Crotone), Matteucci (Pd, Ravenna), Zaccheo (Pdl, Latina) e Masini (Pd, Forlì). Tutti abbondantemente sopra il 60%. Vediamo la graduatoria nazionale limitata alle grandi città:
Moratti (Pdl, Milano) 57%
Alemanno (Pdl, Roma) 56%
Domenici (Pd, Firenze) 55%
Emiliano (Pd, Bari) 54%
Floris (Pdl, Cagliari) 54%
Dipiazza (Pdl, Trieste) 54%
Cammarata (Pdl, Palermo) 52%
Cofferati (Pd, Bologna) 50%
Vincenzi (Pd, Genova) 50%
Un occhio anche ai peggiori non guasta:
Iervolino (Pd, Napoli) 39%
Petterutti (Pd, Caserta) 40%
Ciliberti (Pd, Foggia) 45%
Olivo (Pd, Catanzaro) 45%
Ricci (Pd, Chieti) 46%
Stancanelli (Pdl, Catania) 46%
Umberto Bossi: spina. Voto + 8. Il “celodurismo” della Lega non s’affloscia e il suo leader Bossi “detta” le sue prime regole 2009 al premier Silvio Berlusconi: sanità e turismo sono materie di competenza regionale quindi “no” alla promozione di Ferruccio Fazio (a ministro della salute) e di Michaela Vittoria Brambilla (a vice ministro del turismo) viste come minaccia per il federalismo fiscale. Da oggi, lotta dura sul nodo Malpensa. Il Senatur: “Per salvare lo scalo milanese siamo disposti a tutto, anche a geometrie variabili in Parlamento”. Bossi, alleato o spina nel fianco del Cavaliere?
Walter Veltroni: petardi. Voto – 8. Archiviata la Direzione delle “attese disattese” nel Pd si riaccendono i fuochi delle polemiche interne e scoppiano i primi petardi 2009. Ad aprire … le danze è il sindaco di Torino Sergio Chiamparino che senza peli sulla lingua accusa: “I vertici del Pd? Sono inadeguati e distanti dai problemi reali, in particolare distanti dal Nord. Il problema etico? Esiste ne partito a tutti i livelli”. Chiamparino non è né una testa “matta” né un capo “isolato”. E’ partita la campagna 2009, l’anno orribilis per Walter Veltroni e per il Partito democratico.
L’argomento crisi di questi tempi è gettonatissimo e Annozero non fa eccezione. La puntata di stasera, dal titolo Aiuto, la crisi! entrerà però soprattutto nello specifico del settore automobilistico, con Corrado Formigli in collegamento dagli stabilimenti Fiat di Torino.
Lo Stato deve salvare l’auto? Oppure il suo intervento può addirittura aggravare la crisi? Bisogna aiutare le fabbriche di automobili in crisi, come sta facendo Obama negli Stati Uniti, dove lo Stato sembra voler diventare azionista di maggioranza della General Motors? Gli economisti liberisti come Giavazzi e Alesina, temono l’ingerenza dello Stato padrone nell’economia di mercato, quasi una nazionalizzazione. Quello automobilistico è il settore nel quale la crisi è arrivata prima e in modo più visibile, con un drastico calo delle vendite, la chiusura degli stabilimenti Fiat per un mese, il ricorso alla cassa integrazione.
Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino sarà collegato proprio dagli stabilimenti, mentre in studio con Michele Santoro e Marco Travaglio troveremo il sindaco di Roma Gianni Alemanno, gli economisti Alberto Alesina, Francesco Giavazzi e il segretario confederale della Cgil Susanna Camusso.
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