Logo Blogo

Tutti gli articoli con tag chianciano

Casini invoca una maggioranza senza Lega. Ma è davvero possibile?

pubblicato da Luca Landoni



Ha fatto molto discutere l’invettiva di Pierferdi Casini nell’ultima giornata degli stati generali del centro a Chianciano. Il leader Udc oltre a prendere le distanze dal Pdl e invocare quello stesso grande centro che ha suscitato la risposta ironica di Franceschini, ha inveito in modo per lui inconsueto contro il grande nemico di sempre, la Lega Nord di Umberto Bossi.

“Se Bossi pensa di agitare lo spauracchio delle elezioni anticipate per ricattare la politica italiana oltre quello che sta già facendo, perché la politica italiana sottostia ai diktat della Lega, sappia che in questo Parlamento c’è una maggioranza ampia che a questi diktat non ci vuole stare. Bossi non spaventa nessuno. La Lega deve avere qualuno che dica ‘basta’ ‘è finita’, e se non glielo dice Berlusconi una maggioranza in Parlamento si troverà

Ma questa maggioranza sine-Lega evocata da Casini è davvero possibile? Allo stato mancano decisamente i numeri, a meno di radunare un coacervo di forza politiche in stile arco costituzionale di (anti) missina memoria. Ma anche ammesso che fosse possibile come lo prenderebbero gli elettori?

Continua a leggere: Casini invoca una maggioranza senza Lega. Ma è davvero possibile?

Vendola ufficializza la scissione e battezza a Chianciano Rifondazione per la sinistra

pubblicato da paganini

Sono sereno perché faccio ciò che sento sia giusto fare. Rifondazione è stata la mia casa e questo addio non è un partire indolore. Voglio augurare ogni successo al mio ex partito. E a noi, a quelli di noi che condivideranno la mia scelta, voglio dire che non dobbiamo sentirci avversari di Rifondazione.

Così Nichi Vendola, a Chianciano, ha concluso l’intervento con cui ha ufficializzato la fuoriuscita della sua componente, o meglio di quella parte che ha accettato la prospettiva della scissione, da Rifondazione comunista.

Da oggi, quindi, esiste un’altra Rifondazione, quella per la Sinistra, in sigla Rps. A parte la confusione che si creerà, dato che durante le discussioni al bar bisognerà spiegare di quale Rifondazione si sta parlando, la nascita del nuovo partito genera qualche aspettativa ma anche ulteriori problemi per la sinistra italiana. Le aspettative riguardano la possibilità, dopo decenni di lacerazioni, scissioni, faide e divorzi, di rilanciare l’idea di un soggetto unico a sinistra del Partito democratico, in grado di rappresentare quel 6 - 8 % di elettorato che non digerisce la linea politica veltroniana e magari preferirebbe non essere costretto a scegliere il non voto come unica alternativa. I problemi toccano invece l’anima stessa della sinistra: c’è da scommettere che i prossimi 6 mesi, o almeno fino all’election day di giugno, il dibattito tra le due rifondazioni, verdi, sinistri democratici e comunisti italiani sarà quasi nullo, con una prevalenza di accuse e recriminazioni. Probabilmente neppure la prospettiva di una soglia di sbarramento del 5% per entrare nel Parlamento europeo farà rinsavire i tanti piccoli leader che non hanno la minima intenzione di rinunciare al seppur minimo posto di comando o di potere.

La sfida che Vendola ha scelto di lanciare con Rifondazione per la sinistra è comunque importante, se non altro perché potrebbe portare a riaprire la discussione sul futuro della sinistra e su cosa vuole fare da grande, magari evitando di essere completamente annientata dalle tendenze bipolariste e soprattutto dalle proprie tendenze autodistruttive.

Staremo a vedere. E vi terremo informati…


Europee, Rao (Udc) a PolisBlog: “A rischio la libertà dei cittadini”

pubblicato da fc

In ballo c’è la libertà dei cittadini. Roberto Rao, portavoce di Pier Ferdinando Casini e deputato dell’Udc, interpellato da PolisBlog, sulle manovre della maggioranza in riferimento alla legge elettorale per le europee, lo dice chiaramente, sottolineando la necessità delle preferenze quale strumento per affidare realmente agli elettori la scelta dei propri rappresentati a Bruxelles. Una battaglia che i centristi intendono combattere indipendentemente dalla soglia di sbarramento.

On. Rao, cosa non va nella proposta berlusconiana di modifica della legge elettorale?
“Il vero problema è la restrizione della libertà dei cittadini. Gli italiani alle elezioni politiche non possono scegliere i parlamentari, oggi li si vorrebbe espropriare di questo diritto anche per le elezioni europee, ed è paradossale che questa proposta venga portata avanti da chi si richiama al partito del Popolo delle Libertà. Ma quale libertà e sovranità del popolo, in realtà il Pdl ha bisogno di ingessare gli elettori per far rispettare il “patto del notaio”, ovvero la suddivisione in quote degli eletti fra FI, AN e altri gruppi minori, che evidentemente non sarebbe garantita dalla libera scelta dei cittadini”.

Continua a leggere: Europee, Rao (Udc) a PolisBlog: “A rischio la libertà dei cittadini”

....
condividi 3 Commenti

Ipse dixit

pubblicato da Massimo Falcioni

Massimo D’Alema vuole il sistema elettorale tedesco, guarda al centro, fa la corte a Casini e dice l’opposto di Veltroni

Alla Festa dell’Udc a Chianciano Massimo D’Alema (ex avversario) fa il pieno di applausi mentre Fabrizio Cicchitto (ex alleato) prende solo fischi. Sul dibattito “Riforme e legge elettorale”, l’ex ministro degli Esteri getta il sasso (un macigno) nello stagno.

Dice D’Alema: “La proposta del governo per le europee, soglia al 5% e niente preferenze, è la goccia che fa traboccare il vaso, è la chiusura del cerchio, la definitiva spogliazione dei cittadini della possibilità di scegliere da chi essere rappresentati e l’affidamento di tutto il potere alle oligarchie”.

Ma D’Alema non si ferma qui e analizza il bipolarismo che “non ha dato governi in grado di dare risposte positive ai problemi del paese”. E giù la proposta: “Ci vuole un bipolarismo meno rigido, con più responsabilità per i partiti. Il sistema migliore è quello tedesco e chi ci crede deve dare battaglia”.

Musica per le orecchie dei “centristi”. Massimo D’Alema dice le stesse cose che i “democristiani” (ex o post) affermano da 15 anni.

Parte la nuova alleanza? Forse è l’inizio della svolta. Che ne pensa Walter Veltroni? Anche al Cavaliere fischiano le orecchie …

Ferrero eletto segretario di Rifondazione. Vendola saluta e se ne va

pubblicato da Luca Landoni

Quello che avevamo preannunciato si è verificato, anche se per un margine ristretto di voti (142 a 134, la votazione è stata sospesa). Paolo Ferrero è il nuovo segretario di Rifondazione Comunista, ma non avrà vita facile. Nichi Vendola prima di ripartire per la Puglia senza neanche attendere la proclamazione del vincitore, ha rilasciato dichiarazioni bellicose a dir poco.

“Sono stato sconfitto ma sono sereno” ha detto. “Ha vinto una maggioranza nata solo per alchimia congressuale, un guazzabuglio, un pasticcio. Noi stiamo fuori e non entriamo in segreteria”. A settembre nascerà un movimento interno, “Rifondazione a sinistra”.

Al momento della proclamazione i sostenitori di Ferrero hanno intonato in rapida sequenza l’Internazionale, Bella Ciao e Bandiera Rossa, ma più che rosso il futuro del principale partito dei comunisti appare grigio tendente al temporalesco. Proprio nel momento in cui maggiore era il bisogno di unità da parte del popolo della sinistra, si è sbagliato tutto, spaccando il partito in due tronconi. L’impressione è che il nuovo assetto avrà vita breve, e che Bertinotti e Vendola rientreranno in gioco, magari col placet di Diliberto.

Sembra impossibile che la sinistra voglia andare alle europee con quattro o cinque partitini tra lo zero e il 2%. Specialmente quando saranno resi noti gli accordi in fieri tra Pdl e Pd sulla quota di sbarramento, attualmente in bilico tra il 3 e il 5%.

Il Prc ritrova l'unità contro il Pd. Ma è solo un'illusione

pubblicato da fc

A Chianciano Terme, dove si celebra il congresso di Rifondazione, per un momento si ci è illusi che si potesse ritrovare l’unità in un partito, ormai spaccato in due tra Vendola e Ferrero. E’ accaduto con l’intervento di Fausto Bertinotti che, partendo da quella che ha definito una “sconfitta di portata storica” ha spiegato come “quando un operaio tesserato per la Fiom va a votare Lega non bisogna considerarlo uno sciocco: è un preciso segnale per indicare che è stata tradita un’attesa”.

La sinistra, insomma, secondo Bertinotti deve ripartire dal basso, dalla classe operaia che alle ultime elezioni gli ha voltato la faccia. E così, citando Marx, invita il Prc a ripartire “dalle casematte, dal basso, dalla non delega” per ricostruire un nuovo movimento operaio. Tutti i 630 delegati applaudono ritrovandosi anche nell’attacco al Pd e a Di Pietro: “Oggi non c’è opposizione perchè non c’è la sinistra. Il Pd non ha i fondamenti per essere un partito di opposizione e Di Pietro appartiene ad una cultura della destra”. La standing ovation - riferiscono le agenzie - “durerà cinque minuti”.

Ma si tratta, in realtà, solo di un’illusione. Breve, brevissima. Le divisioni e le inimicizie si faranno risentire, sicuramente, domani quando, nell’ultima giornata del meeting comunista, ai delegati verrà chiesto di esprimere la loro preferenza tra le due mozioni rimaste in piedi. Chi la spunterà tra Paolo Ferrero e Nichi Vendola? Al momento sembra che il governatore della Puglia sia in pole position forte del suo 47,7% di partenza.

....
condividi 6 Commenti

Il dramma dei comunisti italiani: dopo la batosta un'altra scissione?

pubblicato da Luca Landoni

Il congresso di Chianciano che doveva vedere la rinascita del Partito della Rifondazione Comunista sta lentamente trasformandosi nel mezzogiorno di fuoco della sinistra, come anticipato ieri dal nostro Falcioni. La divisione è totale, a partire dagli accordi di compromesso che i due principali candidati Vendola e Ferrero dovranno fare con le correnti minoritarie (in particolar modo Essere Comunisti di Claudio Grassi, 7% dei delegati) per assumere la guida del partito.

Entrambi i pretendenti appaiono la versione scialba e depressa dell’ex-segretario Bertinotti, fino a ieri plenipotenziario indiscusso di Rifondazione, e oggi malinconicamente seduto in settima fila come un delegato qualunque, esiliato nel buen retiro da lui stesso deciso, e apparentemente o volutamente incapace di incidere sulla “svolta” dei suoi. Le feroci polemiche piovute su di lui dopo la batosta elettorale hanno certamente contribuito all’esilio volontario di un uomo che, ricordiamolo, in passato aveva condotto Rc a grandissimi successi, facendo da ago della bilancia in entrambi i governi di centro-sinistra.

E quindi ci tocca assistere al triste discorso di un personaggio anti-carismatico come Nichi Vendola, che già nel suo incedere bofonchiante fa venire il latte alle ginocchia, ma a questo aggiunge una terrificante prosopopea da finto secchione. O per meglio dire, quando apre bocca si capisce benissimo che declama il discorso scrittogli da un altro, come il classico studente che ha ingoiato un tomo prima dell’interrogazione di fine anno.

Continua a leggere: Il dramma dei comunisti italiani: dopo la batosta un'altra scissione?