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Tutti gli articoli con tag chrysler

Melfi. Pd e Pdl insieme contro la Fiat di Sergio Marchionne?

pubblicato da Giovanni Molaschi


Anche l’Arcivescovo di Campobasso, Mons. Giancarlo Maria Bregantini, ha deciso di schierarsi in difesa dei tre operai della Fiat di Melfi, licenziati dall’azienda dopo aver preso parte ad uno sciopero.

L’appello del prelato è diventato di pubblico dominio a pochi giorni dalla richiesta di attenzioni che i tre uomini hanno fatto al Presidente della Repubblica. In una lettera pubblica i tre operai avevano chiesto a Giorgio Napolitano di interessarsi a quanto gli stava accadendo.

“Ci rivolgiamo - scrivono i tre uomini - a Lei, Presidente, perché richiami i protagonisti di questa vicenda al rispetto delle leggi.

Ci rivolgiamo a Lei, quale massima carica dello Stato e supremo garante della Costituzione per sottoporre alla sua attenzione una vicenda, la cui eco da diversi giorni ha raggiunto tutti gli organi della stampa nazionale, che non lede soltanto i nostri diritti di cittadini e di lavoratori ma colpisce direttamente i diritti collettivi e generali degli operai e dello stesso sindacato a cui siamo iscritti.

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Termini Imerese: cosa sta succedendo e di chi è la colpa

pubblicato da Luca Landoni



Torniamo ad occuparci della questione Termini Imerese in uno sforzo analitico scevro da populismi e facili esercizi di retorica. Nel titolo ci proponiamo di stabilire di chi sia la colpa se lo stabilimento chiuderà a ottobre del 2010, ma è evidente che non esistono verità iscritte nella pietra, e tantomeno verità “facili”.

Ciò che invece è sicuramente vero, è che sulla pelle dei lavoratori si sta svolgendo un gioco di interessi e piccole astuzie che abbiamo già visto molte volte negli anni, ultima della quale la crisi Alitalia. Come detto, la situazione non è facile, e si inquadra in una crisi generale del comparto auto davanti alla quale non possiamo chiudere gli occhi. Molti vecchi potentati (vedi Opel e Chrysler) sono andati in bancarotta e l’accordo americano della Fiat non ha fatto che gettare fumo negli occhi.

La realtà di un paese normale sarebbe semplicemente che i due stabilimenti del sud (Termini e Pomigliano d’Arco) sono improduttivi e non stanno in piedi, anche se la loro situazione non è poi molto dissimile dagli altri 3 nel resto d’Italia. I 5 stabilmenti italiani, come ha ammesso lo stesso Marchionne, producono lo stesso numero di vetture dello stabilimento polacco che però conta più del 30% degli operai in meno. E addirittura un numero inferiore al Brasile con meno della metà di persone impiegate (7.300 contro 22.000).

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Chiude lo stabilimento di Termini Imerese, l’Imprenditore Silvio Berlusconi non può fare nulla

pubblicato da Giovanni Molaschi



Lo stabilimento di Termini Imerese terminerà le proprie produzioni per la Fiat a partire dal dicembre 2011 quando, con molto probabilità, l’attuale crisi economica sarà un ricordo per molte delle persone che hanno dovuta gestirla.

L’annuncio è stato dato nel pomeriggio di ieri dall’Amministratore Delegato di Fiat, Sergio Marchionne dopo l’incontro avvenuto a Palazzo Chigi con il Governo e i sindacati ai quali ha dato la propria disponibilità per convertire l’azienda il cui fallimento rappresenta un paradosso tutto italiano.

Dopo esserci soffermati sulle dichiarazioni del Ministro dei Trasporti Altero Matteoli, che a pochi giorni dall’annuncio sui nuovi limiti di velocità ha dovuto fronteggiare un’emergenza neve, proviamo a capire perché la chiusura – di questo si tratta – di Termini Imerese non debba essere accettata dall’attuale Governo.

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Fiat-Opel, un matrimonio difficile. Ma almeno serve al paese?

pubblicato da Luca Landoni

Tentiamo di districarci un poco nel mare magnum della trattativa Fiat-Opel, riportando la questione a livello terreno. Come avrete notato tutti gli organi di informazione si stanno guardando bene dall’esprimere un giudizio chiaro sull’operazione per il semplice fatto che appare nebulosa ai più. Cerchiamo allora di ricostruirne la genesi.

In aprile Fiat chiude finalmente la fusione con Chrysler, favorita - o per meglio dire fortemente voluta - dal neo-Presidente Usa Obama. Chrysler era (è) sull’orlo del fallimento, ma il plenipotenziario Marchionne ci rassicura sul fatto che non sarà il gruppo di Torino a ripianarne i debiti ( e meno male). Chiusa quest’alleanza strategica si aprono così le porte per la creazione di un grande gruppo internazionale, per il quale serve un altro produttore europeo: (di stanza, ma in realtà controllato da General Motors) vale a dire Opel.

Le reazioni dapprima negative del governo tedesco si sono rapidamente trasformate in un “parliamone”, allettate dal fatto che l’accordo porterebbe alla formazione del secondo gruppo automobilistico mondiale dopo Toyota. E a questo punto stiamo. Al tira e molla di Fiat che ha alzato la sua offerta da 750 milioni a 1 miliardo, e a Opel che si dichiara interessata ma mira ad avvicinare il più possibile la quota di 3,3 miliardi valutata come il minimo necessario a proseguire la sua attività industriale.

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