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Tutti gli articoli con tag cie

Ma la Carta d'Identità Elettronica serve a qualcosa?

pubblicato da paganini


Si chiama CIE e doveva rappresentare una delle grandi innovazioni della Pubblica amministrazione italiana. In realtà la Carta d’Identità Elettronica ha subito un destino travagliato quanto incerto ed oggi, a 4 anni dal decreto che doveva regolamentarne definitivamente l’esistenza, rimane ancora uno strumento che incede con indeterminatezza tra l’ambizione modernista e il classico spreco di soldi all’italiana.

Il Ministero dell’Interno ci ricorda che

Il documento di riconoscimento elettronico contiene tutti i dati identificativi e le informazioni ufficiali relative alla persona e funzionerà anche come carta di servizi. La Carta contiene, memorizzate su un microchip e su una banda ottica, i dati personali, il codice fiscale, i dati di residenza, la cittadinanza, il codice numerico del comune di rilascio, la data del rilascio e la data di scadenza oltre alla firma del titolare, la fotografia ed eventuale indicazione di non validità ai fini dell’espatrio. Potrà contenere anche i dati amministrativi del Servizio Sanitario Nazionale, e tutte le informazioni occorrenti per la firma digitale.

Tutto questo nella più rosea delle teorie. Perché nella pratica tutto ciò non è avvenuto e la carta d’identità elettronica è rimasta sospesa nel limbo: spreco o grandissima botta di modernità? Il periodo di sperimentazione dell’oggetto è finito nel 2010, dopo ben 9 anni. E dal 2012 dovrebbe diventare obbligatoria per accedere ai servizi della Pubblica amministrazione.

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Berlusconi: "I Cie assomigliano ai lager". Ma va?

pubblicato da davide f.

da flickr, common creative La strategia mediatica confusionaria ed efficace del governo Berlusconi non la scopriamo oggi, forse però mai quanto in questi giorni è chiaro come ministri, sottosegretari, portaborse e presidente usino le parole come contenitori vuoti.

Ieri Berlusconi ha detto una cosa verissima: “I Centri di identificazione ed espulsione(CIE) sono dei lager”. Chiaro, evidente, senza possibilità di fraintendimento. Peccato che siano gli stessi Cie che il governo promuove da anni come case della salute, quasi dei residence gratuiti, gli stessi dove Maroni e la Lega vorrebbero prolungare a 6 mesi la permanenza degli immigrati. Quindi?

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Sorpresa: Berlusconi legge PolisBlog. "I rifugiati si facciano identificare all'agenzia Onu in Libia"

pubblicato da Luca Landoni

Roma, ore 17. L’Aula ha appena terminato di votare il decreto sicurezza, quando il Presidente del consiglio attorniato da una muta di cronisti parlamentari, rilascia le seguenti dichiarazioni: “C’è un’agenzia Onu in Libia. Chi ha i requisiti per essere accolto da noi basta che si presenti lì.” Per poi aggiungere: “Siamo in linea totale con le direttive europee, il diritto internazionale e la legge italiana.”

Abbiamo dunque le prove che Berlusconi è un assiduo lettore delle nostre pagine, dove ieri scrivevamo:

Serve quindi un sistema che consenta di giungere a questa soluzione prima ancora che gli immigrati partano dalla Libia, per evitare i problemi di cui sopra. Tutto ciò si può realizzare facilmente, cooperando con le autorità del paese africano, per esempio installando degli uffici di funzionari di nazionalità mista presso i centro di accoglienza libici. Questo è il progetto che l’Unione europea può aiutare a realizzare, smistando gli aventi diritto in tutti i paesi aderenti direttamente dal paese di raccolta.

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Immigrazione clandestina: le parole e i fatti

pubblicato da Luca Landoni

Al di là dei giochi di convenienza politica, dopo tante parole in libertà è davvero giunto il tempo di fermarsi a riflettere, mettendo un punto fermo. Il tema è quello della lotta all’immigrazione clandestina in relazione a ciò che è stato fatto e alle posizioni dei partiti sulla vicenda. Prima di tutto i fatti: i primi (pochi) giorni di efficacia del trattato Italia-Libia hanno prodotto 1.500 respingimenti nei porti di partenza. Ovvero molto più di ciò che si era ottenuto in anni di (tentativi) di rimpatri forzati nei paesi d’origine; pratica che come sappiamo necessita di singoli trattati con ciascuno dei paesi di nascita dei clandestini.

Il Governo è stato più volte accusato si essersi fatto prendere in giro da Gheddafi, regalando soldi in cambio di niente. Noi stessi abbiamo descritto tutti i passaggi del patto con la Libia con un certo scetticismo, temendo l’ennesimo gigantesco buco nell’acqua. Ma ora che i primi risultati si vedono bisogna anche avere il coraggio di dire le cose come stanno; ovvero che il trattato sta funzionando benissimo. Il che non significa non tener conto del fatto che siamo solo all’inizio e che in futuro Gheddafi potrebbe buggerarci, ma per ora sta funzionando.

Detto questo, e chiarito che la Lega ha ottenuto un successo d’immagine spaventoso su un tema che sta a cuore a tutti o quasi, vediamo di analizzare le posizioni “contro”. Innanzitutto la Chiesa. Si sa che un certo buonismo ecclesiale, condito da indubbi vantaggi economici per la Caritas, non poteva dirsi entusiasta dei respingimenti. È tuttavia un fatto che non vi sia stata una presa di posizione ufficiale contro, segno che nemmeno il Vaticano se la sente di rendersi impopolare del tutto, ma preferisce una posizione ondivaga.

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Immigrati riportati in Libia: "Li avete mandati a morire"

pubblicato da davide f.

da flickr, common creative

Abbiamo parlato del nuovo caso Pinar, che ha visto per l’ennesima volta Italia e Malta bisticciare sui migranti, quasi fossero carne da macello. Perchè così sono stati trattati. Quali sono i grandi risultati della lotta ai clandestini, quali “i grandi accordi” con la Libia e il dittatore Gheddafi al quale abbiamo regalato un mare di soldi?

Il risultato è che il governo italiano ha mandato i 227 migranti al massacro in un paese che ne farà quel che vuole, li torturerà e alcuni verranno anche uccisi. Grande risultato storico. Questa la testimonianza di alcune donne “più fortunate” del Pinar, che dalla Libia sono scappate e che hanno sentito del ‘rimpatrio forzato’:

“Li hanno mandati al massacro. Li uccideranno, uccideranno anche i loro bambini. Gli italiani non devono permettere tutto questo. In Libia ci hanno torturate, picchiate, stuprate, trattate come schiave per mesi. Meglio finire in fondo al mare. Morire nel deserto. Ma in Libia no”

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Verso un nuovo caso Pinar, il premier maltese: "Disgusto per l'Italia"

pubblicato da davide f.

da flickr, common creative

Dopo il caso Pinar, ecco un altro contenzioso tra Italia e Malta che si gioca sulla pelle di 140 migranti bloccati nel mezzo del canale di Sicilia. Come nel caso di qualche settimana fa ripartono le anguste trattative tra le autorità dei due Paesi per decidere chi debba intervenire.

Da La Valletta però questa volta arriva immediato l’attacco del primo ministro, Lawrence Gonzi, che ha espresso “disgusto” verso quello che ha definito come “l’intransigenza dell’ Italia nei confronti di vite umane”. Il premier maltese ha dichiarato come “inaccettabile” il mancato soccorso di immigrati a pochi passi dalla costa di Lampedusa.

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La Lega nord si impone sul decreto sicurezza: tornano le ronde e i 180 giorni nei Cie

pubblicato da davide f.

da flickr, common creative

La Lega nord, mai paga di trovate da spot pubblicitario e di retoriche populiste, soprattutto in tempo di elezioni (vedi la guerra ai temibili kebab di Milano), torna alla carica nel decreto sicurezza con le ronde e i 180 giorni di ‘prigionia’ nel centri di detenzione per stranieri, i noti Cpt, centri di permanenza temporanea ribattezzati Cie, Centri di identificazione ed espulsione.

Il partito del celodurismo si impone e il testo sulla sicurezza, che dovrebbe approdare in aula domani, torna a vedere la presenza dei due provvedimenti contestati persino dall’alleata Mussolini.

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Migranti, l'ipocrisia del caso Pinar e il lessico italiano da Ventennio

pubblicato da davide f.

pinar

Si è appena concluso il braccio di ferro tra Malta e Italia sulla drammatica vicenda del MV Pinar, il cargo turco fermo per giorni a sud di Lampedusa con 150 migranti a bordo, tratti in salvo da due barconi in balìa delle onde.

Le polemiche invece per il rimpallo di responsabilita’ che ha costretto la nave turca a vagare in mare per cinque giorni prima di poter trovare un approdo non si placheranno facilmente. La traversata e’ costata la vita a una donna e al figlio che portava in grembo, a quanto sembra gia’ deceduti prima di venire soccorsi dal comandante della nave turca.

I sopravvissuti appena toccata terra hanno invece scoperto un’altro ‘conflitto di competenze’, questa volta tutto italiano, tra Protezione Civile e Prefettura, che ha rivelato loro in modo evidente che lo stato italiano preferisce anteporre esigenze di tutela del proprio territorio e della propria ’sicurezza nazionale’ al soccorso umanitario.

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Governo battuto sulle espulsioni. Il Pdl è la Dc della Seconda Repubblica?

pubblicato da Luca Landoni

Schiacciato, anche giustamente, dalle drammatiche notizie provenienti dal terremoto d’Abruzzo è passato quasi sotto silenzio il voto che ha mandato sotto il Governo nella giornata di ieri. Ricordiamo infatti che si votava sull’emendamento Pd-Udc avverso all’allungamento da 2 a 6 mesi dei tempi di permanenza nei Cie (centri di identificazione ed espulsione).

Data la schiacciante maggioranza di cui gode il Governo alla Camera la bocciatura ha dell’incredibile, e chiaramente ha mandato su tutte le furie la Lega Nord, promotrice del provvedimento. A parte i numerosissimi assenti tra le file del Pdl, i franchi tiratori sono stati 17 (La Russa ha parlato di 12, ma sembra difficile che qualcuno abbia “disertato” tra le file del Carroccio, o che dall’opposizione ci siano stati dei voti contro l’emendamento). Mettiamo tuttavia che siano stati anche 12 “scemi”, sempre secondo la definizione dello stesso Ministro della Difesa, si tratta di un comportamento grave, che unito alle assenze determina una chiara fronda di matrice democristiana in seno al Pdl.

Ed è priva di fondamento l’accusa che il partito di maggioranza ha rivolto al principale alleato riguardo alle assenze, perché tra le file leghiste mancavano solo 3 deputati (su 52) tutti per gravi motivi di salute, secondo Roberto Cota. Viene così a cadere un caposaldo della politica anti-immigrazione clandestina, e viene altresì inflitto un vulnus considerevole alla forza dell’alleanza di Governo.

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Esplode la polveriera Lampedusa: a fuoco il Centro Identificazione e Espulsione

pubblicato da davide f.

manifestoAlla fine è successo, la polveriera è esplosa: ieri a Lampedusa sono arrivate le fiamme. L’incendio è scoppiato di mattina e ha distrutto la palazzina centrale del Centro di identificazione ed espulsione (ex Cpt), con la colonna di fumo visibile fin dal centro del paese. Ad appiccare il rogo, sarebbero stati i migranti che da settimane protestano per le condizioni umilianti in cui sono costretti a vivere e per le misure adottate dal governo italiano contro l’immigrazione clandestina.

I tafferugli sono scoppiati quando un centinaio di tunisini hanno provato a sfondare dall’interno i cancelli della struttura. Poi, quando hanno capito che non ce l’avrebbero fatta, hanno ammassato materassi, cuscini e carta straccia e gli hanno dato fuoco. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati chiede di «evacuare immediatamente tutti i migranti e gli operatori che si trovano nella struttura di Lampedusa in modo da evitare intossicazioni e ustioni».

Era prevedibile la tensione non potesse reggere, ieri oggi e domani. Quando delle persone son trattate come dei numeri, come dei problemi, come un fastidio. Gli abitanti di Lampedusa l’avevano previsto. Intanto Maroni tace. E ora?