Siria. Assad: rischio di guerra in Medio Oriente dopo l’attacco israeliano alla Freedom Flotilla. “Piromane”. E’ l’esplicito aggettivo con cui il presidente siriano ha definito il governo di Tel Aviv, nel corso di un’intervista trasmessa oggi dalla BBC . Assad ha affermato che l’attacco israeliano al convoglio umanitario “ha distrutto ogni opportunità di pace nell’immediato futuro”
Il presidente siriano ha aggiunto che, anche prima del blitz, non vedeva l’amministrazione Netanyahu come un partner per costruire il processo di pace nella regione, affermando che si tratta di un governo diverso da tutti quelli che lo hanno preceduto.
Secondo Assad, l’attacco delle forze armate di Tel Aviv alla Mavi Marmara e l’uccisone dei nove attivisti turchi hanno reso più concreto il rischio di una guerra in Medio Oriente, anche se ha ribadito che “realisticamente c’era questo rischio prima del raid perché avevamo altre prove in merito alle intenzioni di questo governo, alle sue intenzioni nei confronti della pace, verso i palestinesi, alle sue intenzioni di uccidere i palestinesi” .
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Africa: Sudan, nuovo mandato per Omar Al Bashir. Le prime elezioni presidenziali dopo 24 anni hanno riconfermato al potere il dittatore sudanese Omar Al Bashir. Osservatori internazionali, tra cui gli Stati Uniti, hanno criticato le elezioni affermando che sono state riscontrate irregolarità, minacce e intimidazioni nel sud del Paese.
Al Bashir, che ha recentemente fatto arrestare il principale leader dell’opposizione, non sembra però curarsi delle critiche e si prepara a rimanere saldamente al suo posto per altri anni. D’altronde, la richiesta di arresto del Tribunale penale internazionale per i crimini di guerra in Darfur non lo ha, finora, minimamente scalfito.
Medio Oriente: rabbini si oppongono al congelamento delle colonie in Cisgiordania. “Ogni tentativo di demolire gli edifici comporterà scontri nelle strade”. È la minaccia contenuta in una lettera firmata da quattordici rabbini e venticinque segretari generali della Cisgiordania, in merito a un temporaneo congelamento degli insediamenti nei territori occupati decretato dal Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
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Pochi giorni dopo il secondo sciopero degli immigrati è uscito per ChiareLettere “Grazie”, il nuovo saggio di Riccardo Staglianò. Intervistato da polisblog.it l’autore ha condiviso con questo sito una serie di spunti davanti ai quali ogni introduzione potrebbe rivelarsi superflua.
“Grazie” è uscito dopo il secondo sciopero nazionale organizzato dagli immigrati. Dal suo punto di vista, in virtù del lavoro che svolge come giornalista, cosa pensa della mobilitazione?
Penso un gran bene della mobilitazione, peccato che non c’è stata. Quella del primo marzo era una bella idea, che però è rimasta un’idea che, come diceva Gaber “finché resta un’idea è soltanto un’astrazione/se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione”.
Ho cominciato a lavorare al libro oltre un anno fa, quando di sciopero non si parlava. Il servizio di copertina del Venerdì sullo stesso tema è di circa due anni fa, e lì provavo a immaginare cosa sarebbe successo se si fossero fermati.
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Brutto momento per Pier Luigi Bersani. Mentre i suoi compagni di partito provano a capire se la sua segreteria possa provare a vincere alle prossime elezioni politiche la maggioranza cancella il suo operato come ministro.
Angelino Alfano, responsabile della Giustizia italiana, ha infatti deciso di restaurare le tariffe minime degli ordini che l’attuale leader del Partito Democratico aveva abolito durante il precedente Governo Prodi.
“Ascolterò – ha dichiarato il Guardasigilli - le voci di tutti gli ordini e dopo un’attenta analisi proporremo delle riforme che siano in grado di tenere insieme la dignità ed il prestigio delle professioni insieme agli interessi del singolo cittadino. L’abolizione delle tariffe minime, senza dare alcun beneficio ai cittadini, ha tutelato i più forti. Ed in generale ha danneggiato i professionisti italiani”.
All’istituto francese di Firenze, ieri, è stato organizzato un incontro pubblico con Olivier Roy. Orientalista e politologo, il signor Roy a ridosso dell’evento (in collaborazione con Francesca Ristori) ha fatto un punto per polisblog.it su quanto sta accadendo in una parte del mondo.
Con lui, dopo quanto successo a Milano in Via Padova, abbiamo ragionato anche sui quartieri a rischio che i mass media italiani hanno paragonato alla banlieue parigine.
Lei si è occupato molto di Medio Oriente. Nei giorni scorsi si sono tenute in Iraq le elezioni sulle quali le opinioni divergono. Secondo lei ha ragione Barack Obama quando sostiene che questo appuntamento elettorale rappresenta per gli iracheni “una pietra miliare nella loro storia”?
Si, al contrario di ciò che accade in Afghanistan, gli elettori continuano a votare in massa in Iraq e le elezione rimangono più o meno oneste. Siamo dunque entrati in una logica democratica, al meno sul medio termine. Ma evidentemente, tutto questo è fragile e rimane possibile solo perchè ci sono truppe americane in Iraq. Il vero test sara dopo la partenza delle truppe U.SA.
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Pier Ferdinando Casini: spaghetti western Voto + 8. Il leader dell’Udc rifiuta le “rivelazioni” di Ciancimino jr: “Ritenere che Forza Italia sia prodotto della mafia, significa offendere milioni di elettori e falsificare la realtà”. C’era una volta l’Italia.
Mariastella Gelmini: bavaglio. Voto – 9. La ministra maestra “unica” dell’istruzione con una mano apre al confronto sulla sua “riforma epocale” e con l’altra oscura tutti i forum del sito istituzionale Indire. Libertà di … censura. La Cina è vicina.

Qualche giorno fa vi abbiamo parlato dello scontro tra Google e la Cina, una battaglia tra titani, di cui abbiamo tracciato le coordinate e ipotizzato gli sviluppi. Google ha dichiarato che cercherà un compromesso, promettendo di tenere in grande considerazione la questione della censura e delle violazioni da parte delle autorità cinesi.
Da parte sua la Cina, pur nella sua rigidità, continua ad auspicare il dialogo con l’azienda americana, per una questione di immagine ma non solo. E i concorrenti di Google? C’è chi, minimizzando quello che è successo, spera nella rottura per allargare il suo business, disinteressandosi decisamente del profilo democratico o meno della Cina.
Immagine/Flickr
Binetti resiste, Binetti se ne va. Lascia. No, resta. Ormai è una telenovela esasperante. Che vada pure via Suor Paola…manco fosse legata al Partito democratico da un vincolo di sangue. Il Pd non è mica una loggia massonica, non è mica la P2! CiLicio Gelli
Attraversare Milano su rotaia è per cuori forti. Gli incidenti fioccano e ormai sono più rilassanti le montagne russe di Gardaland. Un tram chiamato desiderio (di scendere)
Immunità, lodo costituzionale, processo breve, legittimo impedimento: dopo Mani pulite la politica cerca una nuova via d’uscita dalla morsa dei giudici in nome dell’impunità? Cr-axit strategy
La querelle su Google riaccende la tensione diplomatica tra Cina e Stati Uniti. Pare che il presidente Obama abbia depennato Hu Jintao dai suoi amici di Facebook. Vaffangoogle

Una lunga notte di trattative ha portato finalmente a una bozza di accordo grazie alla fondamentale mediazione di Sarkozy. Questa l’eredità di una conferenza intergovernativa sul clima che sarà ricordata più per la feroce battaglia tra Cina e Usa che per le soluzioni concrete adottate.
Il pericolo tuttavia era che l’evento si concludesse in una drammatica bolla di sapone, per cui un accordo per quanto debole è sempre meglio di nulla. Due i punti chiave della bozza, sempre in attesa dell’arrivo di Obama previsto per stamattina.
Punto primo. Contenimento della temperatura entro i due gradi dalla media del periodo pre-industriale. Ancora da stabilire i provvedimenti concreti per arrivare a questo risultato (o meglio per contenere lo sforamento). Il documento parlerà genericamente della riduzione dei gas serra, ma su questo sarà prevedibile il rinfocolamento della solita guerra tra la Cina in ascesa e i paesi occidentali.
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Durante il No B Day della scorsa settimana si è avuta la prima apparizione pubblica della Federazione della Sinistra (nuova formazione politica che riunisce Rifondazione Comunista e Comunisti italiani), di cui Christian de Mattia ha già scritto su polisblog. Abbiamo incontrato per voi Oliviero Diliberto, segretario nazionale dei Comunisti italiani, con cui abbiamo parlato di crisi, di lavoro, di ambiente e delle possibili alleanze contro Berlusconi.
Diliberto, cosa rappresenta per la sinistra italiana questa nuova Federazione?
Innanzitutto la circostanza che per la prima volta si cerca di unirsi invece che dividersi. Si apre un percorso che può portare anche ad un ulteriore allargamento della federazione stessa. Per ora siamo, e non è poco, Rifondazione Comunista, i Comunisti italiani e due formazioni più piccole: una che fa riferimento alla sinistra della CGIL e l’altra che è Socialismo 2000, guidata da Cesare Salvi. La Federazione è la premessa indispensabile per tornare utili, nel senso che finché saremo frammentati in realtà così piccole non saremo utili. E’ la speranza di poter ricostruire, a sinistra del Partito Democratico, una formazione che conti qualche cosa.