All’istituto francese di Firenze, ieri, è stato organizzato un incontro pubblico con Olivier Roy. Orientalista e politologo, il signor Roy a ridosso dell’evento (in collaborazione con Francesca Ristori) ha fatto un punto per polisblog.it su quanto sta accadendo in una parte del mondo.
Con lui, dopo quanto successo a Milano in Via Padova, abbiamo ragionato anche sui quartieri a rischio che i mass media italiani hanno paragonato alla banlieue parigine.
Lei si è occupato molto di Medio Oriente. Nei giorni scorsi si sono tenute in Iraq le elezioni sulle quali le opinioni divergono. Secondo lei ha ragione Barack Obama quando sostiene che questo appuntamento elettorale rappresenta per gli iracheni “una pietra miliare nella loro storia”?
Si, al contrario di ciò che accade in Afghanistan, gli elettori continuano a votare in massa in Iraq e le elezione rimangono più o meno oneste. Siamo dunque entrati in una logica democratica, al meno sul medio termine. Ma evidentemente, tutto questo è fragile e rimane possibile solo perchè ci sono truppe americane in Iraq. Il vero test sara dopo la partenza delle truppe U.SA.
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Pier Ferdinando Casini: spaghetti western Voto + 8. Il leader dell’Udc rifiuta le “rivelazioni” di Ciancimino jr: “Ritenere che Forza Italia sia prodotto della mafia, significa offendere milioni di elettori e falsificare la realtà”. C’era una volta l’Italia.
Mariastella Gelmini: bavaglio. Voto – 9. La ministra maestra “unica” dell’istruzione con una mano apre al confronto sulla sua “riforma epocale” e con l’altra oscura tutti i forum del sito istituzionale Indire. Libertà di … censura. La Cina è vicina.

Qualche giorno fa vi abbiamo parlato dello scontro tra Google e la Cina, una battaglia tra titani, di cui abbiamo tracciato le coordinate e ipotizzato gli sviluppi. Google ha dichiarato che cercherà un compromesso, promettendo di tenere in grande considerazione la questione della censura e delle violazioni da parte delle autorità cinesi.
Da parte sua la Cina, pur nella sua rigidità, continua ad auspicare il dialogo con l’azienda americana, per una questione di immagine ma non solo. E i concorrenti di Google? C’è chi, minimizzando quello che è successo, spera nella rottura per allargare il suo business, disinteressandosi decisamente del profilo democratico o meno della Cina.
Immagine/Flickr
Binetti resiste, Binetti se ne va. Lascia. No, resta. Ormai è una telenovela esasperante. Che vada pure via Suor Paola…manco fosse legata al Partito democratico da un vincolo di sangue. Il Pd non è mica una loggia massonica, non è mica la P2! CiLicio Gelli
Attraversare Milano su rotaia è per cuori forti. Gli incidenti fioccano e ormai sono più rilassanti le montagne russe di Gardaland. Un tram chiamato desiderio (di scendere)
Immunità, lodo costituzionale, processo breve, legittimo impedimento: dopo Mani pulite la politica cerca una nuova via d’uscita dalla morsa dei giudici in nome dell’impunità? Cr-axit strategy
La querelle su Google riaccende la tensione diplomatica tra Cina e Stati Uniti. Pare che il presidente Obama abbia depennato Hu Jintao dai suoi amici di Facebook. Vaffangoogle

Una lunga notte di trattative ha portato finalmente a una bozza di accordo grazie alla fondamentale mediazione di Sarkozy. Questa l’eredità di una conferenza intergovernativa sul clima che sarà ricordata più per la feroce battaglia tra Cina e Usa che per le soluzioni concrete adottate.
Il pericolo tuttavia era che l’evento si concludesse in una drammatica bolla di sapone, per cui un accordo per quanto debole è sempre meglio di nulla. Due i punti chiave della bozza, sempre in attesa dell’arrivo di Obama previsto per stamattina.
Punto primo. Contenimento della temperatura entro i due gradi dalla media del periodo pre-industriale. Ancora da stabilire i provvedimenti concreti per arrivare a questo risultato (o meglio per contenere lo sforamento). Il documento parlerà genericamente della riduzione dei gas serra, ma su questo sarà prevedibile il rinfocolamento della solita guerra tra la Cina in ascesa e i paesi occidentali.
Continua a leggere: Copenaghen: trovato l'accordo sul clima. Due i punti chiave della bozza

Durante il No B Day della scorsa settimana si è avuta la prima apparizione pubblica della Federazione della Sinistra (nuova formazione politica che riunisce Rifondazione Comunista e Comunisti italiani), di cui Christian de Mattia ha già scritto su polisblog. Abbiamo incontrato per voi Oliviero Diliberto, segretario nazionale dei Comunisti italiani, con cui abbiamo parlato di crisi, di lavoro, di ambiente e delle possibili alleanze contro Berlusconi.
Diliberto, cosa rappresenta per la sinistra italiana questa nuova Federazione?
Innanzitutto la circostanza che per la prima volta si cerca di unirsi invece che dividersi. Si apre un percorso che può portare anche ad un ulteriore allargamento della federazione stessa. Per ora siamo, e non è poco, Rifondazione Comunista, i Comunisti italiani e due formazioni più piccole: una che fa riferimento alla sinistra della CGIL e l’altra che è Socialismo 2000, guidata da Cesare Salvi. La Federazione è la premessa indispensabile per tornare utili, nel senso che finché saremo frammentati in realtà così piccole non saremo utili. E’ la speranza di poter ricostruire, a sinistra del Partito Democratico, una formazione che conti qualche cosa.
E’ bello risentire ogni tanto in tv i versi ispirati del cantore Bondi. Fanno venire le lacrime agli occhi come un thé bollente mandato giù tutto d’un fiato. (Endo)vena poetica
Atteggiamento cauto dei cinesi di fronte al presidente Obama. Lui arriva nel Paese asiatico in cerca di amicizia e collaborazione, eppure non può non far presente a Pechino quale sia il valore dei diritti umani e delle libertà civili. Reazioni contrastate nell’opinione pubblica locale. M’aMao o non m’aMao?
Si è sciolto del tutto l’iceberg che si era staccato dall’Antartide. Al suo interno i paleontologi hanno ritrovato i poveri resti di Romano Prodi. La commozione del popolo Pd: “Ci manca tanto“. Mi Findus di te
Ma intanto l’eredità del Professore torna di moda nel partito di Bersani. Nostalgia dell’Ulivo, ampie alleanze e addio alla vocazione maggioritaria. Questa è musica per le orecchie di ‘Baffino’. I-Prod
Se la Consulta emetterà una sentenza sfavorevole, cosa rimarrà da fare al SuperCav? Dimettersi e andarsene un po’ al mare? Lido Alfano
I socialisti vincono in Grecia. Ma Berlusconi tranquillizza i suoi: “Caso isolato, qui il Pd non fa strada, almeno finché c’è Rutelli con loro. Qui vinco solo io“. Papindreou
Affaire Mondadori: secondo i giudici il Superpremier è corresponsabile della corruzione e i vertici Fininvest non potevano non sapere. Cosa si inventeranno ora i legali del capo del governo? Quale acrobazia? Cir-censi
Anche Obama si inchina alla logica economica e si fa intimidire da Pechino: il Dalai Lama non sarà ricevuto alla Casa Bianca. Incontro soltanto rinviato a dicembre? Buddhanate

A più di un mese dall’ennesima strage della popolazione uigura, avvenuta durante più giorni di scontri che non permisero al Premier cinese Hu Jintao di partecipare al G8, la stampa internazionale si occupa ancora della minoranza musulmana.
L’agenzia di stampa cinese avrebbe infatti censurato il discorso fatto dalla leader della popolazione Rebiya Kadeer al Festival del Cinema di Melbourne, dove è stato proiettato il primo documentario sulla sua vita.
Rebiya Kadeer non sarebbe stata censurata solo per quanto detto. La Cina non avrebbe gradito neanche l’implicito appoggio dato alla donna dall’Australia, con la quale il Governo di Hu Jintao ha sempre più problemi diplomatici.
Le autorità di Pechino avrebbero, negli ultimi mesi, aumentato gli avvertimenti ai propri studenti che studiano nel paese. In Australia infatti diversi ragazzi indiani sono stati vittime di attacchi xenofobi.
Questo tipo di propaganda non sarebbe stata gradita dal Governo locale il cui profitto economico derivante da questi studenti costituisce il 15% del fatturato totale prodotto dall’istruzione australiana per gli stranieri.
Certo è che questo scontro diplomatico potrebbe essere utile per capire chi comanda veramente l’est del mondo. Alla Cina, ad esempio, le amministrazioni occidentali darebbero la stessa importanza se non riuscisse ad attuare una valida politica estera con l’Australia?
Foto | smh.com.au
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A poco più di una settimana dalla strage dello Xinjiang i principali mass media hanno progressivamente perso interesse per una vicenda che ad oggi, secondo gli ultimi dati recuperati attraverso internet, avrebbe causato centinaia di morti.
Vite che Rebiya Kadeer sta cercando di tutelare raccontando in tutto il mondo i problemi della sua popolazione. Rebiya rappresenta infatti per gli uiguiri quello che per il Dalai Lama rappresenta per il popolo tibetano.
Candidata al premio Nobel per la Pace la signora Kadeer è stata recentemente in Italia dove ha presentato la sua biografia “La Guerriera Gentile”. In quell’occasione è stata intervistata per il prossimo numero di Popoli da Federico Bastiani che ringrazio per averci permesso di ragionare su questa intervista.
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