
Ieri vi abbiamo accennato all’ictus che avrebbe, secondo fonti dei servizi segreti statunitensi, colpito il dittatore nordcoreano Kim Jong Il. Si mette bene per la Corea del Nord quindi? Non tanto, anzi, secondo fonti del Pentagono, decisamente no. Kim non è in condizioni di guidare il paese, nonostante i suoi portavoce si affrettino a smentire tale versione parlando di una sua riabilitazione. Secondo le ultime agenzie, alle dieci di oggi, sarebbe stato operato di nuovo al cervello.
La realtà è una sola: che nel caso le sue condizioni crollino definitivamente, il potere verrebbe preso da una giunta militare. La prima conseguenza diretta sarebbe una catastrofe umanitaria con milioni di persone in fuga verso Cina o Corea del Sud. In sintesi: l’esercito al potere, in un paese che gli Stati Uniti inseriscono tra i rogues, le canaglie, fa paura a Washington: anche perchè avrebbero sottomano armi nucleari.
Vuoi vedere che “Corea del Nord” è una parola un pò intraducibile per dire “la prossima guerra preventiva in cui ci imbarchiamo”?
Via | Afp
Foto | Daylife
Dalai Lama: fiaccola accesa. Voto + 10. In visita al Senato francese, il Dalai Lama accusa il governo cinese: “E’ stata violata la tregua olimpica. Mentre i Giochi sono in corso, la repressione in Tibet continua. La Cina non va isolata ma bisogna essere fermi sui principi della democrazia, dei diritti umani, la libertà di stampa, lo stato di diritto”. Sono le stesse parole usate dal presidente Bush alla vigilia dell’apertura dei Giochi. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
Franco Frattini: assente! Voto – 10. Il ministro degli Esteri Frattini non partecipa alla riunione straordinaria sui fatti dell’Ossezia. E al Consiglio europeo invia in sua vece il sottosegretario ex Dc Vincenzo Scotti. L’assenza è motivata. Il titolare della Farnesina è in vacanza alle Maldive. Dagli atolli dell’Oceano indiano, fra un bagno e l’altro, invia dichiarazioni a volontà. Ma non si schioda. La guerra? Le vacanze prima di tutto. Berlusconi docet. Che ne dice il ministro Brunetta?
Se c’era ancora qualche dubbio sulla straordinaria capacità di metamorfosi dei cinesi, dopo l’inaugurazione dei Giochi di Pechino, è tutto più chiaro. Nel bene e nel male.
Capaci di ogni “prodezza”, fino a cancellare interamente un secolo, il novecento: esaltante e tragico, colmo di speranze solo sognate e di tragedie consumate sulla pelle di un popolo che ha sempre pagato il prezzo dei propri errori.
Come comportarsi con i “nuovi padroni” della storia a venire? Non si può non riconoscere il grande balzo economico compiuto dalla Cina. Anche se è tutto da dimostrare che lo sviluppo proceda a questi ritmi e che un Paese così complesso e colmo di contraddizioni possa diventare leader mondiale, anche solo nell’economia.
Il nodo vero è il divario esistente fra evoluzione economica e sistema politico. Alla crescente liberalizzazione del mercato si contrappone un soffocante controllo del potere politico, dittatoriale.
A lungo andare, con l’economia in continua espansione e con il mancato recupero del ritardo politico che resta “chiuso” come regime comunista, il rischio di una strozzatura e di una “esplosione” del sistema non è per niente irreale.
Si può anche cadere dalla padella alla brace. Se è vero che anche in Cina, pur detenendo il potere assoluto, il comunismo è ideologicamente e politicamente “esaurito”, e se è vero che a breve non è legittimamente pensabile il passaggio a un sistema “democratico”, si potrà creare un vuoto politico che verosimilmente potrebbe essere occupato dal “nazionalismo” con interrogativi e rischi molto angoscianti.
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I Giochi inaugurano la nuova Cina. Spettacolare show da 100 milioni di dollari a Pechino immersa nello smog. 80 leader e reali presenti. Manifestazioni, proteste e blitz nel mondo per ricordare le violazioni dei diritti umani in Cina. Il governo cinese incassa un grande successo di immagine. Monaci tibetano assaltano l’ambasciata cinese in India.
Il nostro commento. Giorno magico per questa edizione delle Olimpiadi partita alle 8 di sera, nell’ottavo giorno dell’ottavo mese dell’anno 2008. Le 204 nazioni del mondo che hanno sfilato nel grande stadio di Pechino lanciano un messaggio di pace e di fratellanza che toccano e impegnano tutti. “Amici che venite da lontano, quanto siamo felici!”: la Cina torna a Confucio per guardare al futuro. La cerimonia ha saltato il 1949, Mao, la Rivoluzione culturale, Piazza Tien Am Men. E soprattutto i diritti umani, la democrazia, la libertà. L’Occidente ha il compito di ricordare e di intervenire. Senza interferenze. Ma con i fatti. Non con le prediche e le minacce. Spazio alla politica.
Hu Jintao: “Lo storico momento è arrivato. Il governo e il popolo cinese hanno tenuto seriamente fede agli impegni presi quando Pechino ottenne i Giochi nel 2001. Mai come ora il mondo ha avuto bisogno di reciproca comprensione, tolleranza e collaborazione”.
George W. Bush: “ Restiamo convinti che tutte le persone debbono avere la libertà di dire ciò che pensano, e di professare il culto di loro scelta. Le società in cui è consentita la libera manifestazione delle idee tendono a essere le più prosperose e le più pacifiche”.
In una Pechino blindata, si aprono i giochi olimpici. E’ un fatto storico. Alla fine, spente le luci della gran festa, si tireranno le somme per capire cos’è oggi la Cina.
Il rischio è che dopo il clamore delle Olimpiadi, tutto torni come prima: con il colosso asiatico coccolato per il business. Sull’altare degli affari tutto si sacrifica. E i diritti umani, la democrazia, lasciati nel dimenticatoio.
Il governo italiano, patetico, ha dimostrato di non avere autorevolezza, men che meno una linea politica. Ma è soprattutto l’Europa a dimostrare la propria fragilità politica. La politica estera, come quella energetica, di difesa o sull’immigrazione, è di competenza delle singole nazioni. Per cui Sarkozy è in Cina e Brown no.
Ancora una volta il vecchio continente delega a Bush (ipocrita che lancia accuse dalla casa Bianca ma sorride a Pechino pacca sulle spalle della nomenklatura ex maoista) le proprie bandiere.
E la sinistra? E’ troppo impegnata a rimirare la propria impotente ambiguità per accorgersi di un miliardo e trecento milioni di uomini e donne intenti a superare i danni e i traumi del marxismo-comunismo maoista e della Rivoluzione culturale e a cercare di respirare sotto il tallone oppressivo del Partito unico.
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Olimpiadi, la Cina vuol zittire George W. Bush: “Non si occupi degli affari nostri”. Il presidente degli Usa: “Più libertà per il popolo cinese”. Sarkozy invia a Pechino, a nome dell’Ue, una lista di detenuti politici cinesi e di attivisti per i diritti umani”. Dov’è il governo italiano?
Il nostro commento. Mentre il nostro premier Berlusconi si gode le vacanze, il presidente degli Stati Uniti Bush e il presidente della Repubblica francese Sarkozy (che incontrerà il Dalay Lama entro il 2008) fanno ufficialmente sentire la loro autorevole voce di protesta contro il governo cinese e il regime comunista per il “non rispetto dei diritti umani, civili, politici e religiosi”. Bush e Sarkozy non si nascondono dietro una foglia di fico. La risposta di Pechino a Bush, oltre che una offesa alla realtà (diritti zero, sfruttamento mille), è ridicola Come l’idea last minute del nostro governo. Pensare all’invito fatto agli atleti azzurri da Gasparri e la Meloni per disertare l’apertura dei Giochi, c’è da diventare rossi di vergogna. E’ tutta qui l’autorevolezza internazionale del governo italiano?
George W Bush: “Esprimiamo la profonda preoccupazione per la libertà religiosa e i diritti umani, civili e politici in Cina non rispettati. Crediamo che il popolo cinese meriti quella libertà fondamentale che è tra i diritti naturali di tutti gli esseri umani. Noi non vogliamo interferire ma esortiamo la dirigenza cinese a fidarsi del suo stesso popolo concedendogli maggiore libertà. Il cambiamento arriverà anche in Cina, coi i suoi tempi e nel rispetto della sua storia e delle sue tradizioni”.
Governo cinese: “Nessuno dovrebbe interferire con le questioni interne di un’altra nazione. Cina e Stati Uniti hanno idee divergenti sui diritti umani e i temi religiosi. Ci opponiamo in modo fermo a parole e atti che utilizzano questi argomenti per interferire nei nostri affari interni. Il governo cinese pone la sua popolazione in cima alle sue attenzioni e si impegna a mantenere e promuovere la libertà e i diritti fondamentali dei suoi cittadini”.
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Olimpiadi, il Coni boccia lo “strappo” di Gasparri e della Meloni di disertare la cerimonia dell’otto agosto. Petrucci: “Lo sport non può sostituire la politica. E’ un dovere sfilare a Pechino con il tricolore”. Il Cio: “Deploriamo ogni invito rivolto agli atleti per disertare l’inaugurazione dei Giochi”.
Il nostro commento. Tali erano e tali restano. Ci riferiamo al capogruppo del Pdl in Senato Gasparri e alla ministra Meloni che parlano come fossero al bar, incuranti dei loro incarichi (e obblighi) istituzionali. I due hanno invitato (un forte incitamento da sembrare un obbligo) gli azzurri a disertare la cerimonia d’apertura dei giochi di Pechino “per protestare contro il mancato rispetto dei diritti umani in Cina”. Una sparata mediatica. E ipocrita. Esecutivo come l’armata Brancaleone. Perché il governo italiano, invece di nascondersi dietro agli atleti, chiedendo loro di disertare “l’occasione della vita”, non dà un forte segnale politico e boicotta ufficialmente i Giochi o chiede agli imprenditori di non fare affari con la Cina? Ammirevole il buon senso di Frattini e Bossi. E la sinistra? Perché non sventola le bandiere del Tibet?
Gianfranco Fini: “Non si possono politicizzare i Giochi. Si innescherebbe un meccanismo incontrollabile. Il boicottaggio degli atleti non può raggiungere l’obiettivo che ci si prefigge”.
Giovanna Melandri: “Chiedere agli atleti italiani di disertare la cerimonia inaugurale è una ipocrisia ma anche un ribaltamento delle proprie responsabilità politiche. Sono solo sparate demagogiche”.
Alexandr Solgenitsyn: addio grande dissidente. Voto + 10. E’ morto a 89 anni lo scrittore e dissidente russo Solgenitsyn. Fu il primo “grande” a raccontare gli orrori dei gulag sovietici nei quali era stato rinchiuso per oltre 10 anni reo di aver nominato impropriamente Stalin in una sua lettera. Nel 1974 era stato espulso dall’Urss dove era rientrato nel 1994 dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Due i suoi capolavori: “Una giornata di Ivan Denisovic” e “Arcipelago Gulag”. Nel 1970 fu insignito del premio Nobel per la letteratura. Fu instancabile anche nel criticare il potere dei nuovi olagarchi Eltsin e Putin. Grazie a Solgenitsyn anche i comunisti italiani si convinsero della realtà del “socialismo reale”.
Cina attentato: Olimpiadi caos. Voto – 10. Ultim’ora. Gravissimo attentato in Cina contro un commissariato di Kashgar nella provincia dello Xinjiang, la regione nord occidentale a maggioranza musulmana. Almeno 16 poliziotti uccisi e decine e decine di feriti. Non si conoscono i particolari. Si sa solo che alcuni attentatori hanno usato un camion come ariete, lanciando poi granate. Tutta la zona è stata resa inagibile. Le autorità cinesi avevano già messo in guardia contro possibili attentati degli estremisti musulmani in vista delle Olimpiadi. A quattro giorni dall’apertura dei Giochi di Pechino scorre il primo sangue. Si teme un effetto a catena. Il regime stringe la morsa. La Cina è sopra una polveriera.

Ecco gli swat cinesi che vigileranno sulla sicurezza delle Olimpiadi di Pechino. Corpi speciali che a bordo di un segway, il fallimentare mezzo rivoluzionario che non ha rivoluzionato un bel nulla, cercheranno di mantenere la saggia cappa di oppressione che grava su un paese dove il CIO ha organizzato dei giochi dimostrando un notevole senso del ridicolo. Nessuno si ricorda di Argentina ‘78 e di Videla?
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C’è chi, sull’onda dell’entusiasmo, lo definisce un “accordo storico per il disarmo” e chi, forse più realisticamente, parla di accordo “dimezzato”.
Fatto sta che ieri a Dublino 109 paesi hanno finalmente deciso di mettere al bando le bombe “a grappolo”, ordigni fra i più micidiali e vergognosi che hanno causato negli ultimi anni decine di migliaia di morti e feriti.
Come mai allora non c’è l’entusiasmo delle grandi giornate? Semplicemente perché l’incontro di Dublino è stato boicottato da Usa, Cina, Russia,Israele, Pakistan, India, cioè da grandi potenze militari che hanno sempre utilizzato a man bassa le “cluster bomb”, ritenute “indispensabili” nelle operazioni belliche.
Per chi non lo sapesse, le bombe a grappolo sono degli ordigni che, prima di toccare il suolo, rilasciano decine di mini ordigni che dovrebbero esplodere all’impatto con il terreno ma che in pratica restano in agguato pronte a uccidere e a ferire al minimo contatto, anche dopo molti anni. Con la loro forma curiosa e invitante (come palline da tennis colorate) causano il maggior numero di vittime tra i civili e tra i bambini.
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