Gli operai tornano a fare notizia.
Fanno notizia i lavoratori del gigante Usa dell’alluminio, l’ Alcoa, manganellati dalla polizia perché protestano contro la chiusura degli stabilimenti italiani.
Fanno notizia quelli dell’ex Olivetti –Geotronics-Bull-Eutelia- perché l’amministratore delegato dell’azienda, in stile new Rambo, armato di piede di porco e alla testa di un manipolo di prezzolati (ma svogliati) vigilantes, ha fatto irruzione nella sede occupata di Agile, per “ripulirla” dagli operai occupanti.
Fanno soprattutto notizia i lavoratori della Yamaha di Gerno di Lesmo (a due passi dalla villa del Super Cav.) licenziati e che si affidano a … Valentino Rossi con un messaggio “da ultimo pane” affidato alla prima pagine de L’Unità di Concita De Gregorio.
C’è poco da ridere. C’è da piangere. Gli operai sono ridotti a giocare la carta della disperazione: cercano un appiglio (una pagina di giornale, un telecamera) per farsi sentire e vedere.
Quando i lavoratori sono ridotti così, non sono solo le fabbriche a chiudere i battenti, ma l’intero Paese.
Il livello del disorientamento politico di quella che una volta (pochi anni fa) era la mitica “classe operaia” si misura leggendo il Manifesto.
Scrive un lettore: “A questo punto gli operai invece di chiedere devono cominciare con l’autogestione, devono occupare tutte le fabbriche sul territorio. Come nel ’20 quando gli operai FIAT presero la fabbrica e la portarono in produzione, oggi gli operai devono dimostrare al mondo che possiamo vivere senza imprenditori. Dobbiamo ragionare come se fossimo un vero e proprio Stato: lo Stato della classe operaia. Avevo pensato anche al rapimento degli industriali come fanno i compagni francesi, ma i nostri industriali sono senza palle e è del tutto inutili rapirli”.
Commento del Manifesto: nessuno.
Nostro commento: solo miseria intellettuale. Infantilismo politico. Bandiera rossa trionferà.