
Per dimostrare l’inesistenza di un’opposizione seria, che ne dicano Dario Franceschini e Antonio Di Pietro, a Italo Bocchino sono stati sufficienti tre giorni. In meno di una settimana l’esponente, finiano, del Popolo della Libertà ha avviato attorno a sé un terremoto sul quale vale la pena riflettere partendo da quanto successo la scorsa domenica.
In un’intervista, rilasciata al Post, commentando le indagini avviate sul coordinatore del Pdl Denis Verdini l’esponente politico ha fatto intendere che per la tutela del partito sarebbe meglio che il braccio destro di Silvio Berlusconi facesse un passo indietro.
“Io - ha dichiarato Bocchino parlando di Verdini - penso che sarà costretto a dimettersi. Finora solo una parte delle intercettazioni, quella relativa alle responsabilità addebitate agli altri indagati. Ma quando emergeranno le intercettazioni che hanno portato a indagare lo stesso Verdini, è difficile che riesca a resistere. La richiesta è per Berlusconi”.
Lo scandalo scoppiato attorno a Pier Paolo Zaccai, il consigliere regionale del Pdl fermato dalla polizia dopo aver partecipato ad un festino a base di cocaina e trans, è destinato a spegnersi nelle prossime ore. Lunedì, probabilmente, quanto accaduto all’esponente politico per molti cittadini sarà un solo ricordo.
Prima di archiviare il caso vale pena riflettere su come la vicenda è stata recensita dalla stampa italiana. Per la prima volta, dopo molto tempo, i giornalisti riconducibili a due schieramenti politici opposti hanno convenuto sottolineando gli sbagli di Pier Paolo Zaccai.
Sia Alessandro Gilioli, dell’Espresso, che Marcello Foa, del Giornale, hanno condannato l’esponente politico che si stava contraddistinguendo nel panorama italiano per via delle sue idee moralistiche.
Continua a leggere: Coca e trans: Pier Paolo Zaccai mette d’accordo tutti
Pare che il consigliere provinciale Pdl di Roma, Pier Paolo Zaccai, avesse improvvisato al balcone un comizio fatto di frasi sconnesse dopo aver abusato di cocaina. In realtà, prima di sentirsi male, stava solo leggendo ad alta voce la relazione del Tesoro sul federalismo fiscale. Una pista d’uomo
Questa devoluzione erariale sembra ancora una scatola vuota. Nessuno sa dire quanto costerà. Intanto Tremonti sogna di mettere le briglie anche alle spese delle amministrazioni centrali, Palazzo Chigi in testa. Ma il Cav non vuole tetti e limitazioni nel suo regno. Costi stand-hard
Trapattoni a casa anzitempo beffato da un colpo di mano. Capello a casa beffato da un gol fantasma. Lippi a casa beffato da una squadra fantasma, gli azzurri. Tempi duri per i ct italiani. Scoach dirlo, ma è così
Urso Yoghi va in giro di qua e di là a sbattersi per promuovere il made in Italy, in attesa che il premier scelga un nuovo ministro allo Sviluppo. Da poco è stato in Libano, Paese appena pacificato e ora in pieno boom economico. Il viceministro ha portato alla terra dei cedri il messaggio del governo italiano. Bei-rutto

Il primo a fare outing, anche se non del tutto volontariamente, fu il mitico Cosimo Mele, il parlamentare beccato a Roma in dolce compagnia di due escort (in realtà ai tempi ancora si chiamavano con termini meno automobilistici) e una certa quantità di polvere bianca (e non era forfora).
Poi, nel tempo, l’accostamento tra onorevoli e cocaina si è andato intensificando, facendola diventare uno status symbol del politico di successo. L’ultimo incidente occorso all’Udc in terra siciliana riporta in auge la C di cocaina, con un consigliere regionale (continuare a chiamarli onorevoli è davvero ridicolo) che è stato beccato per la seconda volta, la prima fu nel 2004, a comperare cocaina per uso personale.
L’unico piccolo problema dello stupefacente mercato riguarda il fatto che il consigliere, tale Salvatore Cintola, avrebbe mandato la sua segretaria, a bordo dell’auto blu, a fare shopping per lui. La cosa, se confermata, andrebbe a rinforzare la necessità di tagliare la auto blu invece della polvere bianca. E, come al solito, complimenti a Cesa e Casini per scelta dei compagni di strada.
Aggiornamento: sulla Stampa leggiamo che Salvatore Cintola ha dichiarato “Odio la droga e non ne ho mai fatto uso. Ci sono coloro che premono per farmi apparire come non sono; la politica per me è una missione, ma mi sono accorto che è un letamaio spaventoso. Il tempo, però, è galantuomo. Respingo le accuse con sdegno assoluto”. Intanto Lorenzo Cesa ha proposto di espellerlo dal partito e dal gruppo regionale.
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Al di là dei risultati (qui e qui trovate quelli dei sondaggi fatti da polisblog.it), della campagna elettorale che terminerà tra poche ore c’è da augurarsi che rimanga ben poco. Mai come le ultime settimane scrivendo di politica in molti hanno avuto l’impressione di raccontare un argomento distante dai cittadini.
Distante dalle loro esigenze. Distante dalle loro realtà. Distante dagli obiettivi che un buon amministratore dovrebbe darsi gestendo la cosa pubblica. Poche persone hanno accesso l’interesse dell’opinione pubblica.
Oltre a Nichi Vendola, candidato alla presidenza della Regione Puglia, una delle protagoniste più importanti di questa campagna elettorale è stata Emma Bonino che a polisblog.it spiega perché ha deciso di candidarsi.
Continua a leggere: Elezioni Regionali 2010: polisblog incontra Emma Bonino

Se Morgan, su consiglio di molti esponenti politici, non fosse stato squalificato dal Festival di Sanremo per via delle dichiarazioni riguardanti il suo consumo di crack il risultato del test anti droga (sui 232 parlamentari uno è risultato positivo) promosso da Carlo Giovanardi ci avrebbe indignato.
Invece ci diverte. Davanti ad aspiranti ispettori Zenigata, che poi si rivelano essere Lupin, non si può fare. Con che faccia si può criticare un cantante, e un giornalista (Mario Luzzato Fegiz a Rolling Stone ha fatto dichiarazioni analoghe), avendo la coscienza sporca?
Ma si sa. In Italia funziona così. Predicare bene e razzolare male. Meglio se in un corteo. Come quello del Family Day a cui parteciparono esponenti politici con alle spalle famiglie non esattamente coincidenti a quelle del Mulino Bianco.

Come osservava giustamente Enrico Mentana (sull’ultimo numero di Vanity Fair) e Luca Telese (nell’intervista che ci ha rilasciato prima della ripresa di Tetris) al momento tradurre il progetto politico di Pierluigi Bersani è praticamente impossibile.
Per fortuna, in Italia, c’è la televisione a chiarirci gli obiettivi del Partito Democratico la cui emittente, youdem.tv, dovrebbe trasmettere il Dopofestival cancellato da RaiUno per contenere i costi della kermesse sanremese.
“Dove c’è la gente – ha dichiarato lo stesso Bersani, uscito dal suo silenzio catartico - ci siamo anche noi con il nostro modo di essere e il nostro punto di vista. In questo caso ovviamente ci rivolgiamo soprattutto ai giovani, cercando di favorire una discussione su quello che succede”.
Continua a leggere: Il Pd di Pierluigi Bersani produrrà il Dopofestival di Sanremo

Lo slogan può fare molto di più di mille proposte. Potrebbe, in taluni casi, essere più rappresentativo di interminabili giri di parole. Il Partito Democratico, per come è messo oggi, potrebbe proporre al proprio elettorato l’adozione di uno dei suoi rappresentati.
Dopo l’uscita di scena di Piero Marrazzo (per ragioni non imputabili alla sua attività di Governatore) e di Flavio Delbono il progetto politico di Pierluigi Bersani arriva agli onori della cronaca per Alberto Stramaccioni.
L’esponente politico, responsabile per Partito Democratico della provincia di Perugia, ha deciso di uscire dalla propria coalizione al termine di un’assemblea regionale organizzata per decidere il da farsi in vista delle prossime elezioni regionali.
Continua a leggere: Elezioni Regionali 2010: Alberto Stramaccioni lascia il Partito Democratico

C’è stato un momento, subito dopo lo scandalo riguardante Dino Boffo ma prima di quello di Piero Marrazzo, in cui ci si domandava spesso chi sarebbe stata la prossima vittima mediatica dell’allora neodirettore del Giornale Vittorio Feltri a causa del quale il direttore dell’Avvenire dovette dimettersi.
Ebbene. Secondo quanto riportato dal Fatto il giornalista avrebbe appeso l’uniforme da agente segreto per evitare ulteriori problemi con l’Ordine dei giornalisti di Milano che proprio in seguito agli articoli pubblicati dal Giornale contro Dino Boffo ha avviato un’inchiesta su di lui.
Oltre a giustificarsi per quanto successo la scorsa estate Vittorio Feltri dovrà rispondere del lavoro che per lui fa Renato Farina. Irradiato dall’Albo per via delle mazzette prese dal Sismi l’agente Betulla (così è soprannominato il giornalista) continua a pubblicare i propri pezzi sul Giornale.
Continua a leggere: Scandalo Boffo. L’Ordine dei giornalisti contro Vittorio Feltri

Il proliferarsi di trasmissioni televisive aventi come argomento principale la politica, come già evidenziato in altri post, è chiaramente un effetto collaterale prodotto dal rapporto morboso che lega gli amministratori del paese e chi per lavoro decide di seguirli.
Per capire come questa relazione, malata, sia dannosa all’Italia è sufficiente ragionare su tre fatti accaduti nelle ultime 48 ore su cui si è smesso di ragionare. Chissà poi perché. A creare l’ennesimo caso è stato Bruno Vespa, accusato da un deputato leghista a Domenica Cinque, di aver pagato Natalì (la prostituta transessuale che si è trattenuta più volte con Piero Marrazzo) per l’intervista realizzata nei giorni scorsi per “Porta a Porta”.
A sottolineare i problemi del servizio pubblico non solo l’anchorman di RaiUno. Secondo quanto riportato dai colleghi di tvblog.it l’intervista a Marcello Dell’Utri fatta da Lucia Annunziata non sarebbe stata trasmessa in tutto il paese.
Continua a leggere: Il vero switch-off non passa attraverso il digitale terrestre