
Non c’è stagione televisiva che non ci porti in dono l’ennesimo fintamente nuovo talk show di politica. Ormai del Governo, dei suoi esponenti e delle relative attività si disquisisce ogni ora del giorno. E della notte.
Analizzando bene il fenomeno si potrebbe pensare che a cannibalizzare il media sia stata la stessa casta che non perde occasione di specchiarsi negli occhi delle persone che l’hanno scelta. O che vorrebbero cambiarla.
Di fatto non è così. È la televisione che ha mangiato la politica trasformandola in uno scarto che a tratti ricorda i contenitori che attorno ad un reality show vengono creati. Oggi, più di ieri, bisogna prender atto del modello Giletti. Utilizzato ogni volta che si può.
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In attesa che la giustizia faccia il suo corso senza che nessuno ipotizzi dei ritardi per via della mancata riforma, sulla quale si disquisisce più dell’emergenza rifiuti che in Sicilia si sta registrando nelle ultime settimane, è necessario continuare a riflettere sulla morte di Brenda.
Secondo Mario Adinolfi la transessuale, travolta (e non solo) dallo scandalo di Piero Marrazzo, ricorda Mino Pecorelli. Il giornalista, affiliato alla loggia massonica P2, che venne ucciso nel 1979 in circostante ancora da stabilire.
“È Roma – scrive Mario Adinolfi - che sembra tornata ad essere quella dei tempi della Banda della Magliana. Anzi, peggiore. Più subdola e per questo più pericolosa. La Brendona è il Mino Pecorelli del tempo tragico e farsesco che stiamo vivendo, di una classe dirigente di una pochezza spaventosa, nome in codice Chiappe d’Oro”.

La morte di Brenda, la transessuale travolta dallo scandalo di Piero Marrazzo, non è solo un fatto di cronaca. Con annesse prevedibili opinioni, come quella Vladimir Luxuria secondo la quale la persona sarebbe stata uccisa.
La morte di Brenda racconta molto di più. Per capirlo è sufficiente riflettere sulle dichiarazioni rilasciate da Barbara, amica transessuale della persona morta, poche ore dopo il ritrovamento del cadavere.
“Né la Polizia né Carabinieri hanno fatto nulla. Tutti le trans che abitano in questa zona – ha dichiarato Barbara - sono a rischio di morte, abbiamo molta paura dei romeni”.
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Il risultato del sondaggio proposto, ieri, dal collega V. dimostra (semmai ce ne fosse bisogno) che l’elettorato italiano non ha fiducia nella propria classe politica che certo non si è contraddistinta, per serietà, negli ultimi mesi che precedono un importante appuntamento elettorale.
La cattiva reputazione di un esponente potrebbe, di fatto, far perdere il proprio schieramento. Per questo motivo sia a destra che a sinistra tutti stanno studiando una comunicazione attraverso la quale redimersi. Dai peccati. Per lo meno.
Interessante, e probabilmente lodevole, è per tanto l’invito che il Ministro della Difesa ha fatto a tutti i colleghi. Secondo Ignazio La Russa gli esponenti politici dovrebbero dimostrare, con un test, che non assumono sostanze stupefacenti.
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Di Piero Marrazzo, e delle modalità con le quali ha abbandonato la scena politica italiana, è molto probabile che si smetta a parlare già nei prossimi giorni. La sua legittima richiesta di silenzio è stata evidentemente ritenuta più legittima di quella di Dino Boffo che al Presidente del Consiglio qualche problema creò.
Ma Silvio Berlusconi, sulla vicenda dell’ex Presidente della Lazio, non commetterà più gli errori fatti con l’ex direttore dell’Avvenire tanto che stando a quanto si appreso nelle ultime ore avrebbe persino fatto sapere all’avversario politico che qualcuno stava tentando di vendere il video che lo avrebbe incastrato.
Ma Silvio non informa e basta. Sulla vicenda di Piero Marrazzo ha vietato alle aziende controllate dai figli di divulgare il materiale rimarcando un legame tra il suo incarico pubblico e le attività sviluppate, precedentemente, da privato.

E adesso a raccogliere i cocci non sarà solo Piero Marrazzo. Attorno, come faceva già notare Dino Boffo (direttore dell’Avvenire che prima di dimettersi aveva tentato di proteggere la privacy della famiglia), una serie di figure sulle quali si devono accendere i riflettori per capire fino in fondo la vicenda.
Cominciamo a parlare del Pd. Ma anche del Pdl. Secondo quanto sostenuto dal partito di Silvio Berlusconi il passaggio di consegne al vice, Esterino Montino, non è uno strumento giuridicamente valido.
Già chieste, quindi, le elezioni anticipate che potrebbero rappresentare per il Partito Democratico l’ennesimo fallimento. Uno scandalo pesa. E allontana. Gli aspiranti Zapatero dovrebbero ben saperlo. L’attuale primo ministro è riuscito a vincere, la prima volta, subito dopo gli attentati a causa dei quali si spense il candore di Aznar.

Ci sono volute meno di 48 ore per decretare la fine della carriera politica di Piero Marrazzo che si è autosospeso oggi dal ruolo di Presidente della Regione Lazio. L’erede televisivo di Antonio Lubrano tenta quindi di spegnere le luci sul suo scandalo optando per un silenzio.
Stato fortemente sconsigliato dall’attuale Ministro leghista degli Interni, Roberto Maroni, che ha espresso pubblicamente il proprio appoggio a Piero Marrazzo attorno al quale il Partito Democratico non ha volontariamente fatto quadrato.
Dario Franceschini, la cui mozione non è stata appoggiata dall’attuale Presidente della Regione Lazio, ha chiesto pubblicamente le dimissioni dell’uomo la cui testa, servita su un piatto d’argento, probabilmente gli sarà utile per mascherare meglio la propria ipocrisia.