L’ex-parlamentare Daniela Santanchè è stata aggredita davanti al cinema Ciak di Milano dove si svolgeva la festa per la fine del Ramadan. L’intento del leader del Movimento per l’Italia era di protestare contro la condizione delle donne musulmane costrette a portare il burqa o velo integrale, e la provocazione non è piaciuta a qualche membro della comunità islamica che, sempre secondo la Santanchè, l’avrebbe assalita.
A suffragio della sua tesi l’ex-deputata ha presentato un certificato dell’ospedale Fatebenefratelli riportante varie escoriazioni e la possibile rottura di una costola. Al di là di questo, che non appare eccessivamente rilevante giacché sappiamo che in questi casi la prassi è esagerare i danni subiti, rimane il contenuto della protesta.
La Santanchè chiede semplicemente l’applicazione da parte delle forze dell’ordine di una legge del nostro ordinamento. Si tratta della legge 152 del 1975 che vieta di aggirarsi a volto coperto e non ammette alcuna deroga, che sia di carattere religioso o altro. È comprensibile la ritrosia della nostra polizia a far applicare un punto così impegnativo, nella previsione delle evidenti conseguenze sociali e materiali, ed è pertanto la politica a dover mandare un segnale preciso a favore della legge.
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Dopo i gravi fatti di Macherio, culminati nell’arresto di due fondamentalisti musulmani - peraltro perfettamente integrati - che pianificavano omicidi e attentati, l’aria intorno alla comunità islamica italiana si fa assai rarefatta. La Lega ha annunciato la presentazione di una proposta di legge tesa a bloccare temporaneamente la costruzione di nuove moschee in attesa di una regolamentazione della materia secondo precisi criteri.
Secondo il progetto, sarà dunque possibile costruire moschee solo se la regione interessata avrà dato il proprio permesso, in seguito al quale verrebbe istituito un referendum cittadino richiedente la maggioranza di voti a favore. In caso di vittoria del sì, il luogo di culto andrebbe comunque eretto ad almeno un chilometro di distanza da eventuali chiese e sinagoghe, e tutti i singoli in qualche modo dipendenti dal centro (guide, formatori spirituali e ministri di culto) avrebbero obbligo di iscrizione in un apposito registro da aprirsi preso il Ministero dell’interno.
Questo per arginare il dilagante fenomeno di aggregazione di cellule terroristiche o aspiranti tali presso molti centro islamici del paese, come avvenuto a Macherio o con la moschea di viale Jenner cui abbiamo accennato in una recente intervista con l’assessore regionale alla sicurezza Piergianni Prosperini. E va detto che in questa battaglia la Lega potrebbe non trovarsi isolata, come accaduto molte, troppo volte in passato. Maggioranza a parte, anche dall’opposizione giungono diversi messaggi non ostili al provvedimento, soprattutto nell’area cristiano-moderata.