
Francesco Costa rappresenta più di altri la nuova, valida, generazione di giornalisti italiani. Non solo per ragioni prettamente anagrafiche (ha 25 anni). Francesco Costa è una delle persone più attente ai cambiamenti.
A volte tenta di indurli occupandosi, ad esempio, della campagna elettorale di Ivan Scalfarotto. In altre occasioni li racconta. Attualmente si occupa del sito dell’Unità.
In rete esiste secondo te qualcuno che più di altro ha dimostrato di saper analizzare bene la politica italiana?
Penso che potremmo contare sulla dita di una mano le persone che in Italia usano la rete per analizzare la politica.
Continua a leggere: Intervista – Francesco Costa a polisblog: “Beppe Grillo è sempre più marginale”

Il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, avrà di certo molti pregi che però non riescono molte volte a sopperire ai difetti. L’ispiratore di una delle imitazioni più riuscite di Fiorello spesso non ha molto tatto. Non solo con il direttore dell’Unità, Concita De Gregorio, che spesso maltratta in televisione.
Il Ministro della Difesa dimostra di non avere tatto quando apporta al dibattito, legittimo e auspicabile, considerazioni sterili. A tratti prive di senso. Commentando infatti il preoccupante aumento di suicidi nelle carceri a SkyTg24 ha dichiarato:
“I suicidi ci possono essere, e ci sono, in qualunque condizione carceraria, anche se i detenuti fossero in un hotel a cinque stelle”.
Continua a leggere: Ignazio La Russa: “I suicidi non dipendono solo dalle condizioni delle carceri"
Gli operai tornano a fare notizia.
Fanno notizia i lavoratori del gigante Usa dell’alluminio, l’ Alcoa, manganellati dalla polizia perché protestano contro la chiusura degli stabilimenti italiani.
Fanno notizia quelli dell’ex Olivetti –Geotronics-Bull-Eutelia- perché l’amministratore delegato dell’azienda, in stile new Rambo, armato di piede di porco e alla testa di un manipolo di prezzolati (ma svogliati) vigilantes, ha fatto irruzione nella sede occupata di Agile, per “ripulirla” dagli operai occupanti.
Fanno soprattutto notizia i lavoratori della Yamaha di Gerno di Lesmo (a due passi dalla villa del Super Cav.) licenziati e che si affidano a … Valentino Rossi con un messaggio “da ultimo pane” affidato alla prima pagine de L’Unità di Concita De Gregorio.
C’è poco da ridere. C’è da piangere. Gli operai sono ridotti a giocare la carta della disperazione: cercano un appiglio (una pagina di giornale, un telecamera) per farsi sentire e vedere.
Quando i lavoratori sono ridotti così, non sono solo le fabbriche a chiudere i battenti, ma l’intero Paese.

Roberto Saviano avrebbe potuto candidarsi alla presidenza della Regione Campania. Ad affermarlo Concita de Gregorio durante un’intervista video realizzata da Diego Bianchi. Il direttore dell’Unità, dopo aver confermato quanto pubblicato dal giornale per il quale lavora, ha poi fatto sapere che è stato lo stesso scrittore a declinare l’invito avanzato da alcuni esponenti politici dell’opposizione.
Qualcuno, a sinistra, sta tentando quindi di replicare per il prossimo appuntamento elettorale l’effetto Serracchiani grazie al quale persone non operanti in politica riescono attraverso i mass media, su cui si distinguono, a sedurre quell’elettorato che non crede più nei vari esponenti di partito.
Realtà attorno alle quali stanno fiorendo rose e rose di nomi. Improbabili. Stando a questi rumors contro Roberto Formigoni, come raccontato nei giorni scorsi da polisblog, l’Italia dei Valori per conquistare la Lombardia sarebbe pronta a candidare il leader del Partito. Antonio Di Pietro.
Continua a leggere: Roberto Saviano contro Nicola Casentino in Campania

Filippo Facci non è solo un giornalista. Filippo Facci non è solo uno scrittore. Filippo Facci è uno dei pensatori più interessanti dell’attuale panorama giornalistico italiano. Spazio dove sempre meno si ragiona. Spazio dove sempre più si assiste a litigi tra giornalisti.
Filippo Facci non è abituato ad urlare. Se lo facesse, probabilmente, tutti si accorgerebbero che la sua storia è uno dei nodi da analizzare per capire l’attualità. Nella quale convivono Antonio Di Pietro, sul quale il giornalista ha appena scritto un libro, e Vittorio Feltri, il cui (cito testualmente) giornalismo forcaiolo non è condiviso dall’editorialista di Libero.
È una delle poche persone ad essere apertamente contro Antonio Di Pietro. Perché?
Anzitutto non è vero, credo che siano tanti ad aver intuito la pericolosità e inconsistenza politica del personaggio
Con l’aria che tira in queste ore (l’attesa per la decisione dei giudici della corte costituzionale sul lodo Alfano), sono in pochi a ricordarsi che domenica 11 ottobre si svolgerà il Congresso del Partito Democratico.
L’americano John Reed scrisse il memorabile “I dieci giorni che sconvolsero il mondo” , icona di Lenin, del partito bolscevico, della rivoluzione d’ottobre. Il Pd, Franceschini, Bersani, Marino, se va bene, dovranno accontentarsi di un pezzo su l’Unità di Concita De Gregorio. Altri tempi, si dirà. Già. Mala tempora.
Anche alla vigilia della rivoluzione russa regnava lo smarrimento e l’incertezza. Qui, pure. Tanto la rivoluzione non è all’ordine del giorno. Di sicuro c’è solo il luogo dell’evento (l’hotel Mariott, presso Fiumicino). Buio pesto sul resto. Segreto? Macchè!
E’ ancora tutto in alto mare, tutto da definire, perché non c’è accordo su niente: nemmeno su chi deve parlare. Una assise che si consumerà in una sola giornata, di fatto in alcune manciate di minuti. Tanto, com’è noto, il nuovo segretario del partito sarà eletto con quelle primarie del 25 ottobre, che più confuse e tirapolemiche di così non si potevano pensare. Un labirinto.
“Tre mesi per annegarsi nel proprio bicchier d’acqua. E’ come assistere a beghe di famiglia, interne, che non contano e non interessano nessuno”, chiosa uno sconsolato Massimo Cacciari.
Tanto a disarcionare il Cav ci pensano … i giudici. Campa cavallo …

In edicola, domani, arriva Il Fatto. Quotidiano sul quale noi di polisblog nelle precedenti settimane abbiamo a lungo ragionato. Per completare l’analisi preventiva abbiamo deciso di rintracciare Antonio Padellaro, direttore del giornale, con il quale abbiamo provato a fare un punto su quanto lui e la sua illustre redazione sta lavorando.
Durante la lunga chiacchierata, la cui trascrizione trovate di seguito, abbiamo provato a capire perché ad oggi i giornali migliori siano a destra. Perché quelli, tendenzialmente, di sinistra non abbiamo fatto sapere ai propri lettori che esiste un Fatto. E perché la notizia su Dino Boffo andasse data.
Mario Adinolfi sostiene che, al momento, i quotidiani migliori siano quelli di destra. Anche lei li preferisce a quelli di sinistra?
Io preferisco il giornalismo interessante. Quello fatto bene che da le notizie. Quello brillante. Titoli che si fanno leggere. Tutto ciò che è scontato, noioso e banale non è giornalismo.
Ora, effettivamente a destra c’è un tentativo di rinnovare un po’ certi schemi. Spesso si cade nella volgarità. Nel linguaggio prosaico però credo c’è una vivacità che non si nota nei giornali di sinistra.

Per capire quanto il lancio del Fatto, previsto per dopo domani (mercoledì 23 settembre), possa rappresentare una boccata d’aria pulita, per l’attuale panorama editoriale, non è sufficiente ragionare sulle firme prestigiose che hanno deciso di aderire al progetto.
Per capire le potenzialità del nuovo progetto di Antonio Padellaro è sufficiente sentire il silenzio che attorno si sta creando. Come riportato da Dagospia la coalizione di Repubblica, formata da Ezio Mauro in collaborazione con due ex dipendenti illustri del gruppo Espresso (Concita De Gregorio e Mario Calabresi), non ha dato notizia del lancio del quotidiano.
Eppure, al di là degli argomenti che verranno affrontati e sui quali si deve ragionare sfogliando il giornale, le condizioni per scrivere del Fatto ci sono.

Supponiamo, per un post, che l’attuale Primo Ministro italiano non perda occasione per lamentarsi dei mass media del paese. Supponiamo, sempre per un post, che il conflitto d’interessi in Italia esista meno che in altri stati.
Ok. Ora possiamo ragionare sui cambiamenti del giornalismo in Italia. Per farlo vi propongo di seguito un’analisi che Mario Adinolfi, giornalista nonché sostenitore di Dario Franceschini, ha scritto sul suo blog.
“Leggo – scrive Mario Adinolfi - prima Libero di Repubblica, penso di trovarci notizie più interessanti. Sul Giornale c’è più “pensiero laterale che sull’Unità, il primo va letto perché è sempre centrale nel dibattito, la seconda si può pure trascurare, raramente ci trovi una notizia. Persino leggere Chi qualche volta è più utile rispetto a leggere l’Espresso. Il che, lo capisco da me, è drammatico”.
Una volta, per decenni, l’apertura della Festa nazionale del’Unità veniva “salutata dal quotidiano del Pci con interminabili (e il più delle volte interessanti) speciali.
Stavolta, alla Festa di Genova, che nessuno sa come si chiama, il quotidiano fondato da Antonio Gramsci e diretto da Concita De Gregorio ha dedicato minore attenzione preferendo puntare su altri temi: domenica otto pagine iniziali sul pallone per l’avvio del campionato di calcio e ieri gran titolo “Paperone per caso” in riferimento al vincitore del Superenalotto.
Perché così poca attenzione?
Sarà forse perché c’è più gente alle feste a Palazzo Grazioli che a quella dell’ (ex) Unità?