Il decreto Gelmini per la parte relativa alle università da ieri è legge. La proposta è passata alla Camera con 281 voti a favore e 196 contrari (Idv e Pd), avvalendosi anche dell’astensione tecnica dell’Udc. I centristi hanno così inteso concedere “un’apertura di credito” al provvedimento. Giudizi di merito in questi mesi ne sono stati dati a iosa. Scopo di questo post è invece analizzare i punti salienti della legge, cercando di animare un dibattito.
1) Atenei virtuosi. Tutte le università italiane addirittura 26 su 58 al momento) che spendono più del 90 per cento del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) in stipendi non potranno più bandire concorsi per docenti, ricercatori o personale amministrativo. I cosiddetti atenei virtuosi, cioè i migliori secondo i suddetti criteri avranno invece accesso ai fondi stanziati ad hoc (7% del Ffo più fondo straordinario della finanziaria 2008).
2) Trasparenza. Da ora in avanti in sede di bilancio consuntivo i rettori saranno tenuti a pubblicare i risultati delle attività e tutti i finanziamenti pubblici e privati ottenuti (sì lo so che sembra incredibile che non fosse già obbligatorio, NdR). Inoltre in tutte le commissioni di concorso per la selezione di docenti e ricercatori sarà obbligatoria la presenza di docenti esterni, sorteggiati e in maggioranza rispetto ai membri interni.

11 novembre 2008. Il terrore serpeggia tra i banchi e le aule dell’università, ma soprattutto negli uffici dove operano professori e rettori colpiti dalla Riforma Gelmini. Dopo le grandi manifestazioni di piazza in cui la classe docente si è schierata al fianco della protesta studentesca tornando giovane per qualche settimana, ora è il tempo della concretezza, che in poche parole si traduce nell’approvazione del decreto con tutte le conseguenze che esso comporta.
E tra le conseguenze suddette ve n’è una particolarmente temuta, la riforma totale del criterio con cui vanno formate le commissioni giudicanti dei concorsi che nell’anno che verrà andranno ad assegnare circa 6.000 posti. Non bastava il taglio dei fondi, nè la stramaledetta (ma tutto sommato lontana) riforma della scuola primaria; il ministro Gelmini all’ultimo momento ha voluto introdurre anche il sorteggio delle commissioni, che eleggeranno loro membri un terzo soltanto dei nomi inseriti tra i papabili.
Della questione si occupa il fondo del Corriere di oggi, a firma Francesco Giavazzi, ma se vi ricordate noi avevamo anticipato il provvedimento già la settimana scorsa, paventando i medesimi rischi per le baronie universitarie.