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Tutti gli articoli con tag conflitto d'interessi

Mondadori: Marina Berlusconi risponde a Roberto Saviano

pubblicato da Giovanni Molaschi



Il confronto, a distanza, tra il Presidente del Consiglio e Roberto Saviano si allarga fino a coinvolgere Marina Berlusconi che come Presidente della Mondadori si trova tra l’incudine e il martello. Da una parte ha il padre che non è solito controllarsi. Dall’altra l’autore con la quale la casa editrice che amministra si è arricchita.

Essere altezza alla situazione non è facile tanto più se schierarsi da una parte potrebbe significare perdere Roberto Saviano, che pubblicamente si è chiesto se sia ancora giusto continuare a pubblicare con la casa editrice del Presidente del Consiglio.

Rispondendo, attraverso Repubblica, allo scrittore Marina Berlusconi ha dichiarato:

“Sono anche presidente del gruppo Mondadori, che Saviano tira ampiamente in ballo. E lo fa in un modo su cui non posso tacere. Che cosa è cambiato? Silvio Berlusconi non può permettersi di criticare un’opera edita dalla Mondadori, la quale naturalmente continua ad avere la più totale e piena libertà di fare le scelte editoriali che ritiene più opportune?

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Roberto Saviano ricorda a Silvio Berlusconi il conflitto d’interessi

pubblicato da Giovanni Molaschi



Lo sproloquio, l’ennesimo, enunciato nei giorni scorsi da Silvio Berlusconi su Roberto Saviano, reo secondo il Presidente del Consiglio di aver pubblicizzato la mafia italiana nel mondo, deve essere interpretato per quel che è. Un divertente gioco del destino.

Se lo scrittore in questione non pubblicasse per la Mondadori, casa editrice gestita da Marina Berlusconi che nelle scorse settimane ha condiviso con l’elettorato l’ultima fatica del Premier (“L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”), l’opinione del leader del Partito dell’Amore non sarebbe neanche da prendere in considerazione. Tra le tante dette questa non è neanche la peggiore.

Roberto Saviano, suo malgrado, ha ricordato al Presidente del Consiglio cosa sia un conflitto d’interessi. Il fastidio che provoca a chi lo subisce. Probabilmente se il giornalista non fosse uno degli autori di punta di una casa editrice che, come altre, subisce la crisi le considerazioni di Silvio Berlusconi sarebbero state anche peggiori.

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Intervista - polisblog incontra Giovanni Bachelet

pubblicato da Giovanni Molaschi



Pochi giorni prima della sospensione di tutti i programmi televisivi politici della RAI era scoppiato un vero e proprio caso attorno alla trasmissione “A Sua Immagine”, contenitore religioso in onda il sabato pomeriggio su RaiUno.

La puntata che doveva andare in onda per ricordare Vittorio Bachelet è stata all’ultimo momento cancellata sostenendo che il figlio Giovanni, in quanto deputato (del Pd), non poteva intervenire in trasmissioni di intrattenimento durante il periodo pre-elettorale.

Partendo da quanto successo abbiamo ragionato con l’esponente politico sul ruolo della memoria e sulla pubblica istruzione cui lui, prima di essere eletto, contribuiva come docente universitario.

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Web e potere: il Decreto Romani approvato con alcune modifiche ma restano grandi perplessità

pubblicato da davide f.


Come previsto nelle scorse settimane, il contestatissimo Decreto Romani è arrivato al Consiglio dei Ministri, che l’ha approvato togliendo la parte più criticata, ovvero la parte che equiparava il web alle televisioni. Una nota del Ministero dello sviluppo infatti dichiara che la nuova versione del testo escluderebbe blog, giornali online, siti Internet e motori di ricerca.

Sembrerebbe dunque che la rivolta del mondo del web abbia convinto l’esecutivo a fare più di un passo indietro, davanti a quello che si preannunciava come uno scontro frontale senza esclusione di colpi, una legge che avrebbe messo un vero e proprio bavaglio al materiale video in Internet, soprattutto (pensiamo noi soliti maliziosi…) a vantaggio di Mediaset, pronta a sbarcare sul web con un progetto in stile Hulu.

Ma c’è un però, che riguarda le sorti di You Tube, che rischia di essere inclusa nella disciplina del decreto.

Immagine|Flickr

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Decreto Romani: approvato con modifiche su web e spot, la battaglia sui media continua

pubblicato da davide f.

flickr, common creative

Una settimana fa vi abbiamo parlato di cos’è il Decreto Romani, dei suoi scopi neanche tanto nascosti che andavano a colpire Sky, concorrente di Mediaset, e soprattutto il web, mettendo sullo stesso piano video in televisione e in internet; non per niente il decreto è stato ribattezzato da molti quotidiani stranieri “anti Youtube”.

Il Time, per esempio, facendo esplicito riferimento alla famiglia Berlusconi ha parlato di “mediocracy”, ricordando la causa, definita esemplare di un regime mediocratico, che vede Mediaset portare in tribunale YouTube.

Immagine|Flickr

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Internet: Paolo Romani propone un filtro sicuro per i minori

pubblicato da Giovanni Molaschi



Durante una trasmissione televisiva il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani ha annunciato che il suo team di collaboratori starebbe studiando un ulteriore filtro da aggiungere alla rete che avvisi, tramite sms, i genitori di un minore delle navigazioni poco lecite del figlio.

“Sono – ha dichiarato l’esponente politico - allo studio altri strumenti per la tutela dei giovani su Internet . Ad esempio il click sicuro, che si potrà scaricare a breve dal sito del ministero”.

Contrario al progetto di Paolo Romani si è già detto Corrado Calabrò, Presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, secondo il quale la soluzione proposta dall’esponente politico è fallimentare per via delle ripercussioni che avrebbe sulla gestione del media.

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Decreto Romani: come trasformare il web in una grande tv e arricchire Mediaset in un colpo solo

pubblicato da davide f.

flickr, common creative

Se l’Italia non fosse il regno del conflitto d’interessi, forse potremmo fingere sorpresa davanti al decreto Romani sulle comunicazioni. Trasmesso il 18 dicembre 2009 alla presidenza, con il termine del 27 gennaio per l’espressione del parere delle Commissioni competenti della Camera, il provvedimento è in linea con le scelte fatte finora dal governo.

In breve: il decreto, che l’opposizione sta contestando duramente con la richiesta almeno di uno slittamento delle date cui sopra, danneggia Sky, mette un cappio ai video nel web (You tube in primis) ed elargisce favori a beneficio di quello che pare proprio l’utilizzatore finale, Mediaset.

Andiamo a vedere cosa dice il decreto (qui il testo integrale) nello specifico e perché può essere considerato un provvedimento osceno, che danneggia l’Italia e rischia di provocare l’ennesima fuga di “cervelli”, tecnologie e aziende.

Immagine|Flickr

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Meno pubblicità sulle pay tv, il Governo si dimentica dell’Italia

pubblicato da Giovanni Molaschi



Il progressivo aumento della disoccupazione e tutti gli altri problemi che quotidianamente si registrano in Italia dovrebbero far riflettere gli amministratori. Convincerli, se mai ce ne fosse bisogno, che ci sono delle priorità.

Invece da qualche giorno l’attenzione del Governo è solo, e soltanto, la regolamentazione dei mass media ma un digitale terrestre bello, e tutto ciò che attorno si sta pensando, potrà aiutare il cittadino medio a lavorare dignitosamente?

No. Per questo motivo l’ennesimo provvedimento sulle pay tv, secondo il quale entro il 2012 le televisioni dovranno diminuire gli spazi pubblicitari, non sembra adatto al paese. Inutile, anche se si dovrebbe, ragionare sul conflitto d’interessi.

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Il Governo investe solo sul Grande Fratello, fuori dai palinsesti le fiction

pubblicato da Giovanni Molaschi



L’edizione in corso del Grande Fratello, la cui conclusione è prevista a ridosso della Pasqua, potrebbe essere l’inizio della fine. Oggi il Consiglio dei Ministri potrebbe abrogare la norma della legge Maccanico che obbligava gli editori televisivi ad investire sulle fiction.

Da domani potrebbero scomparire dai palinsesti le, spesso mediocri, serie televisive a cui il pubblico italiano si è affezionato. Al loro posto potrebbero essere programmati eterni reality show. E tutti i preti che abitualmente si trovano nei serial nostrani sarebbero costretti a cercarsi un altro lavoro.

Liberi dalla mole di impegni a cui sono sottoposti potrebbero redimere i peccati delle persone che hanno deciso, implicitamente, la loro uscita di scena che potrebbe, come sottolinea Repubblica, far comodo a Mediaset che regolarmente registra ascolti più bassi se contro la RAI programma una delle noti serie televisive.

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Renato Brunetta: “Gli stipendi dei conduttori Rai nei titoli delle trasmissioni”

pubblicato da Giovanni Molaschi



L’allievo, Renato Brunetta, è riuscito a superare finalmente il maestro, Silvio Berlusconi. Più populisti del Ministro della Pubblica Amministrazione al Governo ci sono davvero poche persone.

A poche settimane dal rinnovo del canone televisivo l’esponente politico ha proposto al direttore generale della RAI, Mauro Masi, affinché nei titoli di coda di ogni trasmissione televisiva ci sia anche la voce riguardante i compensi del presentatore.

Al di là di tutta una serie di difficoltà pratiche (la stessa persona potrebbe essere stata pagata anche in qualità d’autore ma sul proprio contratto potrebbe non essere stato previsto una suddivisione specifica degli incarichi), l’intervento di Renato Brunetta è uno dei più sterili che siano mai stati fatti attorno alla televisione pubblica.

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