Indovinello: chi ha detto questa frase?
«Li tratteremo come un partito d’opposizione, poiché stanno conducendo una guerra contro il Presidente e non possiamo far finta di pensare che questo sia il comportamento legittimo di un organo d’informazione»
Se la vostra risposta è stata “Silvio Berlusconi” (o anche “Bonaiuti” o “Capezzone”, che è lo stesso) siete fuori strada. Allo stesso modo, la dichiarazione seguente non è stata pronunciata dal direttore di Repubblica Ezio Mauro:
«Invece di governare (..) si comporta come se fosse ancora in campagna elettorale. Farebbe bene a riservare le sue energie ai temi che preoccupano gli elettori (..) In ogni caso, ogni volta che ci attaccano, i nostri rating vanno su»
Anche il CENSIS, nel suo ultimo rapporto, conferma che il controllo del sistema televisivo è l’elemento determinante per la formazione dell’opinione pubblica.
Cioè essenziale per orientare l’elettorato. Cioè (ancora) per prendere voti e governare.
Chi non sa che in Italia esiste un conflitto di interessi che non ha eguali nel mondo? E che questo conflitto riguarda il premier Berlusconi, padrone e controllore (di fatto) di quasi tutto il sistema televisivo?
Se lo dice lui (il Cav) che nel Belpaese la libertà di stampa non sarebbe a rischio, vuol dire semplicemente che è proprio il principio di libertà ad essere sotto tiro.
E se lo dice lui (il Cav) che il “90% della stampa è cattocomunista” vuol dire che è esattamente una “balla” madornale, come dimostra anche l’ottimo post qui sotto, del nostro “V”.
Da sempre e ovunque, nei regimi autoritari si cerca di controllare e manipolare la comunicazione, incolpando poi gli altri. Gli ultimi atti con le querele a Repubblica e a l’Unità e il cecchinaggio contro il direttore dell’Avvenire non sono altro che forme sempre più palesi di una strategia volta all’intimidazione.
Siamo oramai alla fase delle esternazioni di un Premier a “ruota libera”. Sono gli ultimi fuochi di un “Cavaliere” prossimo al disarcionamento?
Forse un’altra anomalia italiana, quella berlusconiana, sta per “lasciare”, (con qualche rimpianto e tanti urrah!) la politica ed essere consegnata alla (brutta) storia.

Silvio Berlusconi, il caimano che sente approssimarsi la fine, parte per la tangente. Poche ore fa ha infatti dichiarato, che, insomma…
Berlusconi, parlando delle polemiche suscitate dopo la presentazione delle querele alla Repubblica e all’Unita’ e della mobilitazione che la FNSI si appresta a organizzare, ha detto che si tratta di “una barzelletta di una minoranza, soprattutto di questa minoranza comunista e cattocomunista e dei suoi giornali che sono purtroppo il 90% dei giornali italiani”
Ok: decostruiamo pezzo per pazzo, la magia del prestigiatore di Arcore è sempre una sola, farci perdere tempo a smontare facezie talmente immani, che non sarebbe neanche il caso di smentire. Facciamolo con dei dati però, che male non fa. Continua tutto dopo il salto.
Foto | Flickr
Continua a leggere: Sondaggio: per Silvio Berlusconi "Il 90% della stampa è cattocomunista"

Il caimano sente l’approssimarsi della fine e diventa un animale pericolosissimo: lo scriveva Zucconi sul suo Tempo Reale qualche giorno fa, quando eravamo tutti pronti ad indignarci per Silvio Berlusconi, un Primo Ministro che non ha eguali nella protervia in nessuna democrazia del pianeta, come dimostrato da Giulio nella rassegna stampa estera di qualche giorno fa.
E così è: Berlusconi prima perde la bussola, querelando Repubblica - un delirio - quando l’hype prodotto dalle dieci domande si stava affievolendo, rifacendo esplodere la vicenda a livello planetario: e di nuovo, vi invito a rileggere quanto scritto nella rassegna stampa di qualche giorno addietro. Io credo che gli avvocati esperti di media consultati da Forbes, inquadrino bene la situazione:
I legali esperti di media da noi consultati affermano che le azioni legali portate avanti dal primo ministro costituisco un caso “inusuale” in Europa. “E’ inusuale per un primo ministro fare causa per diffamazione, in particolare in più di un paese allo stesso tempo. [Berlusconi] deve aver ritenuto che i commenti di queste pubblicazioni abbiano seriamente danneggiato la sua reputazione, ha dichiarato Alexander Cochrane…
Continua a leggere: Silvio Berlusconi: breve sunto di squadrismo mediatico

Mentre molti si chiedono (più o meno retoricamente) perché il nuovo scandalo Patrizia D’Addario sia stato trattato con tanta superficialità dai principali telegiornali RAI e Mediaset, arriva una nuova dichiarazione di Confalonieri sul conflitto di interessi, che mi ha lasciato a dir poco basito. Leggo infatti su “Il Messaggero” che il buon Fedele avrebbe affermato ieri:
«Nessuno può negare che ci sia il conflitto di interessi. Ma ci sono persone che ogni cinque anni se ne fregano e lo votano. E’ un paese di cretini?»
Proviamo a parafrasare il sillogismo di Confalonieri: gli italiani sono esposti quotidianamente ad un’informazione televisiva in buona parte controllata da Berlusconi; nonostante questo (?), lo votano. Conclusione: il conflitto di interessi è irrilevante. Domanda rivolta ai lettori: la logica di questo ragionamento è palesemente assurda, o è solo una mia impressione?
Continua a leggere: Conflitto di interessi: il caso D'Addario e le dichiarazioni di Confalonieri
Silvio Berlusconi e il conflitto di interessi: dopo la brillante frecciatina lanciata da Santa Margherita,
”Bisognerebbe non avere ogni giorno sinistra e media che cantano la canzone del disfattismo e del catastrofismo”, ha detto il premier. ”Anche voi - ha aggiunto rivolgendosi alla platea - dovreste operare: anzi dovreste fare di piu’, non date pubblicita’ a chi si comporta cosi”
una minaccia che troverà certamente qualche scherano più realista del re disposto a metterla in pratica, vale la pena di sfogliare, a tema “investimenti pubblicitari, delirio in stile paese in mano ai comunisti, nessuno tocchi il mio impero” i dati Nielsen sulla pubblicità per gennaio - aprile 2009, confrontati con gli stessi mesi dell’anno precedente.
Ah, Nielsen: la nota organizzazione sovversiva, se volete i dati li trovate su PrimaOnline. Val la pena di riproporveli, anche perchè raccontano l’Italia in una maniera che mi sembra abbastanza fedele. Continua tutto dopo il salto.
Gossip ad uso politico, terza puntata: continua la micidiale Berlusconi Story, ma con una sorpresa, ovvero, la fenomenologia del pezzente. Sulle pagine di Chi - ricordiamoci sempre il sottotitolo delle testata: “I protagonisti al naturale” - rimbalza, in una parvenza di par condicio, anche Dario Franceschini.
Ci rimbalza però, solo per essere deriso tra catenacci, occhielli e strilli imbarazzanti: mentre l’album fotografico di Berlusconi decolla verso un empireo fatto di cocker felici a passeggio in ville da sogno, cappelli da esploratore coloniale e pargoli dalle sembianze cherubiniche. Franceschini invece sembra che viva in un’enoteca. Prosegue tutto dopo il salto.
Berlusconi vs Franceschini: le immagini di Chi




Continua a leggere: Gossip ad uso politico: Franceschini contro Berlusconi su Chi
Dario Franceschini sceglie la strada dell’ironia e del dileggio per contrastare Silvio Berlusconi.
E il premier ribatte stizzito di essere il bersaglio di un “ingiustificato” e massiccio attacco mediatico e accusa i giornalisti quali “nemici dell’Italia”.
Lo “stile” del Cavaliere si presta alle frecciate della stampa e le sue gaffes (specie all’estero) sono “prelibatezze” puntualmente riprese e, sovente, strumentalizzate politicamente.
Il presidente del Consiglio, però, invece di “stare al gioco” (come fanno i forti), mostra una crescente insofferenza (come fanno i deboli): scende pesantemente in campo e passa direttamente alle “minacce” contro il sistema dell’informazione.
Di fatto Berlusconi invoca la “censura” o quanto meno un “bavaglio” per rimettere in linea giornali e tv ancora non del tutto “omologati”.
E, si sa, il “sultano” del Pdl non solo parla, ma agisce.
Caso Iva su Sky. Come dire… e tutta la carta stampata col centrosinistra cadde nel trappolone ordito dal cattivissimo Tremonti, ma ispirato dal boss Berlusconi. Tante polemiche feroci, e poi che ti salta fuori? Che l’Italia era da tempo sull’orlo di una procedura d’infrazione da parte della Ue; procedura di cui era bene a conoscenza il governicchio Prodi, che aveva a più riprese promesso il riallineamento del nostro paese alle normative, come dimostrano i carteggi portati ieri in conferenza stampa dal Ministro all’Economia.
I fatti. Il 18 ottobre 2007 la Commissione europea invia una prima missiva a firma del direttore generale per il Fisco Robert Verrue, in cui si dichiara che “Il trattamento Iva dei servizi di trasmissione televisiva in Italia solleva preoccupazioni dal punto di vista del diritto comunitario”. Il motivo del contendere è che le normative europee vigenti esigono un’aliquota unica per tutte le Tv a pagamento, e non è ammissibile che Sky goda di un regime privilegiato pagando la metà degli altri (Mediaset Premium compresa, udite udite!).
Ma pur promettendo di adeguarsi, evidentemente gli esponenti del vecchio governo si dimenticano la questione in qualche cassetto, tant’è vero che a tutt’oggi Bersani dichiara che non si ricorda, ma non ha voglia di controllare, “tanto è sempre colpa di Prodi”. Il bello è che la questione si fa spinosa, perché se è vero che all’Europa non importa nulla di quanto mettiamo l’Iva purché sia uguale per tutti, è ancor più vero che qualunque aliquota sotto il 20% comporterebbe uno sconto a ciò che sta pagando Mediaset. E allora? Visto che in questo caso tutta la sinistra sarebbe insorta accusando il Cavaliere di fare i suoi interessi, questa volta il Berlusca ha buon gioco nel farsi beffe di loro.
Continua a leggere: Berlusconi contro Sky? La Caporetto della carta stampata italiana
Le truppe di Rupert Murdoch hanno lanciato lo scontro frontale contro le armate Mediaset – Palazzo Chigi: lo spot che vedete qui sopra contesta al governo italiano “una misura che raddoppia le tasse sul vostro abbonamento a Sky dal 10 al 20%, un aumento delle tasse per 4 milioni e 600 mila famiglie. Questo anche se durante la scorsa campagna elettorale il governo aveva promesso di non aumentare le tasse alle famiglie italiane”.
Sul sito di Sky annunciano poi che l’iniziativa di protesta attraverso l’invio di email all’indirizzo del governo è stata un successo, provocando la saturazione della casella della Presidenza del Consiglio: viene allora suggerito di scegliere un altro bersaglio, segreteriabonaiuti@governo.it. Viene poi annunciata la nascita di gruppi su Facebook, come “No all’aumento dell’Iva ai clienti SKY tv” o “Boicottiamo Berlusconi”.
Sul fronte opposto, tanto per non far sorgere il sospetto di uno spudorato conflitto di interessi, il Tg5 continua mandare in onda un “servizio” (ma forse sarebbe più appropriato l’uso del diminutivo) in cui l’esperto di economia della testata spiega che si tratta soltanto dell’abolizione di una ingiusta agevolazione e che, nel peggiore dei casi, per gli abbonati Sky si tratterà di pagare una cifra che equivale a poco meno di 5 caffè al mese.
In effetti, in questo periodo, sarebbe meglio che gli utenti Sky limitassero il numero dei caffé…