Il Congresso del Partito democratico si avvicina e con esso i movimenti di truppe in sostegno dei diversi candidati. Uno di questi, Ignazio Marino, vede scendere in campo a suo fianco le truppe girotondine capitanate da Paolo Flores d’Arcais e da quelli di Micromega.
L’appello per il candidato numero 3 alla segreteria del Pd si intitola, eloquentemente “Girotondi per Marino: una lista e un programma in 11 punti per cacciare la nomenklatura al congresso del Partito democratico”. Più una dichiarazione di guerra che un programma vero e proprio: Con questi dirigenti (del Partito democratico) non vinceremo mai. Se non vogliamo tenerci Berlusconi a vita, dunque, questi dirigenti dobbiamo estrometterli tutti. Il meccanismo del congresso e delle primarie lo consente. Oltre ai due candidati di nomenklatura ve ne è un terzo, Ignazio Marino, che viene dalla società civile.
Anche se non mancano davvero le proposte per dare una scossa al centrosinistra e rimettere in carreggiata il principale partito dell’opposizione (almeno finché Di Pietro non lo sorpassa…). Articolate in 11 punti, queste in sintesi riguardano: Misure anti-Casta: abolizione delle province, una sola Camera legislativa di cento deputati, un Senato di “difensori civici” formato dai sindaci delle prime 50 città e da quelli di altre 50 a sorte e rotazione fra tutti i comuni con più di 5 mila abitanti. Opposizione intransigente e sistematica, senza alcuna tentazione di inciucio anche soft. Utilizzazione di tutti gli strumenti legali, parlamentari e nella società civile. Per il Partito democratico, proposta di tenere primarie di coalizione per la scelta dei candidati già alle prossime regionali (con ciò si apre già all’unità con i potenziali alleati, tra i quali NON può essere l’Udc di Casini e Cuffaro). La legge eguale per tutti in garantismo e/o in severità. Di conseguenza: abrogazione di tutte le leggi ad personam, abrogazione della prescrizione una volta che ci sia il rinvio a giudizio, riduzione di un grado di giudizio (appello solo in casi “americani”, unificato con Cassazione), reintroduzione per la falsa testimonianza della severità di alcuni anni fa, aggiunta dei reati (da considerare gravi) di oltraggio alla corte e ostruzione di giustizia, raddoppio delle risorse per la giustizia.
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Durante la puntata di Omnibus estate tuttora in corso su La 7 e intitolata Il Cavaliere e i Draghi, Miriam Mafai ha riportato un dato interessante che può servire a comprendere le dinamiche del Congresso e il futuro del Partito democratico.
La giornalista ha ricordato infatti che dei circa 300 mila iscritti attuali del Pd - che saranno poi coloro che saranno chiamati a scegliere i tre pretendenti al trono - ben 60 mila sono registrati nella città di Napoli. Quindi il 20% dell’intera quota di militanti nazionali del Partito si trovano in una sola città, Napoli, dove il Pd alle recenti elezioni provinciali ha preso il 19% e dove la classe dirigente di questo partito non ha certo dato prova di grandi capacità nella gestione della cosa pubblica.
Come si spiega allora tutto questa questa concentrazione di iscritti in terra partenopea?
[Nel video la puntata di Omnibus di venerdì scorso dal titolo Silvio, Dario e tutti gli altri].
Silvio Berlusconi: solita solfa. Voto – 8. Il premier non si smentisce e puntualmente si corregge: “Non ho mai detto di zittire chi parla di crisi”. Intanto la stampa inglese insiste sull’ipotesi di dimissioni del capo del governo. E l’Italia va. Senza capo né coda.
Dario Franceschini: marziano. Voto – 8. Il capo del Pd “apre” la campagna congressuale illudendosi: “Con la mia gestione il partito ha cominciato a scegliere”. Chiunque, dopo gli ultimi risultati elettorali, avrebbe rimesso il mandato. Pd a rischio implosione.