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Elsa Fornero e il mercato del lavoro: «Riforma del ciclo di vita». Verso un contratto unico?

pubblicato da Alberto Puliafito

Elsa Fornero - Contratto unico

Incassata la fiducia alla Camera sulla manovra più dura di sempre, scontata anche quella al Senato, l’esecutivo Monti - e in particolare Elsa Fornero - si può concentrare sul mercato del lavoro. E già ci si chiede quali slogan verranno adottati per far digerire l’intervento, che si preannuncia sullo stesso tenore del decreto salva-Italia, e se la Fornero tornerà a mostrare le sue lacrime in pubblico.

In una lunga intervista al Corriere della Sera, il ministro chiarisce che presto toccherà a questa seconda riforma, che sarà “strutturale” con quella del sistema pensionistico. E non esagera affatto, Elsa Fornero, quando afferma che si tratta di una vera e propria

Riforma del ciclo di vita.

Una definizione ambiziosa, che dovrebbe addirittura spaventare un po’, ma perfettamente coerente con quel che si è fatto fin qui: l’idea è quella di incentivare i lavoratori a lavorare più a lungo, le imprese a tenersi lavoratori fino a 70 anni. Dietro allo slogan dell’adeguamento all’aspettativa di vita, si nasconde in realtà il paradosso di un mondo del lavoro che dovrebbe ospitare al suo interno persone che, per raggiunti limiti anagrafici, non possono più rendere come un tempo e che, dopo aver lavorato una vita, meriterebbero la pensione; non solo: c’è una profonda, radicale trasformazione del concetto stesso di lavoro, che diventa, di fatto, l’unico scopo della vita di una persona.

La Fornero, poi, spiega che vorrebbe eliminare i vari contratti precari e andare verso un contratto unico, che permetta

ai giovani di entrare nel mercato del lavoro con un contratto vero, non precario. Ma un contratto che riconosca che sei all’inizio della vita lavorativa e quindi hai bisogno di formazione e dove parti con una retribuzione bassa che poi salirà in relazione alla produttività. Insomma, io vedrei bene un contratto unico, che includa le persone oggi escluse e che però forse non tuteli più al 100% il solito segmento iperprotetto.

Naturalmente, il contratto unico non è negativo o positivo di per sé: occorre vedere che cosa prevederà. E non ci vorrà molto per scoprirlo.

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Recensione:"Un nuovo contratto per tutti" di Boeri e Garibaldi: come riformare welfare e mercato del lavoro

pubblicato da Giulio Mattioli

Mercato del lavoro e welfare: due ambiti assolutamente centrali per la società e per la vita di ogni singolo individuo. In Italia, due settori in grave affanno, che richiederebbero urgenti riforme: e mentre i politici tendono spesso ad ignorare la questione, i famosi economisti ed editorialisti Tito Boeri e Pietro Garibadi pubblicano “Un nuovo contratto per tutti”, agile pamphlet pieno di proposte concrete.

Nell’Italia degli ultimi 10-15 anni c’è più occupazione e sempre meno disoccupazione. I problemi però non mancano: non c’è stata altrettanta crescita economica, non si è investito in ricerca e innovazione, ed eccoci con i salari più bassi d’Europa. Le forme di flessibilità del lavoro hanno sì creato lavoro, ma hanno finito per instaurare un sistema “duale”: precariato e posto fisso restano mondi paralleli, non comunicanti. Difficilissimo dal primo passare al secondo.

Non si sono colmati poi gli svantaggi dei veri soggetti deboli del nuovo mercato del lavoro: i giovani (non gli anziani!), le donne e i meridionali. Anzi, in molti casi la loro penalizzazione rispetto ai maschi adulti col posto fisso è addirittura aumentata. In particolare, è sempre più difficile per le donne conciliare lavoro e responsabilità familiare, ed ecco che si attiva quella spirale che sta trasformando l’Italia sempre più in un paese per vecchi.

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