
La scorsa settimana sotto la porta d’ingresso della redazione ligure de “Il Giornale”, quotidiano diretto da Vittorio Feltri, una lettera minatoria firmata Br tuonava:
“Non abbiamo ancora deciso se spaccare prima il culo al vostro servo Guzzardi l’infame della Valbisagno e degli sbirri o passare prima da voi molto presto lo scoprirete”.
Parole di fuoco, contro il capo della sede Massimiliano Lussana e il giornalista Francesco Guzzardi, colpevoli di aver compiuto inchieste scottanti sulla Valbisagno. Ecco, dopo pochi giorni dall’avvio delle indagini, la Digos, ha trovato, attraverso la prova calligrafica, l’autore della missiva: è il minacciato, Francesco Guzzardi, collaboratore de “Il Giornale”. Un genio.
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La televisione di stato iraniana ha annunciato che cinque dei nove dipendenti iraniani dell’ambasciata britannica a Teheran, arrestati sabato, sono stati rilasciati. Una nota di distensione in giorni in cui il “fattore verde” lanciato da Mousavi è stato travolto da una durissima repressione, i blogger dicono anche casa per casa.
Il popolo del web non molla e twitter così come i social network riescono ancora ad essere canale principe di notizie dell’ultima ora. Intanto il Consiglio dei Guardiani ha iniziato oggi il riconteggio del 10 percento dei voti delle contestate elezioni presidenziali del 12 giugno.
Ricordo che sia Mousavi che Karroubi, gli sconfitti che hanno fatto ricorso contro i brogli, avevano respinto la proposta del riconteggio chiedendo invece l’annullamento del voto e nuove elezioni.

Ieri il sondaggio lanciato ha certificato che i lettori di Polisblog sono in misura schiacciante tra le fila di chi è convinto della non regolarità delle elezioni iraniane; a un 22% complessivo che ritiene Ahmadinejad il legittimo presidente risponde un 75% convinto della farsa elettorale. E l’opinione pubblica “occidentale” come la vede?
Alcuni (tra cui il nostro 75%) vedono nelle proteste il culmine del “movimento riformista” a favore dell’Occidente, sulla scia delle “rivoluzioni arancioni” dell’est Europa, una reazione secolare alla rivoluzione di Khomeini. Questi supportano le proteste come il primo passo verso un nuovo Iran liberaldemocratico, liberato dal fondamentalismo musulmano.
Altri che ridefiniamo “scettici” invece pensano che Ahmadinejad abbia vinto davvero: lui è la voce della maggioranza, mentre il supporto a Mousavi arriva dal ceto medio e dalla sua gioventù vivace ma in minoranza.
Continua a leggere: Iran, la rivoluzione verde vista dall'Occidente. E' proprio così?

Siamo vicini al “salto di qualità” dello scontro. Perchè l’ayatollah Ali Khamenei e Mahmud Ahmadinejad, probabilmente sorpresi all’inizio dalla forza della protesta, sono passati al contrattacco.
Pene esemplari per i manifestanti arrestati, rotture diplomatiche in primis con la Gran Bretagna “accusata” di interferenze in modo un pò vago e generico, arresti di cittadini stranieri tacciati di fomentare gli scontri, accuse alla Bbc e tolleranza zero verso i media stranieri, arresti di massa, ieri l’ultimo caso di 70 professori universitari pro Mousavi.
La lacerazione non sarà ricomposta se non attraverso minacce e arresti: anche i parlamentari non ci stanno e ieri 105 (su 290) non si sono presentati alla festa in onore del presidente vincitore delle elezioni. Dopo due settimane così intense e dure che idea vi siete fatti delle elezioni in Iran? Perchè sembra veramente difficile capire come sono andate le cose.
Immagine|Flickr

Si stringe il cerchio attorno alle proteste in Iran. I blogger denunciano che tutti gli ospedali e le ambasciate sono circondati da uomini della milizia; un giornalista del“Kalemeh Sabz”, quotidiano di Mousavi, ha denunciato oggi a France Press che due giorni fa, venticinque fra giornalisti e dipendenti del quotidiano sono stati arrestati. Sul sito del candidato leader delle proteste intanto è stato pubblicato un comunicato che denuncia dettagliatamente i presunti brogli elettorali.
Uso improprio di fondi pubblici, nomine pilotate tra gli organizzatori della consultazione, schede senza numero di serie, troppi timbri in circolazione, rappresentanti di lista dell’opposizione tenuti alla larga dai seggi dove forse sono arrivate urne già piene di voti.
Nel testo, il “Comitato per la protezione dei voti” chiede una “commissione accettabile per tutte le parti in causa per esaminare tutta la procedura elettorale”.
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Lo scontro in Iran non si ferma, con la protesta incoraggiata da Mousavi e repressa dall’ayatollah Ali Khamenei e i Guardiani della Rivoluzione che appoggiano naturalmente Ahmadinejad, anche perchè altrimenti vorrebbe dire metter dinamite alle fondamenta dello stato iraniano, già messo in discussione nei suoi presupposti democratici.
Certo è che l’onda emotiva prodotta dal movimento “verde” ha fatto centro, come hanno ferito le immagini di morte e sangue girate dai blog e social network, alcune delle quali ricordano tragicamente la scuola Diaz con il sangue su pavimenti e pareti (guardate qui se non sono immagini con un violento déjà vu).
Come abbiamo detto ieri, la repressione sul web arriva grazie alla collaborazione di note aziende europee; dove non arriva l’etica arriva il business, indifferente a democrazie o dittature, rispetto dei diritti o regimi teocratici, cavallo di troia del neoliberismo che tutto compra e tutto distrugge. Un’ultima annotazione a margine, sono le parole di Ahmadinejad di ieri. Di seguito trovate le frasi pronunciate. Chi vi ricordano?
Continua a leggere: Iran: appunti a margine di giornate di fuoco e sangue
L’Iran continua ad essere al centro del mondo, sotto l’occhio internazionale e con dinamiche interne che lo fanno somigliare non poco ad una polveriera pronta ad esplodere. Riusciranno i Guardiani e Khomeini a convincere gli iraniani della legittimità del voto? La situazionè è piuttosto confusa.
Infatti dopo un comunicato in cui il Consiglio dei Guardiani sosteneva che ”Non sono emerse particolari irregolarità nelle operazioni di voto”, sembra che l’organo dei 12 abbia ammesso alcune discrepanze nelle contestatissime elezioni, ribadendo però che queste non possono portare ad un cambiamento sostanziale dei risultati.
Come riporta il New York Times sono tre i milioni di voti sospetti, una marea di voti che in effetti però a livello numerico non potrebbero cambiare le sorti delle elezioni.

L’Iran in questi giorni è al centro del mondo, sta catalizzando su di se attenzioni, angosce, speranze e paure dell’opinione pubblica mondiale. Pochi si aspettavano una reazione così rabbiosa e vigorosa a quasi una settimana dai risultati elettorali.
Primo fatto degno di nota, anche il terzo candidato alle elezioni presidenziali iraniane, Mohsen Rezai, conservatore, ha annunciato di aver presentato ricorso contro il risultato delle votazioni.
Continua a leggere: Iran, la protesta continua: migliaia in piazza con Mousavi

In questi giorni di grande tensione in Iran, e di forte scontro tra le due maggiori anime del paese, ultraconservatori contro riformisti, con scambi di accuse che vanno dal “brogli di Ahmadinejad” a “I nemici della patria cospirano”, un grande fenomeno è al centro dell’informazione: i social network,Twitter in testa.
Mentre oggi sono previste nuove manifestazioni, e sta crescendo la repressione, non è un caso che la Guardia rivoluzionaria abbia avvertito i siti web e i blog di rimuovere tutto il materiale che possa “creare tensione”.
Continua a leggere: Iran: blog, social network e Twitter danno voce al dissenso

Vi ricordate il V-Day? Si, era una cosa successa l’otto settembre scorso. C’era stata un sacco di gente che aveva raccolto firme, protestato, aveva avuto voglia di giustificare la propria esistenza su questo pianeta sentendosi per un giorno parte di qualcosa.
Bene: poi che cosa è successo? Qualche prima pagina di giornale. E poi ancora? Qualche lista ridicola copiata da cognome di un comico genovese. Qualche dichiarazione. Qualche “solita campagna” che non porta a nulla. Le voci contro. Le voci a favore. E anche qualcuno come Enrico Milic, che si studia il fenomeno con cura.
Ora; a Torino c’è questa manifestazione ufficiale per il 25 aprile. E Grillo salta su - e sul Corriere - e dice
“Siamo noi gli eredi dei partigiani, solo che utilizziamo metodi più moderni, solo che siamo anche capaci di scendere in piazza”
Continua a leggere: Beppe Grillo:"Io l'erede dei partigiani"