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Tutti gli articoli con tag corriere della sera

Ore 12 - Berlusconi e il governo, irresponsabilità al potere. Classe dirigente cercasi

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon c’è alcun motivo che giustifica la gazzarra cruenta inscenata ieri dai Cobas davanti a Montecitorio. Soffiare sul fuoco porta acqua al mulino di Berlusconi e del suo governo legittimati dall’estendersi del caos a rimanere inchiodati alla poltrona.

Strumentalizzare certe forme di lotta non serve alle opposizioni che troppo tiepidamente hanno condannato la protesta violenta. Tutte le opposizioni, le forze politiche e sindacali, i movimenti e i singoli cittadini, hanno gli strumenti democratici e costituzionali per fare valere le loro ragioni.

Ciò detto, il livello di “irresponsabilità” e di “provocazione” del premier e dell’esecutivo è al limite del punto di non ritorno. Condividiamo l’editoriale di Massimo Franco sul Corriere della Sera di oggi, a cominciare dal titolo: “Una situazione insostenibile”.

Scrive Franco: “ … c’è da chiedersi quanto (il governo ndr) possa andare avanti senza provocare danni seri all’Italia”. Gli italiani stanno già pagando il conto che, molto presto, sarà ancora più salato. E l’Italia è al limite del collasso.

Nella prima Repubblica, premier e governo sarebbero già stati cacciati. La differenza è che allora, con limiti e difetti, c’erano i partiti veri, non i partiti di oggi, personali, padronali, di cartapesta. Allora c’era, piena di difetti, una classe dirigente, selezionata dalla base.

Oggi c’è un premier che dà ordini di servizio al Parlamento dei nominati e dice a un ricercato di starsene lontano dall’Italia. E c’è una cricca, affarista e cinica, plaudente.

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: villa … no. Voto 4-. Il premier sbugiardato dal direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli a Ballarò: “Conosco il proprietario di quella villa che è la più bella di Lampedusa e so per certo che non è stata acquistata da Berlusconi, è una bugia”. Non è la prima, non sarà l’ultima.

Walter Veltroni: valteri … no. Voto 5-. L’ex Pci-Pds-Ds-Pd: “ Siamo al termine di un ciclo politico il cui sbocco non e’ necessariamente rappresentato dalle elezioni’ anticipate. Ora c’e’ da ‘chiedersi quanto possiamo andare avanti”. Uolter dixit. Guai in vista. Per Berlusconi? No, per il Pd!

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Ore 12 - Berlusconi e l'establishment. E lo Stato dov'è?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroL’ex direttore (di sinistra?!) del Corriere della Sera Piero Ottone scrive oggi su Republica de “La paura dei gruppi dirigenti”.

Ottone sostiene che “l’establishment italiano, cioè la classe dirigente nel suo insieme, ha accettato Silvio Berlusconi con arrendevolezza”. Perché?

“Perché ha paura. Sta zitto per prudenza, per ricevere premi, per evitare danni”. Ciò vale, evidentemente anche per i “servitori” dello Stato.

Prendiamo, come esempio, la vicenda della scuola pubblica di Adro (quella con i simboli della Lega) dove emerge la totale e colpevole assenza dello Stato. Per sbadataggine, insensibilità, menefreghismo, ossequiosità, ignoranza? O che cosa?

Il ministro Gelmini interviene, ma “consiglia” (la rimozione dei simboli) e “non impone”. Il sindaco leghista di Adro obbedisce solo a Umberto Bossi (non perché ministro, ma in quanto capo del suo stesso partito!). Il titolare del Viminale Maroni non vede e non sente o vede e sente legittimando i … “fuorilegge”. E i prefetti?

Nessuno più ricorda i … “bei tempi” quando il signor Prefetto applicava diligentemente le direttive del Viminale (a volte … anticipandole) imponendo ai sindaci comunisti di ammainare la bandiera rossa dalla torre del municipio e censurando gli odg dei consigli comunali contro la guerra nel mondo?

Evidentemente oggi lo Stato è latitante, i ministri ricordano i gerarchi neri con i rispettivi “sottopancia” e “zerbini” di turno. E tutti gli altri? O condividono questo andazzo, o hanno paura di dire che non lo condividono.

Democrazia autoritaria e neo-machiavellismo: Veltroni scrive all'Italia

pubblicato da Alessandro

Veltroni

Un’analisi lucida ed appassionata emerge dalla lettera di Walter Veltroni, pubblicata ieri sul Corriere della Sera. Una missiva indirizzata al proprio Paese in forza di due titoli di legittimazione che lo stesso Veltroni sente - a buon diritto - di potersi riconoscere: i quattordici milioni di voti ottenuti alle elezioni politiche di due anni fa e l’essersi fatto da parte, dopo la sconfitta, assumendosi responsabilità certo non addebitabili esclusivamente a lui ed alle sue scelte.

Tra i passaggi più interessanti, due hanno colpito, in particolare, la mia attenzione. Innanzitutto, il riferimento ai rischi di affermazione di una “democrazia autoritaria” che potrebbero derivare dall’idea che “che di fronte alla velocità del nostro tempo, dei suoi repentini mutamenti sociali e finanziari, a essere più ‘utile’ sia un sistema che decide, qualsiasi esso sia”. Si tratta di una questione antica, che oggi acquista, tuttavia, una drammatica attualità.

Gli strumenti di deliberazione democratica richiedono tempo, quel tempo che spesso manca nelle vorticose dinamiche dell’odierna società complessa e sempre più multiculturale. E’ noto come lo stesso Jean-Jacques Rousseau, grande teorico della democrazia diretta, ritenesse impossibile applicare tale regime politico a società di grandi dimensioni. E come rifiutasse la stessa idea di rappresentanza politica, che - a suo dire - non era in grado di tradurre in concreto il principio di sovranità popolare.

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La laurea di Barbara Berlusconi e la difesa del Professore Cacciari

pubblicato da Alessandro

cacciari alessandroUna storia molto italiana, che ben rappresenta la realtà del mondo accademico del nostro Paese. La vicenda è nota, per cui mi limito a ricostruirla sinteticamente: martedì scorso, presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, all’età di 26 anni, ha conseguito la laurea triennale in filosofia con 110 e lode la figlia del Presidente del Consiglio e di Veronica Lario, Barbara Berlusconi, con una tesi sui concetti di benessere, libertà e giustizia nel pensiero di Amartya Sen.

Il Rettore dell’Ateneo, Don Verzè, durante la discussione, ha pensato bene di chiedere alla candidata cosa ne pensasse di una nuova Facoltà di Economia, ispirata alle teorie di Sen, invitandola a proseguire gli studi per poterne diventare un giorno una docente.

Immediata la reazione della Professoressa Roberta De Monticelli, docente di Filosofia della persona nel medesimo Ateneo, che in una lettera a Repubblica si è dissociata apertamente dalle parole del Rettore, esprimendo anche il sospetto di essere stata intenzionalmente esclusa dalla commissione di laurea esaminatrice della Berlusconi.

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Basteranno le dimissioni dal governo? I finiani non sono soddisfatti per come si è chiusa la vicenda Cosentino. Il casalese è comunque rimasto coordinatore del Pdl in Campania. Forse le opposizioni esterne ed interne al partito di maggioranza insisteranno nella battaglia. Batti il ferro finché è Caldo-ro

Siparietto tra il Corriere e Tremonti. Il giornale: “Al ministro dell’Economia è andato di traverso il mancato invito alla cena vip in casa Vespa”. La replica: “Non è vero, in quel momento guardavo gli emendamenti alla manovra e mangiavo panini”. Inconfessabili trame(zzini)

Malgrado l’età e la malattia, Bossi rispolvera la pubblica canottiera. Ma la Lega non è più quella delle origini e oggi il mitico indumento da tinello estivo mostra una virilità cadente, un celodurismo molle. (S)palle nude

Il buon Verdini sta accumulando avvisi di garanzia qui e là manco fossero punti-premio del Mulino Bianco. Tuttavia il crinale sta diventando pericoloso e il suo cammino politico dentro il Pdl inizia a scottargli sotto i piedi. Carboni…ardenti

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Legge Bavaglio: speciale sullo sciopero dei giornalisti della Fnsi

pubblicato da Giovanni Molaschi


Oggi, come anticipato da polisblog.it nei giorni scorsi e raccontato bene dal Post, molti quotidiani non saranno in edicola per protestare contro il disegno di legge proposto dal Ministro Angelino Alfano secondo il quale nel nostro paese è necessario ridurre le possibilità di pubblicazione delle intercettazioni.

Allo sciopero, malgrado la campagna fatta in queste settimana da Repubblica, non hanno aderito tutti i colleghi di Ezio Mauro. Contrari alla posizione presa dal quotidiano del gruppo Espresso si sono detti sia le testate vicine alla maggioranza che quelle pronte a sostenere l’opposizione.

Significativa, di questa spaccatura, è la posizione del direttore della Stampa Mario Calabresi che prima di trasferirsi a Torino collaborava come corrispondente con Repubblica.

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Trent'anni fa moriva Walter Tobagi, una vittima del conformismo ideologico italiano

pubblicato da Luca Landoni

Sono trascorsi 30 anni dalla morte di Walter Tobagi. Sembra ieri. Il 28 maggio del 1980 il giornalista veniva assassinato da un commando di 5 uomini, appartenenti alla sedicente Brigata XVIII Marzo, capitanata da Marco Barbone.

Gli altri uomini che gli spararono erano Paolo Morandini, Mario Marano, Francesco Giordano, Daniele Laus e Manfredi De Stefano, tutti figli di famiglie borghesi; tutti ansiosi di compiere un gesto eclatante per segnalarsi all’ambita area “che contava” del terrorismo rosso .

Il capo, Marco Barbone - figlio di un alto dirigente editoriale della casa editrice Sansoni - si prese l’incarico di finire Tobagi, sparandogli un colpo dietro la nuca. In seguito si pentì e svelò i nomi dei compari, che comunque uscirono quasi tutti di galera nel giro di poco grazie a un’interpretazione largheggiante della legge sul pentitismo.

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Ore 12 - Il Governo si merita il ... "pollice verso"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroQuesto governo Berlusconi ha oramai due anni e ancora non ne vuole sapere di … camminare.

Però parla, e molto. O meglio, promette. Promette ma non mantiene.

Così, anche per l’effetto della nuova ondata di scandali, gli elettori (anche quelli votanti Pdl e Lega) sono sempre più sfiduciati e la delusione si allarga a macchia d’olio.

L’Osservatorio di Renato Mannheimer sul Corriere della Sera ribadisce che “l’esecutivo gode della fiducia di una minoranza della popolazione (poco meno del 40%) e dello scetticismo dei restanti”.

Il Premier paga meno “dazio” del suo governo, ma comunque la fiducia degli italiani nei suoi confronti è in calo.

Solo un misero 5% è “entusiasta” del Governo. Il 30% è “abbastanza contento”, ma il 38% dichiara che il governo ha operato “in modo deludente rispetto alle aspettative”.

In un anno, è raddoppiata la percentuale di chi boccia senza “se” e senza “ma” il governo.

E la nuova stangata è alle porte. Temporale estivo o tempesta da pieno inverno?

Sondaggio: gli italiani sono contrari al presidenzialismo proposto da Silvio Berlusconi

pubblicato da Giovanni Molaschi



Qualcosa non torna. O Silvio Berlusconi è bravo a inventare delle storie o i cittadini italiani che dicono di non votarlo nell’intimità della cabina elettorale lo scelgono con la stessa parsimonia che ha garantito alla Democrazia Cristiana decenni e decenni di monopolio.

A seguito delle dichiarazioni fatte dallo stesso Premier sul cambio della legge elettorale il Corriere della Sera ha realizzato un sondaggio per capire se il presidenzialismo possa essere utilizzato anche in Italia.

Ebbene. Secondo quanto osservato da Nando Pagnoncelli (che per il quotidiano ha realizzato lo studio) solo due italiani su dieci sarebbero favorevoli alla proposta di Silvio Berlusconi, il quaranta percento sarebbero contrari mentre un terzo vedrebbe favorevolmente l’iniziativa solo se il Parlamento avesse più potere.

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