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Fuori dalla Tv, ora su Internet: gli effetti sui media della stretta berlusconiana sulla Rai

pubblicato da giulio in: Mediaticamente


Tg1 filo-governativo come mai prima, pressioni dirette del Presidente del Consiglio su Minzolini e sui dirigenti Rai per la cancellazione dei programmi “scomodi”, sospensione dei talk-show politici in campagna elettorale (nonostante la sentenza del TAR)…

Le notizie degli ultimi giorni lo indicano chiaramente: il grado di controllo del centro-destra sulle televisioni sta toccando il suo apice –a 16 anni di distanza dalla famosa promessa del Cavaliere: “In Rai non sposterò nemmeno una pianta”.

Eppure i media – come le società – sono un qualcosa di estremamente dinamico, e ogni tentativo di reprimere le opinioni critiche da una parte (la Tv) porta ad una sua espressione con maggiore forza da un’altra (Internet). Lo abbiamo visto con la nascita del Popolo Viola, ed è quanto sta succedendo in questi giorni sui siti dei principali quotidiani italiani, che si sono improvvisamente messi a produrre talk show in streaming.

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Ore 12 - E (non) va l'Italia del "menga"

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroSul Corriere della Sera Angelo Panebianco scrive delle “inutili nostalgie della Prima Repubblica”, restando però prigioniero della nostalgia del “nulla”. Perché la Seconda repubblica italiana è un guscio vuoto.

La storia di ieri e i fatti di oggi non si possono stravolgere. Panebianco accomuna la rivalutazione dei “vecchi” partiti (il 45% degli italiani giudica oggi positivamente la Dc, il 35% il Pci, il 32% il Psi) alla nostalgia dei russi per il Pcus e il regime sovietico.

La prima Repubblica italiana (pur con tutti i limiti ed errori) garantì e sviluppò libertà, democrazia, sviluppo economico, portando l’Italia ai vertici mondiali. Il comunismo russo (e non solo quello) distrusse ogni libertà, instaurando un regime dittatoriale e di miseria.

La Prima Repubblica produsse un benessere diffuso grazie al sostegno della libera iniziativa (artigianato e piccola e media impresa intrecciata a grandi e vere industrie in settori strategici), mentre l’economia italiana (non solo per la crisi mondiale) da anni è in caduta libera e il Paese, senza la rete protettiva dell’Euro, sarebbe già alla bancarotta. I partiti.

E’ vero, ieri come oggi occupavano e occupano le Istituzioni. Ma la differenza c’è. Le poltrone erano occupate da esponenti di partito, frutto di una vera e dura selezione, uomini preparati e capaci. E in Parlamento sedevano deputati scelti e votati dagli elettori e non imposti dal padrone del vapore. Le assemblee elettive decidevano in modo collettivo (giunte e consigli) e le gare d’appalto avvenivano con procedure articolate e controlli serrati.

Ancora. Ieri i partiti non erano proprietà “privata”, erano formati dagli iscritti, militanti dall’impegno gratuito, duri ideologicamente contro l’avversario, ma capaci di lavorare sui progetti per il proprio quartiere e capaci di indignarsi per gli errori e le malefatte dei propri capi. Chi sbagliava, pagava. Chi perdeva le elezioni, fuori.

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Ore 12 - Pdl caos. Se questo è il "primo" partito d'Italia ...

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroIl Pdl, o almeno una sua parte, ora incolpa la sinistra diabolica. Come se le proprie incapacità e i propri “casini” interni, intrighi e congiure, siano il frutto del sabotaggio altrui.

Ma il partito del “predellino” si “smonta” da solo, affoga nei propri pasticci. Perché era e resta una “invenzione” del suo fondatore padre/padrone Berlusconi.

Dall’editoriale del Corriere della Sera firmato Galli della Loggia: “Il Pdl non è nemmeno una corte, piuttosto una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz’ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica … gente d’ogni risma ma di nessuna capacità”.

Ma chi ha nominato i “sottopanza” portandoli sulla tolda di comando? Nemmeno il potente collante del potere basta più: beghe di bassa lega si intrecciano con nodi irrisolti di identità e gestione.

E i risultati, sconcertanti, perché annullano l’essenza stessa del “berlusconismo”, si vedono. Fino all’ecatombe delle liste elettorali. Il Pdl va a pezzi.

Fini (“Così com’è questo partito non mi piace) e Berlusconi (“Se Fini insiste faccio io un nuovo partito”) sono già alle pratiche per la separazione, il divorzio è già in atto. E Bossi s’allontana, lanciando pietre al Pdl. “Il popolo è con noi”, grida il fido Bonaiuti. Come Storace prima del 25 luglio del 1943.

I sondaggi vanno giù. La delusione porta all’astensione. La vittoria (elettorale) sarà del partito dell’astensionismo. E lo sconfitto, dopo il voto, sarà Silvio Berlusconi.

Se il Pdl resta il primo partito d’Italia, questa è l’Italia. La seconda Repubblica scivola nella commedia dei bassifondi. Ma è già farsa.

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Antonio Di Pietro querela il Corriere della Sera

pubblicato da giovanni molaschi in: Antonio di Pietro



La querela, probabilmente va di moda, se alla fine di ogni settimana un esponente politico qualsiasi, non importa il partito d’appartenenza, da mandato ai propri avvocati di procedere contro il tal giornale. Non sempre lo stesso.

A pochi giorni dallo scontro tra Renata Polverini e il Fatto, ad oggi non ancora ufficializzato da un documento, anche Antonio Di Pietro ha deciso di fare la voce grossa contro il Corriere della Sera che si era occupato del suo passato.

L’azione legale contro il giornale diretto da Ferruccio De Bortoli deve far riflettere. Più che per l’oggetto della diatriba per le modalità adottate dalle parti per chiarirsi. Possibile che le prove, e un civile confronto, non facciamo più parte della politica italiana?

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Elezioni regionali 2010. Ma i consigli servono ancora a qualcosa?

pubblicato da Luca Landoni in: Mediaticamente



Alla vigilia delle amministrative che porteranno al rinnovo di innumerevoli consigli regionali, provinciali e comunali, è il Corriere della Sera a lanciare un sasso nel pacioso stagno dell’architettura politica italiana. E per farlo chiama in causa una delle sue firme di punta, l’illustre politologo di via Solferino Ernesto Galli della Loggia.

Nel fondo di oggi infatti l’editorialista attacca a testa bassa il sistema elettorale delle amministrative, già a partire dal sarcastico titolo Presidenzialismo all’italiana. Il succo dell’articolo è che il sistema attuale accentra tutto il potere nelle mani del presidente, e il consiglio eletto esisterebbe unicamente per avallarne le scelte, risultando di fatto ridondante e inutile.

Viene altresì attaccata l’idea di eleggere contemporaneamente consiglio e presidente, in base al principio del “listino”, in quanto non potranno che tendere ad esprimere la medesima maggioranza, risultando di fatto la fotocopia l’uno dell’altro.

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50 milioni di euro per la soap Agrodolce: pagano Rai e Regione Sicilia

pubblicato da m.paganini in: L'Italia fa schifo Mediaticamente


Se il post del nostro Gmolaschi vi ha fatto tremare ed avvertire dei brividi lungo la schiena al solo pensiero che le fiction spariscano dai vostri schermi lasciandovi senza nulla da vedere, potete tirare un sospiro di sollevo.

Corriere.it ci segnala giusto stamattina che le riprese della soap Agrodolce (non si tratta della storia di un ristorante cinese, ma di una commovente epopea siciliana), riprenderanno presto, grazie ai finanziamenti garantiti da Rai e Regione Sicilia.

Quanto sembrano lontani i tempi delle campagne del Popolo della libertà, che agitando torce, forconi, Libero e Giornale si lanciava all’assalto dell’ingiusta gabella rappresentata da un canone Rai utile solo a retribuire comunisti che fanno odience parlando di inchieste e politica. Sono lontani anni luce, quei tempi, dato che oggi non si muove una foglia la pensiero che per continuare a produrre Agrodolce, che nelle prime puntate trasmesse a gennaio è stata un flop, verranno impegnati 50 (CINQUANTA) milioni di euro, egualmente divisi tra Regione Sicilia e Rai.

Champagne!

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Ore 12 - Il Pd cerca il "centro": ma quello di Casini o quello di Berlusconi?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroLetta Enrico, quello del Pd, precisa, ma la sostanza dell’intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera non cambia.

Il numero due del Partito democratico “apre” di fatto a Silvio Berlusconi quando afferma: “E’ legittimo che il Premier come imputato si difenda nel processo e dal processo”.

Sembra una banalità. Invece è un segnale politico. Che tradotto, significa che il Cavaliere non si faccia “fregare” dal furore dei giudici e si appresti a confrontarsi con il Pd per fare le riforme costituzionali.

Chissà come l’avrà presa Berlusconi, costretto a navigare in acque molto agitate, con previsioni di grandi burrasche.

Insomma, pare proprio che al Pd non dispiaccia un Berlusconi “tosato” dagli eventi (guai giudiziari e famigliari, fibrillazioni nel Pdl e nella maggioranza) ma disponibile, ad orecchie abbassate, a riaprire un rapporto “preferenziale” con il Pd socialdemocratico di Bersani.

Prove di dialogo che erano già state avviate con l’assist del Cavaliere alla candidatura agli esteri EU di Massimo D’Alema, poi “fregato” dai compagni socialisti del PSE.

Il Pd vuole uscire dall’angolo e intende aprire un dialogo con il “centro”. C’è da capire se ci si rivolge al centro di Casini o a quello di Berlusconi.

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Sacconi, il Welfare e il mercato del lavoro duale: quando si fa piovere sempre sul bagnato

pubblicato da giulio in: Analisi e Dati


A fine giugno, ho commentato i nuovi provvedimenti anti-crisi annunciati dal ministro Sacconi in un post intitolato “Welfare: nuovi aiuti ai cassaintegrati, piove sempre sul bagnato“. Spiace constatare che i mesi passano, la crisi avanza, provvedimenti sempre nuovi si succedono, ma la musica non cambia: più tutele per quelli che sono già meglio tutelati, e gli altri si possono anche arrangiare.

Leggo infatti sul Corriere della Sera che

Sacconi sta pensando a un incentivo per le agenzie del lavoro che trovino una nuova occupazione a queste persone (i cassintegrati, ndr), se necessario previa formazione. Ovviamente dovrebbe trattarsi di un lavoro stabile, dicono al ministero. (..) Se l’agenzia ricevesse mille euro per ogni lavoratore ricollocato, con 200 milioni di euro si potrebbe trovare una soluzione per 200 mila cassintegrati

Questi nuovi provvedimenti ci forniscono l’occasione per illustrare nel concreto un concetto fondamentale per capire la situazione italiana, ovvero quello di mercato del lavoro duale: da una parte segmenti di forza lavoro ben tutelati, dall’altro i precari. Confrontiamo nel dettaglio le prospettive di questi “mondi a parte”, dopo il salto.

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Consulta sul Lodo Alfano, si attende la decisione nel pomeriggio

pubblicato da giovanni molaschi in: Silvio Berlusconi Popolo delle Libertà PDL Il fatto della settimana



È iniziata da pochi minuti il live blogging di Paolo Biondani dal palazzo della Consulta dove si sta decidendo la correttezza del Lodo Alfano. Presenti in aula quasi 50 giornalisti, italiani e stranieri. Alle 9.38 sono stati fatti accomodare fuori dall’aula fotografi e cronisti televisivi.

9.59 Stando a quanto riportato in home page dal Corriere della Sera è possibile che la decisa prevista oggi dalla Consulta slitti di una settimana.

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Ore 12 - La "debacle" della SPD tedesca scuote la sinistra italiana e gela il PD di Bersani/D'Alema

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroLe ripercussioni del voto tedesco ci sono in tutta Europa e in particolare in Italia.

“Lo choc tedesco investe la sinistra italiana”, titola oggi Il Corriere della Sera. Già.

Sfarinata la “terza via” di Blair e Schroeder, la sinistra è davvero su un binario morto. Nel 2000 i governi di centrosinistra nell’Ue erano 10 su 15, oggi il centrodestra arriva a 20 su 27.

Il crollo dei socialdemocratici tedeschi, una debacle storica, investe come una doccia fredda il Pd e scuote come un uragano tutta la sinistra.

C’è chi si consola dietro l’inaspettato successo della Linke (ex comunisti e fuoriusciti della Spd) e si associa all’esaltazione di Oskar Lafontaine. E’ vero, non solo in Germania, c’è una sinistra/sinistra attorno al 10 per cento. Anche in Italia è così. Ma sono voti “utili”? Sono voti per una forte opposizione ma che condannano la sinistra all’opposizione.

Di questo c’è da prendere atto. Insieme al fatto che il modello bipolare è stato battuto e in Germania esistono in Parlamento cinque forti formazioni politiche. Allora?

Per uscire dalla sua crisi, per la sinistra italiana non è percorribile né la via “socialdemocratica” e né quella “radicale”. La sinistra deve ripensare se stessa, capire la società di oggi e i fenomeni politici che ne derivano, come il berlusconismo.

E la politica italiana in generale non può pensare di uscire dalla sua crisi perseverando su un bipolarismo secco, che ha già fallito. Ci vuole uno scatto per rimuovere le acque stagnanti della nostra politica.

Altrimenti teniamoci il Cav. Sperando solo nella … provvidenza.

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