E’ fin troppo ovvio che se stai per andare a fondo in mezzo ai flutti ti aggrappi a qualsiasi appiglio pur di rimanere a galla. Così è per il nostro Paese oggi, con l’acqua alla gola, alle prese con indispensabili e gravose misure anti crisi.
Il rischio è sempre lo stesso: mettere pezze che di fatto non risanano mai niente, fare tirare ancora di più la cinta a chi già non arriva a fine mese, non intervenire con riforme strutturali per rimuovere almeno alcune cause che producono gli antichi mali del Belpaese.
Un esempio? La corruzione. Quanto costa? Almeno 60 miliardi (stima della Corte dei conti), con il fenomeno aumentato nel 2010 del 30% rispetto al 2009. 150 miliardi, con 70 miliardi di utili al netto degli investimenti, è il fatturato delle Mafie italiane (fonte Commissione parlamentare antimafia). Domani a Roma l’assemblea dei delegati Cgil discute le sue 9 proposte “per fare ripartire l’Italia”. Uno dei nodi centrali del Paese è proprio quello della criminalità organizzata.
Circa 180 mila posti di lavoro all’anno persi nel Mezzogiorno - rileva il sindacato - a causa di questa attività criminale, mentre 500 mila commercianti sono oggetto della malavita organizzata, per un giro di affari criminale stimato in 98 miliardi di euro, di cui 37 per mano mafiosa. La Guardia di finanza afferma che nel nostro paese i redditi evasi ammontano a 270 miliardi di euro e che il mancato gettito sia di 120 miliardi di euro, di cui 60 miliardi di Iva evasa. Sommati questi dati emerge che ogni anno l’illegalità (mafie, corruzione, evasione fiscale, economia sommersa) sottrae agli italiani e alle imprese oneste 330 miliardi di euro.
Ecco dove sta il bubbone su cui incidere. Non è solo una questione che attiene alla giustizia, alla polizia, ai tribunali. Il nodo è essenzialmente politico e come tale va affrontato. Certo, è più facile e si fa prima, fare cassa tartassando i pensionati e i lavoratori dipendenti, i piccoli e medi imprenditori. L’Italia è oggi dentro l’emergenza. Come andare oltre l’emergenza? Il rischio è che, passata la bufera, spennati i soliti polli, tutto resti come prima, con i nodi veri tutti da sciogliere.
Monti deve “stanare” i partiti che gli vogliono far fare il lavoro sporco negandogli la leadership politica.

Neanche la norma salva Fininvest, infilata da chissà quale manina nel testo della manovra finanziaria, è servita: la Fininvest dovrà pagare alla Cir di Carlo De Benedetti 560 milioni di Euro. Se volete leggere la sentenza integrale, cliccate qui. Se volete, invece, farvi una risata, visitate il sito del Giornale:
“Rapina doveva essere e rapina è stata. La Fininvest sarà costretta a versare a De Benedetti 560 milioni di euro per il Lodo Mondadori e la sentenza è immediatamente esecutiva.”
Marina Berlusconi ha pronunciato parole di fuoco:
“Neppure un euro è dovuto da parte nostra, siamo di fronte ad un esproprio che non trova alcun fondamento nella realtà dei fatti nè nelle regole del diritto. È una sentenza che sgomenta e lascia senza parole. […]”
È commovente notare come, anche in questo momento, la presidente di Fininvest ricorra al vecchio schema mentale del padre. Di chi è la colpa? Delle toghe rosse, ovvio!
“È una sentenza che rappresenta l’ennesimo scandaloso episodio di una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre, con tutti i mezzi e su tutti i fronti, compreso quello imprenditoriale ed economico. È indiscutibile che questo attacco abbia come principali protagonisti una parte della magistratura (e della magistratura milanese in particolare) e il gruppo editoriale che fa capo a Carlo De Benedetti.”
Repubblica.it ricostruisce la storia del risarcimento, mentre qui Marco Travaglio ricorda la storia della sentenza relativa al Lodo Mondadori e del processo per corruzione che ne seguì. Seguiteci dopo il salto, parliamo di un giudice e di calzini turchesi….
Continua a leggere: Sentenza integrale Lodo Mondadori: Fininvest pagherà 560 milioni
Anche su questa ultima vicenda, che dire paradossale è dire niente, l’aspetto giudiziario ha una sua dimensione e un suo iter. Qui interessa tornare a mettere il dito sul bubbone politico.
Non si può non ripetere la domanda più banale: perché un pregiudicato, già condannato per corruzione, piduista iscritto alla P2 è nel cuore del potere politico, cioè potente fra i potenti di Palazzo Chigi?
Il Bisignani è conosciuto, riverito, ascoltato in quanto volano e filtro di un centro di informazione utile per i “dossier” e per affari di ogni tipo. Si potrebbe dire che a Palazzo Chigi (e dintorni) non si muove foglia che Bisignani non voglia.
Perché tutta questa “brava” gente (Lele Mora e zavorra di vario tipo e natura) ruota sempre nel fulcro della galassia berlusconiana? Da De Gasperi in su, mai in Italia è successo una cosa del genere. E oggi nessun premier europeo è attorniato da certi personaggi.
E’ il Cav. sfortunato “benefattore”? E il Cav. che tira a sé questi “figuri” come le api al miele o il Cav. è il ragno tessitore della rete?
Un muro, un altissimo muro, quello alzato dalla Corte dei Conti contro le iniziative annunciate dal governo sulla giustizia. La Corte dei Conti innanzi tutto boccia il ddl sulle intercettazioni del governo perchè non è indirizzato «a una vera e propria lotta alla corruzione».
Il procuratore generale della magistratura contabile, Mario Ristuccia, in occasione della sua relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2011 della Corte dei Conti, ha sottolineato che le intercettazioni «costituiscono uno dei più importanti strumenti investigativi utilizzabili allo scopo (lotta alla corruzione)».
La bocciatura riguarda anche altri pilastri del governo. Il processo breve (“Non sia un ulteriore ostacolo alla lotta contro la corruzione”); il Fderalismo (“Che potrebbe aumentare la corruzione”).
La frode e la corruzione sono patologie «che continuano ad affliggere la pubblica amministrazione», ha sottolineato il procuratore generale della Corte dei Conti. Questi i dati più significativi.
Continua a leggere: Intercettazioni e processo breve, la Corte dei Conti dice "no" al governo.
Dice Nichi Vendola a Current Tv sulle voci del mercato delle “vacche” parlamentari in vista del voto di sfiducia al Governo di martedì prossimo: “Occorre restituire dignita’ alla politica. E’ indecente la politica fatta nei corridoi del Palazzo. Quella politica che imbastisce mercimoni e traffici mercantili. Che trasforma le Istituzioni democratiche in una specie di suk”.
Prosegue il leader di Sel: “Come si fa a combattere questa terribile malattia oltre che denunciarla? Quando la politica rinuncia alle proprie prerogative e si dichiara funzionale al primato del mercato, ecco che la politica diventa essa stessa un mercato elettorale, e si adegua, si abitua ad una propria intima forma di corruzione. Questi fenomeni si combattono ripristinando il primato della politica. E che cosa e’ il primato della politica? Non la spocchia di un ceto separato, e’ l’affermarsi del primato dell’interesse generale sull’interesse particolare o privato. Anche la politica deve essere un bene comune. La moralizzazione della vita pubblica, significa per me far tornare la politica come strumento di liberta’, come strumento di dignita’, come strumento per l’affermazione dei diritti delle persone” .
Tutto qui. Troppo facile?
Altro record negativo dell’Italia che scende ancora nella classifica di Transparency International (Ti) sulla corruzione nella pubblica amministrazione.
Il Belpaese è al … 67esimo posto a livello mondiale con 3,9 punti, dopo il Ruanda (66esimo con 4 punti) e immediatamente prima della Georgia (68esima con 3,8 punti). Rispetto al 2009, quando era al 63esimo posto con 4,3 punti, l’Italia perde così quattro posizioni.
Il ‘Transparency International Corruption Perceptions Index’ (CPI) - l’edizione 2010 è stata presentata stamattina a Berlino - è la graduatoria «più credibile e accurata della corruzione nella pubblica amministrazione» come fa notare il Guardian nell’edizione online.
Il Cpi attribuisce ai paesi un punteggio da 0 a 10, dove lo ‘0′ indica massimi livelli di corruzione e il ‘10′ i più bassi. Sono stati 178 i paesi esaminati: la Somalia è ultima con 1,1 punti. In testa alla graduatoria ci sono - a pari merito - Danimarca, Nuova Zelanda e Singapore, tutte con 9,3 punti, seguite da Finlandia e Svezia (9,2).
Avanti così.

La giornata politica di ieri, come già scritto da Davide F., è stata segnata da un imbarbarimento del conflitto all’interno del Popolo delle Libertà che in queste ore, a pochi giorni dalle dimissioni di Nicola Cosentino (ex Sottosegretario all’Economia che avrebbe avuto dei rapporti con la Mafia), deve gestire la comunicazione relativa alle indagini in corso su Denis Verdini.
Il coordinatore nazionale del Pdl è stato interrogato per 9 ore. Tanto è servito al braccio destro di Silvio Berlusconi per provare a spiegare che le accuse di corruzione su alcuni impianti eolici, per i quali venne interrogato anche Ugo Cappellacci (attuale Governatore della Sardegna per il Pdl), e sulla violazione della legge Anselmi, relativa alla costituzione di una P3, sono infondate.
Parlando degli impianti eolici Denis Verdini ha spiegato che l’unico investimento importante, pari a 2,6 milioni di euro, è stato fatto nel 2004 (anno in cui la Presidenza della Regione Sardegna era affidata a Italo Masala, ex Segretario Regionale del MSI). Di quei soldi, ha precisato l’interrogato, esiste una documentazione che ne tutela l’onestà.
Continua a leggere: Pdl. Cos’è successo ieri tra Denis Verdini (indagato) e Gianfranco Fini?
Se è vero che sulla “questione morale” il Pd non fa adeguata battaglia politica, non si può spingere Pier Luigi Bersani a fare quello che faceva Enrico Berlinguer.
Non solo perché, ovvio, i tempi sono cambiati. La “questione morale” di Berlinguer era tutta incentrata sulla “diversità” (presunta o reale?) del Pci: sul piano ideologico, politico, culturale, etico e morale.
Dov’è oggi la diversità del Partito democratico? Non solo quella diversità non c’è, ma il Pd è oramai impregnato del brodo di cultura del “berlusconismo”.
Il finanziamento pubblico dei partiti c’entra con la questione morale? Va ricordato che il Pci (relatore Armando Cossutta e conclusioni di Berlinguer) appoggiò e votò quella legge in parlamento: solo Umberto Terracini si dissociò. Ma Berlinguer, con grande onestà intellettuale, associò quella legge al tema del “risanamento della vita pubblica, della politica e delle istituzioni”.
Anche allora il tema di fondo era in quel regime (di matrice democristiana) costruito dai gruppi dominanti, nella commistione fra pubblico e privato, fra politica, potere e affari.
Oggi il “berlusconismo” non ha più l’autorità e la credibilità necessarie, per i guasti fatti, per le promesse tradite, per gli episodi di corruzione, per il logoramento di una pratica di governo che privilegia gli interessi individuali, clientelari o di gruppo.
Occorre una profonda trasformazione della direzione politica, l’ingresso di forze nuove, di riconosciuta serietà, pulizia e fedeltà agli interessi dei cittadini perché lo sforzo di rinnovamento (e anche di sacrificio) sia sostenuto dalla fiducia e dalla partecipazione attiva e consapevole della parte più sana, laboriosa e attiva del paese.
Ma la seconda Repubblica non ha più carte da giocare. E lo stesso Pd non ha le carte in regola. Ce le ha Gianfranco Fini?
Il Paese è «in affanno, tra povertà e corruzione», mentre «la selezione della classe politica è al ribasso», «così che nei palazzi del potere si aggirano ‘nani e ballerine’».
Famiglia Cristiana fa proprie e rafforza le preoccupazioni manifestate la scorsa settimana dal presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco in una intervista all’Osservatore Romano, e rilancia la necessità di una classe politica d’ispirazione genuinamente cristiana e volta al bene comune.
Taca banda!
Ave, Cesare! Ci mancava pure il Cavaliere sotto … mentite spoglie.
Nell’inchiesta sulla nuova Loggia il premier viene citato ripetutamente, celato dal nome dell’imperatore romano.
Per timore delle intercettazioni, non si usano nomi veri, ma la realtà sembra emergere con inquietante e desolante certezza. Al di là dei nomi coinvolti, stavolta Nicola Cosentino, Denis Verdini, Claudio Scajola e tanti altri nel buco nero dell’eolico sardo, gli appalti per il G8, logge segrete, quel che emerge è sconvolgente sul piano politico ed etico: il “berlusconismo” ha creato e permesso meccanismi di tipo feudale.
Con vassalli, valvassori e valvassini che si sono mossi e si muovono utilizzando il potere, brandendolo come una spada, spremendolo come un limone. Solo ed esclusivamente per interessi personali. Ben oltre il: “Mi manda Picone!”.
Il Cavaliere “caimano” si è tramutato in “sultano”, poi, in un delirio di autoincensamento parossistico, il salto nella corona da “imperatore”, sotto il cui ombrello protettivo crescono e si agitano cricche e bande da basso impero.
Così l’Italia sprofonda. Così il populismo di Berlusconi crolla di fronte a una realtà che impoverisce e mortifica il Paese e punisce e sconvolge gli italiani.
Le regole democratiche sono calpestate, il Parlamento dei nominati è solo succube, le istituzioni dello Stato e gli organi costituzionali sono disprezzati, le televisioni sono sotto un unico padrone, la stampa è sempre più attanagliata, l’infezione della corruzione dilaga.
Di fatto, con Governo, maggioranza e Pdl dilaniati, l’Italia è senza guida.
Berlusconi reagisce come sempre, denunciando il clima “giacobino e giustizialista”, chiamando alla nuova crociata contro il “nemico”. Le idi di marzo sono lontane. Ma sull’”imperatore” grava l’ombra del suo … “Bruto”.