Come già scritto nei post precedenti la Consulta ha bocciato con un doppio no entrambi i quesiti presentati dal comitato promotore del referendum sulla legge elettorale: sia quello che chiedeva l’abrogazione totale della Calderoli, sia quello che ne chiedeva l’abrogazione per parti. La legge Calderoli non è incostituzionale ma comunque andrebbe cambiata. Stando all’Agi, nella motivazione che verrà depositata, la Corte Costituzionale “solleciterebbe” comunque il Parlamento a cambiare il “Porcellum”. Non mancano le reazioni.
L’attacco di DI PIETRO (anche a Napolitano)
«L’Italia si sta avviando lentamente ma inesorabilmente verso una pericolosa deriva antidemocratica, manca solo l’olio di ricino», ha detto il leader di Idv. «Oggi la Corte Costituzionale è arrivata addirittura al punto di impedire al popolo italiano di scegliere quale legge elettorale vuole, la scelta sul secondo quesito non ha nulla di giuridico o costituzionale ma solo politico e di piacere al Capo dello Stato e alle forze politiche di una maggioranza trasversale e inciucista. Una volgarità che rischia di diventare regime se non viene fermata dal popolo con il voto - avverte Di Pietro -. Ha vinto la vecchia partitocrazia perciò è tempo di scendere nelle piazze per una protesta attiva della società civile che non può assistere a un regime».
NAPOLITANO: volgari insinuazioni su Consulta
Negli ambienti del Quirinale si rileva che parlare della sentenza odierna della Corte Costituzionale come di una scelta adottata «per fare un piacere al Capo dello Stato» è una insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale.
BERLUSCONI difende il “Porcellum”.
Il ‘porcellum’ è “una buona legge” ma si può intervenire per rendere nazionale il premio di maggioranza anche al Senato. Così Silvio Berlusconi commentando la decisione della Consulta sul referendum elettorale. “Io - ha osservato l’ex premier - ho sempre ritenuto che l’attuale legge elettorale sia una buona legge che mira alla governabilità del Paese. Può essere migliorata soprattutto per quanto riguarda il premio di maggioranza del Senato che è stato attribuito pro quota alle singole regioni, finendo quindi di essere una garanzia di governabilità. Io credo che il Parlamento dovrà fare un intervento per portare anche, per quanto riguarda il Senato, il premio di maggioranza a livello nazionale”.
CASINI: Consulta ineccepibile, ora riforma
Il pronunciamento della Consulta sui quesiti referendari sulla legge elettorale “è ineccepibile e come al solito Di Pietro sbaglia a tacciare chi non la pensa come lui di eversione”. Lo sostiene alla Camera il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, aggiungendo: “Per me era indifferente il sì o il no, la Consulta va rispettata sempre ed è evidente che ora tocca al Parlamento rifare una legge elettorale che garantisca ai cittadini la possibilità di scegliere”.
BERSANI: Non siamo contenti.
Il Pd – ha detto il segretario Bersani - rispetta la decisione della Corte costituzionale sui referendum elettorali, ma non è “contento” della sentenza.
“Ora sarà necessario comunque cambiare la legge in Parlamento: “Siamo pronti al confronto con tutti, a partire dalla nostra proposta”.
Duro colpo per Silvio Berlusconi sul referendum, una vera e propria mazzata. La Corte costituzionale, infatti, ha dato l’ok al nuovo quesito sul nucleare così come riformulato dalla Cassazione dopo le modifiche introdotte dalla legge “omnibus”.
La decisione è stata presa all’unanimità. E’ così fallito il tentativo di scippare (per la terza volta) il referendum. E’ fallito l’ultimo tentativo del governo, di impedire di esercitare il sacrosanto diritto del libero voto. Chi sperava che con il neo presidente Quaranta gli andasse meglio è rimasto spiazzato e deluso.
“Dopo quest’ultima lezione giuridica e di civiltà, - chiosa Antonia Di Pietro - ci auguriamo che il governo la smetta di frapporre bastoni tra le ruote del referendum sul nucleare”.
Il leader Idv incalza: “Ricordiamo che votare è un diritto e un dovere dei cittadini previsto dalla Costituzione. Lasciamo, quindi, che siano loro a decidere sul proprio futuro, specie su una materia così delicata, come quella della costruzione di centrali nucleari sul nostro territorio, che interessa tutti i cittadini, anche coloro che hanno votato, e ancora vogliono votare, a favore di questo governo”. Bravo Tonino! Come dargli torto?
Al convegno di alcuni ex democristiani ed ex socialisti cofondatori del Pdl, all’Auditorium della Conciliazione di Roma, Silvio Berlusconi allenta le briglie. Fra le tante “perle”, queste le più significative.
Abolire magistratura democratica
«La Corte Costituzionale da organo di garanzia è diventata ormai un organo politico. Se a un magistrato di sinistra una legge non piace, la impugna e la porta davanti alla Corte Costituzionale che, da organo di garanzia, è ormai organo politico e boccia quella legge». E subito dopo invoca: «Abolire magistratura democratica. Siamo in uno stato di polizia».
Vinceremo e riorganizzerò il Pdl
«Vinceremo le amministrative, come abbiamo vinto le altre elezioni e in seguito ci dedicheremo alla riorganizzazione del partito, anche con convegni».
Processi, «Al capone è un dilettante»
«I processi non mi hanno mai impensierito. Se uno ha 31 processi, Al Capone al confronto è un dilettante. Nessuno dei fatti che i magistrati hanno costruito per questi processi corrisponde a realtà».
Lodo Mondadori, «una rapina a mano armata»
Ora «contro di me è in atto anche un attacco patrimoniale», riferendosi al risarcimento per il Lodo Mondadori. La cifra di 750 milioni, è una «rapina a mano armata».
La sinistra mente: ho casa a Lampedusa
«Alla mia bella età non ho mai disonorato una promessa anche se la sinistra dice il contrario. La casa a Lampedusa l’ho acquistata, ho firmato un documento, ma poi è risultato che la proprietà di quella casa era demaniale e io oggi, dopo la mia visita pubblica a Lampedusa, perfezionerò quell’acquisto».
A Giovanardi: «Ti dò i soldi miei per la famiglia»
«Carlo Giovanardi mi hai stremato: se non riusciamo a darti questi 50 milioni attraverso Tremonti, te li do io personalmente.
Il Pdl al 58%
«Noi fondando il Popolo della libertà come costola del Ppe abbiamo dichiarato di voler superare il 50%. Come è stato detto poco fa il pentapartito era al 52% ma, come mi ha fatto notare Gasparri, si deve aggiungere anche An che era al 6. Quindi dovremmo arrivare al 58%. Bene, siccome nella vita bisogna darsi degli obiettivi ambiziosi, perché non dirci che dobbiamo arrivare al 58%?».
Schiette le affermazioni odierne di Berlusconi e altrettanto schiette le immediate risposte di Bersani. Continua il botta e risposta fra il capo del governo e il leader dell’opposizione.
Il Cavaliere: “Sono coraggioso, temerario, anche un po’ eroico e forse un po’ matto”. E riferendosi alla decisione di varare la riforma della giustizia: “Ho detto variamo subito questa importante riforma e lo abbiamo fatto”. Poi il premier ha proseguito: “Le carriere separate dei giudici e dei magistrati esistono in tutto il mondo . Sono la regola. E l’autonomia dell’azione penale significa solo che anche i Pm sono cittadini come gli altri e devono rispettare le norme e le priorità. Così come in tema di responsabilità civile, i magistrati se sbagliano devono pagare. E questo è il minimo richiesto in uno stato di diritto. Non c’è nulla di questa riforma che possa far gridare allo scandalo o suscitare indignazione”.
Da Abano Terme (Padova), dove ha partecipato alla chiusura della Scuola di Politica del Pd, Bersani ha controbattuto: “Lui cerca sempre lo scontro per mettersi al centro del ring e non stare all’angolo, cerca lo scontro. Scontro con l’opposizione, coi magistrati, coi giudici, con la Costituzione, la corte costituzionale, ma questo Paese non ha più bisogno di ring ma di riforme e sono dieci anni da che governa Berlusconi, che noi di riforme non ne abbiamo”.
Tornando alla riforma della giustizia proposta dal governo, Bersani ha osservato che “se ne parla da quando lui è in campo tutti i giorni, la giustizia è ancora ferma al palo. I cittadini non hanno visto un minimo di cambiamento, così come non hanno visto nessuna riforma in campo sociale ed economico, cosa di cui nessuno parla - ha concluso - in una situazione di crisi molto seria”. Lotta continua. Anzi, continua il bla bla. E la barca (non) va.

Sostenere che il bilancio del ministero Gelmini sia positivo è oggi piuttosto difficile. Certo, lo si può fare asserendo che la giustizia amministrativa e quella costituzionale in Italia sono in mano a giudici comunisti che si oppongono alle riforme progressiste che il Governo delle libertà tenta faticosamente di realizzare nel mondo della scuola. Ma quali sono queste riforme? L’ultima, appena bocciata dalla Corte costituzionale, consisteva nell’impedire agli insegnanti precari di far valere il proprio punteggio in tutte le province in cui potessero fare domanda per lo svolgimento di supplenze.
In altri termini, si poteva fare domanda scegliendo le graduatorie scolastiche di tre province, ma in due di queste ciascun supplente sarebbe comunque finito in coda (non importa quante lauree, specializzazioni, master, dottorati di ricerca o premi nobel avesse…). Alla faccia della meritocrazia!
L’idea (tutta leghista) era quella di impedire agli insegnanti del sud (evidentemente, secondo i leghisti, più titolati di quelli del nord) di togliere il posto ai propri colleghi settentrionali. Della vicenda, che ha già creato molto scompiglio, ci eravamo già occupati più di un anno fa e avevamo previsto esattamente l’esito della decisione con cui ieri la Corte costituzionale ha bocciato tale disciplina (introdotta in sede di conversione del decreto-legge “salva-precari”).
Continua a leggere: La Corte costituzionale boccia la Gelmini per l'ennesima volta
Silvio Berlusconi: zoppo. Voto 4-. Il premier non commenta la sentenza della Corte Costituzionale sul “legittimo impedimento”. Ci pensa il fido (irato) Bondi a chiarire: “Rovesciato l’ordine democratico”. Tre squilli di tromba prima delle elezioni?
Massimo D’Alema: orbo. Voto 5-. Il lider Maximo gongola per la “grande convergenza” della Direzione del Pd su Bersani. Nostalgia di“Baffino” per le maggioranze bulgare? Ma è forfait dei “no”. Armistizio fasullo. Direzione inutile, come il Pd.

Come appena comunicato da fonte Ansa, la Corte Costituzionale va verso un compromesso, non dicendo nè sì nè no al legittimo impedimento.
A quanto pare infatti la Consulta avrebbe sì posto dei paletti alla norma originale, ma senza chiudere del tutto la porta al principio. Citiamo direttamente l’agenzia:
In particolare, la Consulta avrebbe bocciato la certificazione di Palazzo Chigi sull’impedimento e l’obbligo per il giudice di rinviare l’udienza fino a sei mesi, dichiarando illegittimo il comma 4 dell’art.1 della legge 51 del 2010. E avrebbe bocciato in parte il comma 3, affidando al giudice la valutazione del ‘legittimo impedimento’.
Continua a leggere: Legittimo impedimento: passa la versione condizionata
Antonio Di Pietro: c’azzecca. Voto 8+. La Corte Costituzionale dice sì a due referendum contro la “privatizzazione” dell’acqua e uno sul nucleare. L’ex pm esulta. A volte gridare aiuta. Bel colpo. Adesso costruire la vittoria in mezzo alla gente.
Pier Luigi Bersani: zecche. Voto 5-. Oggi Direzione “bollente” del Pd. O colpo d’ala o Pd verso l’irrilevanza politica. Attesa per il “fenomeno” Renzi. Ieri nel Pci, scontro politico fra “giganti” Ingrao e Amendola. Oggi, nel Pd, balletti fra pigmei.

La decisione della Corte costituzionale sul legittimo impedimento è ormai imminente. Le preoccupazioni del Cavaliere sono tante. Tra queste soprattutto la prospettiva di una seria ripresa delle iniziative giudiziarie riguardanti la sua persona, i suoi più stretti collaboratori (come Marcello Dell’Utri) e le sue aziende.
Ma il Premier teme anche che la pronuncia di Palazzo della Consulta, mettendo a rischio di fatto la sua permanenza a Palazzo Chigi, possa compromettere la campagna acquisti di nuovi parlamentari provenienti dalle fila di Futuro e Libertà e dell’opposizione. Una preoccupazione da vero uomo di Stato!
In effetti, è difficile che la Corte costituzionale decida in senso favorevole al Premier. Le ipotesi più probabili sono una pronuncia d’incostituzionalità o una decisione di natura “interpretativa” (anche sotto forma di pronuncia di inammissibilità), che riconosca di fatto ai giudici ampia discrezionalità nell’individuazione delle ipotesi in cui applicare il legittimo impedimento. In entrambi i casi tutti i processi pendenti riprenderanno il loro corso.

Le dichiarazioni di Italo Bocchino (secondo il quale è meglio un Primo Ministro omosessuale che leghista) oltre a non tener conto di una serie di pettegolezzi secondo i quali un importante adepto di Umberto Bossi avrebbe avuto come amante un cantante italiano dichiaratamente omosessuale, colma il silenzio della maggioranza e dell’opposizione sulle esternazioni omofobe di Tarcisio Bertone.
Come riportato dai colleghi di queerblog.it l’esponente ecclesiastico pur di ammettere che la Chiesa, di cui è portavoce, deve risolvere un problema ha riportato in auge l’assioma “pedofilo= omosessuale”. La teoria, come sottolineato ieri sera da Giuseppe Cruciani, è stata sconfessata persino dagli psicologi cattolici.
Sottolineare i limiti del Cardinal Bertone in queste sede non ha senso. Soffermarci sull’omertà dei politici italiani invece sì. Adottando le linee guida di certi quotidiani che oggi non hanno pubblicato le foto riguardanti i graffiti fatti sulla casa nativa del Papa, Benedetto XVI, i politici italiani hanno deciso di tacere sullo scandalo di cui si stanno occupando praticamente tutti.
Continua a leggere: L’omofobia di Tarcisio Bertone zittisce tutti