Il sottosegretario campano Nicola Cosentino, che la Camera dei Deputati ha salvato dall’arresto rinnovando la gloriosa tradizione di auto-assoluzione sempre cara al nostro Parlamento, sarà anche innocente e sicuramente non colluso con il clan dei Casalesi, ma non verrà candidato alle regionali di marzo.
Lo ha annunciato il capopopolo delle libertà, Silvio Berlusconi, all’assemblea dei giovani del Ppe a Bruxelles. Dopo aver attaccato i magistrati e la Corte Costituzionale con la solita prepotenza da miliardario accecato da un anticomunismo vecchio di 30 anni, Berlusconi ha infatti implicitamente riconosciuto che quelle accuse e quelle prove che i magistrati di Napoli hanno raccolto contro Cosentino non sono del tutto campate in aria.
Non si spiega altrimenti la scelta di non candidarlo alla presidenza della Campania, preferendogli invece un uomo della società civile (di cui dobbiamo presupporre che il sottosegretario non faccia parte). Strano che per il premier risulti tanto difficile scegliere un candidato in grado di battere Bassolino, in una regione in cui tra scandali e malgoverno il centrosinistra si è praticamente suicidato.

Fioccano in Parlamento le mozioni per le dimissioni del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino: dopo quelle di Idv e Pd è arrivata anche quella dell’Udc. Intanto il parlamentare è stato sentito dalla Giunta per le Autorizzazioni della Camera e finalmente (dopo numerose richieste) lunedì sarà sentito dalla Procura di Napoli.
Ma un po’ a sorpresa proprio uno dei membri della Giunta della Camera, il radicale nel gruppo Pd Maurizio Turco, si dice convintamente contrario alla richiesta di arresta
Voterò contro. Mi sono studiato tutte le carte e non ho trovato un solo riscontro fattuale, una sola prova che giustifichi il capo d’accusa: ci sono solo le parole di pentiti. Manca totalmente l’arrosto. Solo spiegare cosa sia il concorso esterno in associazione fa capire quanto sia assurdo quel reato
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