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Tutti gli articoli con tag costituzione

Morti bianche, nove vittime in sette giorni!

pubblicato da il passator cortese

Ci risiamo con il bollettino delle morti bianche che non ha mai fine. Nove morti solo nell’ultima settimana. Poche righe sui giornali. Quasi niente sui tg. Nessuno sa se è un record. In questo caso i numeri dei morti sul lavoro non servono neppure per le statistiche. Queste ultime, vittime in una cartiera, in cantieri edili e cave.

In mezzo al deserto dell’indifferenza si eleva il monito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per il quale 









































non è ammissibile “alcun cedimento” nell’“impegno di tutti affinché la sicurezza e la dignità del lavoro abbiano quella valenza primaria che la Costituzione pone a fondamento della Repubblica”.

Già. Ma che si fa concretamente ogni giorno? Come si fanno rispettare regole e leggi che ci sono? Piangere i morti non basta e questi incidenti, il più delle volte veri e propri assassinii, gridano vendetta. Ci sono responsabilità, colpevoli che non pagano mai.

Questo il commento del segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere: “si conferma che la prevenzione e i controlli sono l’emergenza su cui fare leva per combattere effettivamente i rischi nei luoghi di lavoro”. Per l’esponente sindacale, le parole del ministro del Welfare Fornero, “fanno ben sperare perché, a differenza del governo precedente, sembra voler affrontare il tema dal verso giusto. Senza quel portato di propaganda ma, al contrario, con l’intenzione di voler ridimere e risolvere i problemi senza annunciarli e, come è spesso accaduto in passato, in qualche caso crearli”.

Il ministro Fornero aveva dichiarato che il tema della sicurezza sul lavoro “deve rimanere e resterà centrale nell’azione del governo. È un mio impegno”. Chi ci crede?

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Napolitano, Costituzione in mano, può mandare a casa Berlusconi

pubblicato da Massimo Falcioni

Giorgio Napolitano ha ieri precisato che il ricordo del governo Pella del 1953 (governo di “decantazione”) non ha riferimenti con l’attualità politica. Non si vuole qui essere irrispettosi, ma non sappiamo se al Capo dello Stato è cresciuto un po’… il naso alla Pinocchio.

Perché il rapporto fra allora e oggi esiste. Allora, di fronte alla sconfitta elettorale della Dc sulla legge Truffa, alla conseguente uscita dalla politica di Alcide De Gasperi e al contestuale caos politico-istituzionale, il presidente della Repubblica Luigi Einaudi, decise di intervenire drasticamente. Einaudi applicò alla lettera il dettame costituzionale, che recita: “Il presidente della Repubblica, sentiti i presidenti delle Camere, nomina il presidente del Consiglio e, su sua proposta, i ministri”.

Come ricorda stamani su Repubblica Eugenio Scalfari: “Einaudi, nonostante la prassi (cioè le consultazioni del Colle con tutti i gruppi parlamentari, poi un incarico esplorativo, poi l’incarico formale, poi consultazioni dell’incaricato con i partiti di governo per i ministeri, infine la presentazione del nuovo governo al Parlamento ndr) fece esattamente così. Sentì i presidenti delle Camere, poi andò nella Villa di Caprarola e convocò Pella informandolo che aveva già scritto e firmato il decreto che lo nominava presidente del Consiglio. Voleva un governo di “decantazione” che preparasse una nuova legge elettorale”.

E così fu. Ciò dimostra, sempre citando Scalfari: “ … che la lettera della Costituzione consente al Capo dello Stato di saltare ogni prassi restando saldamente nei limiti che la Costituzione prevede”.

Molte cose sono cambiate dal 1953, ma non la Costituzione. Quindi quello di Pella non è un semplice “amarcord” di Napolitano, ma un messaggio chiaro per tutti. E forse di più: un monito pesante ai partiti e ai parlamentari, un quasi “ultimatum” al capo del governo.

Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Giorgio Napolitano: ultimo appello. Voto 9+ Il presidente della Repubblica difende ed esalta la Costituzione: “La Carta è da amare e consolidare”. Usarla anche contro chi la rifiuta e la infanga!

Umberto Bossi: ultima sberla. Voto 4- Anche il sindaco leghista di Verona Tosi attacca il Senatur: “Non si può parlare di padani mentre il Paese rischia la bancarotta”. Il Trota boccheggia.

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Manovra, CGIL lancia petizione per salvare feste civili

pubblicato da il passator cortese

La norma va cancellata per preservare memoria e identità paese. Le Feste della liberazione, del Lavoro e della Repubblica stanno bene dove sono. Nessuno cambi data a giornate che parlano all’identità ed ai valori laici del nostro Paese. La proposta del Governo, contenuta nel Decreto Legge 138, è sbagliata e discriminatoria. Così recita una nota del massimo sindacato italiano, avviando, appunto la petizione popolare.
Queste le feste in alcuni Paesi:
ITALIA: 9 festività religiose (Santa Madre di Dio; Epifania; il Lunedì dell’Angelo; Assunzione; Tutti i Santi; Immacolata Concezione; Natale; Santo Stefano; il Santo Patrono) 3 ricorrenze civili (Liberazione; Festa del Lavoro; Anniversario della Repubblica);
FRANCIA: 6 festività religiose e 5 civili (Giorno dell’anno; Festa del Lavoro; Festa della Vittoria; Presa della Bastiglia; Armistizio);
SPAGNA: 9 festività religiose e 4 festività civili (Capodanno; Festa del Lavoro; Festa nazionale spagnola; Giorno della Costituzione spagnola);
USA: 2 festività religiose e 10 festività civili (fra le quali, il compleanno di Lincon; il compleanno di Martin Luther King; il Memorial Day; l’Independence Day; la Festa del Ringraziamento);
GIAPPONE: 16 festività civili (fra le quali, la Festa della Fondazione dello Stato; la Festa della Costituzione; la Festa del popolo; la Festa della Cultura; la Festa del Lavoro; il compleanno dell’imperatore).

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Ministeri al Nord, Bossi contro Napolitano: duro scontro istituzionale. E Berlusconi fa lo gnorri ...

pubblicato da il passator cortese

La Lega cerca di recuperare il rapporto sfilacciato con il proprio elettorato e di animare la base delusa alzando il tono dello scontro.

Stavolta nel mirino c’è addirittura il presidente della Repubblica, reo di aver detto “no” ai ministeri al Nord perché “contro la Costituzione”.

Apriti cielo! In campo è sceso lo stesso Bossi che ha apostrofato con irrisione: “Napolitano non si preoccupi, i ministeri restano lì dove sono”. Cioè dove li vuole il Carroccio.

A rincarare la dose ci ha pensato l’eurodeputato leghista Matteo Salvini: “Napolitano difende il vecchio. Difende lo status quo. D’altronde vive tra Roma e Napoli. Napolitano prenderà atto che la storia va da un’altra parte e si allontana da Roma. Si prepari, perché gli uffici decentrati sono solo l’antipasto del federalismo che democraticamente verrà. E a quel punto Napolitano dovrà mettersi il cuore in pace, perché più che i ministeri verranno i quattrini al Nord. Che è quello che ci interessa davvero”.

Insomma, fra la provocazione e la minaccia. E il premier Berlusconi fa lo gnorri. B&B tirano la corda, già tesa, ma fanno i conti senza l’oste. A quando la goccia che fa traboccare il vaso?

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Referendum, Berlusconi "sabotatore" si dà la zappa sui piedi

pubblicato da Massimo Falcioni

Forse si darà la zappa sui piedi Silvio Berlusconi non andando a votare sui referendum. Al premier poco interessa il merito dei quesiti, intento com’è a non subire un altro colpo dalle urne dopo la batosta delle recenti amministrative.

Quindi il premier non va alle urne a votare “no” perché teme il responso negativo degli elettori rispetto a leggi volute da lui e dal suo governo. Il raggiungimento del quorum e la vittoria dei “sì” sarebbe intesa dal capo del Governo come una forte sconfessione politica. In definitiva, al di là dei tanti proclami, Berlusconi teme oggi il giudizio degli elettori, ben cosciente del calo di popolarità personale e dell’indebolimento della sua leadership.

Ciò detto, politicizzando il referendum e strumentalizzandolo come clava antiberlusconiana, anche l’opposizione si dà la zappa sui piedi. Perché così molti elettori di centrodestra non vorranno portare acqua al mulino delle opposizioni.

Si va a votare innanzi tutto perché l’art. 48 della Costituzione dice che il voto è un «dovere civico».
L’Italia è una repubblica parlamentare e i referendum contestano leggi fatte dalla maggioranza di Camera e Senato. La raccolta delle firme, il giudizio di ammissibilità della Corte di Cassazione e della Corte costituzionale e il quorum del 50% sono sbarramenti a tutela del ruolo della sovranità popolare che la Costituzione affida al Parlamento.


Il voto, infatti, riguarda solo quelle leggi. Berlusconi commette un errore a non difendere con il “no” le sue leggi e, sabotando il referendum, dimostra di non rispettare la Costituzione.

Il dato di fatto è uno solo: i quesiti referendari sono sbagliati e andare alle urne votando “sì” è oggi l’unico modo per dire la propria opinione di cittadini facendola pesare sul piano politico e istituzionale.

"Salò e partigiani pari sono": vergognoso tentativo di revisionismo del Pdl

pubblicato da il passator cortese

La storia, si sa, non si può dividere in bianco e nero e la verità, come le colpe, non sta mai tutta da una sola parte. Ma solamente la parte più impresentabile di questa maggioranza può mettere sullo stesso piano chi ha portato in Italia dittatura, guerra, terrore, tortura e morte con coloro che hanno lottato per la libertà e la democrazia.

Una proposta di legge del Pdl al voto della commissione Difesa alla Camera chiede che le Associazioni degli ex combattenti della Repubblica sociale di Salò debbano avere lo stesso riconoscimento dell’Anpi e delle altre associazioni ex combattentistiche, ricevendo anche contributi statali.

Subito le opposizioni hanno dato battaglia, ma questo non basta: occorre una risposta forte ed estesa dei cittadini che credono nella democrazia e nei valori nati dalla Resistenza al regime fascista. Anche così si difende oggi la Costituzione e la tenuta democratica del Paese.

Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Giorgio Napolitano: l’italiano. Voto 9. Il capo dello Stato insiste: “Riformare la Costituzione senza mettere in forse quei principi e quella sintesi dei diritti di libertà, dei diritti e dei doveri civili, sociali e politici sanciti nella sua prima parte”. Ennesimo monito per … sordi?

Renato Brunetta: il pechinese. Voto 5-. Dalla Cina, il ministro per la Pubblica amministrazione annuncia che la gestione delle auto blu passera’ dalle amministrazioni a operatori privati, con una riduzione dei costi del 40-50%. Folgorato sulla via di Pechino. Ennesima bufala?

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Ci provano con l’evento-beatificazione di Giovanni Paolo II. Ma il problema è enorme: la Chiesa non sa più attrarre, non sa ‘vendersi’. I suoi ‘prodotti’ perdono appeal. Saldo subito

Il Pdl, con la proposta Ceroni, riafferma la centralità del Parlamento. Ma come?!? Non era proprio il Cav a dire che le aule sono per lui un impiccio e un impaccio? Lui nell’emiciclo ci va il meno possibile, per il premier è un posto dove si cazzeggia e non si produce. Candid…Camere

Il povero Remigio, tuttavia, è stato stroncato da (quasi) tutti, anche dentro il suo partito. Ha avuto il suo quarto d’ora di celebrità e ora è pronto (forse) a tornarsene nell’ombra. Re-mogio Ceroni

Galan dà del socialista (in senso spregiativo) al Divo Giulio. La socialista Craxi dà il benservito al premier e sembra puntare su Giulio. Sacconi il socialista intanto trama per il post-Cavaliere, mentre il socialista Brunetta non ha mai potuto sopportare il Divo Giulio. Psi-codramma

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Giorgio Napolitano: italiano. Voto 10. Il presidente della Repubblica apre in piazza del Quirinale le celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia: “Auguri a tutti, divisi saremmo stati spazzati via dalla storia”. Italiano a testa alta che fa onore a tutti gli italiani, bandiera dell’Italia nel mondo.

Umberto Bossi: antitaliano. Voto 2. Il Senatur diserta il 150°. I leghisti non cantano l’inno nazionale e nemmeno vogliono ascoltarlo, però vanno a caccia di poltrone e presidenze … nazionali. E B&B hanno giurato sulla Costituzione e sulla bandiera: vergogna & cialtroni!