
Peacereporter ha raccontato in questi giorni una storia molto interessante, segno del tempo e forse intuizione per il futuro; la storia di Sharew, un ragazzo etiope di ventinove anni, che decide di lasciare il suo paese e di avventurarsi in un viaggio verso una nuova vita: l’obiettivo però non è più la vecchia Europa, ma l’America.
Costo 10mila dollari, la ‘paga’ chiesta da un ‘trafficante di uomini’ per condurlo a destinazione negli Stati Uniti. Dopo dodici mesi di peripezie, tra navigazione e viaggi via terra, e dopo una breve parentesi in un ‘cpt messicano‘, Sharew arriva a destinazione. La sua vicenda viene resa nota dal Washington Post.
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La Lega nord, mai paga di trovate da spot pubblicitario e di retoriche populiste, soprattutto in tempo di elezioni (vedi la guerra ai temibili kebab di Milano), torna alla carica nel decreto sicurezza con le ronde e i 180 giorni di ‘prigionia’ nel centri di detenzione per stranieri, i noti Cpt, centri di permanenza temporanea ribattezzati Cie, Centri di identificazione ed espulsione.
Il partito del celodurismo si impone e il testo sulla sicurezza, che dovrebbe approdare in aula domani, torna a vedere la presenza dei due provvedimenti contestati persino dall’alleata Mussolini.
Alla fine è successo, la polveriera è esplosa: ieri a Lampedusa sono arrivate le fiamme. L’incendio è scoppiato di mattina e ha distrutto la palazzina centrale del Centro di identificazione ed espulsione (ex Cpt), con la colonna di fumo visibile fin dal centro del paese. Ad appiccare il rogo, sarebbero stati i migranti che da settimane protestano per le condizioni umilianti in cui sono costretti a vivere e per le misure adottate dal governo italiano contro l’immigrazione clandestina.
I tafferugli sono scoppiati quando un centinaio di tunisini hanno provato a sfondare dall’interno i cancelli della struttura. Poi, quando hanno capito che non ce l’avrebbero fatta, hanno ammassato materassi, cuscini e carta straccia e gli hanno dato fuoco. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati chiede di «evacuare immediatamente tutti i migranti e gli operatori che si trovano nella struttura di Lampedusa in modo da evitare intossicazioni e ustioni».
Era prevedibile la tensione non potesse reggere, ieri oggi e domani. Quando delle persone son trattate come dei numeri, come dei problemi, come un fastidio. Gli abitanti di Lampedusa l’avevano previsto. Intanto Maroni tace. E ora?