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Morire sgozzati in Italia: no al razzismo, ma basta "comprensioni" politiche

pubblicato da il passator cortese

Morire sgozzati non è solo un fatto di cronaca nera.

In questo caso, con Sanaa Dafani 18enne di origine marocchina ammazzata vicino a Pordenone, col coltello dal padre, perché innamorata di un giovane italiano, si entra nella sfera politica e istituzionale, oltre che giudiziaria.

Nei paesi musulmani il crimine d’”onore” è la norma. Ma anche in Italia non si contano i soprusi, le punizioni, le ferite e i colpi mortali subiti dai più deboli (le donne) da parte di fidanzati, mariti, padri e parenti vari, spesso “musulmani” e comunque extracomunitari o immigrati che pensano così di conservare le rispettive “tradizioni”.

Si uccide in nome dell’”onore” perché si presume che anche in Italia sia, oltre che giusto, “lecito”.

Chi uccide è solo un assassino e come tale va giudicato, condannato e messo in galera a vita. Non è una questione di colore di pelle, di credo religioso.

La Lega, nella lotta per la “sicurezza”, spesso esagera, scade nel razzismo e confonde la causa con l’effetto. Però, specie a sinistra, è l’ora di finirla di invocare tolleranza e comprensione in difesa di “tradizioni” che portano offesa, sangue e lutti.

Altri coltelli sono in agguato. I tribunali devono fare il loro lavoro. Anche la politica.

Le ronde: funziona la giustizia fai-da-te?

pubblicato da marco

In molti comuni, soprattutto del nordest, stiamo assistendo alla nascita di comitati decisi a portare avanti una politica di sicurezza molto personale: il pattugliamento diretto e organizzato da parte dei cittadini di alcune zone della propria città al fine di contrastare il crimine.

Nell’analizzare questo fenomeno è interessante notare, come al di fuori del nostro paese e specialmente in ambito anglosassone, questo tipo di pratiche siano già diffuse. In particolare negli USA l’idea del controllo diretto dei cittadini sulla città è diffusa fin dagli albori della nazione nella figura dei cosiddetti “community watchmen”.

C’è anche da dire, tuttavia, che il ricorso a queste figure negli Stati Uniti è da ricondurre ad un retaggio culturale legato in origine ad un’ assenza di organi di polizia a livello statale che quindi richiedeva strumenti alternativi per il mantenimento dell’ordine.

Alcuni studiosi americani, ad esempio Wilson e Kelling, hanno studiato approfonditamente il fenomeno delle ronde cittadine e il dato che emerge nella maggior parte dei casi è che la loro presenza ha un’influenza minima sui tassi di criminalità nella zona. Detto altrimenti, la loro utilità in termini di riduzione dei reati è pressoché nulla. Le ronde sono quindi inutili?

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