
Colpo di scena - più o meno - nella crisi di governo: Giorgio Napolitano nomina Mario Monti senatore a vita.
E Silvio Berlusconi, sotto pressione, apre alla possibilità di un Governo Monti.
Giorgio Napolitano ha calato una delle carte che teneva nascoste per risolvere l’empasse: ha nominato il Presidente dell’Università Bocconi di Milano senatore a vita, con un comunicato che non lascia spazio a obiezioni. E che contiene anche la controfirma del Presidente del Cosiglio quasi dimissionario, Silvio Berlusconi. Questo il comunicato stampa del Colle.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha nominato oggi Senatore a vita, ai sensi dell’articolo 59, secondo comma, della Costituzione, il professor Mario Monti, che ha illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo scientifico e sociale. Il decreto è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole dottor Silvio Berlusconi. Il Presidente Napolitano ha informato della nomina il Presidente del Senato della Repubblica, senatore avvocato Renato Schifani. Il Capo dello Stato ha dato personalmente notizia della nomina al neo Senatore Mario Monti, porgendogli i più vivi auguri.
La situazione, decisamente fuori controllo, deve aver convinto anche Silvio Berlusconi a capitolare e ad aprire - la notizia giunge in serata - ad un Governo di transizione. Che potrebbe essere presieduto proprio da Mario Monti, nome sul quale potrebbero convergere maggioranza e opposizione.
Dopo la nomina, giungono i primi.
Enrico Letta (Pd), che non vedeva l’ora di un bel Governo di larghe intese - aveva puntato sul cavallo sbagliato, però: Profumo - commenta soddisfatto: «è un gesto dai significati profondi che apprezziamo».
Umberto Bossi (Lega Nord), ha una sola parola (e considerata la quantità di volte in cui cambia idea, la cosa vale quel che vale: «Noi tendenzialmente vogliamo andare al voto».
Antonio Di Pietro aveva espresso preferenza per il voto, ma toccherà vedere se la nomina di Monti spariglierà. Pierluigi Bersani è da sempre favorevole a un Governo d’emergenza prima di andare alle urne.

Quello che vedete sopra è il conteggio fatto da Repubblica: solo 310 voti per il Cavaliere. E visto che oggi si vota il rendiconto, ci sarebbero poche speranze. Sempre Repubblica, in un retroscena a firma Claudio Tito, riporta le incredibili parole di Gianni Letta:
“Stai commettendo un errore. Se vai avanti così, nessuno ti può aiutare. Nemmeno noi. Nessuno può garantirti più i numeri alla Camera.”
Eh già, sembra proprio che non ci sia scampo per Berlusconi. Secondo il Corriere, B. potrebbe contare su 311 voti e secondo La Stampa su 312, ma si tratta di numeri comunque al di sotto della maggioranza assoluta. Sembra che le opposizioni si asterranno, per permettere l’approvazione del rendiconto, ma se il governo non dovesse raggiungere la maggioranza assoluta scoppierebbe un caso politico di enorme gravità, che potrebbe portare lo stesso B. a rassegnare le dimissioni. Sempre secondo il quotidiano torinese, se Berlusconi, constatata la non esistenza di una maggioranza assoluta alla camera, non si dovesse dimettere, le opposizioni presenteranno immediatamente una mozione di sfiducia.
Sembra tutto finito, quindi. A meno che, si capisce, una eventuale campagna acquisti dell’ultima ora non dia insperati frutti. Sul sito della Camera trovate il programma dei lavori: la discussione sul rendiconto inizierà alle 15:30, quindi entro stasera sapremo la verità. Restate collegati con noi per sapere come andrà a finire.

La fine del governo sarebbe una catastrofe per il premier che, come già ricordato ieri, deve ancora far approvare qualche legge ad personam per salvarsi dai giudici comunisti (qui trovate un articolo di V. che elenca i processi che vedono coinvolto il Cavaliere). Secondo il Corriere, Berlusconi avrebbe detto ai suoi:
“«Non avete capito che se cade il governo in questo momento si dissolve l’intero centrodestra. Senza di me nessuno di voi ha un futuro»”
In effetti, B. ha ragione: il Centrodestra senza di lui è condannato. Ve lo immaginate Alfano che tiene a bada i mille capetti del Centrodestra e tratta con la Lega con la stessa forza di B.? Ve li immaginate i vari Cicchitto, Gasparri, Stracquadanio che diventano autorevoli esponenti del Pdl quando il padrone scomparirà dalla scena politica? L’unica speranza sarebbe quella di allearsi con il terzo polo, ma a quel punto i galli nel pollaio aumenterebbero e la Lega si troverebbe davanti un fronte formidabile di “moderati” di centrodestra e di post-democristiani. Anche le primarie, invocate da blog come Daw e Right Nation, sarebbero inutili, in un partito pieno di padroni, di capi e di capetti. Dopo di lui il diluvio.
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Update venerdì 12 agosto ore 19.21: sul link tutte le news in diretta sul decreto anticrisi Tremonti 2011. Arriva il decreto anticrisi. La convocazione del Consiglio dei Ministri, in un primo tempo annunciata per il 18 agosto, poi per il 16 con il rientro di Napolitano dalle ferie, è prevista in via straordinaria per questa sera, 12 agosto, alle 19: sulla home page del Governo si legge, laconicamente: Il Consiglio dei Ministri è convocato in data odierna alle ore 19,00 a Palazzo Chigi, per l’esame di provvedimenti urgenti in materia finanziaria.
Sarà una ristrutturazione della manovra, come la chiama il fumoso Tremonti? Una manovra-bis? Raccoglierà tutti i suggerimenti della Bce o ne respingerà qualcuno? Quel che è certo è che, trattandosi di un decreto legge, avrà valore immediato ma dovrà poi essere convertito il legge - pena il decadimento - dal Parlamento entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Ieri, Tremonti - bontà sua - ha fatto notare, come se fosse una concessione importante, che si tratterà di un documento su cui si potrà dibattere. E ci mancherebbe altro, direbbe chiunque. Ma c’è un fatto: i tira e molla di Bossi, le dichiarazioni di alcuni all’interno del PdL, l’incertezza di Tremonti stesso, tutto fa pensare che il clima all’interno del Governo non sia per nulla sereno. In un Paese normale sarebbe già stata aperta la crisi di governo. Ma questo non è un paese normale. C’è un accanimento terapeutico alla poltrona. In particolare in questo Governo, che però, evidentemente, non ha più punti di riferimento. In tutto ciò, l’Italia sta a guardare, anestetizzata dal lungo weekend ferragostano.
E secondo alcuni Silvio Berlusconi starebbe pensando al videomessaggio.
[Foto | Flickr]
L’Italia non è l’Egitto, né la Tunisia, né nessun altro paese dove c’è tumulto di piazza, con i tank per le strade, con morti e feriti. Chi dice che quello è il nostro l’epilogo getta benzina sul fuoco. Le tradizioni democratiche, il tessuto sociale e la collocazione geopolitica dell’Italia non consentono quel tipo di deriva.
Però non uccidono solo le pallottole. E se quotidianamente, a cominciare dal capo dello Stato, c’è chi lancia pressanti appelli alla moderazione e al buon senso, di fatto la conflittualità politica sale fino a coinvolgere le massime Istituzioni, alimentando una tensione politica e sociale che può degenerare.
Il rischio, lo ripetiamo, non è la guerra civile. Anche se c’è sempre chi è pronto a giocare alla rivoluzione, e fazioni e “bande” contrapposte non vedono l’ora di attizzare il fuoco e spingere il Paese nel caos.
In verità, di fronte a questo gravissimo e misero spettacolo, la gente comune, cioè la stragrande maggioranza degli italiani, rifiuta questo tetarino della politica e ogni ipotesi di destabilizzazione. Ma sotto l’urto di questi strappi senza precedenti, perde la bussola, non crede più in niente e a nessuno, smette di “remare” e si rinchiude in se stessa.
Continua a leggere: Ruby-gate e dintorni: Napolitano gioca l'asso di briscola?

La stampa straniera assiste sempre più attonita allo spettacolo di un paese ed un governo la cui agonia si protrae da tanto, troppo tempo. Ne sono una prova gli articoli pubblicati nelle ultime settimane, a cavallo del voto di fiducia.
Lo spagnolo El Pais ha ben sintetizzato la situazione del day-after:
La vittoria di Pirro e macchiata di scandalo offre a Berlusconi il sapore della vendetta contro il suo odiato alleato Gianfranco Fini, ma in realtà cambia di poco la critica situazione di malgoverno vissuta dal paese. Da un lato lo show farà crescere ancora il discredito della politica italiana; dall’altro accentua la divisione nel centrodestra, che non ha più la maggioranza assoluta (..)
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: Berlusconi e l'Italia, prima e dopo la fiducia

Il Cavaliere ci ha abituati ormai ad ogni forma di bizzarria istituzionale. La sua fantasia sembra davvero inesauribile. Adesso si profila persino l’ipotesi delle elezioni anticipate susseguenti al riconoscimento della fiducia.
L’idea è semplice quanto astrusa: ottenuta, per una manciata di voti (e con metodi molto discutibili e discussi), la fiducia alla Camera, il Presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato nelle mani del Capo dello Stato, chiedendo di andare ad elezioni anticipate. Ma che senso ha tutto questo?
Non sarebbe stato più opportuno dimettersi subito dopo la presentazione della mozione di sfiducia da parte dei finiani? Anzi, essendo palesemente venuta meno la maggioranza politica, non sarebbe stato doveroso porre le condizioni per l’affermazione di una nuova fase istituzionale?
Continua a leggere: Il mondo alla rovescia: elezioni anticipate dopo la fiducia?

Ormai è ufficiale. La Procura della Repubblica di Roma ha aperto un fascicolo sulla compravendita dei voti di parlamentari in vista della fiducia del prossimo 14 dicembre. L’indagine è stata spontaneamente avviata sulla base di una serie di articoli di giornali che hanno denunciato la vicenda e dell’esposto presentato qualche giorno fa da Antonio Di Pietro.
Puntuale la reazione del Pdl. Per Cicchitto “l’intromissione della magistratura è gravissima. Bersani, Violante, Di Pietro alzano la voce e la Procura di Roma interviene”. E Bondi e Verdini preannunciano un “contro-esposto” alla stessa Procura “perché venga fatta luce anche su tutti quei casi in cui sono stati altri partiti ad acquisire i nostri parlamentari”.
Ma l’iniziativa giudiziaria relativa a quanto si sente dire intorno al voto del 14 dicembre è un atto dovuto o un’indebita invasione della magistratura nei confronti delle prerogative parlamentari?

Questa mattina il sempre sobrio direttore di Libero Maurizio Belpietro ha deciso di scrivere direttamente ai deputati di centrodestra che hanno firmato la mozione di sfiducia e che il prossimo 14 dicembre tenteranno di far cadere il Governo in carica.
L’eloquente titolo del pezzo (“Letterina ai traditori”) è ben esplicato dal sottotitolo: “Molti di voi erano perfetti sconosciuti, eletti solo perché sulla scheda c’era Berlusconi. Ora volete cacciare il premier e andare con la sinistra: i cittadini vi puniranno”. E per consentire ai cittadini-punitori di infliggere le loro implacabili sanzioni, vengono pubblicate le foto dei traditori e i rispettivi indirizzi email della Camera.
Belpietro afferma che gli odierni “ribaltonisti” furono eletti non perché i cittadini fossero stati attirati dalle loro idee o dal modo con cui essi erano in grado di esporle, ma “semplicemente perché sulla scheda c’era il nome di Berlusconi”. Ed ora questi “sconosciuti diventati deputati grazie al suo nome e al suo consenso” si preparano a votargli la sfiducia.
Antefatto. Per i berlusconiani se cade il Governo non ci sono alternative alle elezioni. Per Fini non ci sono le condizioni per andare alle urne: la situazione economica è troppo grave e occorre assumere iniziative adeguate. Il Quirinale interviene, facendo sapere che sulle prerogative del Capo dello Stato è meglio non discutere.
Del resto, i precedenti sono univoci: Napolitano non può sciogliere automaticamente le Camere, ma - come più volte abbiamo ricordato - deve prima verificare la possibilità che si formi una nuova maggioranza di governo. Soltanto nel caso in cui ciò non sia oggettivamente possibile, deve provvedere a sciogliere le Camere e ad indire nuove elezioni.
A commento del comunicato del Presidente della Repubblica, ecco arrivare le illuminate ed illuminanti parole del coordinatore del Pdl Denis Verdini, il quale riguardo alle prerogative del Quirinale afferma: “Ce ne freghiamo! Cioè politicamente riteniamo che non possa accadere questo. Anche i partiti hanno le loro prerogative”.
Continua a leggere: Verdini: "Le prerogative del Capo dello Stato? Ce ne freghiamo"