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Tutti gli articoli con tag crisi economica

Crisi, Napolitano spinge per la "via emiliana"...

pubblicato da il passator cortese

Ancora una volta il capo dello Stato è entrato nel merito della crisi economica e politica, con critiche e proposte.

Nella giornata conclusiva della sua visita a Bologna Giorgio Napolitano ha lanciato un severo monito: “L’Italia deve uscire dalla crisi più sobria e più giusta”. Il presidente della Repubblica ha identificato il modello bolognese ed emiliano come quello dove non vi è soltanto “ricchezza e opulenza” ma c’è “una vita molto socievole”.

“Si può andare verso una nuova misurazione del benessere”, ha ricordato Napolitano; il modello emiliano mostra la possibilità di una vita “ugualmente molto gratificante anche se con un ridimensionamento del livello di redditi”.

Poi ha toccato altri temi caldi: “L’attuazione di misure sul federalismo fiscale non è una opzione ma un dovere di attuazione costituzionale” e ha chiarito che è necessario “andare al di là dell’impasse attuale. Vediamo cosa modificare ed innovare”.

E sulle Province: “Siamo rimasti a metà, la riforma deve essere una priorità”. C’è da sperare che i partiti non facciano come sempre orecchie da mercante?

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Forum economico mondiale: cosa si dice a Davos

pubblicato da Guido

davos forum 2012

Nel bel mezzo di uno dei periodi più neri per l’Eurozona (e per l’economia mondiale) e a pochi giorni dal Consiglio UE del 30 gennaio, si è aperto a Davos, in Svizzera, il tradizionale incontro annuale del World Economic Forum, riunione informale di capi di Stato e di governo, imprenditori, e leader economici. Già dal titolo (“La Grande Trasformazione: immaginare nuovi modelli”, un modo decisamente troppo limitato di definire quello che sta avvenendo), gli esperti prevedono che da questa edizione del Forum Economico non ci si debba aspettare soluzioni alla crisi, e neppure la proverbiale iniezione di ottimismo che dia ossigeno ai mercati.

Anzi, gli spettri che aleggiano sul meeting sono due: quello di un crack dell’Euro, e quello di “una grave rottura geopolitica nei prossimi 12 mesi” (come la definisce il Sole 24 Ore) che andrebbe a sommarsi alle crisi economiche già in atto. Ed è proprio l’Europa, suo malgrado, a conquistare il centro del palcoscenico, mentre gli Usa si defilano e la Cina – tradizionalmente protagonista di questo meeting – sembra per la prima volta più preoccupata del fronte interno che dell’economia mondiale.

Il summit è stato aperto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, il cui intervento si è concentrato sulla necessità di coniugare rigore e crescita. Niente di nuovo, insomma: la Germania non ha intenzione di pagare per gli sprechi altrui. Nessuna novità neppure dall’intervento del premier britannico Cameron, che parlato ancora della Tobin Tax, la tassa sulle transazioni finanziarie che Sarkozy (e più timidamente la Merkel) vorrebbe introdurre nell’Eurozona: per Cameron la Tobin Tax in un momento come questo è “pura follia”.

E, parlando di Europa, osservate speciali sono Italia e Spagna, i due paesi “sull’orlo del precipizio”. Una tavola rotonda sarà intitolata proprio “The Future of Italy”, e tra i partecipanti al forum si segnalano il ministro Corrado Passera, Emma Marcegaglia e il Governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Il finanziere americano George Soros ha proposto da Davos un’idea (in verità lanciata diversi anni fa da Tommaso Padoa Schioppa) in base alla quale Spagna e Italia potrebbero rifinanziare il loro debito con l’emissione di titoli di Stato a un tasso d’interesse dell’1% circa. Un’operazione complicata, che non sarebbe ben vista né a livello comunitario né a livello nazionale.

D’altronde non si può certo dire che Soros ami farsi amare: a Davos ne ha avuto per tutti, per i governanti europei (“Hanno sbagliato tutto”) e in particolare per la Merkel (“La Germania sta imponendo la disciplina fiscale generando tensioni che potrebbero distruggere l’Unione europea”). Per segure il forum di Davos potete dare un’occhiata agli streaming sul sito,, e tenere d’occhio anche Twitter, con l’account del Financial Times di Davos 2012, e quello del WEF 2012.

Dopo il salto, uno Storify che riassume i giorni di Davos e quanto accaduto nelle ultime ore.

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Ore 12 - Monti fra la "rabbia" dei tassisti e il movimento del "forcone". E i partiti?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLe proteste e le minacce dei tassisti e del movimento del “forcone”, pur molto diverse fra loro, rappresentano un pezzo di questa Italia contraddittoria e “conservatrice” con cui confrontarsi e misurarsi.

Abbiamo già scritto che l’Italia non è la Libia o l’Egitto, né la Tunisia, né nessun altro paese dove c’è stato o c’è tumulto di piazza con i tank per le strade, con morti e feriti. Chi dice che quello è l’epilogo getta benzina sul fuoco. Le tradizioni democratiche, il tessuto sociale e la collocazione geopolitica dell’Italia non consentono quel tipo di deriva.

Però non uccidono solo le pallottole. Qui il rischio, lo ripetiamo, non è la guerra civile. Anche se “professionisti” più o meno infantili sono pronti a giocare alla rivoluzione e fazioni e “bande” contrapposte non vedono l’ora di attizzare il fuoco e spingere il Paese nel caos. La gente comune, cioè la stragrande maggioranza degli italiani, rifiuta la destabilizzazione.

Ma il passaggio fra l’irresponsabilità populista del “ghe pensi mi” berlusconiano e l’azione di risanamento-rilancio non è indolore, specie se il governo dei “professori” riceve dai partiti (Pdl, Pd, Udc) un appoggio solo tattico e formale, per nulla presenti e impegnati nel rapporto con il Paese reale.

L’iceberg della irresponsabilità demagogica è dato dalla Lega che conduce una violenta campagna contro il governo che «massacra il Nord» esaltando nel contempo la «ribellione dei siciliani - la rivolta dei forconi». Cioè il movimento di autotrasportatori, agricoltori, pescatori, piccoli produttori, che protestano non solo per il prezzo dei carburanti, ma perché la crisi economica nel Sud ha contraccolpi ancora più pesanti che al Nord. Quindi 
in Sicilia la protesta dei “padroncini” autotrasportatori blocca il traffico mobilitando altri ceti. A Roma e in altri centri del Nord c’è l’assedio dei tassisti che temono le “liberalizzazioni” e, come altre categorie, non vogliono cambiare nulla nei vecchi assetti amministrativi.

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Ore 12 - 2012, Italia dove vai?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroStando ai dati, solo il 18 per cento degli italiani ha ascoltato il discorso di fine d’anno di Giorgio Napolitano. E l’altro 82 per cento era impegnato ai fornelli per il cotechino o intento ad agghindarsi per il veglione di mezzanotte?

Fatto sta che il distacco fra cittadini e “palazzo” è giunto al limite, ancora un passo e siamo a un punto di non ritorno. Persino il capo dello Stato non riesce più a recuperare il solco provocato dalla casta politica, da questi ultimi quasi venti anni di bipolarismo coatto segnati dal berlusconismo ma anche dall’inconsistenza della sinistra e zone limitrofe. Questa Italia che s’affaccia al 2012, è più debole e peggiore da quella del dopoguerra ad oggi.

Non è solo la tenaglia della crisi economica internazionale. C’è un tarlo che ha corroso nel profondo la società italiana e si rischia oggi di non ritrovare la propria identità nazionale e la propria volontà di “recupero” e di “ripresa”, morale prima che materiale. Lo sfascismo della Lega e di partiti personali come l’Idv, la irresponsabilità camuffata e il proposito di rivincita di Berlusconi, il piede di qua e il piedi di là del Pd, i sermoni paludati del Terzo Polo che non c’è, rischiano di far saltare il governo Monti e di far precipitare l’Italia nel buio può profondo.

Il 2012 è un anno difficile, con profonde crepe sociali e una forte incertezza sul destino della stessa Europa. Si rischia l’avvitamento esiziale recessione-inflazione. Ma guai cadere nel pessimismo. Sappiamo bene che c’è un’Italia che tira la carretta, onesta e laboriosa, trasversale per ceti sociali ed età, che resiste. Lo dimostrano mille fatti, a cominciare da un Made in Italy che esporta ed è ai vertici internazionali in molti settori con molti prodotti. Resiste, ma fino a quando se la politica resta avvitata su se stessa convinta di lucrare sul lavoro “sporco” affidato a Mario Monti e al suo governo di professori?

Non si ricostruisce senza una nuova solidarietà che non decolla se permangono ingiustizie e iniquità che anche la manovra economica di Monti non recupera. L’emergenza deve spingere a riprendere fiato per tornare a correre. Ma di emergenza continua si può anche morire.

Berlusconi, dopo i guasti prodotti, farebbe meglio a tacere. Ma Bersani e gli altri farebbero meglio a dare un forte e inequivocabile segnale di chiarezza. L’Italia non si schioda dalla sua crisi profonda se il sistema politico non esce dalla palude in cui annaspa, comatoso. I partiti devono dire oggi, anche prima di Monti (non è proibito…) quali sono le misure per andare oltre il rigore dei conti e imboccare la via della ripresa e dello sviluppo. Dire chi e dove colpire per salvare il Paese. Quali riforme? E’ l’ora di metterci la faccia, non solo nascondersi dietro quella di Monti.

Dopo Ciampi, nel ’94, arrivò Berlusconi. Vogliamo il replay, con la democrazia messa nel cestino dei rifiuti e gli italiani con la museruola e in braghe di tela?

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Natale, consumi ko. I dati (negativi) di Federconsumatori. Sos fase due...

pubblicato da il passator cortese

Potevano andare peggio i consumi, questo Natale? La botta è stata comunque pesante, con una forte contrazione rispetto ai consumi natalizi 2010 in tutti i settori (meno l’elettronica di consumo). La spesa totale è stata di 4 miliardi di euro, meno di quanto previsto già in negativo, cioè 4,4. Pertanto, la spesa media a famiglia è stata di 166 euro.

A dirlo è l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, che ha elaborato i dati sui consumi relativi alle festività natalizie, pervenuti dai centri di elaborazione dislocati nel Nord, Centro e Sud Italia (sia nelle piccole che nelle grandi città). Purtroppo – aggiungono alla Federconsumatori - le nostre previsioni negative sono risultate sottostimate. Di seguito i primi consuntivi relativi ai consumi natalizi articolati nei diversi settori di spesa.
• Abbigliamento e calzature -18%
• Mobili, arredamento ed elettrodomestici -24%
• Profumeria e cura della persona -7%
• Giocattoli -3%
• Alimentazione -1,5%
• Elettronica di consumo +1% 
(trainata dal passaggio al digitale terrestre 
di alcune regioni e dalla vendita di smartphone)
• Editoria (libri e cd) stabile (grazie alle forti promozioni)
• Turismo -8%
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“E’ chiaro, quindi, che da tutto ciò deriva l’urgente necessità di affiancare alle misure di riequilibrio dei conti (che solo per la manovra Monti costeranno alle famiglie 1129 Euro), interventi determinati per avviare una nuova fase di sviluppo, attraverso il rilancio degli investimenti nei settori produttivi.” – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef. Niente da aggiungere?

Monti, parlamentari "contro". Il doppio gioco dei partiti

pubblicato da Massimo Falcioni

Altro che pensionati con meno di 400 euro al mese! Sono i parlamentari, casta dai mille privilegi, a protestare contro Monti. E’ infatti duro scontro sul decreto del governo che riduce gli stipendi di deputati e senatori. Che si mettono di traverso e minacciano: “Decidiamo noi, lede l’autonomia del parlamento”. E’ questo l’iceberg di una insoddisfazione sempre più marcata nei palazzi della politica contro il nuovo governo.

I partiti, e non solo loro, dicono sì (o nì) a Monti ma lo tengono “sotto tiro”. In pratica si pongono a debita distanza dalla stangata del governo, come volessero dimostrare che non è colpa loro se gli italiani sono fra l’incudine e il martello. Come se Monti fosse piovuto dal cielo e non il frutto della crisi politica, l’ultimo tentativo (di Napolitano) per evitare il ko del Paese. Ora, da destra a sinistra, c’è una corsa a smarcarsi dai provvedimenti del governo.

In questo si distinguono in negativo Berlusconi, Di Pietro, ma anche frange del Pd e dei centristi. In troppi dicono che questo non è il “loro” governo, che questo non è il “loro” programma, che questo non è quello che “loro” farebbero. Così si rischia il patatrac, fino a un non impossibile forfait dello stesso Monti. Quali sarebbero le conseguenze?

Scrive Emanuele Macaluso sul Riformista: “Sarebbe un paese allo sbando, mercato di ogni speculazione finanziaria e di ogni avventura politica. In questo contesto, il Presidente della Repubblica, dovrebbe sciogliere le Camere e indire le elezioni. Solo degli irresponsabili possono prefigurare questi scenari come sbocco democratico della crisi economica, sociale e politica in cui versa il paese”. Ciò non vuol dire che bisogna accettare a scatola chiusa quel che passa il convento. I partiti, le forze sociali, il parlamento hanno strumenti e spazi di manovra per migliorare i provvedimenti del governo. Bisogna però far prevalere gli interessi generali del Paese, non quelli corporativi.

Conclude Macaluso: “Il punto è un altro: ci troviamo o no, per molti versi, in una situazione in cui questo governo è la sola possibilità che abbiamo per tentare (dico tentare) di non precipitare in una crisi senza vie di uscita? Ancora: questo governo può aiutare tutte le forze politiche, a destra, a sinistra e al centro, a riorganizzarsi, e a preparare al meglio, con una diversa legge, le elezioni del 2013? Io dico di sì. E sino a oggi non ho letto risposte alternative a quella che è stata data con il governo Monti”.

Come non essere d’accordo? Ma nessuno è più corporativo dei partiti. Sarà utile tenerlo a mente.

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Ore 12 - Monti lancia la sfida. Dov'è finita la politica?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCon la (certa) approvazione di oggi alle Camere del decreto anti crisi la politica italiana entra in una fase nuova e anche il Paese imbocca la svolta. Verso dove, non si sa ancora.

Quel che è certo è il cambio di stile, il cambio di passo, il “taglio” e lo “spessore” anche culturale del premier e del suo governo, rispetto a quello precedente e a quelli degli ultimi 18 anni. Le berlusconate del Cavaliere e le fanfaronate del Senatur sembrano ingialliti repertori da farsa. Rappresentazione maldestra del teatrino dei pupi, di un castello di cartapesta, che ha portato l’Italia dei partiti padronali, dei parlamentari nominati, del bunga-bunga, delle leggi ad personam, del Trota, delle cricche del malaffare, a un passo dalla tragedia.

Qui siamo. Nel deserto. Dentro il morso di una grave crisi mondiale ma che in Italia ha fatto terra bruciata per responsabilità della politica, per colpe gravissime di Berlusconi e del berlusconismo, ma anche per responsabilità, altrettanti gravi, dei suoi avversari e nemici di ogni colore.

Nessuno oggi gode per il decreto “salva Italia” di Monti. Tutti, in modo diverso, ne sono colpiti. Si può migliorare. Ma in 18 giorni, tentare la svolta dopo 18 anni di nulla, è già un miracolo all’italiana.

Non c’è solo una pesante crisi economica e politica, ma una crisi di fiducia, una crisi morale che grava sulla politica e sulla cultura dei cittadini. Non se ne uscirà indenni. Il Paese non sarà più come prima. Non c’è solo lo spread: serve una risposta economica, sociale e culturale alla crisi italiana.

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha evitato la catastrofe. Ora tocca a Monti iniziare il tratto di strada in salita.

Dov’è la politica? Se dovesse limitarsi a borbottare e a minacciare, riattivando i fantasmi del populismo, si condannerebbe inesorabilmente all’isolamento, senza più via d’uscita. Questa politica ha fallito, è stata cancellata, è solo spettatrice, costretta per la propria inconsistenza, a passare la mano. Ora ha il dovere di rifondarsi, ripartendo da zero. Altrimenti l’Italia può forse uscire dalla crisi economica ma anche uscire dalla democrazia.

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Addio Euro, meglio tornare alla Lira: la ricetta di Magdi Allam per uscire dalla crisi

pubblicato da paganini


Riscattare la nostra sovranità monetaria tornando a battere moneta, la mai dimenticata Lira, abbandonando l’Euro, metallico simbolo di sottomissione ai voleri finanziari di un’Europa centralistica e autoritaria. La proposta, tutta da valutare e probabilmente già finita sul tavolo del ministro/premier Mario Monti, è frutto dell’elaborazione di Magdi Cristiano Allam e la trovate a pagina 8 del Giornale.

Il rischio, se non verrà adottato rapidamente il ritorno alle amate 200 lire, è che l’Italia si riduca ad una Cina europea, schiavizzata e ridotta a semplice produttrice di materialità, col solo scopo di far crescere il Pil. A questo corrisponderà un aumento dei consumi e il conseguente scardinamento della nostra civiltà laica e liberale dalle radici giudaico cristiane, svuotandola di qualsiasi presenza di spiritualità. Tutti effetti che solo il ritorno alle 1000 lire - ma quelle di carta - potrebbe scongiurare a parziale compensazione del colpo di stato finanziario messo in atto da Monti.

In ultimo Magdi prospetta la rinazionalizzazione della Banca d’Italia e il ritorno alla libera coniazione di moneta in base ai bisogni del momento. Tutto questo, oltre ad affrancarci dal gioco franco tedesco di permetterebbe di rinascere come civiltà con un’anima che mette al centro la persona e non la moneta e non la moneta, persegue il bene comune e non il profitto costi quel che costi.

L’eccellente frullato di etica monetaria, revanscismo antieuropeo, fondamentalismo religioso e risentimento anti tedesco che Magdi ha affidato alle stampe avrà di certo un immediato esito nelle scelte economiche di Monti. Oppure, male che vada, l’articolo del Giornale potrà essere utilizzato come prefazione del pregevole volume della Zecca dello Stato intitolato La Lira siamo noi ….

Berlusconi, "la vie en rose". E attacca l'opposizione: "conosceva il documento anti crisi". Pd, falso!

pubblicato da il passator cortese

Macchè bancarotta! Silvio Berlusconi vede rosa: “La vita in Italia è quella di un paese benestante. I ristoranti e gli aerei sono pieni. Sono i giornali che esagerano la crisi.”

Ma il presidente Giorgio Napolitano richiama alla realtà: “Il nostro paese e tanti altri nel mondo sono stretti in una crisi economica di intensità, durata ed estensione senza precedenti nel periodo seguito alla Seconda guerra mondiale”.

Non soddisfatto, nella conferenza stampa di Cannes il premier se la prende con le opposizioni: “L’ opposizione sapeva – dice il Cavaliere - quali misure l’Italia avrebbe proposto all’Europa per garantire la stabilità del quadro economico e finanziario”.
“Prima di recarci a Bruxelles - ricorda Berlusconi - abbiamo portato a conoscenza dell’opposizione il documento che avevamo prodotto nella notte nella stesura definitiva. Lo hanno avuto prima che lo abbia avuto la Commissione europea”.

Secca la prima smentita. Il Pd, principale partito dell’opposizione, controbatte con un lapidario «Macché…» la dichiarazione di Berlusconi. Solito teatrino?

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Crisi economica, Berlusconi: non è colpa mia, il governo lavora bene

pubblicato da Bruno Marino


Prima di parlarvi del grafico (che credo molti di voi avranno già visto), ecco le ultime dichiarazioni di Berlusconi, in un articolo di Paolo di Caro sul Corriere della Sera:

Queste fibrillazioni non dipendono dalla mia presenza o da quello che sta facendo il governo, che ha imboccato la via giusta. La speculazione ha puntato l’Italia e la risposta che va data deve essere globale, noi non possiamo fare molto di più di quello che stiamo facendo. E sicuramente non potrebbe farlo un altro governo: voglio vederlo un esecutivo tecnico di gente divisa su tutto affrontare le riforme sulle quali ci siamo impegnati noi.”

E mentre arrivano notizie terrificanti sia sul fronte dello spread tra i titoli di stato italiani e quelli tedeschi (qui la diretta di Bloomberg, mezz’ora fa c’è stato un nuovo record: 437 punti base) che su quello della disoccupazione, soprattutto giovanile (quasi un giovane su tre non lavora, secondo l’Istat), il governo che fa? Secondo la Stampa, Berlusconi starebbe cercando il “colpo di teatro” da presentare in Europa ma, forse, invece di pensare a “mandrakate” varie, sarebbe meglio riguardare il grafico (sempre di Bloomberg) che abbiamo pubblicato qui sopra.

Si tratta dello spread tra i Btp decennali italiani e i corrispondenti titoli di stato tedeschi. Se il 2 Novembre 2010 lo spread era circa dell’1,5%, oggi si supera abbondantemente il 4%. In un solo anno. Chi è stato Presidente del Consiglio nell’ultimo anno?

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