Buon ultimo, spinto dal braccio di ferro fra il ministro Claudio Scajola e l’ad della Fiat Sergio Marchionne su Termini Imerese, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni dà l’alt al Governo: “ Se il Gruppo torinese chiude le fabbriche in Italia, niente aiuti!”.
Si sa che è solo un teatrino, luccichini per le allodole.
Da sempre la Fiat ha divorato (inutilmente) soldi pubblici per auto bidoni, impianti obsoleti, progetti fatiscenti, ricerca da imbonitori, cassa integrazione a vanvera e continuerà a farlo.
Non conta il colore del Governo in carica. Torino bussa, cioè ricatta, e Roma apre la borsa e accetta il ricatto. Business is business. E porta voti.
C’è chi dice che con tutto quello che ci è costato il carrozzone Fiat, ogni italiano avrebbe potuto acquistare almeno tre auto straniere a testa.
Ieri come oggi valeva e vale sempre la stessa impostazione: privatizzare gli utili e pubblicizzare le perdite. In altre (poche) parole, quando c’è da guadagnare, i soldi in tasca vanno al padrone (agli azionisti) e quando c’è da perdere, paga pantalone.
Per “fortuna”, alla fine sono i padroni e i loro eredi a scannarsi per dividersi il “tesoretto”.
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